Come finì il regno di Manitù

A cura di Siegmund Ginsberg

George Washington
Gli ordini venivano direttamente da Washington. Non si sarebbe dovuto mostrare la minima esitazione nell’operazione contro «le tribù ostili delle sei nazioni», e i loro «sodali e clienti». Niente compromessi, nessun «tentativo di pacificazione», quando è in gioco la sicurezza dell’America. «La nostra sicurezza futura risiede nel renderli incapaci di danneggiarci e nel terrore che la severità della punizione saprà instillare nelle loro menti», suonavano gli ordini firmati da George Washington il 31 maggio 1779, indirizzati al maggior-generale John Sullivan. «L’obiettivo immediato è la distruzione totale dei loro insediamenti e la cattura del maggior numero di prigionieri di entrambi i sessi e di tutte le età… sarà essenziale devastare i campi impedendo il raccolto in corso e quelli futuri… consiglio e raccomando di insediarsi al centro del territorio indiano con una scorta sufficiente di vettovaglie munizioni e da lì far partire le spedizioni contro i villaggi all’intorno, dando istruzioni di farlo nel migliore e più efficace dei modi, così che il paese non venga semplicemente saccheggiato, ma distrutto…» Leggi il resto

Il mistero degli Irochesi del San Lorenzo

A cura di Giampaolo Galli

Ai tempi dei viaggi di Jacques Cartier, esistevano lungo il corso superiore del San Lorenzo, alcune popolazioni di lingua irochese che successivamente scomparvero senza lasciare traccia.
E’ un piccolo mistero della vecchia frontiera che ancora oggi appassiona archeologi e studiosi della Nouvelle France.
Nell’intricato contesto delle guerre tribali del Nordamerica, la loro scomparsa è un evento del tutto marginale, pur tuttavia, la loro importanza nella storia canadese è alquanto rilevante: sui resti dei loro antichi villaggi, oggi sorgono città come Quebec City e Montreal, centri pulsanti dell’America francofona, ed è grazie a loro se oggi il Canada è conosciuto con questo nome.
Nel suo primo viaggio in Canada, Cartier incontrò un gruppo di pescatori del villaggio di Stadacona nei pressi della penisola di Gaspè, e prese con sè due di questi indigeni, figli del capo Donnacona, per portarli in Francia. Leggi il resto

“Fleming Bastard”

A cura di Gianni Albertoli

“Gli Algonquins si trovarono sotto gli attacchi degli Iroquois, che scesero nel loro paese per distruggerli… non sentendosi abbastanza forti per difendersi, cercarono allora asilo nella colonia francese”. I francesi si erano nel frattempo uniti agli Huron, appoggiarono i profughi e “inviarono distaccamenti, piccoli e grandi, a volte vittoriosi e qualche volta sconfitti” contro gli invasori; “… quando gli Iroquois, perfidi ed astuti, chiesero la pace”, pur negoziando, continuarono i loro attacchi. Una spedizione di guerra discese il fiume Richelieu (Sorel River), gli Irochesi costeggiarono Three Rivers durante la notte senza essere scoperti, poi “scesero fino a Quebec con la stessa fortuna” (Nicolas Perrot) per procedere verso le terre degli Hurons. Il 18 maggio 1656, il giorno dopo, erano pronti ad attaccare, “volevano prendere di sorpresa gli Huron quando questi andavano a lavorare nei campi, perché in quel momento erano fuori dalle loro fortezze”. Leggi il resto

La guerra tra Ojibwa e Irochesi

A cura di Paolo Brizzi

Un guerriero Ojibwa
Per tutto il XVII secolo gli Irochesi delle Cinque Nazioni dello stato di New York hanno lottato instancabilmente contro i Francesi e le tribù indiane loro alleate, provocando in alcuni casa la dispersione o la scomparsa di intere unità native e creando in molti casi vaste estensioni di territorio vuoto, abbandonato, una sorta di no-man’s land dove i conquistatori potevano cacciare o stabilire accampamenti, come accadde nell’Ontario canadese, a nord dei laghi Erie e Ontario o a sud, nella valle del fiume Ohio. Approfittando di queste vaste lande, gruppi di guerra irochesi, costituiti anche da mille guerrieri, poterono operare incursioni verso nord e ovest, percorrendo anche migliaia di chilometri e rimanendo mesi o anni lontani da Iroquoia, per andare a colpire popoli lontani come gli Illinois, i Fox, gli Iowa o i Teton Sioux.
Nel nord il loro bersaglio, dopo la dispersione degli Huron e dei Petun, furono i popoli del concilio dei tre fuochi, gli Ojibwa, gli Ottawa e i Potawatomi, della famiglia linguistica algonchina, stanziati nella regione dei Grandi Laghi superiori. Leggi il resto

Le guerre del castoro (1642-1698)

A cura di Pietro Costantini

Le registrazioni scritte che riguardano la valle del San Lorenzo cominciano con i viaggi di Jacques Cartier, a partire dal 1540. Cartier scrisse di incontri con un popolo più tardi classificato come gli ”Irochesi del San Lorenzo”, conosciuti anche come Stadaconan o Laurenziani, che occupavano diversi villaggi fortificati, compresi Stadacona e Hochelaga. Cartier registrò che gli Stadaconan erano in guerra con un’altra tribù, conosciuta come Toudaman, che aveva distrutto uno dei loro villaggi causando 200 morti. Le guerre continentali e politiche distolsero i Francesi dalla colonizzazione della valle del San Lorenzo fino all’inizio del XVII secolo. Quando i Francesi tornarono, furono stupiti di trovare che i siti di Stadacona e Hochelaga erano stati abbandonati, completamente distrutti da un nemico sconosciuto. A tutt’oggi il mistero della scomparsa di quelle genti non è stato ancora risolto: le ipotesi sono che potrebbe essere stata opera degli Uroni, o dei Mohawks o, ancora, dei Montagnais. Leggi il resto

John Smith nella Chesapeake Bay

A cura di Armando Morganti

Il 2 giugno 1608 John Smith lasciava Fort James (Virginia) per esplorare il territorio circostante e la “Chisapeak” Bay; dopo aver raggiunto Capo Henry, si imbatté nelle Smith Island, nelle vicinanze di Cape Charles. Gli indiani del territorio si mostrarono amichevoli e li indirizzarono ad Accomack, la residenza del capo (“werowance”). Il re Kiptopeke governava su un fertile paese, dove gli indiani parlavano la lingua dei Powhatan. Questi nativi, il cui vero nome “Accohannock”, rappresentavano una delle più vecchie tribù dell’attuale Maryland; lo Swanton ricordava due bande Powhatan, ovvero “Accomac” e “Accohanoc”, facendo quindi una netta distinzione fra i due gruppi. Originariamente abitavano una terra nota come “Accomack”; le loro terre includevano alcuni insediamenti della Chesapeake Bay e lungo il fiume Annemessex, sull’insenatura di Accohannock (Virginia), nelle attuali contee Accomac e Northampton. Leggi il resto

Ombre Rosse sulla Nuova Olanda

A cura di Pietro Costantini

Fin dal 1606 gli Olandesi esplorarono il fiume San Lorenzo in cerca di pellicce, sfidando il monopolio francese; in quell’area la nave Witteleeuw catturò due vascelli francesi e saccheggiò olio di balena, fucili e altre ricchezze da navi portoghesi e spagnole. In seguito presero avvio in America imprese più legittime: il 26 luglio 1610 Arnout Vogels di Amsterdam inviò con brevetto la nave de Hoope in risposta alle scoperte di Henry di Hudson che, solo l’anno prima, era stato al soldo degli Olandesi. Vogels si occupava anche del commercio delle pellicce con la Russia, ma gli era stato negato l’accesso alla Nuova Francia. Tentò perciò di superare il monopolio francese commerciando con gli Indiani direttamente risalendo il fiume Hudson appena scoperto e tramite due mercanti francesi che potevano commerciare con la Nuova Francia. Così iniziò la concorrenza e la cooperazione franco-olandese in Nord America nel commercio delle pellicce. Leggi il resto

La paura corre nelle foreste

A cura di Gianni Albertoli

Quando i francesi entrarono nel Canada, la notizia del loro insediamento si sarebbe diffusa da tribù a tribù. Gli Algonkins erano stanziati lungo il corso del fiume “Outaouas” (Ottawa River), mentre gli Huron “vivevano nel loro antico paese” (“Huronia”). Questi ultimi, dopo essere stati in guerra con gli Irochesi, nel 1624 si sarebbero riappacificati con i loro nemici storici, molti gruppi Huron avrebbero allora iniziato a visitare gli insediamenti francesi per poi entrare in contatto con i missionari. Nel 1644 i francesi avrebbero promesso agli Huron di difenderli dagli attacchi degli Irochesi, ma questi assalirono di sorpresa un loro villaggio, lo distrussero e catturarono una trentina di prigionieri; l’attacco fu veemente e molti Huron fuggirono verso altre terre, alcuni gruppi si spinsero a ovest fin nell’Illinois, altri raggiunsero le colonie francesi sul San Lorenzo. Leggi il resto

Dalle “guerre del lutto” alle guerre franco-indiane

A cura di Pietro Costantini

Guerriero irochese
Il coinvolgimento come alleati nei conflitti tra Europei che avvennero tra il 1676 e il 1760 rappresentò un cambiamento rivoluzionario nell’approccio irochese al modo di fare guerra. Le “Guerre del Lutto” (mourning wars) che prendevano origine dalla necessità di rimpiazzare un parente deceduto e che prevedevano raids a grande distanza e spesso su larga scala contro nazioni native rivali per procurarsi prigionieri che potessero essere o adottati o ritualmente torturati e uccisi, erano tipiche della storia militare irochese del periodo precedente e dell’inizio del contatto. Questo tipo di campagne durarono tuttavia fino al 1750, dal momento che fornivano pelli e bottino, e non solo prigionieri, e contemporaneamente erano un modo per i giovani di guadagnare esperienza bellica e onori.
Sempre più frequentemente, dopo il 1676, le attività militari come alleati degli Europei si intensificarono, con l’aumentare della rivalità imperiale franco-inglese sui confini della loro patria, e portarono un nuovo quadro di benefici sociali, politici e militari. Leggi il resto

Tekakwitha, la Santa dei pellirosse

A cura di Domenico Rizzi

Tekakwitha
Erano gente dura, gli Irochesi. Le loro tribù, stanziate nelle boscose regioni ad oriente dei Grandi Laghi, avevano sempre impugnato le armi per combattere Francesi, Uroni, Algonchini e Sioux e perfino le loro donne mostravano talvolta la crudeltà di cui erano capaci: durante la Rivoluzione Americana, una di esse, Esther Montour, trucidò 13 prigionieri a colpi di mazza, per vendicare la perdita di un figlio.
Ma non esiste un deserto in cui non spunti almeno un fiore. In mezzo a tanta arida ferocia, nel luogo ove sorge oggi Auriesville (Stato di New York) nacque nel 1656 Tekakwitha, figlia di Kenneronkwa, capo dei Mohawk – la più bellicosa delle 5 tribù irochesi – e di una donna algonchina convertita al Cattolicesimo dai Francesi. Un’epidemia di vaiolo diffusasi fra il 1661 e il 1663, uccise molti suoi contribali e a lei segnò perennemente il corpo, deturpandole il viso. Dopo la perdita dei genitori, la bambina fu adottata da uno zio, che avversava fortemente il Cristianesimo Leggi il resto

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