White Bull, il guerriero che uccise Custer

A cura di Sergio Mura

Il famoso guerriero Lakota Minneconjou White Bull (Thathánka Ská) nacque nelle Black Hills del South Dakota nel 1849 in una famiglia alquanto importante all’interno del popolo delle pianure. Suo padre era un capo Minneconjou, Makes Room, e sua madre era la Hunkpapa Good Feather Woman. Suo zio era uno dei più grandi capi Sioux di tutti i tempi, Toro Seduto. Suo fratello era il noto One Bull.
Da ragazzo ebbe la fortuna di crescere in un contesto non ancora compromesso dal contatto e dai rapporti con il popolo degli uomini bianchi e poté conoscere e apprezzare i valori secondo i quali scorreva la vita dei Lakota. Conobbe certamente la parte finale di un’epoca gloriosa per i Sioux, dato che fin dai primi anni ’50 iniziarono le turbolenze portate nella sua terra dai coloni, dai commercianti e dai soldati.
White Bull conquistò la fama, specialmente tra i bianchi, dopo la battaglia di Little Big Horn, alla quale prese attivamente parte e nel corso della quale perse la vita il generale Custer, insieme a quasi tutto il suo comando e oltre 200 soldati.
Prima di diventare un combattente in armi contro il 7° Cavalleria del generale George Armstrong Custer quel 25 giugno 1876 al Last Stand lungo il fiume Big Horn, White Bull era già un guerriero ben noto tra la sua gente. Aveva preso parte almeno ad una ventina di combattimenti, sia contro l’esercito statunitense che contro altre tribù indiane e in due distinte occasioni era anche stato ferito abbastanza seriamente.


Una delle immagini di White Bull sulla quale si nutrono parecchi dubbi

Ma alle numerose altre ferite più leggere ricevute in battaglia, egli aggiunse, volontariamente, quelle procuratesi durante più di una Danza del Sole.
Molti credono che White Bull sia stato il guerriero indiano che ha ucciso il generale Custer, per via di alcune testimonianze e per la ricostruzione fatta dallo storico Stanley Vestal nel suo libro del 1932 “Sitting Bull; Champion of the Sioux”. Altri, invece, credono che White Bull non lo abbia ucciso, ma che abbia solamente lottato con lui.
Come molte delle questioni che riguardano quella battaglia, non sapremo mai con certezza cosa accadde e chi davvero uccise il comandante del 7° Cavalleria, ma anche perciò dopo tantissimi anni ancora ci intriga tutto ciò che si ipotizza sulla battaglia di Little Big Horn.


White Bull a Fort Meade nel 1906 con i soldati del 6° Cavalleria

Ecco la versione dei fatti che ha portato molti a ritenere che White Bull sia stato colui che ha ucciso il generale Custer: Bad Soup, zio di White Bull, aveva visto il Generale Custer mentre si trovava a Fort Abraham Lincoln. Mentre camminava sul campo di battaglia del Little Big Horn dopo i combattimenti erano cessati, Bad Soup indicò un soldato abbastanza alto e disse a White Bull “Capelli lunghi pensava di essere l’uomo più grande del mondo. Ora si trova lì.” Bad Soup aveva riconosciuto il Generale Custer, anche col taglio corto che aveva fatto alla sua famosa capigliatura. White Bull si ricordò di aver combattuto con quell’uomo e disse: “Se questo è Capelli Lunghi, io sono l’uomo che lo ha ucciso.” Più avanti negli anni quando i bianchi gli chiesero di confermare di aver ucciso George A. Custer, White Bull disse: “Dicono che ho ucciso Capelli lunghi, ma non l’ho mai visto prima della battaglia per poterlo riconoscere. Non penso però che mio cugino, Bad Soup, mi abbia mentito…”


White Bull in tarda età


Il retro della foto

Dopo la battaglia White Bull si riunì allo zio, Toro Seduto, in fuga verso il Canada per sfuggire all’inseguimento delle giacche azzurre. White Bull si arrese ai soldati nel corso del 1876.
Alla morte del padre e dopo la resa divenne un capo tra la sua gente. Tra le sue attività in tempo di pace possiamo ricordare l’impegno come giudice della Court of Indian Offenses e come tale portò avanti una richiesta di restituzione di parte delle terre dei Lakota nelle Black Hills.
White Bull fu un importante testimone della vita di suo zio, Toro Seduto, per lo storico Stanley Vestal.
Quando fu il cinquantesimo anniversario della battaglia del Little Big Horn, l’evento fu ricordato presso il campo di battaglia, molti guerrieri indiani ebbero timore di possibili ritorsioni e decisero di non partecipare. White Bull non si fece intimorire dagli altri e partecipò alla celebrazione, dichiarando: “Io non ho paura”.


La cerimonia con cui venne seppellita la scure di guerra

Durante la cerimonia il generale Edward Godfrey guidò il 7° Cavalleria degli Stati Uniti lungo il percorso seguito dal generale Custer fino alla fossa comune in cima alla Last Stand Hill.
I guerrieri indiani, vestiti con gli abiti da guerra, furono guidati da White Bull fino a incontrare il 7° Cavalleria. In un punto di incontro prestabilito, all’estremità a sud del campo di Toro Seduto, il capo indiano e il generale smontarono da cavallo. In un gesto di pace, White Bull alzò la mano, con il palmo rivolto verso il Generale Godfrey. Il Generale Godfrey ripose la sua spada nel fodero in quello che era un gesto di pace.
I due leader si strinsero quindi la mano sulla tomba del Milite Ignoto della battaglia di Little Big Horn e si scambiarono alcuni doni simbolici, una coperta indiana e una bandiera americana. Era il modo che avevano scelto per seppellire l’ascia di guerra.


White Bull in visita a Custer, nel South Dakota

I due gruppi si allontanarono insieme a due a due con coppie di guerrieri indiani e cavalleggeri del 7° Cavalleria degli Stati Uniti.
Circa 50.000 persone assistettero all’evento. Il sito è ora parte del Custer Battlefield Museum.
White Bull è morto il 21 giugno 1947 nel South Dakota.

Condividi l'articolo!

Commenti

3 Risposte a “White Bull, il guerriero che uccise Custer”

  1. DOMENICO RIZZI, il 4 giugno 2015 12:27

    Caro Sergio, come sai ho trattato a lungo la questione, soprattutto nei libri “Il giorno di Custer”, “Monahseetah e il generale Custer” e “Frontiere del West” e la conclusione è che, circa la morte di Custer, ne sappiamo esattamente come prima. Il motivo è che gli Indiani non lo conoscevano, neppure quei pochi che gli avevano già combattuto contro sullo Yellowstone nel 1873; quanto ai Cheyenne, solo quelli del Sud – e al Little Big Horn ce n’erano veramente pochi – avrebbero potuto ricordarsi di lui per le sue campagne in Oklahoma e Kansas. In realtà – insisto sulla mia tesi illustrata nei libri che ho citato – è probabile che sia stata Monahseetah – la cui presenza è confermata dall’Oglala White Cow Bull, che addirittura la corteggiò prima della battaglia -l’unica ad identificarlo dopo il massacro. Per questo, credo, il suo corpo venne risparmiato dallo scempio. Tutte le altre versioni – soprattutto di Toro Seduto e Cavallo Pazzo, che avrebbero ordinato di risparmiare il suo cadavere in quanto era il capo supremo dei soldati – sono smentite proprio da Toro Bianco, il quale dichiarò che i capi militari erano i primi ad essere fatti a pezzi, proprio perchè erano i comandanti. La verità credo ce la dirà Domine Iddio…!!!

  2. Giancarlo51, il 22 ottobre 2016 15:06

    Sono nuovo iscritto ma vi seguo da tempo. Siete bravissimi e competenti e quel periodo storico è affascinante. In merito alla morte di Custer ho letto che verosimilmente si suicidò ben sapendo la sorte dei soldati catturati vivi. Ciò spiegherebbe anche poichè il corpo non fu mutilato: mi pare che i pellerosssa rispettassero i suicidi, non so se per disprezzo o credenza atavica. Anche il colpo alla tempia è un indizio in tal senso. Credo poco alla tardive rivendicazioni di indiani che si accreditavano di averlo ucciso sia perchè non lo conoscevano con i capelli rasati sia perchè avevano motivata paura di ritorsioni e vendette da parte dell’esercito, come evidente dal massacro di Wonded Knee e dall’assassinio di Sitting Bull.

  3. Giancarlo51, il 23 ottobre 2016 21:25

    E’ noto che le tribù delle pianure erano solite “marcare” le uccisioni che effettuavano. I Sioux tagliavano la gola (credo infatti che tale nome significa scannatori e loro non certo gradivano tale epiteto e loro si chiamavano Dakota, Lakota, ecc) mentre i Cheyennes facevano due lunghi tagli sulle cosce delle vittime. Ricordo di ver visto nel bel libro “La Battaglia di Little Big Horn” di R. D’aniello la foto del srgt. Frederick Wyliams ucciso in una scaramuccia nel 1866 parte una vittima uccisa sicuramente in collaborazione tra le due tribù che recava entrambe le mutilazioni. Naturalmente la battaglia del Little Big Horn fu troppo grande e certamente confusa per effettuare tali mutilazioni sistematicamente su ogni cadavere. Le Squaw arrabbiate e parenti dei caduti indiani provvedevano allo scempio dei corpi dei caduti. E’ strano che Custer non avesse subito tale oltraggio, per cui mi rafforzo nella suesposta convinzione.

Vuoi scrivere qualcosa? Usa i commenti!

Devi eseguire il log-in per inserire un messaggio.