L’assalto alla diligenza

A cura di Federico Boggio Merlo

Nel West, era molto più probabile che chi affrontava un viaggio in diligenza potesse perdere la vita per via di un incidente, o magari per avere bevuto acqua contaminata o, ancora, avere consumato del cibo andato a male durante un pasto in una stazione di sosta, piuttosto che a causa delle pallottole sparate da un fuorilegge, a dispetto di quanto si crede oggi e a prescindere da quanto le esigenze sceniche del cinema ci hanno tramandato.
La realtà vera, quella vissuta faticosamente giorno per giorno in una frontiera che era comunque pericolosissima, ci consegna la versione autentica delle cose… Morire durante un assalto alla diligenza era un’ipotesi remota. Leggi il resto

Le diligenze del West

A cura di Luciano Guglielmi

Una diligenza
Nel secolo XIX, le diligenze erano normalmente trainate da due coppie di cavalli, dette “tiro a quattro”, solo per particolari percorsi, salite o strade con fondo difficile, si attaccavano sei cavalli “tiro a sei”. Le fermate durante il viaggio si definirono “stazioni”, il percorso tra una stazione e l’altra si definì “tratta” l’atto del viaggio era definito “diligenza”, da qui il nome del mezzo. Il viaggiare in diligenza era definito “scena” ed in fine, la diligenza in viaggio con passeggeri, era definita “pullman”.
Tutta questa terminologia la ritroviamo nelle ferrovie, che sostituirono le diligenze e nelle linee degli autobus, chiamati ancora oggi pullman.
La diligenza o stagecoach, era un carro chiuso con all’interno un doppio sedile per i passeggeri, vi era anche un doppio sedile esterno per passeggeri chiamato “paniere”, anteriormente la panca del Driver, con seduto vicino la guardia armata di fucile. Nelle tratte difficili per banditismo, altre guardie armate seguivano a cavallo. Leggi il resto

Charlie Utter, il ladro di cadaveri

A cura di Luca Barbieri

Charlie Utter
La bizzarra teoria che andrò a svelare nelle prossime righe prende spunto da due fatti curiosi: la “sparizione” da Deadwood di Charlie Utter dopo la morte dell’amico Hickok e la presunta pietrificazione della salma dello stesso Wild Bill, ma, è bene sottolinearlo per evitare qualunque tentazione di querela da parte degli eredi della famiglia Utter, questa è soltanto una diceria (sebbene terribilmente affascinante) non suffragata da alcuna prova certa, niente di più, dunque, che una morbosa indagine da detective dilettante su un notissimo fatto di cronaca della Frontiera americana.
Andiamo però con ordine.
I fratelli Utter giunsero a Deadwood alla testa di una stravagante e chiassosa carovana, composta da un’accozzaglia di gente decisa a diventare ricca a Deadwood o a morire nel tentativo. Leggi il resto

Alice Ivers, per gli amici “Poker Alice”

A cura di Luca Barbieri e di Sergio Mura

Alice Ivers
Dopo l’articolo “Il fascino indiscreto del tavolo verde”, vorrei tornare sull’argomento per raccontare, in maniera molto sintetica, la vita di un personaggio femminile praticamente sconosciuto ma decisamente affascinante: si tratta di una ricca ragazza inglese che, per le ragioni che vedremo, divenne lo spauracchio di molti giocatori d’azzardo (uomini) meritandosi il soprannome di “Poker” Alice.
Miss Ivers passò gran parte dei suoi settantanove anni seduta al tavolo verde, spennando avversari e fumando i propri sigari.
Inglese di nascita (Sudbury nel Devonshire, Febbraio 1851), o almeno così diceva lei, si trasferì con la famiglia in Colorado. Altre fonti autorevoli ce la consegnano quale figlia di immigrati Irlandesi, nata nel 1853 e trasferita molto presto in Virginia.
Conunque sia, imparò molto presto a giocare a poker grazie alla passione del marito, l’ingegnere minerario Frank Duffield, che passava le sue serate nei saloon. Leggi il resto

Deadwood e i suoi protagonisti

A cura di Cesare Bartoccioni

Una vista di Deadwood
Deadwood, la famosissima e pericolosa città mineraria del West, negli anni ’70 del 1800 era zeppa di personaggi duri e tra questi alcuni erano veramente senza legge. I più importanti e carismatici – come Wild Bill Hickock e Al Swearengen – hanno avuto recentemente l’onore di essere raccontati nella recente serie televisiva “Deadwood”.
Al Swearengen è il malvagio proprietario del Gem Theater, un frequentato luogo di intrattenimento dove alcol, sesso e gioco d’azzardo sono serviti come dolcetti in un ristorante notturno di bassa categoria.
Seth Bullock è l’imprenditore Canadese di ferramenta che viaggia all’ovest e diventa sceriffo in un campo di minatori senza legge. Solomon (“Sol”) Star, il modesto socio di Bullock, è la voce della ragione quando iniziano i guai. Leggi il resto

Il poker e il gioco d’azzardo nel vecchio west

A cura di Sergio Mura da un articolo di Kathy Weiser

Su un battello che procede lungo il Mississippi o in una tenda fumosa e scura di un campo minerario, una sola cosa poteva cambiare il destino di un uomo, trasformandolo da reietto a vincente.
Era il poker, il re dei giochi d’azzardo del vecchio west, giocato e reso popolare da baffuti eroi della frontiera del calibro di Wild Bill Hickok, Doc Holliday, “Canada” Bill Jones, Wyatt Earp e Bat Masterson, oltre che da centinaia di altri personaggi più o meno noti. Nelle vecchie cittadine di frontiera quali Deadwood, Dodge City, Tombstone e Virginia City, i giocatori d’azzardo, i “gambler” giocavano sempre con le spalle al muro e con le pistole ben attaccate ai fianchi durante le interminabili, costose e pericolosissime partite di Chuck-A-Luck, Three Card Monte, High Dice e Faro, da sempre giochi favoriti degli avventori dei saloon.
Sulle origini del gioco del poker si è discusso lungamente, senza mai arrivare ad asserzioni certe. Alcuni dicono che il poker sia nato nel XVI secolo con un gioco di carte persiano chiamato “As Nas” che si gioca con un mazzo di 25 carte contenenti cinque semi; le regole sono simili all’attuale “Five Card Stud”. Altri ritengono che sia stato inventato dai cinesi nel 900 D.C. Leggi il resto

Wild Bill Hickok, la sua storia

A cura di Massimo Rossi

I colori del primo mattino rendono Deadwood particolarmente affascinante. Lungo la strada principale, così come 100 anni fa, passeggiano delle persone, alcuni indossano ancora dei vecchi cappelli, hanno dei grossi baffi spioventi e le pistole alla cintura.
Così come 100 anni fa, lungo la strada principale c’è una porticina con un’insegna: “Saloon No. 10”.
All’interno la luce è scarsa, c’è un grosso bancone sulla sinistra, dei tavoli e delle sedie nella sala. L’atmosfera è carica di magia e di mistero.
Le pareti sono piene di cimeli del vecchio West: fotografie d’epoca, armi, attrezzature.
C’è addirittura una sedia, in una nicchia in alto su una parete, una sedia speciale. In un’altra parete, più in basso, ci sono esposte delle carte da Poker: una coppia di assi ed una coppia di otto con su scritto “la mano del morto”.
Improvvisamente passato e presente si mescolano, il tempo ed il luogo ti rapiscono, si iniziano a sentire delle voci in sottofondo, la sala si anima, c’è del fumo, ci sono delle persone che bevono, altre che parlano, altre ancora che giocano a poker proprio ad un tavolo poco distante. Leggi il resto

L’eroico Reverendo Henry Weston “Preacher” Smith

A cura di Luca Barbieri

Una delle due foto esistenti di Preacher Smith
Domenica 20 Agosto 1876, lungo un sentiero di montagna che da Deadwood portava a Crook City, in prossimità della gola di Spearfish (dove aveva la concessione “Potato Creek” Johnny, simpatico cercatore d’oro di cui ho già parlato in un precedente articolo) venne rinvenuto il cadavere di un uomo, ucciso da un proiettile al cuore.
Si trattava di un predicatore, Henry Weston Smith, meglio conosciuto come “Preacher” Smith, famoso nella regione per essere stato il primo religioso a mettere piede sulle Black Hills. Chi lo trovò, un cercatore d’oro di passaggio, reputò piuttosto strane le condizioni del corpo, perché da quelle parti, di solito, si finiva ammazzati o dagli indiani (ma il cadavere non era stato mutilato come spesso avveniva) o dai fuorilegge (ma i soldi che l’uomo aveva con sé non erano stati toccati).
In effetti si cominciò a mormorare che le stesse persone che avevano complottato contro Hickok tre settimane prima, avessero deciso di liberarsi anche di quello scomodo personaggio che parlava pubblicamente contro la feccia di Deadwood, facendo nomi e cognomi e chiedendo a gran voce giustizia. Ma prove di queste voci non furono mai trovate né, forse, nemmeno mai cercate. Leggi il resto

Le Lettere alla figlia di Calamity Jane

A cura di Emanuele Marazzini

La copertina del libro
La recente riedizione per i tipi di Mimesis Edizioni delle lettere di Martha Cannary alla figlia Janey (pagine 60, euro 4,17), ci offre l’occasione per riesaminare brevemente i retroscena e gli aspetti di questo singolare quanto discusso carteggio a senso unico che copre un arco di venticinque anni, dal 1877 al 1902.
Se diamo retta alle parole di Calamity Jane, la sua leggendaria e segreta unione (1870) con James Butler Hickok avrebbe portato alla nascita di una bambina, Janey (1873). Su questa ipotetica figlia circolarono da subito innumerevoli storie: una riferisce che la neonata venne affidata ad una coppia inglese, gli O’ Neil, Jim e Helena (nel West in visita di piacere), i quali la allevarono in patria, dopo averla adottata. La nota in calce al quaderno, “Jim O’ Neil, per favore dà quest’album a mia figlia, […] dopo la mia morte”, sembra dare pieno credito a questa diceria. Leggi il resto

Lo “scout-poeta” del far-west

A cura di Luca Barbieri

Il capitano Jack Crawford
Della sua famiglia si diceva che, in linea materna, discendesse da Sir William Wallace, il patriota scozzese reso celebre dal film “Braveheart” che nel XIV secolo sacrificò la propria vita nella lotta contro l’occupazione inglese; di certo c’è che questo ragazzotto irlandese (nacque nella contea di Donegal, anno 1847) trapiantato dai casi della vita oltreoceano, qualcosa di strano nel sangue doveva avercelo, e non si trattava solo dell’ottimo whisky delle sue lontane terre. Anche perché pare che fosse astemio.
Stiamo parlando del capitano Jack Crawford, meglio noto come lo “scout poeta”. E’ difficile trovare nelle cronache del Far West un altro personaggio che abbia saputo mescolare con tanta disinvoltura il fango della prateria ad aulici versi poetici intrisi di pathos e di epica. Leggi il resto

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