John Augustus Sutter, il re della California

A cura di Cesare Bartoccioni

John Augustus SutterUn tempo era il dominatore assoluto di ciò che costituiva un regno privato lungo il fiume Sacramento, ma John Sutter ebbe la disgrazia di osservare la sua immensa ricchezza e il suo immenso potere crollare nella spaventosa corsa mondiale per ripulire la California dall’oro chiamata “California Gold Rush”.
John Augustus Sutter era nato il 15 febbraio del 1803 a Baden, in Germania, anche se i suoi genitori erano originariamente arrivati dalla Svizzera, un lignaggio di cui egli era fortemente orgoglioso.
Nel 1834, di fronte a debiti impossibili da saldare, decise di tentare la sorte in America e, lasciando la sua famiglia alle cure di un fratello, salpò per New York. Leggi il resto

San Francisco senza legge durante la corsa all’oro

A cura di Sergio Mura

Un cercatore d’oro
Com’è noto, con la corsa all’oro della California scatenatasi nel 1849 gli Stati Uniti impressero una sterzata decisiva verso la conquista del West. Non si trattò certamente di una scelta semplice o indolore. Decine di migliaia di uomini e donne provenienti da ogni parte d’Europa e dall’Est degli Stati Uniti finì per riversarsi sulla California, trasformando ogni cosa e piegando uomini e cose alla febbre dell’oro.
Non si trattò di anni semplici per chi si trovò a vivere da quelle parti, specialmente durante i mesi iniziali.
Leggiamo insieme una descrizione della vita senza legge a cui dovevano adattarsi i cercatori e chiunque altro avesse scelto di vivere o fare affari a San Francisco e nella California del 1849 e degli anni successivi. Leggi il resto

John Perrett, noto come “Potato Creek”

A cura di Luca Barbieri

John Perrett
Curiosa la vicenda di questo personaggio, che è passato alla storia (meritandosi anche una copertina su Life), per quello che, in fondo, non è che un semplice colpo di fortuna: aver rinvenuto sulla propria concessione mineraria la pepita più grossa delle Black Hills. “Potato Creek” Johhny ha, comunque, saputo sfruttare egregiamente l’onda della popolarità piovutagli addosso per “costruirsi” un personaggio e diventare così un’attrazione turistica vivente.
John Perrett (questo il suo vero nome) giunse nel Territorio del Dakota a diciassette anni, dopo aver lasciato il natio Galles in cerca dell’occasione giusta.
Era il 1883 e la corsa all’oro cominciava un po’ a zoppicare: le concessioni migliori erano già state accaparrate, la sabbia dei torrenti già tutta rovistata, le montagne già un bel po’ traforate. Leggi il resto

La frontiera delle “città del miraggio”

A cura di Renato Genovese

L’Hotel Empire, definito pomposamente “uno dei migliori alberghi di tutta l’alta California”, non era altro che una baracca due piani, costruita con grosse tavole di legno con il tetto coperto da un semplice telone.
Ma aveva ben tre finestre a vetri che si affacciavano sulla “main street”, la polverosa strada principale della cittadina mineraria di Rich Bar, e questo dettaglio veniva considerato dei ricercatori del luogo come il massimo della sciccheria. L’interno, poi, secondo il metro di giudizio di quegli uomini rudi e senza pretese, che passavano le loro giornata a scandagliare il fondo del fiume Feather per ricavare qualche oncia di polvere d’oro, era ancora più lussuoso: a parte l’angolo adibito a magazzino (con padelle, lardo, palle, piccoli, sacchi di patate, barili di sottaceti e merce di tutti i generi ammonticchiata alla rinfusa di qua e di là), e trascurando le latrine a cielo aperto poste sul retro della costruzione, tutto il resto dell’hotel era foderato di quella orribile stoffa rossa damascata così diffusa nei più rinomati bordelli dell’epoca. Leggi il resto

Travolti dalla febbre dell’oro

A cura di Graziano Frediani

La tragica avventura umana di John Sutter – l’uomo a suo tempo definito “l’imperatore della California”, ha come sfondo un evento che avrebbe segnato in maniera irreversibile la grande epopea della frontiera americana. Quando, nei primi mesi del 1848, si diffuse la notizia che in California erano stati scoperti imponenti giacimenti auriferi, una autentica fiumana di emigranti (probabilmente la più vasta e inarrestabile mai mossasi fin’allora, nella storia dell’umanità) si riversò immediatamente in quelle terre bellissime ma ancora selvagge, guidata da un sogno comune: arricchire, in brevissimo tempo. Anche se imponeva sacrifici enormi (bisognava viaggiare per centinaia e centinaia di miglia, attraversando deserti e praterie sconfinate e scavalcando barriere estremamente disagevoli, quali le Montagne Rocciose), la “corsa all’oro” fu davvero un fenomeno collettivo e fulminante. Leggi il resto

Pale, picconi e piccoli folletti

A cura di Luca Barbieri

Un cercatore d’oro
Nei film e nei fumetti sono quasi sempre arzilli vecchietti un po’ matti, con una statura quasi nanesca, magri come chiodi, senza denti ma in compenso con barbacce incolte da istrice; parlano spesso a vanvera e girano con muli sovraccarichi di arnesi da lavoro e di borracce colme di buon whisky.
Sono i cercatori d’oro, vere icone del genere western, gente caparbia ed ostinata capace di raccontare monumentali frottole su come si può diventare ricchi in meno di un’Avemaria sguazzando come salmoni nei gelidi e pericolosi torrenti di montagna oppure traforando come topi i fianchi di colossali montagne.
Ma, al di là dei luoghi comuni, come si cercava realmente il biondo e prezioso metallo nel vecchio West? Leggi il resto

Corsa all’oro in California

A cura di Cesare Bartoccioni

Oro in California!Nelle città e nei centri dell’Est, sembrava quasi come al tempo della guerra. Migliaia di uomini lasciavano le loro case e le loro famiglie e partivano per la California. Le donne si trasferivano dai parenti o provvedevano a se stesse. I bambini scrivevano lettere ai loro padri lontani ed aspettavano impazientemente che tornassero a casa. Era il 1849, e la corsa all’oro della California era iniziata.
James W. Marshall aveva scoperto l’oro il 24 gennaio 1848. Marshall lavorava per John Sutter, un immigrato svizzero che sperava di creare un impero agricolo in California.
Sutter possedeva 39.000 acri di terra (1), sui quali allevava bestiame, coltivava frutta e vegetali. Costruì un grande forte che divenne la sede di diverse attività commerciali.
Marshall stava ispezionando un canale presso la segheria di Sutter sul South Fork (2) del fiume American quando vide un brillio sotto l’acqua. Raccolse la particella scintillante, delle dimensioni di mezzo pisello. Era certo di aver trovato oro. Leggi il resto

Guida del cercatore d’oro della California

A cura di Sergio Mura

Con tempestività, lo stesso anno dello scoppiare della febbre dell’oro verso l’El Dorado della California, fu pubblicata a nome Simpson – ma in realtà frutto di elaborazione redazionale dell’editore Joyce & Co. di New York, nel 1848 – questa Guida del cercatore d’oro della California. Sappiamo oggi che la corsa all’oro, del resto avviata da una specie di proclama del Presidente, servì più che alle miriadi di avventurosi che vi parteciparono, ai posteri coloni che trovarono il terreno per la stabile colonizzazione preparato.
E questa guida, più che essere utile strumento agli immigrati, di cui London racconterà l’improba lotta, è una specie di abile dépliant pubblicitario.
«Forse il primo esempio di come si alimenta un mito su scala mondiale»: la definisce Attilio Brilli, che rapidamente racconta, analizzandola, come una nazione allettò, con moderna persuasione, i suoi apripista da tutto il mondo. Leggi il resto

La febbre dell’oro del Klondike

A cura di Sergio Mura

Un cercatore d’oro
Il 16 agosto 1896, un giorno qualunque nel calendario delle speranze dei cercatori d’oro, a George Washington Carmack e ai suoi due amici pellerossa accadde il miracolo: pescarono una pepita d’oro – una vera! – dal letto del Rabbit Creek, un tributario del Klondike River canadese. Quella che ne seguì, con codazzo di gioie e disperazioni, fu la più importante corsa all’oro di cui si serbi ricordo nella storia del west nordamericano. Oltre 100.000 cercatori d’oro, perlopiù improvvisati, poveri e disperati, si riversarono nel Klondike; cercavano la fortuna che però arrise solamente ad una piccolissima minoranza. Solo 40.000, tra l’altro, riuscirono a trovare spazio nei campi auriferi. Leggi il resto