Le riserve indiane

A cura di Patrizia Ines Roggero


Un campo Sioux all’interno di una riserva
E’ bastato poco tempo agli uomini bianchi giunti nel nord America per capire che non avrebbero mai sopportato la convivenza con uomini che erano così diversi da loro, quali erano i nativi americani, le 500 Nazioni. In effetti, era complicato mantenere insieme tribù che avevano propri usi e costumi, regolamenti e stili di vita, ritenuti incompatibili con quelli degli uomini bianchi. Tutto portava al conflitto. Leggi il resto

Ely Parker (Donehogawa)

A cura di Sergio Mura

Ely Parker
Ely Samuel Parker (1828-95), uno dei pellerossa più famosi di tutta la storia del west americano, era un indiano Seneca. Anche se talvolta si legge in giro, non era il pronipote del famosissimo Red Jacket. Sua madre si chiamava Elizabeth Johnson (1800-1862) del Clan del Lupo ed era una persona piuttosto in vista nella sua tribù dato che era anche sorella di Jemmy Johnson, un famoso capo a Tonawanda (1774-1856) e successore di Handsome Lake, il profeta dei Seneca. Jemmy e sua sorella erano dunque figlie della sorella di Red Jacket. Erano tutti appartenenti al Clan del Lupo ed Ely era imparentato con Red Jacket piuttosto alla lontana. La confusione sul grado di parentela tra Ely e Red Jacket è ingenerata dal fatto che tra i Seneca i parenti dei prozii venivano comunque indicati come trisavoli. Ely divenne capo nel 1852 alla morte di John Blacksmith, capo del Clan del Lupo a Tonawanda.
Tra le “Sei Nazioni” c’erano sempre 50 capi; quando ne moriva uno, chi era chiamato a succedergli prendeva anche il nome del capo che andava a sostituire. Leggi il resto

Il governo federale e la spinta verso il west

A cura di Sergio Mura

Se gli americani si sono spinti sempre più a ovest fino a creare il mito della conquista del west e della colonizzazione di porzioni immense di territorio sottratte ai popoli nativi, questo è certamente per via della forte spinta esercitata dal governo federale affinché ciò avvenisse. A ciò si è arrivati per via della coesistenza contemporanea di una serie di motivi, ma tra i tanti possiamo certamente sottolinearne un paio rilevantissimi; questi sono un’idea di politica estera mossa dalla necessità di agire in fretta e l’idea di profitto privato che animava certe fasce sociali emergenti.
Sulla politica estera c’é poco da dire… E’ ben noto, infatti, che la presenza nel continente americano di potenze europee recava parecchio disturbo alla giovane nazione americana. Era necessario, dunque, conquistare rapidamente più territorio possibile, sia per mettere in sicurezza gli Stati Uniti stessi, sia per creare i presupposti per una grande crescita della popolazione e degli affari. Leggi il resto

Nativi d’America in lotta per l’acqua

A cura di Ennio Caretto

Nell’età dell’effetto serra i pellerossa americani hanno scoperto di possedere un nuovo tesoro, anzi il tesoro del futuro: l’acqua dei fiumi e dei laghi delle loro riserve, un bene preziosissimo. Ma come accadde nell’Ottocento alle loro terre, i bianchi – questa volta delle metropoli, non i coloni e le giubbe blu – tentano d’impossessarsene. Dopo più di un secolo è un’altra guerra tra il potere bianco e le oltre 500 nazioni indiane riconosciute legalmente in America, per fortuna mediata dal Ministero degli interni o combattuta nelle aule dei tribunali. Da cui però i pellerossa, attualmente vincenti, rischiano alla fine di uscire sconfitti.
Un caso esemplare è quello delle tribù Choctaw e Chickasaw della regione di Tuskahoma nell’Oklahoma, lo stato che a cavallo del 1900 fu un paradiso del petrolio. Le due tribù, che vi furono trasportate 175 anni dalle giubbe blu, di fatto in esilio, rivendicano la proprietà del grande Lago Sardis, famoso per la pesca. Leggi il resto

Nativi: dopo il furto della terra, ecco i risarcimenti

A cura di Francesco Semprini

Dopo centotrenta anni è resa giustizia agli Indiani d’America. Il Congresso degli Stati Uniti sta per approvare un provvedimento che prevede il maxirisarcimento di 3,4 miliardi di dollari per la confisca illegale di terreni avvenuta nel 1880. In quell’anno, il governo americano, sotto la presidenza di Rutherford B. Hayes, decide di iniziare una sistematica opera di smembramento delle terre, oltre 40 milioni di ettari in tutto il Paese, dove per secoli avevano vissuto le tribù della Grande Nazione.
Gli appezzamenti vennero divisi in lotti dai 30 ai 60 ettari di cui i «Nativi americani» rimasero solo proprietari nominali visto che lo Stato si riservava ogni diritto di gestione e di sfruttamento delle risorse minerarie, energetiche e naturali, ma anche delle attività imprenditoriali, dando in cambio un compenso, talvolta misero. Leggi il resto