Gunfighters, pistoleros, pistoleri… Chi erano davvero?

A cura di Sergio Mura

Un pistolero
Violenti frutti di un’epoca violenta, i pistoleri erano persone temutissime che della violenza facevano l’essenza del loro esprimersi. Essere temuti non significa essere rispettati e solo di rado, infatti, i pistoleri del “wild west” erano anche rispettati, almeno nel significato nobile del termine.
Passavano e la gente si scansava, guardavano la gente e tutti abbassavano lo sguardo, ottenevano sempre la ragione e pochi osavano fargli pagare il conto. Ma non era per amicizia o spirito di brigata… era per pura e semplice paura!
Quelle mani sempre nervose e troppo vicine al calcio delle pistole bastavano a indorare qualunque pillola e a rendere mansueti i cittadini del west, almeno quelli che conoscevano i pistoleri e non intendevano assolutamente contribuire alla loro diabolica fama. Leggi il resto

La carabina Sharps 1869

A cura di Storia in Soffitta

Con C. M. Spencer, Cristhian Sharps (Washington 1810 – Vernon 1874), fornì alle Truppe Unioniste le prime e le migliori armi a retrocarica della Guerra di Secessione americana.
Verso la metà degli anni ’40, lasciato l’Arsenale di Harper’s Ferry, dove lavorava dall’età di 19 anni, Sharps si trasferì a Cincinnati, ove chiese il primo brevetto per una “Carabina a retrocarica”, che gli fu rilasciato nel 1848.
Sulla base di questa prima arma, furono prodotti, in seguito, tutti i fucili e le carabine Sharps.
Le prime armi Sharps vennero prodotte, tra il 1849 eil 1850, a Mill Creek, in Pensylvania, presso le Officine di Albert S. Nippes.
Nel frattempo, Sharps brevettava anche un tipo di pistola a quattro canne, con percussore rotante, ripresa nel 1859, unitamente ad un revolver, simile allo Smith & Wesson, con canna ribaltabile all’indietro. Leggi il resto

Lincoln e la carabina Spencer

A cura di Gaetano Della Pepa e Gualtiero Fabbri

Lincoln testa il fucile
Il presidente Lincoln infilò un’altra pallottola nel fucile Spencer, azionando la leva. Poi mirò con cura e sparò. Tirò di nuovo la leva e sparò una seconda volta, e un’altra ancora, fino a quando il fucile non fu scarico.
Christopher Spencer, un piccolo yankee tranquillo del Connecticut, il giorno prima aveva portato la sua invenzione direttamente a Lincoln, dopo che il suo nuovo fucile era stato ignorato dal Dipartimento della Guerra. Lincoln, che aveva combattuto contro gli Indiani e aveva attraversato innumerevoli volte i boschi dell’Illinois, armato di fucile, aveva maneggiato il nuovo fucile a ripetizione con abilità ed attenzione. Aveva chiesto a Spencer di spiegargli il “significato intimo dell’arma” ed era rimasto così entusiasta della nuova invenzione che aveva deciso di sperimentarla lui stesso, il giorno dopo. Leggi il resto

Le armi dei corrieri

A cura di Marco Vecchioni

Sin dall’inizio, i trasporti organizzati e le prime spedizioni di beni di valore richiesero un potente sistema di difesa. Diceva Granville Stuart, subito dopo la Guerra Civile: “Un gruppo di passeggeri ammassati in una diligenza hanno poche speranze di uscire indenni da un incontro con qualche bandito armato di pistole”.
Il fucile shogun era la migliore arma di difesa per la protezione dei passeggeri, della posta e dei preziosi.
J. T. Morley lavorò come postiglione per la Wells Fargo, California, tra il 1870 e il 1880 circa:
Egli affermava: “Noi postiglioni avevamo in dotazione dei revolver Colt calibro 45 e mozzavamo le canne delle pistole fabbricate all’Est appositamente per la compagnia.
Caricavamo le pistole con 7 grammi e ½ di polvere e 16 pallettoni disposti su quattro strati, in file di quattro. Una delle regole fondamentali della compagnia, per i postiglioni, era quella di scaricare le armi una volta lasciato il proprio posto. Leggi il resto

Le armi dei trapper

A cura di Gualtiero Fabbri

“Il trapper girava sempre con in mano il suo fucile, stesse seduto sull’uscio di una capanna, o si spostasse di pochi metri, dalla sua tenda al fuoco del vicino, scendesse al ruscello per l’acqua del caffè o per esigenze primarie, il fucile era sempre con lui, l’arma riposava tra le braccia del suo padrone tutte le notti, sia che fosse da solo all’addiaccio nel bosco, o tra amici al sicuro in un campo sorvegliato da sentinelle.
Quando posava le trappole, gli bastava allungare la mano di poco e lo aveva nuovamente a disposizione…” Prinz Maximilian von Wied und Neuwied, da “People of the First Man: Life among the plains Indians” (1833-1834).
E ancora: “Il trapper dava al proprio fucile nomignoli e vezzeggiativi, come se fosse un “essere” piuttosto di una “cosa”, sapeva sfruttarne i pregi e ne conosceva i difetti nascosti; nei bivacchi, inventava storie improbabili e mirabolanti per magnificare l’arma e la sua abilità di tiratore”. Leggi il resto

Il fucile Kentucky, un’arma micidiale

A cura di Gualtiero Fabbri

Il nome Kentucky, quindicesimo Stato dell’Unione, deriva dal termine indiano Ken-Tak-I, il cui significato parrebbe essere “regioni oscure”. Agli inizi del XVIII secolo, attorno al 1710-1720, diversi armaioli quasi tutti provenienti dal Centro Europa, Germania, Austria, Svizzera, Tirolo, emigrarono nel nuovo mondo e si stabilirono a Lancaster, in Pennsylvania, e laggiù ricominciarono a lavorare, ossia a costruire armi. Ovviamente, si basarono sulle armi dei loro luoghi di origine e l’arma principale dei cacciatori di grosse prede dell’Europa Centrale era lo Jaeger, un fucile a canna rigata, il vero progenitore del Kentucky americano.
Fin dalla loro comparsa la totalità dei fucili militari e quasi tutti quelli da caccia erano a canna liscia; fecero eccezione, appunto, gli armaioli centro-europei che erano gli unici a produrre sistematicamente armi a canna rigata da secoli, fin dal 1480. Leggi il resto

La battaglia dei cassoni dei carri

A cura di Sergio Mura

La disfatta di Fetterman (dicembre 1866) lasciò i militari annichiliti. Nessuno pensava che gli indiani potessero riuscire in un’operazione di tale portata, anche se non mancavano precedenti di maggiore rilevanza a danno dei civili. Il Colonnello Carrington, allora a capo di Fort Phil Kearny, venne destituito. Sul versante dei Nativi, la battaglia ebbe una vasta eco e la fama dei combattenti si diffuse rapidamente in tutte le pianure del nord-ovest, penetrando dentro ogni tenda e diventando argomento di discussione davanti ai fuochi di ogni campo nelle rigide notti invernali. Da ogni dove arrivavano bande pronte ad unirsi a Nuvola Rossa ed i suoi Sioux nella guerra all’uomo bianco. I forti sembravano fantasmi spersi in una frontiera dove nessuno osava più circolare liberamente. Le guarnigioni erano costrette a rimanere dove si trovavano, a volte senza neppure ricevere aiuti e rinforzi. Leggi il resto

Il fucile Springfield “Trapdoor”, l’immortale

A cura di Riccardo Rosso

Fucile usato al Little Bighorn
Nell’ampio resoconto che dedichiamo in questo sito alla cosiddetta “battaglia dei cassoni dei carri”, nel corso della quale gli indiani si trovarono per la prima volta di fronte ad un volume di fuoco, da parte dei soldati americani, che stravolse completamente la loro tattica di assalto. I Nativi, infatti, usavano mandare avanti un gruppo di guerrieri più giovani, quelli che dovevano dimostrare il loro coraggio, i quali portavano il primo assalto facendo scaricare le armi degli avversari (che erano ad un colpo solo e ad avancarica), per cui la seconda ondata di guerrieri esperti, che avanzava subito dopo, si trovava davanti ad un volume di fuoco quasi inesistente (ci voleva almeno mezzo minuto per ricaricare un fucile ad avancarica, per di più in posizione scomoda, dovendosi riparare dal lancio di frecce e da colpi di armi da fuoco). Cosa significava, infatti, caricare un’arma ad avancarica? Leggi il resto

Ombre Rosse sulla Nuova Olanda

A cura di Pietro Costantini

Fin dal 1606 gli Olandesi esplorarono il fiume San Lorenzo in cerca di pellicce, sfidando il monopolio francese; in quell’area la nave Witteleeuw catturò due vascelli francesi e saccheggiò olio di balena, fucili e altre ricchezze da navi portoghesi e spagnole. In seguito presero avvio in America imprese più legittime: il 26 luglio 1610 Arnout Vogels di Amsterdam inviò con brevetto la nave de Hoope in risposta alle scoperte di Henry di Hudson che, solo l’anno prima, era stato al soldo degli Olandesi. Vogels si occupava anche del commercio delle pellicce con la Russia, ma gli era stato negato l’accesso alla Nuova Francia. Tentò perciò di superare il monopolio francese commerciando con gli Indiani direttamente risalendo il fiume Hudson appena scoperto e tramite due mercanti francesi che potevano commerciare con la Nuova Francia. Così iniziò la concorrenza e la cooperazione franco-olandese in Nord America nel commercio delle pellicce. Leggi il resto

Le armi all’origine della disfatta al Little Big Horn?

A cura di Gualtiero Fabbri

Ormai molti “miti” nati attorno alla famosa battaglia di Little Big Horn sono stati sfatati definitivamente e alcuni di questi riguardano le cause che portarono alla sconfitta del 7° Reggimento di Cavalleria degli Stati Uniti comandato dal tenente colonnello G.A.Custer.
Uno di questi “miti” riguarda la presunta concausa del disastro di Custer, individuata nell’inadeguatezza delle armi in dotazione ai cavalleggeri.
L’armamento di ordinanza dei soldati di George Armstrong Custer prevedeva la carabina “US Springfield mod. 1873” in calibro 45-70-405 che era un’arma mono-colpo con il sistema di chiusura “trapdoor” in cui il blocco-otturatore veniva ribaltato in avanti per caricare e scaricare. Oltre a questo, ogni cavalleggero era munito di un revolver Colt modello SAA 1873 a sei colpi calibro 45. Leggi il resto

« Pagina precedentePagina successiva »