Isaac Parker, il giudice impiccatore

A cura di Sara Meotto

Furono le prime esecuzioni – talvolta frutto di notevole severità – a fruttare al giudice Isaac Parker il nomignolo che lo accompagnò tutta la vita ed una solida reputazione.
Il tre settembre 1875, giorno in cui sei uomini vennero impiccati a Fort Smith, Arkansas, il giudice Parker si guadagnò, infatti, il soprannome di “Giudice Impiccatore”, “The Hanging Judge”.
Non ricopriva il ruolo da molto, soltanto il dieci maggio dello stesso anno aveva iniziato a lavorare come giudice federale per il tribunale di prima istanza degli Stati Uniti d’America, nel distretto occidentale dell’Arkansas. Leggi il resto

Attacco alla carovana Warren

A cura di Sergio Mura


Il Generale William Tecumseh Sherman visitò il Texas nel 1871 per indagare su una serie di denunce che erano state fatte dalla popolazione bianca contro gli indiani della riserva di Fort Sill.
Il Governo centrale, fino a quel momento aveva tentato di circoscrivere e tenere a bada le intemperanze delle bande di guerrieri indiani attraverso una rete di postazioni fortificate poste strategicamente tutto intorno al Territorio Indiano (le riserve) e attraverso l’affidamento delle agenzie indiane alla “Society of Friends”. Questo approccio, sostanzialmente e ufficialmente pacifico, non aveva però sortito l’effetto desiderato. Leggi il resto

La decapitazione di Black Jack

A cura di Andrea Carlucci

Black Jack Tom Ketchum
Era il 26 aprile 1901 a Clayton, New Mexico quando Black Jack al secolo Tom Ketchum veniva condotto al patibolo. La gente era arrivata da lontano ed i Lawmen avevano venduto i biglietti per assistere all’evento, così come avevano fatto gli ambulanti proponendo bambole di pezza appese (per il collo) ad un bastone, per la gioia di grandi e piccini.
Non che simili spettacoli fossero infrequenti, ma se è vero che nel Crepuscolo del West si passava all’aldilà spesso in maniera poco eroica, l’esecuzione di uno dei banditi più celebri del momento, certamente fu una fine più ingloriosa e granguignolesca, o come si direbbe oggi splatter, che si potesse involontariamente allestire.
Ma torniamo a quegli ultimi momenti.
Black Jack era di ottimo umore e salito sul patibolo disse: “Sarò all’inferno prima di colazione!”
Poi il cappuccio ne coprì la testa ed il cappio fu posto sopra di esso a cingerne il collo. Ma quando il boia inesperto strinse quella cravatta di canapa intorno al collo di Tom nessuno poteva immaginare cosa di lì a poco sarebbe successo. Leggi il resto

Tom Horn, la vita e il suo Winchester 1894

A cura di Omar Vicari

L’arma rappresentata in figura conosciuta come “Winchester modello 1894 calibro .30” (nota anche come .30-30 Winchester) numero di serie 82667 è appartenuta a Tom Horn, personaggio famoso della frontiera, scout, detective per l’Agenzia Pinkerton e killer a pagamento per l’associazione degli allevatori di Iron Mountain del Wyoming. L’arma, uscita dalla fabbrica Winchester, può essere stata acquistata da Tom Horn con i profitti, 600 dollari per ogni persona uccisa, che intascava dagli allevatori. Quest’arma meravigliosa, una volta esposta al “National cowboy hall of fame” in Oklahoma City, è ora nuovamente di proprietà della famiglia Irwin.
Sebbene esteriormente il fucile sembri essere in ottime condizioni, l’anima mostra un’eccessiva usura dovuta forse all’uso che ne fecero i fratelli Irwin dopo che ne rientrarono in possesso, oppure perché Tom Horn, come altri gunfighter, usava quotidianamente e in modo ossessivo fare pratica col proprio fucile. Leggi il resto

Tom Horn

A cura di Pietro Greco

Tom Horn
Tom Horn, assurto a vera leggenda del West, è stato sicuramente una figura emblematica degli ultimi violenti anni della Frontiera.
Era nato a Memphis, nel Missouri, il 21 novembre del 1860. Il padre coltivava la terra e voleva fare di Tom un buon agricoltore Americano, ma il ragazzo imparò piuttosto bene a maneggiare le armi e dimostrò un’ottima mira col fucile.
Dopo i litigi continui col padre abbandonò la sua casa per intraprendere adolescente una vita avventurosa ed errabonda nel west. Iniziò giovanissimo a lavorare per le ferrovie facendo il sorvegliante, poi a 17 anni fu reclutato dall’esercito come scout, buon conoscitore com’era degli Apache Chiricahua di cui aveva appreso il gergo.
Conosceva bene lo spagnolo, lingua adottata da molti capi apache come Victorio, Mangas Coloradas e soprattutto Geronimo. Leggi il resto

La dura legge dei vigilantes

A cura di Sergio Mura

Un uomo impiccato ad un palo del telegrafo
Come ben sappiamo la legge stentava a imporsi nelle remote regioni del west, anche quando c’era qualcuno incaricato di farla rispettare. La verità è che man mano che la conquista del west procedeva, con essa avanzavano velocemente il disordine, la prepotenza e molte altre tipologie di aspetti negativi della socializzazione.
E se tutto questo era drammaticamente vero quando c’era qualcuno che aveva l’incarico di far rispettare la legge, immaginate cosa accadeva in tutte quelle boom-town sorte intorno alle miniere o ai margini della ferrovia, o in pieno territorio indiano, dove a farla da padrona era solo la legge del più forte. In casi come questi accadeva spesso che gruppi di cittadini si organizzassero allo scopo di imporre l’ordine e una loro versione della legge. Bastava che un agglomerato di case avesse l’ambizione di diventare una cittadina che in breve spuntavano i vigilantes. Leggi il resto

Tom “Black Jack” Ketchum, re delle rapine ai treni

A cura di Sergio Mura

Tom “Black Jack” Ketchum
Thomas Edward Ketchum, noto come “Black Jack”, figlio di Green Berry Ketchum e Temperance Katherine Wydick Ketchum, era il più piccolo di otto fratelli (sei maschietti ed una femminuccia). Non ebbe un’infanzia particolarmente serena, considerando che restò orfano di padre quando aveva appena cinque anni e anche di madre all’età di dieci anni.
Era nato nell’ottobre del 1863 nella contea di San Saba in Texas. Tra i suoi fratelli c’erano fulgidi esempi, come Tom che era diventato un noto e rispettato allevatore della zona, e esempi meno pregevoli, come Sam che non si fece scrupolo di abbandonare sua moglie ed un figlio di appena tre anni perchè la famiglia non faceva per lui. Leggi il resto

Tom Horn, un killer d’eccezione

A cura di Omari Vicari

Tom Horn in un raro ritratto
I grandi allevamenti di bestiame intesi come modo e stile di vita cozzavano con l’idea dell’ordine che piano piano stava prendendo il sopravvento nel west. Era la civiltà che arrivava e il west che se ne andava.
Un mondo antico spazzato via da quello nuovo, un mondo che ha fatto sognare milioni di persone perché in quel mondo c’erano i nostri sogni e i nostri eroi. Ma prima che il sipario calasse per sempre sulle vicende dei coloni e dei grandi allevatori, un altro personaggio doveva recitare una parte importante sulle questioni del libero pascolo. Considerate come erano andate le cose nel 1892, i baroni del bestiame credettero di regolare i conti con i coloni affidandosi a un killer d’eccezione: Tom Horn.
Il suo compito era appunto quello di ripulire il territorio eliminando quelli che, secondo gli allevatori, erano probabili ladri di bestiame. Leggi il resto

Sparatoria di San Valentino a Stoneville

A cura di Sergio Mura da un articolo di Les Kruger

Il bandito George Axelby era temutissimo dalle sue parti perché con la sua banda si era distinto per violenza e rapacità. Ma era famoso anche per avere la bocca troppo grande, ossia per non saper tacere. Invece di limitarsi ad agire, preferiva spesso dare aria alla sua bocca, combinando più di un pasticcio. A dire il vero, a causa del suo viziaccio di parlare troppo, Axelby aveva rischiato la pelle in più di un’occasione.
Prima parlava e poi iniziava a sparare.
Nel febbraio del 1884 Axelby era venuto a sapere che il suo compare di rapine, un tale Jesse Pruden, era stato arrestato a Miles City, nel Territorio del Montana, e che da lì sarebbe stato presto trasferito a Spearfish, nel Territorio del Dakota, per essere processato per numerosi atti criminali.
Invece di agire – giusto o sbagliato che fosse, per carità – Axelby fece ciò che sapeva fare meglio: si mise a fare grandi annunci. Disse in giro che lui e la sua gang avrebbero impedito a chiunque di condannare e incarcerare il suo amico Pruden e che per lui avrebbero combattuto fino all’ultimo uomo. Leggi il resto

Augustine “Peludo” Chacon il bandito senza paura

A cura di Sergio Mura

Augustine Chacon
Augustine Chacon (1861-1902) è una delle icone classiche del banditismo del west di fine anni ’80 del XIX secolo. Di lui sappiamo pochissimo e non siamo certi neppure di elementi basilari come la data di nascita o il luogo di nascita. Si dice che fosse nato nel 1861 in Sonora, una terra in cui amava rifugiarsi tra un crimine e l’altro. Sappiamo però fin troppo bene che si trattò di un bandito “muy peligroso”, un avanzo di galera che andava in giro vantandosi di aver ucciso almeno una quindicina di Americani e 37 Messicani. Stargli vicino esponeva ai frequenti e rapidissimi mutamenti d’umore e al suo continuo ricorrere alle armi per risolvere questioni anche banali. Leggi il resto

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