Il drammatico assedio di Paint Rock

A cura di Sergio Mura da un racconto di Wayne R. Austerman

In quel giorno di marzo del 1846 non era ancora terminato il magico momento in cui sorge l’alba, quando la natura fu improvvisamente disturbata dal passaggio furtivo di una banda di razziatori Comanche di ritorno da una delle numerose incursioni. I Comanche non potevano evitare di fare del rumore mentre attraversavano il letto secco del fiume Concho insieme a tutta la mandria che avevano appena rubato. Avevano appena iniziato l’attraversamento del fiume in secca e di colpo girarono i loro cavalli verso est dove contavano di addentrarsi in un canalone in cui era possibile trovare acqua in abbondanza e restare al riparo di numerosi macchioni.
I guerrieri erano coperti di polvere e stanchi per l’impresa che avevano appena compiuto e già si immaginavano intenti a descrivere con delle pitture le loro prodezze… avevano derubato i loro odiati nemici texani di San Antonio dei loro cavalli, di parte del bestiame e avevano anche raccolto alcuni scalpi!
I Comanche, in groppa ai loro cavalli, stavano procedendo nel canalone in un tratto ombreggiato da salici e altri arbusti quando improvvisamente si udì il rumore secco, lo schiocco classico delle raffiche di fucileria. Erano attaccati! Caddero subito alcuni cavalli e gli altri vennero lasciati liberi mentre i loro padroni cercavano rapidamente riparo da qualche parte. I Comanche, guerrieri solitamente cauti erano ora storditi e confusi, erano stati colti di sorpresa.
L’uomo che aveva ordito l’imboscata era il maggiore John Coffee “Jack” Hays che in quell’occasione si era presentato al comando di una quarantina di rangers ottimamente armati.
Appena cinque anni prima il maggiore era rimasto sorpreso da un attacco improvviso dei Comanche al Bandera Pass, quegli stessi indiani che ora erano laggiù, nel canalone, in vistosa difficoltà contro i suoi uomini. E quella situazione gli procurava un grosso piacere!


Un ritratto di John Coffee “Jack” Hays

Il combattimento che seguì lungo la riva settentrionale dei Rio Concho, nei pressi della notissima Paint Rock, portò alla morte di moltissimi guerrieri Comanche ed alla contestuale fine di una fase della carriera già leggendaria del maggiore Jack Hays.
William A. A. “Bigfoot” Wallace, un famoso uomo della frontiera, ebbe modo di definire quella come la battaglia più cruenta combattuta negli ultimi quarant’anni contro i Comanche in quella turbolenta area del Texas.
I Comanche erano piombati nella zona di San Antonio appena una settimana prima, in un momento in cui tutti nel Texas erano distratti dagli eventi che stavano segnando la frontiera meridionale. Si stava preparando una guerra con il Messico nel territorio di confine conteso tra il fiume Nueces e il Rio Grande.
Texas si era unito agli Stati Uniti nel dicembre del 1845 e il Messico aveva considerato quella scelta come un atto di guerra. Perciò le truppe messicane avevano marciato fino alla zona intorno a Brownsville, a sud del Rio Grande, e le tensioni erano aumentate a dismisura. Il generale americano Zachary Taylor e il suo esercito si accamparono sulla costa nei pressi di Corpus Christi, in preparazione di un movimento verso sud nella zona contestata.
Hays si trovava a Corpus Christi per offrire a Taylor i servizi dei suoi Texas Rangers come esploratori in caso di guerra. Fu in quel momento che arrivarono le voci del raid Comanche negli insediamenti a sud ovest di San Antonio… Subito venne organizzata la partenza dei Rangers verso il campo del capitano Richard A. Gillespie sul Medina River.
All’arrivo al campo, Hays ordinò a Gillespie di tenere i suoi 40 uomini pronti a marciare la mattina seguente.
I Rangers si misero in movimento alle prime luci dell’alba, guidati dai cercatori di piste Capo Placido dei Tonkawa e dal sangue misto Cherokee Bill Chisholm. Gli scout indiani individuarono presto il sentiero preso dagli incursori che si dirigevano a nord verso il loro accampamento sulle pianure a nord del fiume Colorado.
Questi scout, secondo il racconto fatto da un Ranger un decennio più tardi, “erano in grado di scovare le tracce dei razziatori Comanche esattamente come un cane da caccia era in grado di scovare la sua preda”. La presenza di Placido tra gli scout era una garanzia assoluta che l’incontro con i Comanche si sarebbe risolto in una battaglia sanguinosa, visto che i Comanche ed i Tonkawa si odiavano con tutte le loro forze da ben prima che i Texani arrivassero in quella regione.
D’altro canto i Comanche motivavano il loro odio con riferimento al cannibalismo rituale di cui accusavano i Tonkawa.


Jack Hays ed i Rangers contro i Comanche

La pista dei Comanche conduceva a nord e incrociava la zona del Bandera Pass, laddove Hays era alfine riuscito a respingere l’assalto dei guerrieri nel 1841. Un giorno dopo i Rangers attraversarono la zona delle rocce granitiche di Enchanted Rock, un altro dei luoghi simbolo per Hays, che proprio lì, sempre nel 1841, aveva respinto un altro attacco dei Comanche.
Intorno alle 10 di notte gli scout che anticipavano i Texas Rangers erano stati in grado di confermare che i Comanche si dirigevano verso i dintorni di Paint Rock. Quella zona del Texas era stata colpita da anni di dura siccità e gli scout sapevano che i Comanche erano al corrente del fatto che il canalone più profondo del Concho River era comunque ben fornito di preziosissima acqua. Paint Rock era circa 135 miglia più a nord della sua posizione, ma Hays sapeva che se fosse stato in grado di anticipare i Comanche, sarebbe un luogo ideale per attrezzare un agguato.
Basandosi sulle indubbie capacità di cercatori di piste di Placido e Chisholm, Hays decise di rischiare tutto abbandonando il sentiero nemico e tagliando attraverso il paese con un’estenuante marcia forzata, interrotta solo da tre ore di riposo per i cavalli ed i cavalieri. Dopo quasi 24 ore di fila in sella, all’una del mattino i Rangers avevano raggiunto l’asciutto guado sul Concho. Erano veramente esausti, ma erano arrivati prima dei Comanche!
Hays dispose alcuni tra i suoi uomini intorno alla riva nord del Rio Concho, presidiando particolarmente la conca in cui si raccoglieva l’acqua. La presenza dei macchioni di salici e altri alberi fu utile per nascondere i cavalli. Da quella posizione i soldati attesero l’arrivo dei Comanche, tenendo d’occhio una vasta zona di territorio con la complicità di una bella e luminosa luna. Agli altri soldati fu consentito di riposare.


Una vista del riparo dietro il quale si nascosero i Rangers

Quella zona era un luogo sacro per i Comanche e per i Kiowa, ma Hays aveva la chiara intenzione di trasformarlo in una trappola per i razziatori di ritorno dal loro raid.
In prossimità dell’alba Hays venne chiamato dalle sentinelle che lo volevano avvisare dell’arrivo dei Comanche. Il comandante dei Rangers svegliò i suoi uomini e li dispose come avevano concordato durante la notte, al riparo dei salici, in modo da tenere sotto tiro il punto del sentiero in cui sarebbero apparsi gli indiani.
In pochi minuti tutti gli uomini avevano verificato le proprie armi e le munizioni ed erano pronti ad entrare in azione. Tra i molti fucili e le pistole, spiccavano le Colt Paterson, armi terribili che avevano mostrato in altre occasioni la loro efficacia.
I veterani come Wallace, Gillespie e Michael Chevallie accostarono con calma il fucile alle loro guance e si prepararono allo scontro.
La luce era ancora incerta quando il gruppo di razziatori Comanche guidò il branco di cavalli ed il bestiame attraverso il letto pietroso del fiume, in direzione della pozza d’acqua, quando improvvisamente si udì un crepitare di colpi. L’attacco era stato sferrato e la prima scarica di fucileria dei Rangers ebbe il potere di gettare a terra alcuni guerrieri e numerose cavalcature, ottenendo il risultato di seminare il panico tra loro, certamente colti di sorpresa.
La sorpresa non durò molto… i Comanche erano tutti addestrati, fin da piccoli, alla reazione, per cui si riorganizzarono rapidamente, arretrando fino a nascondersi dalla vista dei Rangers. In quegli stessi istanti Hays e i suoi erano impegnati nel ricaricare i fucili con le nuove palle di piombo per il secondo turno di fucileria.
I Comanche si riorganizzarono attorno al capo della banda, riconoscibile per le speciali pitture e perché aveva indosso un copricapo con la testa del bisonte che con la sua ombra ne nascondeva lo sguardo. I guerrieri avevano riattraversato il Rio Concho, posizionandosi tra i macchioni della riva sud e fu lì che riuscirono a ritrovare le tracce dei texani, stimandone anche il numero.


Un attacco dei Texas Rangers

E grazie a questo, ritornò il buonumore, perché se era vero che avevano perso alcuni uomini nella sparatoria, erano comunque superiori di numero rispetto agli attaccanti. Probabilmente – pensarono i Comanche – una loro reazione improvvisa, con un attacco con i fucili di cui disponevano e coperti da un fitto lancio di frecce, sarebbe bastata a mettere in fuga i Rangers, consentendo la conquista dei pozzi d’acqua e della posizione migliore per dominare quella porzione di territorio.
Era ormai pieno giorno quando il capo dei Comanche guidò l’attacco, uscendo improvvisamente dai ripari e gridando a squarciagola per intimorire il nemico. I cavalieri indiani attraversarono velocissimi il guado in secca e ritornarono nel luogo in cui avevano subito il primo attacco, caricando duramente le posizioni in cui erano nascosti i Rangers di Hays. Purtroppo per loro, però, il terreno li costringeva ad avanzare molto compatti, assumendo la forma di un triangolo e questo favoriva i difensori che spararono nel mucchio abbattendo numerosi indiani, nonostante gli spari ed i tiri di frecce che questi, furiosamente, indirizzarono verso gli avversari.
Nascosti dal fumo degli spari e dalla polvere sollevata dal galoppo dei cavalli, i Comanche riuscirono a fare ritorno alle posizioni di partenza.
Per il resto della giornata i Comanche tentarono a più riprese di vincere la resistenza dei Texas Rangers, ma quelli erano cosÏ ben riparati dalle rocce e dai macchioni che riuscirono sempre a respingerli, infliggendogli pesanti perdite umane, ma anche di cavalli; le carcasse di questi ultimi erano cosÏ tanti, sparpagliati lungo la pista, da impedire di fatto l’avanzata dei guerrieri!


La famosa Colt Paterson in dotazione ai Texas Rangers

Gli scout e i Rangers tolsero gli scalpi ai Comanche caduti nei pressi del loro rifugio e sventolarono quei macabri trofei sanguinanti agli indiani, in segno di sfida.
L’insistenza quasi suicida dei Comanche non era solo legata al coraggio di quella gente guerriera, ma anche alla speranza di riuscire ad avere la vittoria con l’aiuto della sacralità di quel posto. Per non parlare poi dell’odio innato per i Tonkawa… Mentre le ore passavano, alcuni guerrieri scelsero di lasciare la postazione e, aggirando l’ostacolo dei Rangers, andarono a cercare l’acqua in altri posti dove sapevano di poterla trovare. Mentre questo spostamento accadeva, gli sciamani si impegnavano in alcuni riti propiziatori con i quali speravano di poter sconfiggere l’odiato “Devil Jack”, ossia Jack Hays.
I Rangers erano cosÏ vicini alla fonte dell’acqua che potevano tranquillamente spostarsi, senza rischiare lo scalpo, per portare i cavalli ad abbeverarsi. Con la stessa facilità erano in grado di tenere sotto stretta sorveglianza il sentiero, in maniera da accogliere a fucilate i Comanche che provavano ad accostarsi all’acqua o che tentavano di recuperare i corpi dei morti o dei compagni feriti.
In lontananza si sentivano i lamenti dei canti di morte provenienti dall’accampamento indiano e a causa di ciò, quella notte i Rangers non riuscirono a chiudere occhio.
La nuova alba portò un cambio di strategia dei Comanche. Un distaccamento di guerrieri a piedi si portò fin sotto le posizioni dei texani, pur restando lungo la riva sud del Rio Concho. Da quel nascondiglio iniziarono a bersagliare Hays e i suoi con un fitto fuoco di copertura, mentre altri Comanche si arrampicavano alle spalle dei Rangers, arrivandogli a tiro e prendendoli di mira con tiri di frecce verso l’alto (in modo che ricadessero nei macchioni in cui si celavano gli uomini di Hays) e con colpi di fucile. Il risultato non fu quello sperato, giacché nessun Ranger rimase ferito; alcuni indiani, invece, vennero colpiti dalle scariche di fucileria del nemico.
Capo Placido, dei Tonkawa
Lo schema venne ripetute alcune volte, con gli indiani che insistevano con l’attacco, mettendoci tutta la propria forza e la rabbia accumulata. In qualche caso alcuni Comanche riuscirono anche ad entrare nel cerchio protetto dai Rangers, ma il fuoco ravvicinato delle Colt Paterson era micidiale!
Venne una nuova notte e i guerrieri si ritirarono verso il loro campo, non senza aver ottenuto di portare all’esasperazione gli uomini di Hays che affrontavano il turno di riposo con la grande preoccupazione di non avere abbastanza munizioni per reggere a lungo gli attacchi e con il terrore che da un momento all’altro potessero arrivare rinforzi per i Comanche.
Fu chiaro a tutti che l’indomani mattina sarebbe stato il momento decisivo dello scontro.
all’alba del giorno dopo i Comanche ripresero con gli attacchi e riuscirono a più riprese a sfondare le linee difensive, ma il risultato decisivo non arrivò. I Rangers erano lì, stanchi e provati, ma ancora in grado di difendere il loro perimetro protetto dai filari di salici.
Alle 10 in punto, il capo dei Comanche guidò un nuovo attacco. Hays aveva capito che quel guerriero col copricapo con la testa di bisonte era il capo e a più ripreso lo aveva preso di mira col suo fucile, ma non era riuscito nell’intento di colpirlo oppure il robusto scudo era stato in grado di bloccare l’avanzata di uno sparo indebolito dalla lunga distanza.
Stavolta, però, il capo indiano, restando in sella, si girò per incoraggiare i suoi guerrieri con un gesto del braccio che teneva lo scudo; e per un istante il petto restò completamente scoperto… Hays colse al volo l’occasione, sparando un proiettile di fucile nel petto del capo dei Comanche e gettandolo giù dalla sua cavalcatura. Vedendo che il loro capo era stato colpito, i Comanche cercarono di prenderlo al volo per portarlo via dal campo di battaglia, ma l’intensa sparatoria scatenata dai Rangers gli impedì di farlo. Ad un ordine di Hays, uno dei Rangers uscì al galoppo dal rifugio tra le piante e con un lazo recuperò il corpo del capo dei Comanche, trascinandolo al riparo.


L’assedio dei Comanche

Gli indiani si infuriarono per quel gesto e tentarono altri due violenti assalti, ma in entrambi i casi non riuscirono a sfondare. Era troppo anche per dei guerrieri così coraggiosi! Era evidente che la loro “medicina” non li aveva protetti, per cui abbandonarono quel luogo, dirigendosi a nord-ovest.
Quando fu certo che la ritirata non era un bluff, Hays lanciò alcuni suoi uomini all’inseguimento degli indiani, almeno per verificare la loro destinazione. Nella battaglia i Rangers avevano ucciso parecchi Comanche, recuperato parte del bestiame e persino 50 cavalli rubati durante il raid, subendo pochissimi danni, giusto alcuni feriti e qualche cavallo che era stato ucciso dalle frecce.
I Rangers erano stati ridotti allo stremo dai continui attacchi e dalle penuria di scorte e di munizioni, ma nessuno osava lamentarsi. In terra si disse che fossero rimasti quasi 100 indiani uccisi, un costo altissimo per i Comanche.
Come per le vittorie precedenti Hays ‘a Bandera Pass e Enchanted Rock, alcuni storici hanno messo in dubbio il suo trionfo al Paint Rock in assenza di documenti ufficiali.
Certo, le informazioni sono abbastanza frammentarie e in più punti insufficienti e persino le date non sono state indicate con precisione, ma Hays ed i suoi uomini avevano ottenuto buoni risultati in quella battaglia del marzo 1846. Paint Rock segnò la vittoria finale del maggiore sui Comanche durante il suo servizio con i Texas Rangers.
Da lì a poco Hays sarebbe stato travolto dagli eventi della guerra con il Messico.

Condividi l'articolo!

Commenti

Vuoi scrivere qualcosa? Usa i commenti!

Devi eseguire il log-in per inserire un messaggio.