Il Territorio Indiano

Agli indiani nei loro territori bastava avere un’idea degli spazi di influenza, senza necessità alcuna di segnare sul terreno o su una mappa dei confini ben definiti. L’uomo bianco, invece, aveva bisogno di individuare con certezza gli spazi entro i quali esercitare la propria influenza o di cui vantare la proprietà privata. Anche in questo caso, dunque, il confronto tra due modi di vedere le cose e anche due modi di vivere creò attriti più o meno grandi. Questo a prescindere dal problema di fondo che l’avanzata dei coloni limitava sempre più i movimenti e le espressioni culturali dei Nativi.
La continua crescita della popolazione bianca e la sua inarrestabile espansione verso i territori del west alimentavano l’esigenza di definire gli spazi di reciproca influenza, anche allo scopo di ridurre le possibilità di conflitto.
Così negli anni ’20 del XIX secolo si pensò di istituire un’enorme zona di pertinenza delle tribù indiane, ad ovest del fiume Mississippi. Leggi il resto

Alice Fletcher tra gli indiani

A cura di Sergio Mura

Alice Fletcher fu etnologa e leader del movimento che voleva che i Nativi Americani avessero riconosciuti i propri diritti in una società che ormai era dominata dai bianchi.
Non fu solo una teorica, ma mise in pratica le sue idee sul campo in qualità di amministratrice della polizia indiana.
La Fletcher nacque a Cuba nel 1838 quando la sua famiglia viveva li nel vano tentativo di far guarire il padre di lei afflitto da una serie di malattie. Il padre era un ottimo avvocato e la madre proveniva da una famiglia piuttosto in vista nell’economia di Boston.
Per i problemi di salute ai quali abbiamo accennato il padre morì quando Alice aveva appena venti mesi.
Dopo essersi trasferita a Brooklin, la madre la mandò in un collegio femminile cittadino nel quale Alice sarebbe stata seguita nella prima infanzia, studiando e venendo educata nel rispetto delle esigenze delle migliori famiglie cittadine. Leggi il resto

Il Dawes Act e il frazionamento delle terre indiane

A cura di Sergio Mura

Gli effetti del Dawes Act
Il “General Allotment Act”, conosciuto anche come “Dawes Severalty Act” o più semplicemente come “Dawes Act”, era un atto (avente valore di legge) emanato dal Presidente degli Stati Uniti l’8 febbraio 1887. Il Dawes Act prendeva il nome dal suo principale ispiratore politico, il senatore del Massachusetts Henry L. Dawes. Il Dawes Act – successivamente modificato nel 1891 e nel 1906 e infine annullato nel 1934 – consentiva al Presidente degli stati Uniti di ribaltare completamente l’allora politica nei confronti dei nativi, consentendo al suddivisione delle terre tribali in lotti di massimo 160 acri (0.65 km²) di terra ad ogni capofamiglia. Questa parcellizzazione sarebbe stata garantita dal governo per 25 anni, trascorsi i quali gli indiani “avrebbero guadagnato la proprietà a pieno titolo della terra” (sic), e con esso anche la piena cittadinanza statunitense. Leggi il resto

Nuvola Rossa (Red Cloud), capo dei Sioux

Nuvola Rossa, in virtù dei successi ottenuti in vari drammatici scontri con l’avanzata americana verso ovest, conquistò un posto di assoluto primo piano tra i capi Lakota del XIX secolo.
Sebbene i dettagli del suo primo periodo di vita ci siano sconosciuti, sappiamo che Nuvola Rossa nacque vicino alla biforcazione del Platte River, in prossimità di ciò che oggi è il North Platte, nel Nebraska.
Sua madre era una donna Oglala e suo padre, che morì quando Nuvola Rossa era giovinetto, era un Brulè.
Nuvola Rossa fu allevato nella tenda dello zio materno, il capo Vecchio Fumo (Smoke).
Gran parte della giovinezza di Nuvola Rossa trascorse facendo la guerra in special modo contro gli odiato vicini Crow e Pawnee, talvolta anche contro altri Oglala. Leggi il resto

I Sioux, oggi

A cura di Gloria Mattioni

La terra appare ancora più desolata, arsa dal sole d’agosto. Chilometri e chilometri che gli indiani Sioux-Lakota (originari del Wisconsin ma approdati nelle grandi pianure del Sud Dakota nel Diciottesimo secolo) chiamano, non a caso, Badlands. Non vi cresce quasi nulla. Il suolo non è abbastanza ricco. Neppure per coltivare l’orzo o l’alfalfa per nutrire i bisonti con il cui destino si identificano. “Verso la fine delle guerre con i bianchi”, raccontò Sidney Keith, leader spirituale Oglala Lakota-Minneconjou, durante una cerimonia di danza del sole nella riserva Cheyenne River di qualche anno fa, “il nostro popolo era ridotto in catene: prigioniero di riserve inospitali, dipendente dal governo degli Stati Uniti come un bambino inesperto e incapace di provvedere a se stesso, prostrato nell’orgoglio e con legami familiari spezzati. Leggi il resto