Sioux a Washington contro l’oleodotto dell’Uomo Bianco

A cura di Vittorio Zucconi

Alla fine di un lungo sentiero delle lacrime, a duemila e cinquecento chilometri dalla loro terra all’altro capo del tempo e dell’America, Lakota Sioux, Cheyenne, Arapaho, Corvi, Cherokee hanno portato a Washington la loro invincibile sconfitta. Nel gelo di un weekend che li aveva accompagnati dalla tundra delle Grandi Pianure del Nord, hanno tentato l’ultima battaglia contro l’ennesimo stupro che il “Uasìchu”, l’Uomo Bianco, “colui che si prende il grasso e lascia le ossa agli altri” in lingua Lakota, sta compiendo nel corpo della loro terra. Ma sanno che il tubo di acciaio che il nuovo oleodotto pomperà dai giacimenti del Nord Dakota fino a Chicago sotto la terra, i laghi, i ruscelli delle loro riserve si farà, si sta facendo. Leggi il resto

Il Bufalo e il Corvo: Crazy Head e Toro Seduto

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Toro seduto nel 1885
Nell’agosto 1886 una notizia improvvisa sconvolse i responsabili dell’agenzia dei Crow: Toro Seduto, il vecchio nemico degli Apsalooka, si apprestava a “visitare” la zona del Little Big Horn accompagnato da un gruppo di 100 Lakota e sperava di trascorrere qualche giorno con i suoi “amici” Crow. L’agente dei Crow Henry Williamson si sentì raggelare a quella prospettiva, e non tanto per il timore che potesse riesplodere il vecchio rancore tra i suoi protetti e i Sioux, ma perché, con tutta probabilità, al termine della visita centinaia di Crow avrebbero richiesto il permesso di andare a loro volta a trovare i Sioux di Toro Seduto a Standing Rock.
Nonostante le suppliche di Williamson, Toro Seduto riuscì sorprendentemente a strappare all’agente McLaughlin il permesso di recarsi al Little Big Horn.
I primi giorni della due settimane di visita si recò al vecchio campo di battaglia dove dieci anni prima i suoi Lakota avevano sconfitto Custer “Lunghi Capelli” e dove ora sorgevano dei monumenti commemorativi eretti da poco. Leggi il resto

“Mi son fatto fare dei mocassini.” Guerra ed etica del guerriero tra i Crow

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Bell Rock
Come per tutte le tribù delle pianure, la guerra era un banco di prova fondamentale per l’uomo Crow: lo status sociale di ogni singolo individuo, per quanto grande fosse il valore attribuito ad altre qualità (generosità, abilità oratoria, poteri sciamanici), dipendeva dal suo valore in guerra. Il coraggio in battaglia era infatti ciò che assicurava il benessere materiale, visto che oggetti e merce di valore, come cavalli, coperte e armi, provenivano dal bottino che si riusciva a razziare durante le spedizioni di guerra. Anche la religione era strettamente legata alla guerra: l’antica Danza del Sole Crow, che era essenzialmente una preghiera di vendetta, aveva perciò forti connessioni con i successi e gli insuccessi militari. Leggi il resto

Liver-Eating Johnston

A cura di Sergio Mura

Quando dalle nebbie della storia del west si va a pescare qualcosa, è molto difficile riuscire a distinguere la realtà dalla leggenda. E’ sempre stato così, persino quando la storia del west era ancora cronaca. Fin da allora, infatti, torme di scribacchini e piccoli imbroglioni, raccontavano alla gente dell’est storie che difficilmente si reggevano in piedi da sole, tanto erano improbabili, ma che avevano il pregio di essere dannatamente affascinanti.
La storia di John Johnston è una storia maledetta che risponde perfettamente a quanto appena detto, ma che ha sempre affascinato perchè in essa vi è tutto quello che si richiede ad una storia che viene dal vecchio west.
John Johnston era un trapper, un “mountain-man” tra i più rudi, uno che nella sua vita fu conosciuto con un sacco di nomignoli.
Di questi, però, solo un buon paio sono rimasti famosi ed hanno spinto con forza l’uomo nella leggenda: “Crow Killer” e “Liver-Eating Johnston”, ossia Uccisore di Crow e Johnston mangia-fegato. Leggi il resto

La battaglia del Rosebud

A cura di Sergio Mura


Nel corso dei primi mesi del 1876 fu chiaro a tutti, ad eccezione degli indiani considerati ostili dal governo degli stati Uniti, che si stava muovendo la più grande forza militare contro gli ultimi resistenti delle pianure del nord-ovest.
L’ingiunzione a tutte le bande ancora fuori dagli stretti ambiti delle riserve, a farvi rientro (o ad entrarvi se era la prima volta) abbandonando la vita libera, fu la mossa decisiva.
Una pretesa che considerava solo l’esigenza della gente bianca e del governo americano, ma assai poco rispettosa delle usanze e delle necessità delle tribù indiane.
L’ordine, infatti, fu emanato intimando tempi molto ristretti e imponendo l’obbedienza degli indiani in pochissime settimane, cosa impossibile con l’inverno alle porte. Leggi il resto

E’ morto Joe “Medicine” Crow

Joe “Medicine” Crow
Alla veneranda età di 102 anni, è morto Joe “Medicine” Crow, l’ultimo capo guerra di indiano vivente ad avere mai avuto quel prestigioso titolo.
Joe “Medicine” Crow era un veterano della Seconda Guerra mondiale. Il Presidente degli USA, Barack Obama, nel 2009 lo aveva insignito con la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti, la Medaglia della Libertà.
Come abbiamo detto, Joe “Medicine” Crow era l’ultimo capo di guerra delle tribù delle grandi praterie americane, Joe “Medicine” Crow, leader del popolo Crow, nella cui riserva di Lodge Grass, in Montana, aveva vissuto quasi tutta la vita dopo esser stato cresciuto dai nonni in una casa di tronchi d’albero. E lì, a Billings, nel Montana, si è spento.
Joe “Medicine” Crow si era arruolato nell’esercito Usa durante la Seconda Guerra mondiale, e – come tutti i suoi antenati ai loro tempi – mostrò un coraggio straordinario in azioni belliche dietro le linee tedesche. Leggi il resto

“Se ci chiedete da dove veniamo”: origini dei Crow

A cura di Anna Maria Paoluzzi. Un grazie a Gianni Albertoli

Il mito: la creazione
In principio al mondo non c’era nulla, solo acqua. Iichikbaalia, Colui-Che-In-Principio-Ha-Fatto-Tutto, vagando per il mondo, osservò la vasta superficie d’acqua che si stendeva fino all’orizzonte e pensò che era brutto esser solo. Proprio quando aveva deciso di mettersi in cerca di qualcuno con cui parlare, udì delle voci: “Siamo noi gli unici esseri al mondo, sì, ne siamo sicuri”. A parlare erano stati quattro anatroccoli dagli occhi rossi, che nuotavano muovendo agilmente le loro zampette palmate. Iichikbaalia allora li chiamò a sé: “Non siete gli unici al mondo; ci sono anch’io. Piuttosto, credete anche che non ci sia nient’altro al mondo?” Rispose uno degli anatroccoli “No, questo no: crediamo che qualcos’altro al mondo, giù, nel più profondo delle acque ci sia. Lo sentiamo nei nostri cuori”. Iichikbaalia chiese quindi al primo dei tre anatroccoli “Fratellino, immergiti nell’acqua e vai giù; se troverai qualcosa, prendilo nel becco e portamelo”. Leggi il resto

Fiamme nel Montana: la ribellione di Sword Bearer

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Un guerriero Crow
La fine di settembre preannunciava un nuovo, freddo inverno nella riserva Crow del Montana. Le giornate si accorciavano sempre di più e, già intorno alle sette di sera, il sole iniziava a calare infreddolito dietro le montagne.
Quel venerdì 30 settembre 1887, l’agente degli Absaroka Henry Williamson e sua moglie, seduti nella veranda della loro residenza, erano così presi dai loro sforzi volti a catturare l’ultimo filo di luce che non prestarono molta attenzione alle grida e al rumore di cavalli in corsa proveniente dalla zona opposta dell’agenzia. Il giorno dopo era prevista la distribuzione settimanale delle razioni e gli indiani, sempre affamati e pronti a protestare per la scarsità dei beni distribuiti, dovevano evidentemente già aver iniziato a radunarsi intorno ai carri in attesa di essere scaricati. Leggi il resto

Plenty Coups incontra… il Generale Armando Diaz!

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Plenty Coups e Armando Diaz
Washington, 16 novembre 1921. Il generale Armando Vittorio Diaz, capo dello stato maggiore dell’esercito italiano, ha realizzato oggi un suo sogno di ragazzo, quando, abbigliato da indiano, è oggi stato adottato dalla tribù dei Crow ed è diventato uno dei suoi capi. Gli indiani non avrebbero potuto immaginare un onore più grande per il vincitore del Piave che quello di dargli il nome di Molti Trofei, uno dei leader della loro nazione. I due gruppi, quello del generale Diaz e dei suoi aiutanti e quello composto dal vero capo Molti Trofei e da altri capi della nazione Crow, si sono incontrati questa mattina in una grande sala dell’Hotel Willard per la cerimonia d’adozione.
Si è iniziato con la “Danza dell’Adozione”, eseguita dall’anziano capo e da Russel White Bear, Red Neck e White Faced Bear, tutti rappresentanti della nazione Crow.
Sono stati quindi eseguiti tre canti, il “Canto di Guerra”, il “Canto della Vittoria” e il “Canto della Patria”, con cui si dà il benvenuto a un nuovo capo di ritorno da una caccia fruttuosa o da una guerra vinta. Leggi il resto

I Crow (Absaroke)

A cura di Sergio Mura

Un guerriero Crow
Gli indiani Crow o Absaroke hanno sempre affascinato i bianchi che li hanno incontrati e visti nel loro territorio fin dai tempi delle prime esplorazioni del west. Sono indiani molto particolari e tipici il cui nome deriva da una erronea traduzione del termine con cui loro stessi amavano definirsi, “sparrow hawk” o “bird people”. In origine i Crow facevano sicuramente parte della grande nazione degli Hidatsa o Gros Ventres la cui zona di influenza era individuabile lungo il corso del fiume Missouri nella parte alta del Nord Dakota.
Con il passare del tempo le differenze tra quelli che sarebbero diventati i Crow e il resto della nazione originaria crebbero a tal punto da rendere necessaria una scissione dei due gruppi, con i Crow diretti verso le Montagne Rocciose. Leggi il resto

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