La rivoluzione texana – Pillole di storia del west 6

Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6.

I texani aspettano l’assalto dell’esercito messicano
Il texano di oggi è tanto orgogliosamente indipendente quanto lo erano i suoi antenati tra il 1820 e il 1830, è sicuro che ogni tentativo di cambiare il suo stile di vita o di interferire con il corso delle sue faccende provocherà una reazione immediata. Di conseguenza non è difficile capire come i “Texians” reagirono quando, dopo l’invito dei messicani a popolare la loro terra, scoprirono che non avrebbero mai potuto creare uno stato indipendente. Ciò portò a un conflitto nel momento stesso in cui i messicani cercarono di imporre le proprie leggi.
Ma alla fine i texani vinsero. Leggi il resto

I Rangers del Texas

A cura di Mauro Cairo


La provincia del Texas fu fonte di notevole frustrazione per le autorità della Nuova Spagna nei primi decenni del XIX secolo. Le scorrerie continue degli indiani delle praterie rendevano la vita difficile ai pochi coloni d’origine spagnola e la vastità della regione rendeva impossibile la realizzazione di una catena di forti; un vero incubo furono i Comanche che, dai loro accampamenti a ovest dei Balcones Escarpements, calavano negli insediamenti dei bianchi per rubare cavalli e rapire donne e bambini. Leggi il resto

I Comanche all’assalto del Messico

A cura di Renato Ruggeri

Verso il Messico
I war parties Comanche iniziarono a spingersi a sud del Rio Grande a partire dal 1780 e per le quattro decadi successive razziarono la regione in modo intermittente.
Svariati motivi condussero i Comanche a sud, così lontano dai loro confini. Alcuni raids erano rapide operazioni militari del tipo “uccidi e distruggi” finalizzate a indebolire la resistenza dei villaggi Apache nel sud del New Mexico e in Texas e a prevenire la possibile entrata di bande Lipan e Mescalero nelle aree vicine a San Antonio, che erano zone di caccia e di razzia contese tra i due popoli. Inoltre i Comanches catturavano prigionieri Apache e li vendevano, con buon profitto, a San Antonio, Santa Fe e Nacogdoches. Leggi il resto

La grande razzia nel municipio di Mazapil, Zacatecas

A cura di Renato Ruggeri

Indiani Tarahumara
Nel mese luglio 1786 una banda composta da almeno 40 guerrieri compì una carneficina nella “giurisdizione” di Real de Mazapil, Zacatecas.
Ci fu un primo assalto, l’11 luglio, al piccolo rancho di Sabana Grande, che faceva parte della vasta Hacienda de la Grunidora. All’interno del ranch furono uccisi sei uomini, quattro donne e un neonato con particolare efferatezza, a colpi di lancia e frecce. Per dimostrare il loro disprezzo verso la fede religiosa delle vittime, gli Indiani fecero a pezzi le immagini di Cristo e dei santi appese alle pareti e poi se ne andarono portando con loro tre giovani prigionieri, oltre a alcuni cavalli e muli. Leggi il resto

Popoli guerrieri

Guerrieri Brule
I continui spostamenti dei gruppi di indiani nomadi, specialmente dopo la “scoperta del cavallo” causavano frequenti scontri tra le diverse nazioni.
I Sioux, ad esempio, attraversavano spesso i territori di caccia dei Pawnee o dei Crow, e da ciò ne derivava una continua lotta. L’Indiano, di norma, non era ostile se non provocato.
Tra le varie nazioni però non esisteva un rapporto pacifico in quanto la condizione naturale era quella conflittuale. La guerra, come la caccia, era un mezzo per procurarsi onore e prestigio in seno alla tribù.
Le spedizioni venivano organizzate da una o più persone che ricercavano il successo, per acquistare o aumentare il loro valore. Leggi il resto

I Pima


I Pima (il cui vero nome è Akimel O’odham) sono gli indiani americani che abitano nella fetta di territorio compreso tra l’Arizona centrale e meridionale, negli Stati Uniti, e lo stato del Sonora in Messico.
Il nome Akimel O’odham significa “Popolo del fiume”, tali popolazioni sono strettamente collegate con i Tohono O’odham (che significa “popolo del deserto”, già noti col nome di Papago), e con gli Hia C-ed O’odham, e gli Sobaipuri, attualmente estinti.
Invece il termine “Pima” sempra significare la contrazione della frase “non so” o “non capisco” pronunciata ripetutamente nella loro lingua nei loro primi contatti con gli europei, probabilmente invece parlanti lo spagnolo. Leggi il resto

La battaglia di Salado Creek

A cura di Sergio Mura

La battaglia di Salado Creek del 1842
Dopo il raid compiuto a San Antonio dal generale messicano Rafael Vásquez nel marzo del 1842, moltissimi volontari texani si riunirono in quella cittadina per organizzare e lanciare una spedizione punitiva in Messico. Tuttavia, mentre fervevano i preparativi, a sorpresa arrivò un gesto conciliante del Messico che consentì il rilascio ed il ritorno a casa dei prigionieri texani che erano stati catturati dall’esercito messicano a seguito della disastrosa “Texan Santa Fe Expedition” del 1841. Questo prezioso gesto interruppe i preparativi per la spedizione punitiva che era stata pianificata da lì a poco. Leggi il resto

Nella terra dei Cacaxtle

A cura di Gianni Albertoli


Nel vasto territorio desertico del Messico nord-orientale e del Texas meridionale vi erano originariamente stanziati numerosi gruppi nativi di cacciatori-raccoglitori. Con l’arrivo dei primi spagnoli, a partire dall’inizio del XVI secolo, la fragile economia di questi indiani venne letteralmente sconvolta; la popolazione nativa iniziò a declinare e le varie identità etniche vennero distrutte. Molti di questi gruppi sono però rimasti nelle fonti storiche dell’epoca ma, nonostante l’impegno di numerosi studiosi, le notizie sono piuttosto scarse e, alcune volte, anche completamente errate. Leggi il resto

Il lungo viaggio di Estevanico

A cura di Pietro Costantini


Estevanico
Una delle più grandi odissee della storia americana iniziò nella piccola città di Azamor, sulla costa occidentale del Marocco, all’inizio del XVI secolo. Il giovane, che aveva trascorso i suoi primi anni di vita guardando le rive dell’Atlantico, poteva non avere alcun sentore del bizzarro futuro che il fato aveva in serbo per lui: un viaggio attraverso quel grande oceano fino alle terre di genti che non avevano alcuna conoscenza dell’Islam in cui era nato. In quelle terre sarebbe morto con un nome cristiano in una città che si credeva contenesse favolose ricchezze. Leggi il resto

Un uomo chiamato Geronimo

A cura di Paolo Brizzi

Yanosha, Chappo, Fun e Geronimo nel marzo 1886
L’uomo era imbronciato. Passeggiava a testa bassa attorno alla sua capanna, con le mani unite dietro la schiena. Bofonchiava e ogni tanto calciava via un sassolino. Stava ribollendo di rabbia per l’impensabile rimprovero che aveva appena ricevuto.
Il suo nome era conosciuto in due emisferi ed era sinonimo di energia, elusività, per gli spietati raids compiuti su agricoltori, allevatori, minatori e viaggiatori su entrambi i lati del confine tra due grandi nazioni. Oggi non riusciamo nemmeno ad immaginare il terrore provocato dal grido che squarciava la notte: “Geronimo! Geronimo!” Leggi il resto

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