Ombre bianche, ombre rosse

Il grande mito dei prigionieri dei selvaggi e il mito stesso degli indiani (buoni o cattivi a seconda del momento) sono alla base dell’enorme successo che ha avuto l’epopea della conquista del west da parte del popolo dei bianchi venuti dall’Europa.
Di questa epopea terribile e tragica, ma certamente avventurosa, tantissimi sono stati i cantori, fin dalle origini, da J. Fenimore Cooper a Bret Harte, da Zane Grey a Jack London. Per tacere del cinema prima e della televisione poi!
Naturalmente, un successo come quello della leggenda del west non poteva che mettere in ombra la realtà storica del west che in certi casi si è fatta via via più sfumata fino a scomparire del tutto.
E quando il grande pubblico si è ormai abituato agli eccessi romanzati della leggenda, all’eroismo che tutto ammanta e tutto giustifica, c’è grande difficoltà per la storia e la storiografia a ripristinare i baluardi del vero. Leggi il resto

Il falco, un western metafisico

A cura di Gian Mario Mollar
Håkan Söderström è un gigante, fatto della stessa sostanza delle leggende. Lo chiamano Hawk, il Falco, perché incapaci di pronunciare le aspre vocali che compongono il suo vero nome. È “grande quanto lo può diventare un essere umano pur restando tale” e avvolto in un mantello fatto di pelli cucite insieme, da cui pendono teste e zampe di diversi animali. Sul suo conto, si narrano storie incredibili: pare abbia strangolato un puma a mani nude e ucciso donne e bambini, si dice che sia stato un capo indiano e abbia trascorso lunghi anni vagando nel deserto e nascondendosi in canyon profondi e irraggiungibili.
L’equipaggio della Formidable, una nave rimasta incagliata in prossimità dell’Alaska, lo guarda emergere dai ghiacci affascinata e intimorita, e lo ascolterà raccontare la sua storia: la storia meravigliosa e al contempo desolante di un migrante, sbarcato tanti anni prima nella neonata San Francisco, un porto spettrale, fatto di relitti di imbarcazioni, per sfuggire al freddo e alla fame della propria patria, la Svezia. Leggi il resto

Sentieri di sangue

A cura di Gian Mario Mollar
All’inizio di quest’anno, il 24 gennaio 2018, si è spento lo scrittore Dallas Mayr, meglio noto con il suo nome d’arte, Jack Ketchum. La sua morte, a differenza di quella di suoi più blasonati colleghi, non ha avuto una grande risonanza mediatica, e neanche ha causato una tardiva riscoperta delle sue opere. Eppure, Ketchum merita senz’altro di essere ricordato, se non altro per essere uno degli autori più violenti e disturbanti della letteratura americana. Se Kafka sosteneva che abbiamo bisogno di libri che graffino la nostra coscienza, Ketchum, con la sua produzione letteraria, si è spinto ben oltre, prendendo il lettore direttamente a pugni in pancia. I suoi testi, definiti dai detrattori come “pornografia della violenza”, sono in effetti testi che descrivono la natura umana in situazioni estreme, in momenti in cui non sono possibili compromessi e le regole che normano le civili relazioni interpersonali sono bandite. Leggi il resto

La legge del più forte. Storia dei pistoleri del Far West

A cura di Sergio Mura

Me l’aveva anticipato, sia pure con la consueta discrezione che lo contraddistingue, e l’ha fatto. Luca Barbieri, notevole e poliedrico scrittore di cose del west ha messo in stampa il suo libro dedicato ai pistoleri. Nel corso di un recentissimo incontro, ne avevamo parlato diffusamente e mi aveva colpito il fatto che quello sui pistoleri sarebbe stato un librone. “Dalle ricerche che ho svolto per Five Fingers” – mi aveva detto Luca – “sono saltate fuori autentiche montagne di materiale relativo al mondo dei pistoleri e sto riorganizzando il tutto in un’opera che mi pare proprio manchi nel panorama italiano.” La casa editrice è la Odoya, un nome tutto sommato abbastanza “nuovo” per noi appassionati di storia del west, degli indiani e della guerra civile, ma un nome che ci sentiamo di scommettere che diventerà presto molto conosciuto. Leggi il resto

A Trip to the Black Hills and Deadwood, 1876

A cura di Sergio Mura

Ci sono alcuni libri che, pur piccoli, hanno un contenuto imperdibile e meritano di essere letti e divulgati per quanto sono preziosi.
Quello che vi proponiamo oggi è uno di quelli. E’ nato in forma di lungo articolo nel lontano 1876, quando era ancora freschissimo il ricordo della sconfitta di Custer al Little Big Horn e la morte di Wild Bill Hickok era appena avvenuta. A scrivere il testo è Leander Pease Richardson, un appassionato della frontiera che si era trovato a viaggiare in una sorta di piccola carovana diretta verso la frontiera delle frontiere, la più pericolosa di quel tempo, Deadwood, nelle Black Hills del Dakota, in pieno territorio Sioux.
Il libro è una testimonianza di primissima mano, diretta, di come si viaggiava e si viveva a quel tempo in una zona travolta dalle guerre indiane.
Ma contiene anche una descrizione minuziosa di cos’era a quel tempo Deadwood, la cittadina mineraria in cui si cercava quell’oro che era stato alla base della guerra finale contro il popolo Sioux che rifiutava di farsi rinchiudere in una riserva. Leggi il resto

The hunger

A cura di Gian Mario Mollar

Quello della Carovana Donner è sicuramente uno degli episodi più cupi e tragici della storia del West. La scrittrice americana Alma Katsu ha costruito il suo ultimo romanzo, The Hunger (La fame), proprio intorno a questa vicenda, aggiungendo ai dati storici una sfumatura horror e soprannaturale. Il risultato è una fiction storica – quasi un ossimoro, in un certo senso – in cui realtà e oscuri spunti fantastici si intrecciano e si fondono, dando vita a un romanzo avvincente e ben costruito.
La storia inizia nel mese di giugno del 1846, con una carovana di coloni che ha lasciato l’Illinois per dirigersi verso la California. I teli bianchi dei loro carri sono simili a vele di navi che solcano la prateria: ad attenderli c’è un futuro migliore, l’embrione di quello che diventerà il sogno americano. In testa al gruppo, due famiglie: i Donner e i Reeds. Ben presto George Donner assumerà la leadership: le persone si fidano di lui, più per i suoi modi affabili e cordiali che non per le sue reali doti di capo. Leggi il resto

Fragile. Reverendo nel West

Annata decisamente buona, questa, per la nostra passione western a tutto tondo. Eccoci, infatti, a presentarvi un nuovo libro, stavolta un romanzo. E’ scritto da un giovane talento, Giovanni Mattia, che alla sua seconda prova ha deciso di cimentarsi con il genere western a cui è legato da un grande affetto.
La storia si dipana negli Stati Uniti della seconda metà dell’800. La società sta cambiando, il mondo sempre più cinico e la Parola di Dio sempre più usata e abusata. A New York, il reverendo Enk Fragile, sente l’esigenza di intraprendere un nuovo cammino di fede e di vita. Si isolerà da tutto e da tutti sulle sponde del fiume più blues del mondo, il Mississippi. In seguito, dopo un decennio da eremita, ha bisogno di una nuova partenza. Un cammino nuovo, una sfida che rivoluzionerà la sua forma mentis: affrontare il mitico Wild West. E così, tra mandriani assassini, vecchi cowboy, biografi in cerca di storie da raccontare e amici che finiscono per rivelarsi traditori, vivrà la sua più grande avventura che cambierà il West e soprattutto cambierà lui. Leggi il resto

L’ultima patria

A cura di Gian Mario Mollar

L’ultima patria è il secondo volume di una trilogia iniziata nel 2017 da Matteo Righetto.
Il sipario si alza due anni dopo gli eventi raccontati ne L’anima della frontiera: siamo nell’autunno del 1898 e Jole De Boer ha ormai vent’anni, è bella come non mai e le sue avventure oltre il confine con l’Austria sono un ricordo che ha lasciato segni profondi.
La vita a Nevada, il paesino incastonato tra l’altopiano di Asiago e il grande canyon della Val Brenta, scorre scandita dal ritmo e dai colori delle stagioni, un rosario di miseria e fatica che la famiglia De Boer sgrana con serenità e rassegnazione.
Sua sorella Antonia, chiamata da una vocazione forte e spontanea, ha deciso di entrare in convento e il suo fratellino Sergio si è ammalato di un inspiegabile tremore, che fa temere per la sua vita. Sperando di salvarlo, Jole scende a valle con il carro, per portarlo dalla Santa, una donna misteriosa che sembra capace di guarire ogni male. Leggi il resto

Si spengono le stelle

Si spengono le stelle è un thriller sulla Nuova Inghilterra di fine Seicento, che indaga uno dei periodi più cupi della storia americana a colpi di incursioni nei temi classici della letteratura fantastica.
Lo diciamo subito: è un bel libro, godibilissimo e di quelli da leggere tutto d’un fiato, anche se le oltre quattrocentocinquanta pagine ci costringono a gustare il libro suddividendolo su più giorni. È anche rispettoso del periodo storico in cui l’avventura si dipana, la qual cosa non può che far grande piacere a noi appassionati di storia del west.
Le vicende sono ambientate a York al tempo in cui gli inglesi lottavano duramente (come potete leggere in questo sito) contro gli indiani al fine di espandere i propri traffici. Un tempo durissimo in cui le profonde e ingiuste cattiverie compiute ai danni dei nativi si alternavano alle sanguinose e improvvise vendette indiane. In questo contesto si muove la protagonista, Susannah Walcott, figlia primogenita di Robert e Mary Walcott, e sorella dei piccoli William ed Elisabeth che vengono seguiti nella loro crescita dalla nutrice, Nagi, un’indiana che ama la famiglia con cui vive e che da essa è ricambiata. Leggi il resto

Un cowboy del Texas: quindici anni di avventure a cavallo

Il libro che vi proponiamo oggi è un’autobiografia scritta a 28 anni da Charles A. Siringo. A quel tempo viveva da cowboy da ben 15 anni. Siringo era un cowboy texano di origine italiana per parte di padre che visse i momenti d’oro del vecchio e selvaggio West. La sua vita è scorsa tra la fine della Guerra Civile Americana alla fine degli anni Ottanta del XIX secolo, ossia l’era dei cowboy e, nel contempo, il tramonto delle nazioni indiane.
A quel tempo era molto forte la curiosità dell’est civilizzato degli Stati Uniti per tutto ciò che di avventuroso richiamava il solo sentire la parole “west”. Il modo di vivere di rancher e mandriani, così diverso da quello più comodo e sicuro delle cittadine della costa orientale è ciò che porta Siringo a scrivere, ancora trentenne, questa sua autobiografia che divenne rapidamente un classico imperdibile per il lettore americano. Successivamente Siringo scrisse ancora, concentrandosi sulle esperienze vissute in qualità di detective dell’agenzia investigativa Pinkerton. Leggi il resto

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