La grande avventura di Lewis e Clark

A cura di Pietro Costantini


Mammut lanosi, lama peruviani, indiani dagli occhi blu che parlavano il celtico gallese. Nel 1803 il West, privo di mappatura, era definito da tali miti. La spedizione di Lewis e Clark in seguito sfatò simili speculazioni, compreso il mito e la speranza più diffusi: l’esistenza di un “passaggio a nordovest”. Tale passaggio – un fiume o una serie di fiumi connessi tra loro che attraversavano le montagne e raggiungevano l’Oceano Pacifico – avrebbe permesso di commerciare in modo più diretto con l’Oriente. Il presidente Thomas Jefferson credeva che la scoperta di un passaggio a nordovest avrebbe riempito di ricchezze il Nord America. Leggi il resto

Esploratori, viaggiatori e mountain-men

A cura di Domenico Rizzi

Mentre erano impegnati a debellare le sacche di resistenza indiana ancora attive negli Stati dell’Est, gli Americani stavano già creando le basi del loro futuro, spingendosi oltre il Mississippi.
Nel 1803 riuscirono ad acquistare la Louisiana – molto più estesa dell’omonimo Stato attuale – che dal delta del grande fiume si estendeva fino ai confini dell’Oregon britannico, delimitata a sud e ad ovest dai possedimenti spagnoli (Texas, Nuovo Messico, Arizona, Colorado meridionale, Utah, Nevada e California). I suoi abitanti erano 400.000 Indiani, in buona parte nomadi che cacciavano il bisonte, e circa 40.000 Bianchi per lo più di origine francese o spagnola, concentrati per l’ottanta per cento nell’area sud-orientale del territorio.
L’affare venne concluso dietro pagamento di 68 milioni di franchi e assicurò agli Stati Uniti un’area di 828.000 miglia quadrate (2.140.000 Kmq., pari a 7 volte la superficie dell’Italia) che dalla Louisiana propriamente detta si estendeva fino al Montana. Leggi il resto

Lo spirito della frontiera

A cura di Domenico Rizzi

Quando il capitano John Smith, eroe di mille avventure vere o inventate nella tormentata Europa del XVII secolo, approdò alle coste della Virginia nel 1607, i colonialisti inglesi non potevano certo immaginare le conseguenze politico-sociali che l’impresa avrebbe avuto nel lungo periodo. La spedizione mirava, come le altre che l’avevano preceduta senza successo, ad impossessarsi di una porzione di suolo americano per contrastare l’invadenza degli Spagnoli – già saldamente insediati del Messico, nel Centro e Sud America – e dei Francesi, che dalle fredde regioni canadesi minacciavano di allargare, grazie ai loro intrepidi esploratori e “voyageurs”, le aree più ricche di cacciagione del nuovo continente.
Il manipolo di avventurieri che aveva posto una seria ipoteca sul possesso dell’odierna Virginia, fu seguito da altri arrivi nel breve volgere di qualche anno e nel 1620 i Padri Pellegrini sbarcarono a Cape Cod, nel Massachussets, per fondarvi altre colonie. Leggi il resto

John Colter

A cura di Domenico Rizzi

John ColterEra nato nei pressi di Staunton, in Virginia, intorno al 1775, figlio di Joseph Colter (o Coulter) ed Elllen Shields, che dopo pochi anni si trasferirono vicino a Mayville, nel Kentucky.
John, questo era il suo nome di battesimo, sognava soltanto la vita libera nella Wilderness, l’immensa regione selvaggia che dai Monti Appalachiani si estendeva fino alle Montagne Rocciose. Non si sa con precisione come avesse trascorso la sua adolescenza e la giovinezza, ma è presumibile che si fosse occupato della caccia agli animali da pelliccia come tantissimi trapper dell’epoca. Di sicuro, John aveva imparato a fare a pugni, a sparare con un fucile Hawken o Kentucky e a maneggiare asce e coltelli come tutti gli uomini della Vecchia Frontiera.
La grande occasione di emergere dall’anonimato gli si presentò nell’autunno del 1803, quando il capitano Meriwether Lewis e il tenente William Clark accettarono l’incarico del presidente Thomas Jefferson di esplorare la Grande Louisiana fino all’Oceano Pacifico. Il governo americano aveva appena acquistato l’estesa regione di 828.000 miglia quadrate, pagandola 15 milioni di dollari alla Francia di Napoleone e molta gente insinuava che il tanto sbandierato affare non avesse un valore tanto elevato. Leggi il resto

Da St Louis al Pacifico per conoscere il West

A cura di Anna Di Lellio

Lewis, Clark e Sacagawea
Prima ancora degli avamposti dell’esercito, prima ancora della ferrovia del Pacifico, e prima ancora dei pionieri, un gruppuscolo di uomini viaggiò nell’Ovest americano in quella che rimane una delle più straordinarie e singolari spedizioni della storia: la prima conquista “illuministica” del West, voluta dal presidente Thomas Jefferson per ottenere una “conoscenza utile” del territorio. Era il 1804 quando i capitani Meriwether Lewis e William Clark e il loro “corpo di esploratori” partirono da St. Louis e risalirono il fiume Missouri, attraversarono le Montagne Rocciose, raggiunsero il Pacifico e tornarono indietro.
Durante questo viaggio, che durò 2 anni e mezzo, Lewis e Clark furono i primi uomini bianchi a incontrare bisonti, coyoti e orsi grizzly, disegnarono la prima mappa dell’Ovest americano, e scoprirono centinaia di nuove piante.
Ma soprattutto incontrarono tribù indiane totalmente sconosciute e con una sola eccezione intrattennero rapporti civili e pacifici con “i selvaggi”. Leggi il resto

Gli Sheepeater, nel cuore delle Montagne Rocciose

A cura di Giampaolo Galli e Armando Morganti

Il Greater Yellowstone è un immenso ecosistema che abbraccia il Wyoming nordoccidentale, parte del Montana sud-occidentale e l’Idaho orientale.
Questo vasta zona lambiva  un tempo le terre di molte popolazioni  storiche tra cui i Crow, i Piedi Neri e le bande shoshone-bannock, ma molte altre tribù come i Nasi Forati, i Kootenay  o le Teste Piatte andavano e venivano attraverso il selvaggio territorio di Yellowstone, considerato da sempre zona di caccia temporanea o di passaggio. Per molto tempo si è creduto che la zona del parco di  Yellowstone non avesse mai attirato gli indiani in modo particolare. Si argomentò questa tesi  supponendo che l’area in questione fosse troppo fredda (l’altezza media oscilla attorno ai 2000 metri e gli inverni sono rigidissimi), o che vi fosse da parte degli indiani una certa riluttanza all’insediamento permanente causata dalla presenza dei geyser, e dal misterioso terrore che questi  emanavano. Leggi il resto

Le mille ipotesi sull’avventurosa vita di John Colter

A cura di Gualtiero Fabbri

John Colter
John Colter nacque nel 1774 o nel 1775 ad Augusta County (Virginia) da Joseph Colter ed Ellen Shields e morì il 7 maggio 1812. Sulla data della morte esiste anche l’ipotesi del 22 novembre 1813. L’incertezza sulle date è strettamente collegata all’assenza, a tutt’oggi, di prove certe che avvalorino un’ipotesi piuttosto che un’altra.
Nel 1780 la famiglia si trasferisce in Kentuky nei pressi dell’odierna Maysville e qui, forse, Colter per un certo periodo ha servito nei Rangers di Simon Kenton. Null’altro si conosce di lui fino al 1803, quando si arruola nell’esercito degli Stati Uniti. Nel 1804 è di stanza a Camp Dubois, dove è registrata a suo carico una punizione di dieci giorni di cella per insubordinazione inflittagli dal sergente Ordway.
Lo stesso anno, nelle vesti di soldato semplice, prende parte alla famosa spedizione di Lewis e Clark (1804-1806) per uno stipendio di 5 $ mensili. Leggi il resto

Capo Seattle

A cura di Paolo Andreucci e Big Jake

Capo SeattleCapo Seattle
Capo Seattle nacque forse nel 1786. Il suo nome era in origine See-Yahtlh almeno per la sua gente. Il suo padre era un celebre leader e capo di guerra. Ma sua madre era una schiava, al punto che lui stesso è stato considerato di “nascita bassa”. Nel periodo della sua nascita, la zona di Puget Sound fu sconvolta dal vaiolo, malattia portata dall’uomo bianco che gli venne contagiata ancor prima che potessero vedere un solo uomo bianco. Ebbero però occasione di vederne le grandi navi di passaggio in una delle rade del posto. Gli indiani unirono questi segni in una conferma che la fine del mondo era arrivata e, sicuramente, con l’avanzata dei bianchi, il loro mondo volgeva effettivamente al termine. Leggi il resto