Il mistero degli Irochesi del San Lorenzo

A cura di Giampaolo Galli

Ai tempi dei viaggi di Jacques Cartier, esistevano lungo il corso superiore del San Lorenzo, alcune popolazioni di lingua irochese che successivamente scomparvero senza lasciare traccia.
E’ un piccolo mistero della vecchia frontiera che ancora oggi appassiona archeologi e studiosi della Nouvelle France.
Nell’intricato contesto delle guerre tribali del Nordamerica, la loro scomparsa è un evento del tutto marginale, pur tuttavia, la loro importanza nella storia canadese è alquanto rilevante: sui resti dei loro antichi villaggi, oggi sorgono città come Quebec City e Montreal, centri pulsanti dell’America francofona, ed è grazie a loro se oggi il Canada è conosciuto con questo nome.
Nel suo primo viaggio in Canada, Cartier incontrò un gruppo di pescatori del villaggio di Stadacona nei pressi della penisola di Gaspè, e prese con sè due di questi indigeni, figli del capo Donnacona, per portarli in Francia.
Questi servirono successivamente come guide nella grande spedizione di Cartier del 1535, conducendolo fino al villaggio di Stadacona sul San Lorenzo, più o meno dove oggi sorge Quebec City.
Lì trascorsero l’inverno.
Sia i bianchi che gli Indiani soffrirono più le malattie che le intemperie durante quel tragico inverno. I bianchi si ammalarono di scorbuto , ma alla fine molti di essi guarirono grazie ai rimedi indiani a base di infusi di cedro bianco. I nativi invece contrassero le malattie dei bianchi contro le quali non avevano alcun tipo di difesa naturale. Nonostante la lunga permanenza sul sito, le descrizioni di Cartier su Stadacona sono molto scarne.
Stadacona era il più grande di un gruppo di sette villaggi tutti situati sulla sponda settentrionale del San Lorenzo.


Territorio degli Irochesi del San Lorenzo ai tempi di Jacques Cartier

La sponda meridionale era invece disabitata, forse a causa dei continui attacchi di un popolo ostile conosciuto come Toudaman (probabilmente algonchini Micmac o Maliseet).
I Francesi non rimasero particolarmente impressionati da questi villaggi, il che fa presupporre che si trattasse di piccoli insediamenti. Nessuno di questi villaggi, inoltre, era protetto da una palizzata, a differenza dei centri irochesi.
Per fortuna, le notizie su un altro insediamento di queste popolazioni, Hochelaga (dove sorge l’odierna Montreal), sono maggiormente dettagliate.
Il 3 ottobre del 1535, dopo estenuanti marce nella foresta, Jacques Cartier e i suoi uomini giunsero in corrispondenza del Mount Royal. Salirono fino alla sommità della collina per osservare il territorio circostante e notarono il villaggio di Hochelaga, situato ben lontano dal corso navigabile del San Lorenzo, e circondato da vasti appezzamenti di piantagioni di mais. Una tripla cerchia di palizzate cingeva il grosso villaggio irochese costituito da una cinquantina di long houses dai tetti di corteccia. Molti altri particolari fanno supporre che Hochelaga fosse un insediamento Huron. Purtroppo, le spedizioni successive non poterono confermare questa ipotesi perché di Hochelaga non restarono più tracce nei decenni a venire.
Durante i lavori di scavo e di edilizia della moderna Montreal, sono venuti alla luce negli ultimi anni, importanti manufatti (soprattutto vasellame) e alcuni scheletri umani nei sobborghi di Dawson, vicino alla Mc Gill University.


Pianta classica di un villaggio laurenziano

Si è dibattuto a lungo sul fatto che il sito di Dawson potesse essere l’antica Hochelaga, in realtà, il perimetro dell’insediamento è troppo piccolo per corrispondere alla descrizione dell’antico villaggio fatta da Cartier.
Si suppone piuttosto che Dawson sia stato un villaggio hochelagan separato e di minori dimensioni.
Le economie degli Hochelagan e degli Stadaconian , differivano sostanzialmente. Gli Hochelagan erano tipici Irochesi, coltivavano mais e fagioli, e integravano la loro dieta alimentare con pesce e selvaggina. Gli Stadaconians, sebbene fossero anch’essi agricoltori, vivevano in un ambiente più ostico per l’agricoltura, e dipendevano più degli altri dalla caccia e dalla pesca.
Durante l’inverno, gli uomini viaggiavano molto verso l’interno in gruppi di cacciatori. Durante l’estate invece, l’attività prevalente era la pesca.
Numerosi gruppi di Stadaconian viaggiavano spesso fino alla foce del San Lorenzo per pescare sgombri e cacciare mammiferi marini come foche e piccole balene. I pescatori stadaconian che Cartier incontrò durante il suo viaggio nel 1534 facevano parte di uno di questi gruppi.
Il termine “Irochesi del San Lorenzo” è quindi un termine onnicomprensivo che raggruppava elementi diversi. Gli Hochelagan avevano sicuramente un potere politico più forte che si estendeva anche alle popolazioni più a valle.
I Francesi tuttavia non ci hanno lasciato molte indicazioni per poter stabilire il grado di autonomia degli Stadaconians rispetto agli altri gruppi.
Non sappiamo nemmeno se i due gruppi parlassero la stessa lingua, l’unica fonte d’informazioni proviene dalla lista di parole che Cartier raccolse dai prigionieri Stadaconian che portò con sé in Francia. Recenti indagini linguistiche hanno stabilito che questi gruppi sul San Lorenzo parlavano comunque una lingua distinta dall’Huron e da quelle della Lega delle 5 nazioni.


Guerrieri Irochesi

La parola “Canada” deriva proprio da un termine Stadaconian che significa “villaggio” e andava riferito in senso esteso a tutte le terre attorno a Stadacona.
Dopo l’ultimo viaggio di Cartier, gli Irochesi del San Lorenzo scomparvero senza lasciare traccia.
Quando Champlain arrivò in queste terre nel 1603, gli Stadaconian e gli Hochelagan avevano lasciato un ampio spazio vuoto, terreno di violente contese tra gli Algonchini e le 5 nazioni.
La scomparsa degli Irochesi del San Lorenzo è tutt’oggi un mistero. Probabilmente le malattie contratte dai primi visitatori europei avevano già abbondantemente decimato e indebolito queste popolazioni. A ciò si potrebbe aggiungere un declino dell’agricoltura di sussistenza di questi indiani. Le basse terre del San Lorenzo costituivano un terreno poco adatto alle coltivazioni condotte con metodi primitivi, e una serie di annate negative dal punto di vista climatico potrebbero aver compromesso in maniera irreparabile gli scarni raccolti.
Tuttavia, la causa più probabile del declino definitivo dei laurenziani fu la guerra.
Ma chi furono gli artefici?
Lo storico Wright suggerisce l’ipotesi degli Uroni. Infatti una grande quantità di ceramiche dallo stile caratteristico del San Lorenzo furono ritrovate nei villaggi uroni lungo il corso superiore del fiume. La presenza di tali manufatti potrebbe far pensare a donne stadaconian e hochelagan fatte prigioniere dagli Uroni , le quali, durante la loro prigionia (e anche dopo), avrebbero continuato a modellare ceramiche secondo il loro stile caratteristico. I loro uomini sarebbero stati invece massacrati : infatti nessuna pipa di stile stadaconian o hochelagan (tipici manufatti maschili) è stata ritrovata nei villaggi uroni.


Un Irochese e due Mohawk

Altri ricercatori propendono invece per un’ipotesi di accoglienza presso gli uroni.
I laurenziani sarebbero stati quindi decimati dai Mohawk e forse dai Seneca e si sarebbero rifugiati dai loro parenti più prossimi
A questo punto però è difficile stabilire se i manufatti laurenziani presso gli uroni siano da attribuire a resti di popolazioni prigioniere o con lo “status” di rifugiati.
Una terza ipotesi, avallata da altri studiosi, attribuisce la responsabilità della scomparsa degli stadaconian e hochelagan alle popolazioni algonchine della sponda sinistra del grande fiume, in particolare i Montagnais, che per primi ebbero in dono i fucili dai francesi. Infatti, quando Samuel de Champlain arrivò in Canada nel 1603, i Montagnais avevano esteso enormemente il proprio territorio a danno di altre tribù confinanti e non è escluso che i laurenziani fossero tra queste.
Quindi, riassumendo il tutto, le ipotesi della scomparsa definitiva degli Stadaconian e Hochelagan sono tre:
1) distruzione o assimilazione da parte degli Huron;
2) distruzione da parte dei Mohawk;
3) distruzione da parte dei Montagnais.

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