Felice Pedroni & co., la corsa italiana all’oro in Alaska

A cura di Massimo Turchi

Nel 1894, due anni prima della scoperta dell’oro nel Klondike, Felice Pedroni e i fratelli Giovanni e Francesco Dalla Costa d’origine trevigiana si trasferirono nello Yukon (Canada) percorrendo quello stesso tragitto che migliaia di persone avrebbero intrapreso nel 1897 e tumultuosamente nel 1898. Arrivati a Forty Mile (cittadina a poche miglia a Nord di Dawson) la comitiva si sciolse e Pedroni rimase da solo a imparare le tecniche di ricerca. Ma chi era Felice Pedroni?
Nato nel 1858 a Trignano di Fanano (provincia di Modena), ben presto divenne un emigrante trasferendosi prima in Francia e poi in America dove fece molti lavori: prima il manovale, poi il minatore, il garzone, il salariato ecc.
Nel 1888 divenne cittadino americano col nome di Felix Pedro. Spirito irrequieto, amante dell’avventura, persona intelligente ed estremamente determinato, non sapeva però leggere e scrivere, riusciva solo a fare la propria firma. Leggi il resto

Truppe italiane nella Guerra Civile Americana

A cura di Pietro Costantini

L’origine della presenza di numerosi soldati del disciolto Esercito delle Due Sicilie nelle file confederate è riconducibile alla relazione tra Chatham Roberdeau Wheat e Giuseppe Garibaldi.
Il primo, un ex-capitano dello US Army e avventuriero, originario della Virginia, aveva conosciuto Garibaldi a New York nel 1850. Dieci anni dopo aveva partecipato alla campagna per l’unificazione italiana, con azioni militari come le battaglie del Volturno e del Garigliano, e l’assedio di Capua, col grado di generale conferitogli da Garibaldi; qui era stato raggiunto dalle notizie riguardanti l’imminente conflitto civile nella madrepatria. Il reclutamento iniziò con l’arrivo a Napoli di Roberdeau Wheat il 14 ottobre 1860 a bordo della nave “Emperor”, assieme ai 650 uomini della legione britannica.
Nell’esercito confederato.
Il Gen. Wheat aveva come aiutante il Capitano Bradford Smith Hoskiss, veterano dell’esercito britannico. Alla notizia dell’elezione di Lincoln a presidente negli Stati Uniti, Wheat, come sostenitore dell’altro candidato Breckinridge, era cosciente che se fosse avvenuta la secessione degli Stati del Sud, come preannunziata, la guerra civile sarebbe divenuta una concreta possibilità. Leggi il resto

La Guerra Civile di Luigi Palma di Cesnola

A cura di Sergio Mura

Il conte Luigi Palma di Cesnola nacque a Rivarolo Canavese nel 1832. Nel corso della sua vita si conquistò una buona fama di archeologo, ma è noto anche per essere stato ufficiale dell’esercito sardo. A noi appassionati di storia del west interessa particolarmente quello spicchio della sua vita spesa nei campi della Guerra Civile Americana. Luigi era figlio del conte Maurizio, noto carbonaro, morto in esilio nel 1852. La sua vita fu particolarmente intensa ed e ricca di sorpresa, ma significativo è che appena sedicenne andò volontario a combattere per la prima guerra d’indipendenza nelle campagne risorgimentali del 1848-1849. Fu allievo della scuola militare di Cherasco dove raggiunse il grado di capitano. Nel 1860 decise di dare una svolta alla sua vita e, ventottenne, lasciato l’esercito, decise di emigrare in America in cerca di fortuna. Arrivato a New York, Luigi Palma di Cesnola conobbe un periodo di difficile esistenza, vissuto in grande povertà e arrabattandosi come meglio poteva facendo lezioni private di italiano e francese. Leggi il resto

Gli Italiani nella guerra civile americana

A cura di Emanuele Cassani di Associazione Lupo della Steppa

Gli italiani parteciparono alla guerra civile americana in entrambi gli schieramenti. Entrambi si ispirarono a Garibaldi.
All’inizio della guerra civile americana, si calcola che circa 11.000 americani avevano dichiarato di essere nati in Italia.
La maggior parte erano sbarcati a New York per congiungersi con i numerosi connazionali. Lì avevano le loro scuole e i loro giornali.
Tra gli arruolati troviamo anche nomi alquanto noti agli appassionati della storia del west… Citiamo, a titolo esemplificativo, alcuni italiani: Francesco Secchi de Casale, Luigi Tinelli, Francesco Spinola, il conte Luigi Palma di Cesnola.

I volontari nell’esercito dell’Unione.
Il 28 maggio 1861 si formarono almeno due unità di volontari italiani: “Italian Legion”, sulla bandiera americana avevano un fiocco tricolore e la scritta: “Vincere o morire”; “Garibaldi Guards” 39° New York Infantry Regiment che usava la bandiera italiana usata nel 1848 da Garibaldi in Lombardia e nel 1849 a Roma. Leggi il resto

Sei soldati italiani sui sentieri di Custer

A cura di Cesare Fiumi

Si chiamavano Martini, Di Rudio, Vinatieri, Lombardi, Casella e Devoto. Sopravvissero tutti alla battaglia di Little Big Horn e tra loro c’era anche un conte. “Dove va il Reggimento? Verso l’Inferno o verso la Gloria, dipende dai punti di vista”… Quando George Armstrong Custer pronuncia la storica frase uscendo da Fort Lincoln, ha il viso di Errol Flynn e una sceneggiatura gonfia di eroismo. Siamo alla vigilia della battaglia del Little Big Horn, lo scontro più discusso del West, e in qualche modo il Custer del regista Raoul Walsh doveva mostrarsi all’altezza, anche letteraria, di Toro Seduto, che quel mattino del 25 giugno 1876, rivolto ai guerrieri suoi e di Cavallo Pazzo, aveva ripetuto – lui, per davvero – la famosa frase: “Oggi è un buon giorno per morire”. Insomma, ciascuno dei due schieramenti doveva avere intuito, all’alba del Little Big Horn, l’esito della sfida.
Eppure quella pagina del West è ancora lì da leggere, rileggere, interpretare: Custer un esaltato o uno sprovveduto? Leggi il resto

Enrico Tonti, emigrato italiano, esploratore francese

A cura di Pietro Costantini

Enrico Tonti
Enrico Tonti è un personaggio quasi sconosciuto in Italia. Eppure fu uno dei più importanti pionieri del Nord America, a cavallo dei secoli XVII e XVIII. Nacque nel 1649 o 1650 a Gaeta (anche se alcuni lo dicono nato in Francia). Era figlio di Lorenzo Tonti, banchiere e governatore di Gaeta, uomo di fiducia del principe romano Ludovisi e cospiratore con lo stesso contro il regno di Napoli, governato dal duca d’Arcos, vicerè di Spagna. Dopo il fallimento della conseguente rivolta popolare, guidata da Masaniello, Lorenzo Tonti si rifugiò (intorno agli anni dal 1647 al 1650) presso il cardinale Mazzarino in Francia, ove ricevette un titolo nobiliare ed un prestigioso incarico di alta finanza.
Purtroppo, forse per il fallimento di un suo progetto precursore delle assicurazioni sulla vita, finì in carcere alla Bastiglia nel 1669, e ne uscì dopo otto anni.
Morì in miseria a Parigi nel 1695. Leggi il resto