La solitudine dell’eroe

A cura di Domenico Rizzi

Speciale a puntate: 1) John Wayne, un gigante del cinema western 2) La lunga gavetta di John Wayne 3) John Wayne: la ripresa del western 4) John Wyane, attore ormai affermato 5) Altri film di John Wayne 6) Strada aperta per John Wayne 7) Il meglio di John Wayne 8) Strade diverse 9) Alamo, un trionfo a caro prezzo 10) Uomo d’azione 11) Eroe nell’ombra 12) Gli anni del cambiamento 13) Il lento declino 14) La solitudine dell’eroe

È il 1975 e John Wayne ha ormai 68 anni. Nel corso della sua vita, dopo la lunga gavetta a Hollywood, ha dovuto superare molti ostacoli, compresi il cancro, l’avversione dichiarata di molti critici e la contestazione degli studenti per la sua presa di posizione a favore dell’intervento americano nel Vietnam. Ha rischiato di tasca propria realizzando film come la battaglia di Alamo, rientrando faticosamente delle spese sostenute, ha girato anche pellicole mediocri, dalle trame dozzinali. Il suo pubblico lo ricorda però per le sue grandi interpretazioni, da “Ombre rosse” a “Sentieri selvaggi”, da “ I cavalieri del Nord-Ovest” a “L’uomo che uccise Liberty Valance”, fino al più recente trionfo con “Il Grinta”. Forse proprio quest’ultimo personaggio, ma anche il nostalgico ricordo del capitano Nathan Brittles de “I cavalieri del Nord-Ovest”, sono quelli che affascinano maggiormente l’attore nella vecchiaia, dal momento che non potrà più essere né un Ringo Kid (“Ombre rosse”) né il Davy Crockett de “La battaglia di Alamo”. Leggi il resto

Il lento declino

A cura di Domenico Rizzi

Speciale a puntate: 1) John Wayne, un gigante del cinema western 2) La lunga gavetta di John Wayne 3) John Wayne: la ripresa del western 4) John Wyane, attore ormai affermato 5) Altri film di John Wayne 6) Strada aperta per John Wayne 7) Il meglio di John Wayne 8) Strade diverse 9) Alamo, un trionfo a caro prezzo 10) Uomo d’azione 11) Eroe nell’ombra 12) Gli anni del cambiamento 13) Il lento declino 14) La solitudine dell’eroe

Dal 1969 al 1973 Wayne interpreta una serie di film non proprio esaltanti, dedicandosi comunque soprattutto al western, prima di interpretare alcuni polizieschi.
Cominciando da “The Undefeated” (“I due invincibili”) del 1969, è visibile il calo dell’attore che inconsapevolmente sta entrando in una dimensione sempre più opaca. D’altronde, è iniziata un’epoca in cui il genere, che ha subito un calo rilevantissimo, viene rilanciato dapprima dallo “spaghetti western” e poi dal cinema di stampo revisionista.
Quando il Duca riceve l’Oscar alla carriera, è già uscito un film come “Un uomo chiamato Cavallo” di Elliot Silverstein, Ralph Nelson sta per portare sugli schermi il polemico “Soldato Blu” e Arthur Penn il suo provocatorio “Piccolo Grande Uomo”. L’italiano Sergio Leone contende – dopo l’indiscusso successo della sua “trilogia del dollaro” nel 1964-66 – la maestosa Monument Valley dell’Arizona ad uno dei padri del western, quel John Ford che egli ha sempre ammirato pur con qualche contestazione. Leggi il resto

Gli anni del cambiamento

A cura di Domenico Rizzi

Speciale a puntate: 1) John Wayne, un gigante del cinema western 2) La lunga gavetta di John Wayne 3) John Wayne: la ripresa del western 4) John Wyane, attore ormai affermato 5) Altri film di John Wayne 6) Strada aperta per John Wayne 7) Il meglio di John Wayne 8) Strade diverse 9) Alamo, un trionfo a caro prezzo 10) Uomo d’azione 11) Eroe nell’ombra 12) Gli anni del cambiamento 13) Il lento declino 14) La solitudine dell’eroe

Dopo il successo di “L’uomo che uccise Liberty Valance”, Wayne si cimenta in due o tre ruoli non proprio esaltanti, girando, ancora con Ford, “I tre della croce del Sud” al fianco di Lee Marvin, Elizabeth Allen e Jack Warden, il western “Mc Lintock” diretto da Andrew Victor Mc Laglen – nel quale lavora anche suo figlio Patrick e le partner femminili sono Maureen O’Hara, Stefanie Powers e Yvonne De Carlo – e “Circus World”, regia di Henry Hathaway, distribuito in Italia nel 1964 con il titolo “Il circo e la sua grande avventura”.
Ormai sa di non poter più contare sulla saggia guida di John Ford prossimo al ritiro e comincia a rendersi conto che il western non è più quello di un tempo. Leggi il resto

Eroe nell’ombra

A cura di Domenico Rizzi

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Se qualcuno poteva ancora dubitare dello spessore artistico di Wayne, con “L’uomo che uccise Liberty Valance” John Ford dissipava ogni residua perplessità. La filmografia del regista aveva ormai imboccato il fatidico viale del tramonto e quest’opera equivaleva al suo testamento spirituale, seguita due anni dopo dal più modesto “Il grande sentiero” che mostrerà di avere perso ormai lo smalto dei film migliori.
“The Man Who Shot Liberty Valance” scaturisce da una short story di Dorothy M. Johnson, (“Un uomo chiamato Cavallo” e “The Bloody Bozeman”) ma il soggetto viene scritto da James Warner Bellah, lo stesso autore di “War Party” (“I cavalieri del Nord-Ovest”).
Il film si snoda attraverso il racconto che l’anziano senatore Ransom Stoddard fa ad giornalista del “Shinbone Star”, giornale di una piccola città del West, di come si giunse alla pacificazione della Frontiera ed alla sua elezione al Congresso. Leggi il resto

Uomo d’azione

A cura di Domenico Rizzi

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Dopo Alamo, John si impegnò in tre film nei quali poteva esprimere la sua spiccata propensione all’azione. A parte “Hatari” di Howard Hawks (1962) tratto dal romanzo di Harry Kurnitz, che si può considerare un lavoro abbastanza mediocre nonostante la sceneggiatura di Leigh Brackett – la partner femminile era l’italiana Elsa Martinelli – gli altri tre erano tipicamente western. “North to Alaska”, giunto in Italia nel 1961 come “Pugni, pupe e pepite”, era tratto dalla commedia sentimentale “Birthday Gift” di Ladislas Fodor, diretto da Henry Hathaway e dallo stesso Wayne come regista non accreditato e sceneggiato da John Lee Mahin, Martin Rackin e Claude Binyon. Leggi il resto

Alamo, un trionfo a caro prezzo

A cura di Domenico Rizzi

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L’idea di produrre un film celebrativo della storica battaglia di Alamo – combattuta fra il 23 febbraio e il 6 marzo 1836 fra l’esercito messicano del generale Santa Anna e 188 volontari che difendevano la causa del Texas indipendente – era venuta a John Wayne nel 1949.
Herbert J. Yates, direttore della Republic Pictures, lo aveva autorizzato ad iniziarne le riprese, salvo poi rimangiarsi la parola per una serie di problemi tecnici e probabilmente perché non credeva fino in fondo a quel progetto. Dieci anni dopo la United Artists recepì invece la proposta e il Duca potè iniziare le riprese del film. Leggi il resto

John Wayne, strade diverse

A cura di Domenico Rizzi

Speciale a puntate: 1) John Wayne, un gigante del cinema western 2) La lunga gavetta di John Wayne 3) John Wayne: la ripresa del western 4) John Wyane, attore ormai affermato 5) Altri film di John Wayne 6) Strada aperta per John Wayne 7) Il meglio di John Wayne 8) Strade diverse 9) Alamo, un trionfo a caro prezzo 10) Uomo d’azione 11) Eroe nell’ombra 12) Gli anni del cambiamento 13) Il lento declino 14) La solitudine dell’eroe

ZZ37E71099Dopo “Sentieri selvaggi”, che aveva rappresentato il suo grande ritorno al western, Wayne si lasciò attrarre ancora una volta da altri generi, con esiti abbastanza discutibili.
Nel 1957, nuovamente diretto da John Ford, lavora con Dan Dailey, Maureen O’Hara, Ward Bond e Ken Curtis in “The Wings of the Eagles” (“Le ali delle aquile”) basato sulla biografia romanzata dell’aviatore Frank W. Wead, divenuto scrittore dopo un grave incidente. Lo stesso anno viene messo in circolazione “Jet Pilot” (“Il pilota razzo e la bella siberiana”) girato nel 1949 dal famoso Joseph Von Sternberg ma distribuito molto più tardi per decisione dell’eccentrico produttore Howard Hughes. Contemporaneamente il Duca interpreta “Legend of the Lost”, apparso in Italia come “Timbuctu”, diretto da Henry Hathaway, nel quale si trova affiancato a due mostri sacri del cinema italiano, Sophia Loren e Rossano Brazzi. La qualità del cast non corrisponde però a quella del film, nel quale il bravo John, trasferitosi dalle praterie del West al grande deserto africano, sembra muoversi come un pesce fuor d’acqua. Leggi il resto

Chi ha ucciso Liberty Valance

A cura di Domenico Rizzi

Il cinema western ha dato vita, nell’arco dei suoi 108 anni di esistenza, a circa 3.500 titoli, dei quali oltre 400 prodotti in Italia e almeno 300 realizzati da altri Paesi europei. La maggior produzione si concentrò soprattutto nei primissimi anni del Novecento, dopo l’uscita di “L’assalto al treno” di Edwin S. Porter e la comparsa di registi come Thomas H. Ince e David W. Griffith, seguiti più tardi da Cecil B. De Mille, William S. Hart, George B. Seitz e John Ford. Alcune delle prime pellicole vennero finanziate o dirette da celebri uomini della Frontiera: “The Bank Robbery” del 1908 ebbe come regista Billy Tilghman che era ancora in attività come marshal; “The Indian Wars” nel 1914 fu interpretato da Buffalo Bill, che ne era anche coproduttore insieme alla Essanay Film Manufactoring Company.
Nel 1939, l’anno in cui apparve sugli schermi “Ombre Rosse”, il filone western occupava il 35.% dell’intera produzione hollywoodiana; nel 1956 si era attestato sul 30%, distribuendo oltre 80 film in un anno, ma un quinquennio più tardi il genere cominciava ad accusare un vistoso calo. Leggi il resto

Niente Oscar per Il Grinta (True Grit)!

A cura di Domenico Rizzi

Il tanto atteso remake dei fratelli Joel e Ethan Coen è arrivato anche sugli schermi italiani, accolto dal giudizio più che favorevole delle migliaia di appassionati del western ed anche di chi non conosce quasi nulla del popolare genere cinematografico.
Il film, “True Grit” nella versione originale, prodotto nel 2010 dalla Paramount Pictures, si avvale dell’eccezionale interpretazione di Jeff Bridges (figlio di quel Lloyd Bridges scomparso nel 1998 che interpretò il vicesceriffo di Gary Cooper in “Mezzogiorno di fuoco”, nel lontano 1952) Matt Damon, Josh Brolin e soprattutto della giovanissima Hailee Steinfeld, nata a Tarzana, vicino a Los Angeles, l’11 dicembre 1996. L’attrice è stata ingaggiata per il personaggio di Mattie Ross quando era ancora tredicenne, dimostrando di non avere nulla da invidiare alle colleghe più mature e senza far rimpiangere troppo Kim Darby, interprete del medesimo ruolo nel film diretto da Henry Hathaway nel 1969. Leggi il resto

Il meglio di John Wayne

A cura di Domenico Rizzi

Speciale a puntate: 1) John Wayne, un gigante del cinema western 2) La lunga gavetta di John Wayne 3) John Wayne: la ripresa del western 4) John Wyane, attore ormai affermato 5) Altri film di John Wayne 6) Strada aperta per John Wayne 7) Il meglio di John Wayne 8) Strade diverse 9) Alamo, un trionfo a caro prezzo 10) Uomo d’azione 11) Eroe nell’ombra 12) Gli anni del cambiamento 13) Il lento declino 14) La solitudine dell’eroe

Sentieri Selvaggi – Nel ventennio che segue il secondo conflitto mondiale, il western riesce a raggiungere il suo livello più alto, per imboccare poi la fatale parabola discendente, una tendenza che sarà invertita dall’apparizione del filone italiano prima e dall’effimera rinascita del revisionismo più tardi.
Comunque, il 1956 è un anno veramente d’oro per il genere, che occupa una percentuale superiore al 30 % dell’intera produzione hollywoodiana e immette sul mercato appassionanti racconti quali “La tortura della freccia” di Samuel Fuller, “L’ultima carovana” e “Vento di terre lontane” di Delmer Daves. Leggi il resto

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