Sarah Winnemucca, una vita in difesa dei Paiute

A cura di Valentina Santoli

Sarah, nipote del Capo Truckee della tribù dei Paiute, nacque nel 1844 nella Contea di Washoe, Nevada. Il Capo Truckee aveva amichevolmente condotto esploratori bianchi come John C. Fremont alla scoperta della Sierra Nevada, non prevedendo che da quella prima ricognizione sarebbe conseguito l’avanzare di orde di coloni bianchi, che avrebbero invaso la sua terra costringendo all’esilio lui e la sua gente.
Sarah scrisse nella sua autobiografia “Ero molto piccola quando i primi bianchi giunsero nel nostro territorio. Arrivarono come un leone, sì, come un leone ruggente e hanno continuato ad arrivare nello stesso modo sin da allora, e io non ho mai dimenticato la loro prima venuta”.
Il nonno di Sara, nella sua saggezza, era convinto dell’importanza di mantenere la pace con i nuovi arrivati, e aveva fatto in modo che sia Sarah che la sua sorellina potessero ricevere un’istruzione, apprendendo il modo di vivere dell’uomo bianco e la lingua inglese: poiché desiderava che le bimbe avessero gli strumenti per ottenere ogni vantaggio possibile dal contatto con i coloni, si era accordato con un commerciante della Virginia che viveva in un insediamento vicino con la sua famiglia, affinchè facesse loro da insegnante. Leggi il resto

Donne selvagge del West

A cura di Michele De Concilio

Alcune signore non eccellevano in moralità, ma virtualmente tutte dimostrarono grande coraggio e affrontarono i pericoli e le incertezze della vita della frontiera.
Sia che la si chiamasse Madame o Ma’am, Señorita o Squaw, una donna doveva avere fegato per sopravvivere nel West. Il “sesso debole” incontrò ostacoli selvaggi, brutali e sgradevoli (e questi erano proprio gli uomini!), senza menzionare Madre Natura e una calamità o due. O tre. Nonostante queste avversità, o forse a causa di esse, la frontiera Americana attirò legioni di donne anticonformiste – fuori dal branco, solitarie, eccentriche e avventuriere. E alla fine tutte conservarono il loro senso dell’umorismo: “Ho 350 capi di bestiame e un figlio” disse una vedova proprietaria di ranch. “Non so chi è più duro da allevare.”
Nel caso della “boat people” (immigranti venuti dall’Europa) che si avventuravano verso il West, le donne in genere dovettero fare a meno della famiglia, degli amici, della loro cultura nativa e delle “strutture protettive” della società dell’Est. Leggi il resto

La nascita del mito Western nell’Ottocento: Eroine nelle dime Novels – 12

A cura di Noemi Sammarco
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12.


Eroine nelle dime Novels
Quando pensiamo agli eroi del west, la nostra mente corre quasi esclusivamente a personaggi maschili.
Non è pertanto sorprendente che in nessuno dei testi della letteratura “classica” americana sia possibile ritrovare un’eroina della frontiera capace di sparare e combattere come Natty Bumppo. Solamente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento in alcune dime novel si affacciarono personaggi come Hurricane Nell e Calamity Jane, eroine dalla mira infallibile, provette cavallerizze, esperte lanciatrici di “lazo”. Leggi il resto

La nascita del mito Western nell’Ottocento: Le eroine del west – 11

A cura di Noemi Sammarco
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11.


Le eroine del west, la nascita del Mito
L’immagine mitica del caotico e violento Far West è dura a morire. Tra sceriffi e fuorilegge, cowboy e indiani, teepee e saloon, cavalli e bisonti, canyon e praterie, frecce e Colt, il Far West è uno dei luoghi comuni più popolari dell’immaginario.
Il western nasce come prodotto culturale ed è il frutto di condizioni storiche, politiche, sociali e culturali decisamente uniche ed è caratterizzato da una costruzione mitica che ha le sue radici nella cultura ottocentesca, che della conquista del West ha sempre dato eccessivo rilievo agli aspetti sensazionali e patologici, lontani dagli aspetti storici. Leggi il resto

Charley (Charlotte) Parkhurst, la frusta più famosa del west

A cura di Valentina Santoli


La diligenza di Charley Parkhurst – clicca per INGRANDIRE
Nel dicembre del 1879, quando il notissimo conducente di diligenze delle colline della Sierra Nevada Charley Parkhurst passò a miglior vita, venne così ricordato:
“Era il più abile e celebrato fra i conducenti di diligenze, ed era un onore occupare il posto di scorta del sedile del conducente quando l’intrepido Charley Parkhurst teneva le redini” – Commento di un conducente al “San Francisco Morning Call”, 1879. Leggi il resto

La storia di Olive Oatman

A cura di Massimo Bencivenga


Olive Oatman
I racconti e la cinematografia, i fumetti e i libri, le canzoni e le ballate ci hanno abituato ad immaginare un bianco, bambino o adulto, che vive pacificamente con i Nativi.
Ma le cose non andavano sempre così lisce, né tantomeno così pacificamente. Andremo un po’ a vedere la storia di Olive Oatman. Leggi il resto

Godless


Godless
Godless è una miniserie televisiva western in 7 puntate andata in onda in questi giorni su Netflix che l’ha prodotta. La trama è proprio western, nel senso abbastanza classico del termine: la serie ruota intorno all’ingegnosa lotta per la sopravvivenza del giovane bandito Roy Goode (Jack O’Connell), in fuga dopo aver tradito il compagno di rapine Frank Griffin (Jeff Daniels) e la sua banda di fuorilegge. Ma soprattutto Godless racconta la strenua resistenza di un gruppo di donne, tra cui la vedova Alice Fletcher (Michelle Dockery) presso la quale trova rifugio Roy, rimaste sole nella decadente città mineraria di La Belle. Leggi il resto

Mary Fields, una donna forte nel Montana

A cura di Isabella Squillari

Sebbene sia stata una delle donne più incallite che abbiano mai lavorato in un convento, “Black Mary” si guadagnò il rispetto e la devozione di molti residenti della comunità di pionieri di Cascade, nel Montana, fino alla sua morte, che sopraggiunse nel 1914.
Mary Fields fu davvero molto amata, fu ammirata e rispettata in tutta la regione per aver trascorso la sua esistenza vivendo a modo suo in un mondo che pareva tutto contro di lei. In un tempo in cui, ovunque nel mondo, gli afro-americani e le donne di ogni razza avevano spazi di libertà veramente esigui, Mary Fields era più libera che molti uomini bianchi. Mary indossava comodi abiti maschili, compreso un berretto di lana e un paio di stivali, sotto il grembiule portava un revolver assicurato alla cintura che le cingeva la vita. Scommetteva con chiunque lo volesse fare che avrebbe messo “KO” un uomo con un pugno soltanto, e non dovette mai dare un soldo a tutti gli sciocchi che accettavano la scommessa. Leggi il resto

Cora Hubbard, la rapinatrice del Missouri

A cura di Michele De Concilio


Un quadro che ritrae una fuorilegge armata

Il 21 agosto del 1897, la ventisettenne Cora Hubbard fu arrestata per la rapina alla McDonald County Bank di Pineville, Missouri. Essa stupì gli osservatori con il suo atteggiamento impenitente.
Cora dichiarò al Daily Herald della vicina Joplin di non aver avuto paura “nemmeno per un dannato momento” durante la rapina e lasciò intendere che il suo unico rimpianto era che lei e i suoi complici non “avevano rapinato tutta quella dannata città”. Leggi il resto

Moving Robe, una donna al Little Big Horn

141° anniversario della battaglia di Little Big Horn (25-06-1876/25-06-2017)
A cura di Gualtiero Fabbri

Moving Robe
Moving Robe (Tasina Mani Win – Donna Mantello di Bisonte che Cammina), era una giovane donna Sihasapa Lakota (?-1931), una donna-guerriero coraggiosa come pochi altri, che ebbe modo di essere testimone della battaglia di Little Big Horn che descrisse così a Frank Zhan nel 1931: “Ero fuori con altre giovani donne a scavare le rape, quando dal campo in lontananza si è alzato un gran polverone, è passato un guerriero al galoppo dicendo che i soldati avevano attaccato e che le donne, i bambini e i vecchi dovevano correre sui colli dalla parte opposta. Ho abbandonato le rape e il bastone appuntito che serviva per scavarle e sono corsa al tepee. Mio padre era là che radunava i cavalli e per un momento abbiamo visto dei soldati sulle colline in alto, sopra al fiume, poi sono spariti; ho visto mio padre prepararsi per la battaglia e allora ho cantato una canzone per mio fratello, One Hawk che era morto, poi ho preso il mio cavallo nero, mi sono dipinta la faccia di rosso, mi sono intrecciata i capelli ed ero pronta per la battaglia.
Ero in lutto, ero una donna, ma non avevo paura. Leggi il resto

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