Tascosa gunfight

A cura di Antonio Briola


La sparatoria al saloon – clicca per INGRANDIRE
La cittadina del Texas che oggi si chiama Desdemona ed è praticamente disabitata, al tempo della sua fondazione – avvenuta nel 1857 – veniva chiamata Hogtown per la sua vicinanza al fiume Hog. All’inizio era solo un semplice fortino eretto a difesa degli attacchi degli Comanche, ma dopo pochi anni si espanse, finché – nel 1877 – prese il suo nome attuale dalla figlia del giudice di pace. Leggi il resto

Il cappello del cow-boy

A cura di Luciano Guglielmi

Tra i vari tipi di cappello che mantengono viva la storia del west, c’è un copricapo che è diventato una sorta di mito, esso è il tipico cappello che dalla fine del mito è divenuto l’emblema del cow-boy. Il design originale viene attribuito a John Batterson Stetson, il fabbricante di cappelli che per primo, alla metà degli anni Sessanta dell’Ottocento, ideò e successivamente mise in commercio il “Boss of the plan”, il capostipite del modello di cappello che oggi viene identificato come il tipico cappello da cowboy. Leggi il resto

I cow-boys

Alcuni cow-boys al pascolo
I cowboys americani erano ragazzi di età compresa tra i 18 e i 25 anni che affrontarono la vita monotona ma spesso pericolosa del pascolo, con coraggio e lealtà nei confronti del loro datore di lavoro, con il quale instauravano un rapporto di cameratismo e reciproca fiducia. L’abbigliamento tipico del cowboy era teso ad evitargli il benché minimo impedimento, era pratico per il lavoro e comodo anche per dormire, dato che la maggior parte delle volte essi non potevano neanche spogliarsi.
Il cappello era uno Stetson a larghe falde, in genere grigio o marrone, i cui usi erano molteplici: proteggeva dal sole e dalla pioggia, dal vento e dalla neve, ma fungeva anche da cuscino e da recipiente. Leggi il resto

Lo spirito della frontiera

A cura di Domenico Rizzi

Quando il capitano John Smith, eroe di mille avventure vere o inventate nella tormentata Europa del XVII secolo, approdò alle coste della Virginia nel 1607, i colonialisti inglesi non potevano certo immaginare le conseguenze politico-sociali che l’impresa avrebbe avuto nel lungo periodo. La spedizione mirava, come le altre che l’avevano preceduta senza successo, ad impossessarsi di una porzione di suolo americano per contrastare l’invadenza degli Spagnoli – già saldamente insediati del Messico, nel Centro e Sud America – e dei Francesi, che dalle fredde regioni canadesi minacciavano di allargare, grazie ai loro intrepidi esploratori e “voyageurs”, le aree più ricche di cacciagione del nuovo continente.
Il manipolo di avventurieri che aveva posto una seria ipoteca sul possesso dell’odierna Virginia, fu seguito da altri arrivi nel breve volgere di qualche anno e nel 1620 i Padri Pellegrini sbarcarono a Cape Cod, nel Massachussets, per fondarvi altre colonie. Leggi il resto

Foto del Wild West Show di Buffalo Bill

Un grazie a Hin Tamaheca e a Wikipedia

La storia del Wild West Show nasce nel 1873. Si dice che quell’anno Ned Buntline, un famoso scrittore che aveva dedicato a Buffalo Bill diversi racconti che narravano le sue – anche improbabili – gesta, gli chiese di interpretare una versione teatrale delle sue storie. Buffalo Bill non si fece pregare e accettò di fare l’attore per undici stagioni consecutive. Nel 1883 creò il Buffalo Bill Wild West Show, uno spettacolo circense in cui venivano ricreate rappresentazioni western, fra cui la battaglia di Little Bighorn, dove perse la vita il Generale Custer. Fra i protagonisti dello spettacolo, a cui partecipavano veri cowboy e pellerossa, ci furono il leggendario capo Sioux Toro Seduto, Calamity Jane e Wild Bill Hickock. Fu un successo negli Stati Uniti ed in Europa per più di vent’anni e fu una delle attrazioni principali a Londra durante il Giubileo d’Oro della Regina Vittoria nel 1889 e all’Esposizione Mondiale di Chicago del 1893. Leggi il resto

Bestiame e marchi

A cura di Aquila Solitaria

Longhorn sulle piste del Texas
L’uomo alleva bestiame da migliaia di anni, ma è stato il boom demografico del XIX secolo in Europa e in America a trasformare l’allevamento del bestiame in un’industria. La richiesta di carni a buon prezzo ha incoraggiato la diffusione nelle grandi praterie di tutto il mondo dell’allevamento in ranch, divenuto un settore di primaria importanza negli Stati Uniti e in Canada, Brasile, Argentina e Australia. Prima dell’arrivo dei colonizzatori europei, che portarono il bestiame con sé, in nessuno di questi Paesi esistevano mandrie. Originariamente il bestiame europeo era resistente, ma magro. A partire dal 1770, tuttavia, una rivoluzione nel campo della selezione, in Inghilterra, produsse nuove e più robuste razze bovine come, ad esempio, la Hereford, la Shorthorn e la Aberdeen Angus.
A partire dal 1870 queste razze vennero esportate nel Nuovo Mondo in sempre maggiore misura per sostituire le vecchie Longhorn europee (o per incrociarle con esse). Leggi il resto

I cow-boys, tra storia e leggenda

Cowboy2Il termine cow-boy è composto da due parole inglesi (cow = vacca e boy= ragazzo) e significa letteralmente “ragazzo delle vacche”, ossia mandriano. Detto così, però, parrebbe voler togliere quell’alone di avventura che da sempre ammanta questa umile figura che ha scritto o contribuito a scrivere pagine epiche della storia del west americano.
I cowboys erano figure tipiche, ma assolutamente non esclusive, degli Stati Uniti d’America del XIX secolo, preposti dai proprietari dei ranch alla conduzione del bestiame verso le zone di pascolo, alla sua protezione e al suo controllo dai numerosi pericoli naturali e, più che talvolta, umani. I cowboys dei ranch erano spesso numerosi, visto che lo stipendio era abbastanza basso, e venivano a formare anche un piccolo esercito al servizio dei proprietari terrieri, ricchi e anche poveri, poiché portavano le armi per la difesa del bestiame.
Con la “chiusura della frontiera” del 1890, la figura del cow-boy è entrata lentamente e inesorabilmente nell’immaginario collettivo, finché il termine ha finito per assumere un significato ulteriore,l’idea di un’umanità semplice, rude, resistente alle fatiche e dotata di coraggio e spirito d’iniziativa. Leggi il resto

Gli affari d’oro, col bestiame, si fanno a Nord!

La marchiatura
Quando gli allevamenti texani erano già una realtà consolidata e in cerca di espansione e di mercati, gli allevatori non tardarono ad accorgersi degli alti prezzi del bestiame raggiunti nelle piazze a Nord e a Est e subito pensarono di portare laggiù le loro bestie per realizzare un buon business. Poco importava se per fare ciò bisognava dannarsi l’anima su una pista di circa 800 chilometri; la cosa importante era per loro il guadagno.
Agli allevatori interessava un obiettivo primario, cioè raggiungere con i minori danni una stazione ferroviaria per poter caricare le bestie su un treno e spedirle ai mercati dell’Est o del Nord dove sarebbero state vendute a peso d’oro.
Una delle prime stazioni poste come meta fu Sedalia, nel lontano Missouri, da cui partivano i treni per Saint Louis e altre lucrose città dell’Est. Leggi il resto

Il “round-up”

Ai tempi dell’impero del bestiame, si svolgevano due round-up all’anno, in primavera ed in autunno. Durante questi raduni l’elemento essenziale era il cow boy. Lo scopo di tali incontri era quello di dividere le mandrie dei singoli ranch, i cui capi vagavano confusi tra loro nei vasti pascoli, quindi marchiare gli animali non ancora contrassegnati.
Per fare ciò bastava separare dalla mandria le vacche che avevano figliato, i vitellini seguivano prontamente la propria madre ed essendo questa già contrassegnata era semplice individuare il proprietario dei nuovi nati.
Una volta identificato l’allevatore che possedeva le bestie in questione, si poteva passare alla marchiatura dei piccoli.
Vi erano due tipi di segni caratteristici: il brand e il mark.
Il primo consisteva nell’imprimere sul fianco sinistro del vitello, per mezzo di un ferro rovente, il marchio scelto dal proprietario. Peculiarità del contrassegno doveva essere la difficoltà di contraffazione per tentare di ostacolare i ladri di bestiame che, però, divennero ugualmente degli artisti nella falsificazione dei ferri da marchio. Leggi il resto

Una fedele compagna: la colt

Anche gli uomini del pascolo, come del resto tutti gli uomini che vivevano nella prateria portavano la Colt, anche se cercavano di usarla il meno possibile, soprattutto i cowboy durante le lunghe marce verso il Nord, con le mandrie agitate e alle quali bastava un nonnulla per imbizzarrire. Sembra, addirittura, che molti di loro fossero dei pessimi tiratori.
La Colt «Six-Shooter» (Sei colpi) si diffuse sul territorio delle Grandi Pianure con estrema facilità per la sua maneggevolezza. Fu inventata nel 1835 da Samuel Colt (all’epoca solo sedicenne).
La storia di questo revolver è strettamente legata ai Ranger del Texas che per primi la adottarono, pare già nel 1839, e che contribuirono notevolmente alla sua diffusione.
Era la pistola ideale per chi doveva usarla stando a cavallo, data la sua estrema maneggevolezza. La si poteva considerare come sei pistole messe insieme. Durante la guerra contro il Messico, finita nel 1848, i Ranger del Texas convinsero il comandante delle truppe americane ad adottarla per tutti i soldati statunitensi. Leggi il resto

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