Chihuahua e Ulzana, Cosacchi della Sierra Madre

A cura di Anna Maria Paoluzzi. Articolo di Anton Nikonov

Le note sono raccolte a pagina 5. La bibliografia a pag. 6.

Poche sono le personalità importanti delle guerre Apache a cui non siano stati dedicati studi esaustivi dalla storiografia americana. Tra questi personaggi possiamo ricordare i leader dei White Mountain Apache Diablo e Pedro, gli scout (sergenti) Apache Alchise e Chato e i capi Chiricahua Loco, Nana e Kahtennay. Gli studiosi hanno anche trascurato – a mio avviso ingiustamente – altri due leader Chiricahua che ebbero un ruolo importante nella “Campagna di Geronimo”, ma finirono per essere messi in ombra da Geronimo stesso: il capo Chihuahua e il suo compagno Ulzana, meglio noto agli americani come Josanie. Lo scopo del presente articolo è colmare questo vuoto.
La notte del 18 maggio 1885, un grande gruppo di Apache Chiricahua, guidati dai capi Chihuahua, Naiche, Geronimo, Nana e Mangus lasciarono la riserva di San Carlos diretti verso il Messico. Leggi il resto

Tra gli indiani della Florida

A cura di Gianni Albertoli

Il Fontaneda ricordava le isole “Lucayan” e “Los Martires” abitate da “razza di uomini e donne molto alti, graziosi e ben proporzionati”, dichiarando che vi erano due villaggi, uno di questi si chiamava “Guaragunve o Pueblo de Llante (Town of Weeping, Villaggio delle Lacrime)”, e l’altro, di dimensioni più ridotte, “Cuchiyaga”, dove “ho subito il martirio”. L’insediamento di “Guaragunve” viene ricordato anche dallo Swanton come “Guarungube” e localizzato nelle vicinanze di Key West, come appartenente alla tribù Calusa, e probabilmente da identificare come il futuro “old Matacumbes”, uno degli ultimi rifugi della nazione Calusa in Florida. Il villaggio di “Cuchiyaga” era sulla Stock Island e il nome significava “il posto dove hanno sofferto i Martiri”.
Lo Swanton localizzava questo insediamento nella Florida sud-occidentale in vicinanza della Bahia Honda e a 40 leghe nord-est di “Guarungube”, probabilmente sulla Big Pine Key, inoltre ricordava che apparteneva anch’esso alla tribù Calusa, anche se non possiamo escludere una appartenenza ai Tekesta. Leggi il resto

Lo spirito della frontiera

A cura di Domenico Rizzi

Quando il capitano John Smith, eroe di mille avventure vere o inventate nella tormentata Europa del XVII secolo, approdò alle coste della Virginia nel 1607, i colonialisti inglesi non potevano certo immaginare le conseguenze politico-sociali che l’impresa avrebbe avuto nel lungo periodo. La spedizione mirava, come le altre che l’avevano preceduta senza successo, ad impossessarsi di una porzione di suolo americano per contrastare l’invadenza degli Spagnoli – già saldamente insediati del Messico, nel Centro e Sud America – e dei Francesi, che dalle fredde regioni canadesi minacciavano di allargare, grazie ai loro intrepidi esploratori e “voyageurs”, le aree più ricche di cacciagione del nuovo continente.
Il manipolo di avventurieri che aveva posto una seria ipoteca sul possesso dell’odierna Virginia, fu seguito da altri arrivi nel breve volgere di qualche anno e nel 1620 i Padri Pellegrini sbarcarono a Cape Cod, nel Massachussets, per fondarvi altre colonie. Leggi il resto

Il sentiero delle lacrime

A cura di Sergio Mura

Il trasferimento dei Cherokee
Era il 1830 quando Coltello Affilato, ossia il Presidente Andrew Jackson, con mano decisa e grande convinzione firmava l’Indian Removal Act, una legge che di fatto obbligava tutte le tribù indiane orientali a spostarsi senza indugio ad ovest del fiume Mississippi in quello che allora veniva pomposamente definito il Territorio Indiano. Jackson era stato a suo tempo un tenace combattente di indiani e stavolta, con questa legge, intendeva porre fine per sempre al costante stato di tensione esistente tra bianchi e indiani a causa della persistente fame di nuove terre che scuoteva gli animi dei coloni. Leggi il resto

Gli indiani della Tampa Bay

A cura di Gianni albertoli

Cosa sappiamo degli indiani Uzita, Mocoso, e degli altri gruppi nativi della Tampa Bay dopo il contatto con gli uomini del de Soto e con le altre spedizioni spagnole? Subirono anche essi il triste destino, conclusosi con lo spopolamento del territorio, come avvenne nella Florida meridionale con i Tequesta e i Calusa? La spedizione di Hernando de Soto era sbarcata nella Tampa Bay undici anni dopo l’arrivo di quella di Panfilo de Narvaez (1528). Ma questa seconda spedizione riveste comunque grande importanza per le conoscenze storiche a noi giunte grazie ai cronisti della spedizione; il Garcilaso evidenziava l’efferata crudeltà del Narvaez nei confronti degli Uzita, ma riconosce le poche notizie sugli aborigeni della parte meridionale della baia ed anche delle zone poste più a est. La storia di queste popolazioni inizia indiscutibilmente nel 1539, l’anno della venuta di Hernando de Soto e delle sue truppe. Leggi il resto

La grande tribù dei Potano

A cura di Gianni Albertoli

Gli studiosi americani hanno tradizionalmente schedato cinque insediamenti, visitati dalla spedizione di Hernando de Soto, nelle terre comprese fra Ocale e il fiume Santa Fe; questi villaggi sono stati comunemente affiliati alla grande tribù Potano, il cui nome non appare in nessun documento dei cronisti della spedizione. Questi insediamenti sembra fossero tutti sottoposti ad un capo principale; questa tesi sembra proprio veritiera, molti villaggi e gruppi nativi erano guidati da un singolo e potente leader che dominava l’intero territorio. L’esistenza di questo potentato, che non venne notata dal de Soto, appare prepotentemente nelle fonti successive, circa 25 anni dopo, durante il periodo coloniale francese che dipartiva da Fort Caroline. I principali villaggi ricordati furono Itaraholata, Potano, Utinamocharra e Malapaz, tutti stabiliti nell’area archeologica della “Alachua Culture”. Leggi il resto

John Hawkins e gli indiani della Florida

A cura di Armando Morganti

Un ritratto di John Hawkins
John Hawkins, un famoso corsaro inglese, grande amico di Sir Francis Drake e autentico terrore delle navi spagnole, avrebbe raggiunto la Florida nell’anno 1565. Il corsaro ebbe modo di incontrare i terribili indiani della penisola. Hawkins conobbe le Keys Island e sarebbe entrato in contatto con le tribù della Florida meridionale, in particolare con i Tekesta e i Matecumbes ma, probabilmente, anche con altri gruppi poco conosciuti come i Mayaimi, i Bahiahondas e i Biscaynos; avrebbe anche conosciuto la terra misteriosa del “los Cayos de Matecumbe”, un isolotto delle Keys Island. Restano seri dubbi su un suo eventuale contatto con i potenti Calusa, all’epoca nel pieno della loro potenza ed espansione territoriale. Leggi il resto

I Matecumbe della Florida

A cura di Armando Morganti

Le Upper e Lower Matecumbe Keys, con la vicina Tea Table Island, e le Lignumvitae Key, hanno rappresentato per secoli una focale ed importante attività umana dei nativi. I vari siti archeologici scoperti hanno ampiamente dimostrato che queste terre furono considerevolmente abitate da gruppi umani fin dalla preistoria. Il nome della regione, “Matecumbe”, è molto interessante ed è oggi l’unico luogo della Florida meridionale ancora usato per designare quelle antiche terre riportate sulle fonti nel XVI secolo, dove appariva molto frequentemente. Il vero significato del nome è ancora ignoto, ma alcuni studiosi ritengono che derivi dallo spagnolo “mata hombre”, tesi tutta da verificare. Come spesso è accaduto in Florida, il termine “Matecumbe” venne applicato in modo intercambiabile sia per designare il capo che la sua tribù. Leggi il resto