La Guerra delle Black Hills del 1876-1877

A cura di Massimo Bencivenga


Con la Grande Guerra Sioux del 1876, nota anche come guerra per le Black Hills, si va ad intendere una serie di battaglie e negoziazioni occorse tra il 1876 ed il 1877 che coinvolsero i Sioux Lakota e i Cheyenne settentrionali contro gli Stati Uniti d’America.
Da quelle parti, una prima guerra tra Governo e Nativi si era già conclusa con il trattato di Fort Laramie (1868) che trasformò una parte del territorio Lakota in grande riserva Sioux, istituendo altresì un ampio “territorio non ceduto” in Wyoming e Montana, il Powder River Country, come territorio di caccia Cheyenne e Lakota, con restrizioni d’accesso a tutti i non nativi, eccezion fatta per gli ufficiali governativi. Leggi il resto

Inkpaduta

A cura di Cristiano Sacco

Ritratto di Inkpaduta
Inkpaduta nacque verso il 1815 nel Sud Dakota, a Wanton River, dalla gente dakotah chiamata Wahpekute. Suo padre, di nome Wamdesapa, era uno dei capi minori dei Wahpekute, sua madre veniva dalla gente Lower Sisseton.
Crebbe tra le pressioni cui erano sottoposti i Dakotah, da una parte esercitate dai coloni bianchi e dai trattati per l’acquisto delle loro terre, e dall’altra dai Chippewa, armati dai commercianti bianchi con fucili, per cui questi indiani vennero sospinti sempre più verso ovest.
Dopo la sottoscrizione del trattato del 1825, che limitava il territorio dei Wahpekute, Wamdesapa, uno tra i più accesi oppositori a questo patto, si stabilì sul Vermillion River e nel 1828, durante un litigio, uccise Tasagi, il capo dei Wahpekute.
Ecco perchè lui e la sua banda vennero considerati fuorilegge dalle altre tribù.
Morto Wamdesapa, Inkpaduta divenne il capo di quella gente. Era diventato uomo in mezzo alla violenza, e questa doveva dominare tutta la sua vita, assieme ad una dote straordinaria, quella di colpire di sorpresa e sparire immediatamente dopo. Leggi il resto

Il processo e l’esecuzione dei ribelli Dakota nel 1862

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Un bozzetto dei condannati
Gli ultimi giorni di settembre di quell’anno 1862 lasciavano presagire un inverno freddo, ma gli oltre milleduecento prigionieri Dakota ammassati nell’accampamento di Camp Release non avevano speso un solo pensiero per l’imminente stagione fredda.
Per alcuni forse era ancora troppo presente il ricordo dei giorni bollenti dell’agosto appena trascorso, quando la fame e le privazioni erano esplose nella guerra contro i bianchi, una guerra fatta di saccheggi frenetici e uccisioni. La maggior parte dei prigionieri però concentrava la propria attenzione ansiosa sui soldati bianchi che circondavano l’accampamento per impedire loro di allontanarsi, mentre i loro sguardi, incrociandosi, esprimevano la stessa muta domanda: “Quando ci lasceranno tornare a casa?” Leggi il resto

Piccolo Corvo (Little Crow)

A cura di Cristina Uderzo

Protagonista per eccellenza della Grande Insurrezione Santee fu senza dubbio Piccolo Corvo, Taoyateduta, “La Sua Rossa Nazione”, per la sua gente, i Mdewakanton.
Nacque nel 1803 in un villaggio nei pressi del fiume Mississippi da Miniokadawin, prima moglie del Capo di una banda di sioux Kaposia, Cetanwakuwa, Chargin Hawk, tradotto erroneamente dai bianchi in Corvo e da qui il nome con cui la storia ricorda anche il figlio.
Piccolo Corvo era il maggiore di dieci fratelli e diventò capo durante un periodo di grave crisi per il suo popolo, ereditando il ruolo del padre, morto intorno alla metà del 1800 da un colpo partito accidentalmente dalla propria pistola.
La madre, figlia di un capo e donna di grande spirito e bellezza, lo allevò secondo gli antichi insegnamenti della sua gente e si dice che lo temprasse col ghiaccio per rendere forti i suoi nervi e rimaneva molti giorni con lui nella fitta foresta per fargli conoscere l’importanza della solitudine e i misteri dello spirito. Leggi il resto

Il massacro di Spirit Lake

A cura di Cristiano Sacco e Isabella Squillari

Dentro la piccola capanna lo scoppio del fucile doveva essere stato assordante. Colpito alla schiena, Rowland Gardner cadde e morì senza lottare. Nell’arco di pochi minuti, sua moglie, sua figlia, suo figlio e due nipoti furono picchiati a morte con il calcio dei fucili e con ceppi di legna da ardere.
La tredicenne Abbie Gardner vide tutto quel che era accaduto. Seduta su una sedia, con in braccio il bimbo di sua sorella, assistette alla scena in silenzio, come quando sua madre e sua sorella erano state trascinate fuori, come quando la capanna era stata saccheggiata , come quando il suo fratellino e i suoi due nipotini le erano stati strappati dalle braccia uno a uno. “Per tutto il tempo rimasi muta e senza lacrime,” scrisse in seguito, “ma quando rimasi sola li supplicai di uccidermi.”
Invece Abbie fu fatta prigioniera da quegli assassini, una banda di indiani Sioux ribelli agli ordini di un capo chiamato Inkpaduta. Essi non volevano uccidere Abbie, ma volevano uccidere altri. Molti altri. Leggi il resto