Feriti da una freccia

A cura di Maurizio Biagini

Guerrieri Paiute
Avvelenata o no, essere infilzato da una freccia indiana era un affare serio. Se anche la freccia non ledeva un organo vitale, c’erano molte complicazioni che potevano insorgere, come le infezioni e la cancrena (la penicillina era ancora molto in là dall’essere scoperta) o le emorragie. Inoltre se la freccia non veniva estratta immediatamente dalla ferita, potevano insorgere conseguenze anche mortali.
A contatto con il sangue i tendini usati per legare la punta all’asta tendevano a gonfiarsi e a tendersi, e se i tempi di estrazione erano troppo lunghi la punta resa scivolosa sarebbe rimasta nella ferita.
A seconda di dove era si infissa la freccia, c’era pure il rischio che i muscoli si contraessero intorno alla punta rendendone ancora più ardua l’estrazione. Leggi il resto

Paterson, il primo revolver

A cura di Roberto Carlotti

La storia della rivoltella Paterson è indissolubilmente legata a quello del suo progettista, Samuel Colt. Il giovane Samuel, nonostante fosse un grande appassionato di armi, invece di mettersi a lavorare presso la bottega di un armaiolo preferì passare un adolescenza avventurosa e si imbarco sulla nave Corvo che faceva spola tra New York e Calcutta.
Durante una delle lunghe e tediose traversate oceaniche, Colt ebbe modo di osservare da vicino il sistema di propulsione della nave, costituito da due ruote a pale. Egli pensò che fosse possibile applicare lo stesso sistema ad un revolver e, con l’aiuto di un coltellino, realizzò subito un originale prototipo in legno. Tornato in America, si rivolse immediatamente ad un prestigioso armaiolo dell’ epoca, Anson Chase, affinché realizzasse il suo prototipo. Leggi il resto

Tom Horn, la vita e il suo Winchester 1894

A cura di Omar Vicari

L’arma rappresentata in figura conosciuta come “Winchester modello 1894 calibro .30” (nota anche come .30-30 Winchester) numero di serie 82667 è appartenuta a Tom Horn, personaggio famoso della frontiera, scout, detective per l’Agenzia Pinkerton e killer a pagamento per l’associazione degli allevatori di Iron Mountain del Wyoming. L’arma, uscita dalla fabbrica Winchester, può essere stata acquistata da Tom Horn con i profitti, 600 dollari per ogni persona uccisa, che intascava dagli allevatori. Quest’arma meravigliosa, una volta esposta al “National cowboy hall of fame” in Oklahoma City, è ora nuovamente di proprietà della famiglia Irwin. Leggi il resto

Le armi da fuoco che hanno conquistato il west

A cura di Mario Raciti

Il West, lo sappiamo, fu conquistato principalmente con il sudore, la forza, il coraggio, il lavoro e la pazienza di migliaia e migliaia di pionieri, agricoltori, cercatori d’oro e cowboy che vi si riversarono, e nel giro di poco meno di un secolo lo trasformarono nel futuro dell’America, che a quell’epoca si basava essenzialmente sulle industrie, l’economia e la politica dell’Est.
Ma come avrebbero potuto, loro, pionieri, cercatori d’oro e tutti gli altri protagonisti del West, offrire alle loro doti un aiuto decisivo e insostituibile se non affidandosi all’uso delle armi? Questi strumenti di offesa, in qualsiasi loro forma, furono i protagonisti paralleli agli uomini della Conquista del West. Leggi il resto

Le armi corte dei mountain-men e dei primi pionieri

A cura di Marco Vecchioni

Esploratori, commercianti e montanari erano attratti dalle pistole per ragioni di maggior sicurezza, anche se spesso queste erano costose.
Di solito venivano vendute in coppia ma alcuni audaci individui ne possedevano anche di più ed avevano escogitato vari modi di portarle o nasconderle. Per quanto riguarda le dimensioni, si andava dai grossi tipi militari ( 50 e 70 ) di calibro alle pistole medie da portare alla cintura, ai tipi tascabili.
Le più eleganti erano le pistole Kentucky, generalmente da 40 a 54 di calibro, con canne da sei a dieci pollici, rigate o lisce. Le pistole più piccole avevano una lunghezza che andava dai cinque ai sette pollici, e il loro calibro a volte arrivava anche a 50. Leggi il resto

Il tomahawk, la scure di guerra degli indiani

Un guerriero con un tomahawk
Il Tomahawk, strumento di offesa per eccellenza insieme ad arco e frecce al tempo dei primi scontri tra bianchi e indiani (e anche prima, nell’uso quotidiano delle varie tribù), è la scure da combattimento dei Nativi Americani. In verità fu utilizzata per lungissimo tempo anche dai coloni Europei poichè aveva numerosi pregi e, tra questi, vi era che si prestava anche ad essere lanciata. Il nome, Tomahawk, è l’esatta traslitterazione in inglese del termine utilizzato dagli Algonchini della Virginia da cui i bianchi ne sentirono parlare per la prima volta. Originariamente la testa del tomahawk indiano era realizzata con un semplice pezzo pietra lavorata, ma con l’arrivo degli europei e l’avvio degli scambi commerciali cambiò tutto e da quel momento furono utilizzati esclusivamente ferro o ottone e teste preconfezionate dagli artigiani europei o dai coloni. Leggi il resto

Il problema indiano secondo Alexis De Tocqueville

Un grazie a Wikipedia

Alexis De Tocqueville
L’inattesa morte del famosissimo capo indiano Tecumseh, sul finire di una parte importante delle prime guerre indiane di frontiera, non lasciò tutti i bianchi indifferenti o felici. In quegli anni si trovava in America Alexis De Tocqueville, il famoso filosofo, storico e politico francese. L’osservazione diretta dei maltrattamenti che venivano riservati agli indiani e, in generale, la constatazione che a monte vi fosse una sorta di piano preordinato per spazzare via gli indigeni da quel continente, spinse De Tocqueville a scrivere pagine durissime.
Tra le tante cose dirette ad evidenziare la superiorità della razza europea e a sottolineare l’abisso del male in cui era sprofondato l’uomo di colore a causa della schiavitù, De Tocqueville si soffermò a lungo sulla condizione indiana. Leggi il resto

L’educazione del guerriero

A cura di Gaetano Della Pepa

Gli indiani dovevano le loro particolari doti di disciplina, abnegazione, resistenza e coraggio all’educazione che ricevevano, tutta improntata a far acquisire la padronanza di sé. Sin dalla più tenera infanzia il fanciullo indiano veniva allenato a controllarsi, a sottomettere il corpo, i sensi e la mente alle prove più dure, per renderli quanto più inaccessibili alla debolezza e questa salutare influenza agiva su di lui sin dalla culla e non in senso figurativo, ma realmente. Com’è noto, le culle indiane consistevano in un’asse di legno sulla quale era stesa una pelle di daino.
Qui il piccolo, il papoose, era legato e tale rimaneva sia al riparo della tenda, sia sul dorso della madre intenta alle sue quotidiane faccende o sulla groppa del cavallo in mezzo alla schiera in marcia durante lo spostamento del campo. Leggi il resto

La battaglia dei cassoni dei carri

Centenario della morte di Nuvola Rossa (10-12-1909 / 10-12-2009)

A cura di Sergio Mura

La disfatta di Fetterman (dicembre 1866) lasciò i militari annichiliti. Nessuno pensava che gli indiani potessero riuscire in un’operazione di tale portata, anche se non mancavano precedenti di maggiore rilevanza a danno dei civili. Il Colonnello Carrington, allora a capo di Fort Phil Kearny, venne destituito.
Sul versante dei Nativi, la battaglia ebbe una vasta eco e la fama dei combattenti si diffuse rapidamente in tutte le pianure del nord-ovest, penetrando dentro ogni tenda e diventando argomento di discussione davanti ai fuochi di ogni campo nelle rigide notti invernali. Leggi il resto

La fondina

A cura di Antonio Carlucci

Pistola e fondina
Originariamente non vi era un modo particolare di portare le pistole, in quanto considerate armi secondarie non solo rispetto ai fucili ed alle carabine ma anche rispetto a quelle bianche. Così tali strumenti di offesa ebbero una parte minore nel trovare una propria collocazione nell’equipaggiamento del soldato, il quale generalmente non si poteva permettere di avere in dotazione questa arma se non privatamente e contro i regolamenti, tanto è vero che tali armi venivano acquistate in un numero tale che rispettava le capacità economiche e di carico del proprietario, usanza che si mantenne successivamente tra i guerriglieri della Guerra di Secessione americana.
Quasi tutte le prime pistole militari, ovvero quelle di grandi dimensioni con meccanismo a pietra diffusesi nel corso del XVII secolo, erano strumenti di offesa nate per essere impiegate soprattutto dalla cavalleria, in sostituzione delle armi lunghe. Leggi il resto

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