Le diligenze del West

A cura di Luciano Guglielmi

Una diligenza
Nel secolo XIX, le diligenze erano normalmente trainate da due coppie di cavalli, dette “tiro a quattro”, solo per particolari percorsi, salite o strade con fondo difficile, si attaccavano sei cavalli “tiro a sei”. Le fermate durante il viaggio si definirono “stazioni”, il percorso tra una stazione e l’altra si definì “tratta” l’atto del viaggio era definito “diligenza”, da qui il nome del mezzo. Il viaggiare in diligenza era definito “scena” ed in fine, la diligenza in viaggio con passeggeri, era definita “pullman”.
Tutta questa terminologia la ritroviamo nelle ferrovie, che sostituirono le diligenze e nelle linee degli autobus, chiamati ancora oggi pullman.
La diligenza o stagecoach, era un carro chiuso con all’interno un doppio sedile per i passeggeri, vi era anche un doppio sedile esterno per passeggeri chiamato “paniere”, anteriormente la panca del Driver, con seduto vicino la guardia armata di fucile. Nelle tratte difficili per banditismo, altre guardie armate seguivano a cavallo. Leggi il resto

Hugh Glass, il trapper leggendario

A cura di Isabella Squillari e di Giuseppe Santini

Un bel ritratto di Hugh Glass
Ognuno dei presenti riuniti lì attorno conosceva il vecchio “procione” Hugh Glass, e sapeva benissimo quanto egli fosse coriaceo, per questo mantenevano fisso lo sguardo incredulo su ciò che gli implacabili artigli dell’orsa, lunghi tre pollici, avevano risparmiato del vecchio trapper. Quel poco che si poteva scorgere attraverso il lordume che lo ricopriva, un miscuglio di sangue, foglie, muschio e terriccio, creatosi durante la lotta, li aveva inorriditi. Lo scalpo pendeva a brandelli, il volto sfigurato, il torace, su cui le striature che lo solcavano ricordavano un campo arato, lasciava scorgere tra le profonde ferite il biancore delle costole, le braccia e le mani, che avevano tentato un’inutile estrema difesa, erano un mucchio di carne sanguinolenta. Vedere come l’orsa aveva dilaniato le sue spalle e la schiena, lasciava increduli che quel corpo umano, insistendo nel voler continuare a considerarlo tale, possedesse ancora un anelito di vita. Leggi il resto

Esploratori, viaggiatori e mountain-men

A cura di Domenico Rizzi

Mentre erano impegnati a debellare le sacche di resistenza indiana ancora attive negli Stati dell’Est, gli Americani stavano già creando le basi del loro futuro, spingendosi oltre il Mississippi.
Nel 1803 riuscirono ad acquistare la Louisiana – molto più estesa dell’omonimo Stato attuale – che dal delta del grande fiume si estendeva fino ai confini dell’Oregon britannico, delimitata a sud e ad ovest dai possedimenti spagnoli (Texas, Nuovo Messico, Arizona, Colorado meridionale, Utah, Nevada e California). I suoi abitanti erano 400.000 Indiani, in buona parte nomadi che cacciavano il bisonte, e circa 40.000 Bianchi per lo più di origine francese o spagnola, concentrati per l’ottanta per cento nell’area sud-orientale del territorio.
L’affare venne concluso dietro pagamento di 68 milioni di franchi e assicurò agli Stati Uniti un’area di 828.000 miglia quadrate (2.140.000 Kmq., pari a 7 volte la superficie dell’Italia) che dalla Louisiana propriamente detta si estendeva fino al Montana. Leggi il resto

Lo spirito della frontiera

A cura di Domenico Rizzi

Quando il capitano John Smith, eroe di mille avventure vere o inventate nella tormentata Europa del XVII secolo, approdò alle coste della Virginia nel 1607, i colonialisti inglesi non potevano certo immaginare le conseguenze politico-sociali che l’impresa avrebbe avuto nel lungo periodo. La spedizione mirava, come le altre che l’avevano preceduta senza successo, ad impossessarsi di una porzione di suolo americano per contrastare l’invadenza degli Spagnoli – già saldamente insediati del Messico, nel Centro e Sud America – e dei Francesi, che dalle fredde regioni canadesi minacciavano di allargare, grazie ai loro intrepidi esploratori e “voyageurs”, le aree più ricche di cacciagione del nuovo continente.
Il manipolo di avventurieri che aveva posto una seria ipoteca sul possesso dell’odierna Virginia, fu seguito da altri arrivi nel breve volgere di qualche anno e nel 1620 i Padri Pellegrini sbarcarono a Cape Cod, nel Massachussets, per fondarvi altre colonie. Leggi il resto

John Colter

A cura di Domenico Rizzi

John ColterEra nato nei pressi di Staunton, in Virginia, intorno al 1775, figlio di Joseph Colter (o Coulter) ed Elllen Shields, che dopo pochi anni si trasferirono vicino a Mayville, nel Kentucky.
John, questo era il suo nome di battesimo, sognava soltanto la vita libera nella Wilderness, l’immensa regione selvaggia che dai Monti Appalachiani si estendeva fino alle Montagne Rocciose. Non si sa con precisione come avesse trascorso la sua adolescenza e la giovinezza, ma è presumibile che si fosse occupato della caccia agli animali da pelliccia come tantissimi trapper dell’epoca. Di sicuro, John aveva imparato a fare a pugni, a sparare con un fucile Hawken o Kentucky e a maneggiare asce e coltelli come tutti gli uomini della Vecchia Frontiera.
La grande occasione di emergere dall’anonimato gli si presentò nell’autunno del 1803, quando il capitano Meriwether Lewis e il tenente William Clark accettarono l’incarico del presidente Thomas Jefferson di esplorare la Grande Louisiana fino all’Oceano Pacifico. Il governo americano aveva appena acquistato l’estesa regione di 828.000 miglia quadrate, pagandola 15 milioni di dollari alla Francia di Napoleone e molta gente insinuava che il tanto sbandierato affare non avesse un valore tanto elevato. Leggi il resto

Tutto per le pellicce

Nella storia del west la caccia organizzata agli animali da pelliccia fu alla base di gran parte delle esplorazioni di zone sconosciute ai bianchi, di una larga fetta dei primissimi contatti con i gruppi tribali che risiedevano nelle regioni occidentali degli attuali USA, di una forte incentivazione al movimento di massa che avrebbe caratterizzato, infine, gran parte del XIX secolo.
La Compagnia delle Pellicce delle Montagne Rocciose (Rocky Mountains Fur Company) nacque nel 1822 per iniziativa del Generale H. Ashley e di Andrew Henry, due mercanti di pellicce della regione di Saint Louis. Alla loro compagnia prestarono i propri servizi quei cacciatori ed esploratori che sarebbero presto entrati nell’immaginario collettivo.
Tra loro ricordiamo Jim Bridger (che fu, forse, il primo bianco a visitare la regione del Gran Lago Salato ove sarebbero andati a vivere i Mormoni), il cacciatore di colore James Beckwourth, Edward Rose (un pirata di acqua dolce che aveva abbandonato le vie dell’illegalità), William ed Andrew Sublette (i coraggiosi ed intrepidi fratelli che nel 1832 scamparono alla disfatta di Pierre’s Hole in cui un folto gruppo di cacciatori venne sconfitto dai Gros Ventre), Jedediah Smith (un Metodista che accompagnato dalla sua Bibbia seppe catturare fino a 668 castori – trasformati in pellicce – in una sola stagione). Leggi il resto

I Mormoni verso la terra promessa nel west

A cura di Sergio Mura

In viaggio!
Le loro convinzioni religiose hanno fatto sì che i fedeli della “Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni” siano stati malvisti e persino perseguitati fin dalla fondazione della chiesa stessa, nel 1830. Subire violenze senza difendersi non era cosa semplice, per cui i Mormoni dovettero accettare di spostarsi continuamente da un posto all’altro, alla ricerca di un minimo di stabilità e tranquillità. Il profeta Joseph Smith guidò i Mormoni tra Ohio, Missouri e Illinois, ma la diffidenza e la violenza che finivano per circondare quella gente erano incredibili. Nel Missouri si arrivò persino a proclamare uno speciale ordine di sterminio. Quando Joseph Smith venne ucciso in Illinois nel 1844, fu chiaro a tutti i Mormoni che la pace andava ricercata altrove, più a Ovest. In questo clima di folle e cieca persecuzione, divenne famoso Brigham Young che spinse la sua gente verso l’accettazione di un nuovo trasferimento a ovest, così tanto a ovest da lasciarsi alle spalle il territorio degli Stati Uniti!
Nell’inverso 1846-47 Brigham Young, con l’aiuto di un certo Thomas L. Kane di cui divenne amico, portò i Mormoni fin nel Territorio Indiano dove venne posta la base per il successivo trasferimento verso la Great Salt Lake Valley. Leggi il resto

I trapper ed i “rendezvous”

A cura di Gualtiero Fabbri

Sui leggendari “trapper” o mountain men americani del primo ottocento si può trovare scritto: “Questo era il modo di vivere libero e semplice, in cui l’uomo aveva tutto il proprio tempo a disposizione, e (non vi era) nessuno che potesse negarglielo. Acquistava così un corpo che sentiva familiare ogni cosa che gli era attorno, la terra e il cielo, il bufalo e il castoro e la gialla luna di notte. Era meglio che essere circondato da mura, meglio che respirare aria viziata, o sentirsi come un topo in gabbia…”
Meno disincantato e per nulla “new-age” quest’altro parere: “Costantemente esposti a pericoli di ogni genere, non conoscono la paura, e considerano la vita umana alla stregua di quella animale e non si fanno scrupoli nel por fine ad entrambe, così come non esitano a mettere a repentaglio la propria.” Leggi il resto

Sulle orme di Jim Bridger

A cura di Luciano Guglielmi

Jim Bridger, nasce nei dintorni di Richmond Virginia il 17 Marzo 1804, pensate la Lewis e Clark era al debutto. La sua famiglia era di origine Inglese, ma si trattava di una discendenza di antichi emigranti del primo periodo coloniale.
Jim cresce in ambiente pionieristico e parla disinvoltamente l’Inglese ed il Francese, si trasferisce giovanissimo, in cerca di occupazione, a Ovest.
Nel 1822 risponde al manifesto di chiamata di William Ashley, “100 Giovani Uomini Intraprendenti”, si arruola aveva 17 anni, era il più giovane della brigata. Sarà l’inizio della sua vita tra le montagne, egli è riconosciuto come il massimo esploratore delle Rocky Mountain dal Colorado al Canada.
Il suo Biografo Grenville Dodge lo ha descritto come “Un uomo molto socievole. Di persona era più di un metro e ottanta, dritto come una freccia, agile, scarno e potente d’ossatura, occhi grigi, capelli castani abbondanti anche in età avanzata, l’espressione mite e gradevoli maniere. Fu ospitale e generoso, ed era sempre fidato e rispettato.” Leggi il resto

Le cronache dei 16 rendezvous dei trapper

A cura di Gualtiero Fabbri

Nella prima metà dell’ottocento, ad ogni estate, ai piedi delle Montagne rocciose si tenevano i grandi rendezvous, appuntamenti dove si incontravano i trapper e i commercianti, e nei quali venivano scambiate le pelli pregiate con i rifornimenti per la successiva stagione di caccia, con beni voluttuari e con denaro, anche se quest’ultimo spesso restava nelle tasche dei cacciatori giusto il tempo della grande kermesse… I rendezvous, che erano stati concepiti come una “piazza” per rifornire i cacciatori e ritirare le pellicce, non potevano, poi, non trasformarsi in una grande festa.
Durante il rendezvous i commercianti organizzavano quello per l’anno successivo, veniva stabilita una data, prescelta una località, che doveva essere pianeggiante, che potesse contenere almeno gli accampamenti di cinquecento e più cacciatori, oltre a diverse migliaia di nativi.
Abbiamo notizia di 16 rendezvous e, nonostante l’incredibile penuria di informazioni dettagliate su quegli eventi, siamo riusciti a reperire sufficienti notizie che abbiamo raccolto in questo articolo. Leggi il resto

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