Quella calamità di Calamity!

A cura di Sergio Mura da un lavoro di William B. Secrest

“Accadde il giorno di paga… Lei era andata a bere con i soldati e dopo una colossale ubriacatura aveva fatto l’inferno con i suoi compari. Quando la portarono in guardina, era quasi nuda e completamente ubriaca. Si chiamava Calamity Jane.”
Nel maggio del 1901, lo scrittore Lewis Freeman era in viaggio lungo lo Yellowstone River. A quel tempo lavorava come cronista a Livingston, nel Montana, una cittadina che non era che un vago ricordo di quel che era stata durante i tempi d’oro del West. Freeman era a passeggio per le vie cittadine quando fu bloccato da una tipa che gli disse: “Ehi giovanotto! Puoi indicare ad una signora dov’è la sua casa?” “Mi dica qual è la signora…”, rispose Freeman.
E lei, senza scomporsi: “Sono io! Martha Canary, Martha Burke, oppure… Calamity Jane.”
Calamity Jane era probabilmente la donna più famosa della frontiera e quel giorno era appena arrivata a Livingston da Cody – una cittadina del Wyoming – ed aveva affittato una stanza. Poi era andata in giro, ma aveva scordato l’indirizzo del saloon.
Freeman si mostrò disponibile e la accompagnò in un piccolo tour dei saloon cittadini alla ricerca di quello in cui doveva stare. Ma quando i due trovarono la stanza, sorse un nuovo problema, Martha aveva anche perso la chiave della camera! Per fortuna alcuni uomini la spinsero dentro attraverso la finestra, per cui la faccenda si risolse positivamente.
L’indomani mattina, Freeman si recò in visita da Calamity Jane e la trovò indaffarata tra la gestione di un grosso sigaro e la preparazione di una pesante colazione all’americana.
Freeman venne invitato ad accomodarsi e alla fine non riuscì a rifiutare un assaggio di uova e pancetta. Chiacchierando, si scoprì che Martha non ricordava assolutamente niente del loro incontro del giorno prima…
“Calamity Jane – ricordò in seguito Freeman – a quel tempo aveva 55 anni ed il suo viso abbronzato e vagamente minaccioso era scavato da profonde rughe, ma la bocca si alalrgava frequentemente in un sorriso irresistibile che metteva a nudo l’assenza di alcuni denti. Sembrava una settantenne! Era chiaramente povera e mi dissero che lo era per la sua incredibile generosità che si esprimeva nel donare tutto ciò che aveva e nell’assistere quelli più derelitti di lei. L’ultima sua malattia, per capirci, l’aveva buscata assistendo alcuni disgraziati ubriaconi buttati sul ciglio della strada.”
Martha Canary Burke
Freeman e Calamity Jane passeggiarono un po’ nel retro del saloon che la ospitava, parlando del più e del meno. Ad un certo punto il cronista le chiese di parlarle di lei e della sua vita avventurosa. “Prima andiamo a prenderci un po’ di scorte di birra – disse lei – e poi ti racconterò tutto.”
Ritornati nella stanza, Calamity si sedette su un barilotto di birra e iniziò a raccontare. Ogni volta ch eveniva interrotta, però, la storia ricominciava daccapo… All’improvviso Freeman comprese che ciò che stava sentendo era la storiella un po’ romanzata che Calamity era solita raccontare, nel 1896 a Milwakee in un museo, ai curiosi disposti a pagarla con una monetina. Freeman era cresciuto in mezzo ai “dime-novels” di Ned Buntline e “Recless Ralph” e ciò che stava sentendo gli era ben noto. Dal racconto di Calamity, tra sparatorie, battute di caccia, saloon, bevute, corse a cavallo e sulla diligenza, emergeva che alla donna era fin troppo chiaro che quello stile di vita l’aveva duramente provata, ma sopratutto l’abuso di alcool degli ultimi anni l’aveva letteralmente portata sull’orlo del baratro.
Martha, la futura Calamity Jane, era nata a Princeton da Robert e Charlotte Canary nel 1856. Da Princeton la famiglia si trasferì a metà degli anni ’60 verso il Montana alla ricerca di un po’ di benessere, inseguendo la chimera dell’oro. L’impresa non diede risultati positivi e nel giro di pochi anni, la ragazza si trovò senza genitori. A quel tempo, casi del genere si risolvevano con l’adozione, ma Martha era particolarmente irrequieta e indipendente e decise di andarsene per i fatti propri. Il suo carattere finì per portarla dentro un bordello, ma quella non era vita che facesse per lei.
Tra il 1874 e il 1875 Calamity Jane era al seguito sia di George A. Custer che della spedizione Newton-Jenney nelle Black Hills del Territorio del Dakota, ma non in qualità di guida (come avrebbe dichiarato in seguito), bensì come “camp follower”, ossia come prostituta.
Con buona probabilità era una “camp follower” anche nel 1876, quando si aggregò all’armata di George Crook. Semplicemente, faceva che ciò che doveva fare per sopravvivere alla frontiera tra l’indifferenza generale e uno stile di vita che era capace di macinare tutto e tutti.


A cavallo nel campo del Wild West Show di Buffalo Bill

Nel 1901, quando Calamity incontrò Freeman, dimostrare ben più degli anni che aveva, specialmente per via dell’alcolismo e della malnutrizione, oltre che per la vita di stenti che aveva condotto fin allora. Pochi mesi prima di quell’incontro, Calamity si era avventurata verso Bozeman, ma a causa del precario stato di salute e della denutrizione era finita ricoverata presso una casa che ospitava le persone indigenti nella contea di Gallatin.
I giornali di tutti gli stati Uniti parlarono a lungo di quel fatto e subito dai vecchi amici della frontiera, come Buffalo Bill Cody, piovvero donazioni di denaro. Così, il 5 aprile l’Anaconda Standard, scrisse: “Calamity Jane sembra essere del tutto uscita dai guai finanziari che l’avevano travolta”. Purtroppo, però, Calamity raccolse i contributi, lasciò la casa in cui era ricoverata e si recò al primo saloon, riprendendo subito il solito stile di vita, cosa che lasciò interdetti i suoi amici.
In seguito alla colossale bevuta si Livingston, Calamity si spostò a Red Lodge, nel Montana. Un giorno il padrone del Taft’s Saloon la trovò priva di senso, accasciata su una sedie e con le gambe gonfie appoggiate su un’altra sedia. “Non c’era dubbio – disse uno di quelli che poterono vederla in quello stato – che Calamity era ridotta veramente male!” A causa dello spaventoso gonfiore degli arti, venne chiamato il dottore che le fece alcuni controlli, concludendo che non sarebbe vissuta più di altre due ore… Quelli che erano nel saloon, insieme allo sceriffo, decisero di raccogliere dei fondi per Calamity, ma quando raggiunsero una discreta somma e rientrarono nel locale, Marta era sparita. Un ragazzino disse di averla vista dirigersi verso la stazione.
Il simpatico soprannome di Marta, “Calamity Jane” le venne attribuito molto presto e si è discusso a lungo, arrivando alla determinazione che la storia raccontata dalla stessa Calamity, quella dello scontro con gli indiani e del salvataggio di un ufficiale di cavalleria che le avrebbe in seguito affibbiato il soprannome, sia solo una storiella.
Maggiormente interessante è il racconto di George Hoshier, un vecchissimo amico di Martha, fornito al Washington Post il 22 luglio del 1906: “Conobbi Calamity a Cheyenne nell’autunno del ’75…
Nel 1876, l’anno di Deadwood
Il suo soprannome nacque così… Era sempre in mezzo ai guai. Li attirava a sé come se fosse una condanna e qualsiasi cosa facesse, finiva regolarmente male, aldilà delle buone intenzioni. Le disgrazie si susseguivano con una costanza tale che a un certo punto James Poulton (editore del Cheyenne Daily Sun) la chiamò «Calamity Jane» e quel nomignolo funzionò!”
Nel 1876 il giovane Joseph Andreson era su un carro diretto verso le Black Hills. Era scoppiata la febbre dell’oro per via di alcuni ritrovamenti a Deadwood Gulch e le carovane erano piene di aspiranti cercatori d’oro diretti verso la nuova terra promessa e, naturalmente, nei carri c’era il pienone anche di tutta quella gente che viveva delle speranze dei minatori: proprietari di saloon, commercianti, bari, delinquenti, prostitute. Nelle sue memorie, Andreson racconta anche del lungo viaggio sul carro di Steve e Charley Utter diretto ai campi auriferi. Dietro a loro c’era il carro di Wild Bill Hickok e un amico.
A tutti loro, una volta giunti a Fort Laramie, venne consigliato di restare lì in attesa di unirsi ad almeno un’altra carovana, in modo da raggiungere un numero di viaggiatori tale da scoraggiare eventuali bande di indiani dall’attaccarli.
Anderson ricorda che al forte accadde un fatto stravagante. “Mentre eravamo a Fort Laramie – ebbe modo di scrivere nel suo diario – accadde uno strano fatto. Una mattina ci venne incontro l’ufficiale di giornata per chiederci se eravamo disponibili a prendere con noi una donna. Ricordo che era il giorno dopo quello di paga e quella donna era reduce da una colossale ubriacatura con altri soldati e tutti insieme avevano scatenato l’inferno nel saloon, finchÈ non li avevano sbattuti in guardina. E la donna era completamente ubriaca e seminuda. Si chiamava Calamity Jane!”
Il racconto di Anderson è confermato da un articolo di quello stesso periodo pubblicato sul Cheyenne Daily Leader e da una nota inserita nella stessa autobiografia di Calamity Jane. A dispetto dei racconti leggendari di uccisioni di decine di indiani e banditi e del vantato lavoro come scout per Custer e Crook, la vera Calamity Jane è praticamente quella descritta da Anderson nel suo diario.
Con la bottiglia in mano
Come d’altra parte era stato una pura casualità la sua presenza a fianco di Wild Bill nella stessa carovana diretta a Deadwood.
Perciò, è abbastanza evidente che la fama mondiale conquistata da Calamity Jane è largamente dipendente da racconti fantasiosi di certa stampa del tempo e dai resoconti diella stessa Martha che li condì con abbondanti dosi di invenzioni vere e proprie.
Sempre secondo Anderson, persino a Deadwood, Calamity Jane non tardò molto a finire nel giro della prostituzione.
Nel corso degli anni successivi Martha ebbe occasione di convivere con vari uomini, forse una mezza dozzina, ma si trattò esclusivamente di piccole avventure, nonostante lei avesse l’abitudine di chiamarli “mariti”. Hickok non viene citato tra questi uomini! Forse in un solo caso si potè parlare di relazione “legale”. L’ultimo uomo col quale convisse si chiamava Dorsett e anche in quel caso, si trattò di una cosa abbastanza fugace.
Nel maggio del 1901 venne inaugurata a Buffalo (nello stato di New York) la “Pan-American Exposition”, una mostra veramente grandiosa che durò sei mesi e che viene ancor oggi ricordata sopratutto perchÈ fu la scena dell’omicidio del Presidente degli Stati Uniti William McKinley. Quasi nessuno ricorda che l’esposizione fu illuminata per la prima volta dalla luce elettrica generata dalle Cascate del Niagara, ma tutti ricordano che era presente Calamity Jane!
Quella primavera, quando i giornalisti riempirono le cronache nazionali di notizie sullo stato di indigenza in cui versava Calamity Jane, ricoverata presso la casa di accoglienza di gallatin, una scrittrice di New York ebbe un’idea. Josephine Winfield Brake aveva pubblicato in quel periodo un romanzo che però non stava dando i risultati di vendita attesi. In qualità di corrispondente per un giornale di New York all’esposizione panamericana, si era trovata nella condizione di dover affittare una casa a Buffalo e in quella circostanza le era capitato di leggere della difficile condizione in cui versava Calamity Jane.
La Brake ebbe la pensata di incontrarsi con Calamity e di proporle di leggere brani del suo romanzo ai turisti dell’esposizione. La avrebbe ricompensata con 10 centesimi di Dollaro per ogni copia venduta. In teoria si trattava di una buona idea, se non fosse per il piccolo particolare che a realizzarla sarebbedovuta essere Calamity Jane!


Un altro ritratto di Calamity Jane

La scrittrice sapeva che Calamity lottava contro l’alcolismo; nessuno sapeva esattamente l’età di Martha, ma era chiaro a tutti che non le restavano molti anni da vivere. Oltre alla percentuale sulle vendite, la Brake era intenzionata ad offrire l’assistenza a vita, confidando che l’alternativa della vita da strada bastasse a dare la spinta decisiva al suo piano.
Così, nel giugno del 1901, la scrittrice si mise in viaggio alla ricerca dell’eroina del west. Ma l’illusione che si potesse trattare di un compito semplice svanì improvvisamente nel Montana, dove nessuno era in grado di indirizzarla in maniera corretta. Dopo aver girato un’infinità di locali e saloon, finalmente, a fine luglio, la Brake riuscì a trovare Calamity Jane. Era in un bordello nei pressi di Livingston dove stava smaltendo i postumi di una terribile sbornia.
Malata, affamata e disperata, Calamity era sensibile a qualunque proposta che potesse cambiarle la vita. Quando Brake le spiegò il suo progetto collegato alla vendita dei suoi libri, inclusa l’idea di assistere Jane a vita, in un istante decise per il sì.


Grande bevitrice e donna che amava l’allegria

Poco dopo le due donne erano su un treno dirette a Buffalo. In una lettera pubblicata il 20 luglio nell’Anaconda Standard, si poteva leggere una lettera della scrittrice in cui si descriveva la nuova situazione: “Siamo giunte a Buffalo domanica mattina. Calamity si è comportata ancor meglio di quanto io stessa desiderassi. Quando abbiamo raggiunto la nostra casetta, lei si è accomodata, ha gettato uno sguardo intorno ed ha detto ‘Oh, che bello! Non ti lascerò mai.’ Era felicissima e prese l’impegno di non bere mai più whisky. Durante il viaggio in treno, ad un certo punto un gruppo di suoi conoscenti tentò di convincerla a scendere alla fermata di Bismarck. Avevo capito che volevano chiederglielo, ma non feci nulla per evitarlo; era l’occasione buona per metterla alla prova. E Calamity non tradì le mie aspettative, rifiutando in maniera decisa. Il suo affetto per me pareva essere smisurato.”
Tutto questo era fin troppo bello per durare. E infatti…
Poco dopo, Brake tenne un piccolo ricevimento per presentare la sua protetta alla bella società e dal giorno dopo iniziarono a lavorare come avevano concordato. Dopo un breve periodo, però, Calamity iniziò ad essere svogliata e un po’ insoddisfatta. La Brake ricavava almeno 25$ alla settimana dalla vendita dei libri, mentre Jane otteneva appena 1 centesimo da ogni libro, per cui alla fine di una settimana di lavoro aveva ricavato 30 centesimi.
In posa col suo fucile
Un altro espositore fece a Calamity un’offerta di lavoro. “Cummins’ Indian Congress” stava reclutando alcuni indiani per uno spettacolo ed aveva ingaggiato persino il famoso Apache Geronimo. La tentazione fu così forte che Calamity ruppe il suo accordo con la Brake e firmò con Frederick T. Cummins per il suo “Indian Congress”, apparentemente scordando che nell’accordo con la scrittrice era compresa l’assistenza a vita. O forse, in quel momento, non se ne preoccupava…
L’alcolismo riprese il sopravvento quasi subito. Il suo lavoro consisteva nello stare a cavallo e posare, vestita di pelle, per le fotografie da vendere ai turisti. Una roba noisissima che non riusciva a digerire. L’unica cosa in grado di farla andare avanti era la prospettiva di guadagnarsi una bevuta. “Nel suo primo giorno di paga – notava un giornalista di Buffalo – Jane entrò in un saloon per bere e invitare tutti a bare con lei.”
Il 9 agosto, il Buffalo Evening News scriveva: “Mrs. Mattie Dorsett (il cognome deriva dal suo ultimo marito), la famosa Calamity Jane dei tempi della frontiera, colei che si è esibita con l’Indian Congress nel corso dell’ultimo mese, ha passato la notte dietro le sbarre della prigione. Il poliziotto Charles P. Gore ha dichiarato di aver trovato la donna in stato di completa incoscienza nei pressi del cancello dell’esposizione l’altra notte. Era ubriaca e non ricordava il motivo per cui si trovava lì. Calamity Jane ha trascorso la notte all’interno della stazione di polizia. Questa mattina il giudice Thomas Rochford l’ha rilasciata sospendendo il giudizio. Mrs. Dorsett ha dichiarato che si trattava della prima volta in cui veniva arrestata.”
Quando nei giorni seguenti Buffalo Bill Cody arrivò a Buffalo con il suo Wild West Show per esibirsi all’Esposizione Panamericana, Calamity si precipitò nella sua tenda e dopo averlo salutato, concitatamente gli disse che l’Est non era il posto per lei, che stava malissimo. Gli chiese di aiutarla, pagandole il biglietto del treno per tornare alla frontiera e almeno il pagamento di un pasto. Buffalo Bill si commosse alla vista dell’amica in così grave difficoltà e decise di aiutarla, ancora una volta. “Penso – disse Buffalo Bill – che lei fosse stufa di Buffalo almeno quanto la polizia locale era stufa di lei.”
Dopo essersi rifornita di whisky alla taverna più vicina, Calamity Jane prese il treno per Chicago dove, appena arrivata, spese la somma donatale da Buffalo Bill (per pagarsi del cibo) in un’altra bevuta. Da Chicago ripartì con un treno per Minneapolis-St. Paul. Con un correire raggiunse alfine Fort Dodge quando era ormai settembre.
A Minneapolis si guadagnò da vivere facendosi scattare fotografie, almeno finchÈ non decise di bussare alla porta del Palace Museum (presso il quale aveva già lavorato nel 1895) dove venne assunta perchÈ raccontasse “ai visitatori delle sue lotte con gli indiani in terra di frontiera”.
Calamity in abiti civili
In novembre apparve a Pierre, nel South Dakota, dove sapeva di poter contare su qualche amico. Impiegò del tempo a convincere la biglietteria a non farle pagare il costo aggiuntivo dei bagagli che portava con sÈ. In una lettera del 10 dicembre 1953, l’anziano Fred L. Fairchild ricordò l’ultima volta in cui vide la leggenda della frontiera: “Lei era all’interno della biglietteria della Northwestern di Pierre e tentava di convincere il bigliettaio a non farle pagare il supplemento per i suoi beni personali, una testiera di ferro e una rete di letto a molle, alcune federe, delle sedie… Non sono rimasto a vedere come si concludeva il discorsetto che stava facendo. Mi è sembrata piuttosto trasandata e male in arnese. Era piegata sulle sue ginocchia e tentava di convincere l’uomo, un certo Smith, richiamando i vecchi tempi andati. Il costo da sostenere era di 5$ o poco meno.”
Fairchild ebbe modo di notare che Calamity si manteneva vendendo le sue fotografie.
Quando il tempo volse al brutto, Jane decise di svernare a Pierre e, stando a quel che si dice, passò il tempo all’interno di un vagone ferroviario insieme ad altri “amici” dell’ultim’ora. Quello fun un inverno molto freddo e molto lungo.
Il 12 marzo 1902 Calamity Jane si trasferì ad Aberdeen, sempre nel south Dakota. Il Daily News ebbe modo di scrivere quanto segue: “secondo quanto sappiamo, Calamity Jane si è comportata molto bene ed è rimasta tutto il tempo a bere e fumare dentro un saloon, senza dare quegli spettacoli poco edificanti che hanno caratterizzato il suo soggiorno in altre cittadine. Stavolta è stata tranquilla, tra gente che non sa nemmeno chi sia, ad eccezione del padrone del saloon.”
Dopo alcune settimane Calamity era nuovamente in movimento, stavolta diretta verso Jamestown. In una tappa ad Oaks, nel North Dakota, ebbe modo di farsi riconoscere, come fu scritto sia sul Jamestown Daily Alert che sull’Anaconda Standard: “Calamity ha avuto la sua occasione di spaventare un po’ di uomini e alcuni di loro non scorderanno facilmente l’incontro. Calamity stava bevendo dentro un saloon e invitava tutti a bere con lei. Alcuni di loro pensarono di potersi allargare e fecero un po’ troppo gli spiritosi con Jane.
“Aveva 47 anni, ne dimostrava 70…”
Ad un certo punto la signora ha spianato due revolver e gli ha detto che avevano avuto l’opportunità di divertirsi e che ora era il suo turno di spassarsela con loro. Gli disse quindi di ballare, altrimenti gli avrebbe sparato. Infine soggiunse: ‘Voi, giovanotti, sapete meno cose dei miei vitelli nel Montana!’ Gli uomini danzarono senza ulteriori esitazioni.”
Ad un altro tizio che era al bancone a ridacchiarsela intimò di versargli da bere, sempre con una pistola in mano per rendere più esplicito il messaggio.
Nel corso di quel mese Jane raggiunse alfine il Montana. A Billings venne circondata dall’affetto interessato dei vecchi amici, più interessati alle storie che raccontava che alle sue condizioni di salute.
Il 16 aprile l’Ananconda Standard scriveva: ” Calamity Jane è arrivata stamattina dall’Est. Fin da subito ha mostrato di sentirsi finalmente a casa, felice e soddisfatta. Ha dichiarato che mai più cederà alle lusinghe delle filantropiche signore dell’Est che le offrono belle case e che resterà nel Montana fino al giorno della sua morte.”
Ma i tempi erano cambiati e le fila degli amici dei “tempi andati” si erano assotigliate parecchio. Per molti giovani Calamity Jane era solo una vecchia ubriacona che beveva e urlava dentro ai saloon in compagnia di un sacco di uomini.
Martha era felicissima di essere tornata nel west, ma nei momenti di sobrietà si rendeva ben conto di quanto la sua situazione non fosse cambiata in meglio. Ancora una volta si ritrovava indigente e senza una casa…
Non siamo in grado di sapere se Calamity ebbe modo di pentirsi di aver rinunciato all’offerta della scrittrice Josephine Brake, ma in fondo la cosa non avrebbe mai potuto funzionare bene. A più riprese la Burke aveva trovato whisky nella sua stanza, nonostante le molteplici rassicurazioni fornite da Calamity Jane al riguardo della rinuncia al vizio del bere.
Nonostante tutto, Josephine Brake si diede un gran daffare per lungo tempo, cercando di fare avere a Calamity Jane una pensione per tutto quel che aveva fatto lottando contro gli indiani e lavorando come scout per Custer e Crook. La donna agiva in perfetta buona fede, ma poichÈ Calamity Jane non aveva mai svolto quei lavori, nessuna pensione le venne assegnata.
Eppure qualcosa doveva essere fatta! Martha non possedeva più niente, da tempo aveva ceduto anche il suo vecchio ranch (anche se ne parlava sempre come di una sua proprietà)… Il 23 giugno il Fort wayne Evening Sentinel scriveva: “Un tentativo di trasferire Calamity Jane presso la casa di accoglienza della Park County è stato rifiutato dall’interessata. Alcuni cittadini sono dell’opinione che si debbano raccogliere tanti soldi quanti bastano a garantirle una vecchiaia dignitosa.”
Il vero problema, comunque, non era di trovare la via migliore per garantire una rendita di tipo pensionistico a Calamity Jane, quanto quello di non finanziarle la condizione permanente di alcolizzata.
In posa davanti alla tomba di Wild Bill
Dopo poco tempo ritroviamo Calamity nella zona di Cheyenne e ce lo conferma un articolo apparso su un giornale locale, il Sioux Valley News: “Calamity Jane è nuovamente all’opera. Ricordate Calamity Jane, sì? Quella che ricordate, però, non è quella di oggi, ma quella di molto tempo addietro, l’eroina che vi piace ricordare. Oggi, purtroppo, è solo l’ombra di ciò che fu, una donna distrutta dall’alcool e poverissima, una che vorrebbe che il mondo girasse come un tempo, un tempo in cui c’era un posto sicuro per lei. Oggi il mondo l’ha scaricata e lei è senza un lavoro e il mondo è completamente cambiato e tutte le cose in cui lei credeva non esistono più. Per dirla in maniera franca, oggi ci troviamo di fronte ad una povera, disperata donna vittima del whisky.”
La tappa successiva fu Sheridan, nel Wyoming, in cui rimase poco, per poi trasferirsi a Belle Fourche nelle Black Hills dove riuscì a trovare – sia pure per poco – un impiego nella lavanderia di un bordello.
Calamity Jane si spense il 1° di agosto del 1903 in una stanza d’albergo di Terry, un paesotto a poca distanza da Deadwood. Morì che aveva appena 47 anni, ma con l’aspetto di una settantenne. Venne seppellita a Deadwood da un folto gruppo di vecchi pionieri che si ricordavano bene di lei. Gli amici della vecchia frontiera esaudirono quello che fu il suo desiderio, ossi di essere sepolta accanto a Wild Bill Hickok il quale, ormai morto da lungo tempo, non era certo in grado di dare il suo parere.
I giornali americani riportarono la triste notizia della sua morte, prevalentemente ripetendo la litania dei suoi combattimenti con le tribù indiane ostili e del suo lavoro di scout svolto al servizio di Custer e Crook. Le solite cose che non erano mai esistite, ma che garantirono a Calamity Jane un posto sicuro nella leggendaria storia della conquista del west.
Curiosamente, in alcuni giornali, la notizia della morte di Calamity venne inserita insieme a quella della sperimentazione di un aeroplano, precursore della creazione dei fratelli Wright. I tempi erano davvero cambiati!

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Commenti

2 Risposte a “Quella calamità di Calamity!”

  1. Wild Bill, il 11 luglio 2011 18:04

    Addirittura c’è chi sostiene che Calamity Jane non sia mai eisistita ma sia frutto di racconti e romanzetti del vecchio west. Certo, resta una di quelle tante figure su cui è stata costruita la leggenda della frontiera e, vera o no, ormai è entrata a far parte dell’immaginario collettivo e da lì non uscirà mai.

  2. Sergio Mura, il 15 luglio 2011 08:58

    Questo no! Ci sono le fotografie e le testimonianze dirette.

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