Wyatt Earp, the missing years

A cura di Omar Vicari

Wyatt Earp
Dopo il raid della vendetta in seguito all’uccisione di Morgan Earp avvenuta a Tombstone nel marzo 1882, Wyatt e compagni ripararono in Colorado per sfuggire ai mandati di cattura che la legge aveva spiccato nei loro confronti. Doc Holliday si fermò a Leadville, mentre Dan Tipton, Turkey Creek Johnson e Texsas Jack Vermillon presero altre destinazioni.
In quanto a Wyatt, verso la fine di maggio del 1883, fece ritorno a Dodge City per aiutare l’amico Luke Short in quella che fu chiamata la “Dodge City war”. A fine faida i partecipanti furono immortalati nella storica foto nota come la “Commissione di pace di Dodge City”.
Dopo un soggiorno a El Paso, Wyatt, assieme a Josie Mrcus e al fratello James, raggiunse i campi auriferi di Coeur D’Alene nell’Idaho. Nel dicembre 1884 Wyatt e Josie lasciarono l’Idaho per San Diego (California).


San Diego negli anni ’80

Prima di raggiungere la città al confine col Messico, Wyatt fece una sosta presso la casa paterna a Colton nei pressi di Los Angeles, dove nel cimitero locale era sepolto Morgan, il fratello assassinato a Tombstone.


La lapide sulla tomba di Morgan Earp

Non è certa la data in cui Wyatt e Josie arrivarono a San Diego. Sicuramente deve essere stato prima del 1887 poiché in quell’anno Wyatt è già schedato nella lista del “San Diego Directory” come residente presso lo “Schmidt Building” al numero civico 946 della 3° Avenue.


Wyatt Earp, il quinto della lista, residente allo “Schmidt Builing”


Lo “Schmidt Building” all’estrema sinistra a San Diego

Da vecchi documenti risulta che, prima di risiedere presso lo “Schmidt Building”, Wyatt e Josie per un certo periodo stettero in affitto in una camera presso il “Bayview Hotel”, un albergo tuttora esistente col nome odierno di “Palms Hotel”.


Il “Bayview Hotel” in San Diego, oggi “Palms Hotel”

Grazie alla ferrovia che nel 1885 arrivò a collegare Los Angeles a San Diego, la popolazione della città crebbe notevolmente arrivando sino alle 30.000 anime nel 1887. Il “boom” di San Diego era iniziato.
Wyatt Earp investì diverse migliaia di dollari in beni immobiliari. Egli era proprietario di almeno quattro tra saloon e gambling hall in San Diego. Il più famoso, “l’Oyster Bar” si trovava all’interno del “Louis Bank Building”, un edificio ancora oggi esistente.

Il “Louis Bank Building” a San Diego
Sebbene in città Wyatt tenesse un basso profilo di vita a dispetto della sua notorietà, la stampa ugualmente aveva modo di occuparsi di lui.
In un articolo del 1978 del “San Diego Union”, il giornalista Craig Mc Donald presentava dei vecchi aneddoti riguardanti Wyatt Earp presi dai giornali dell’epoca. In uno si leggeva che le azioni eroiche di Wyatt come rappresentante della legge nelle selvagge città del west sarebbero passate di generazione in generazione. L’articolo continuava dicendo che a San Diego oggi viveva l’alter ego di Wyatt Earp, un gentile signore che si occupava di compravendite immobiliari, gestore di saloon e a tempo perso anche arbitro d’incontri pugilistici.
Attorno alla metà dell’anno 1888, una grave crisi iniziò a pesare su San Diego. Il mercato immobiliare aveva raggiunto l’apice e coloro che nel tempo avevano speculato, ora vendevano a prezzi ribassati mettendo in grave crisi il mercato.
Il valore dei terreni e delle case diminuì drasticamente e fu quasi impossibile ottenere prestiti dalle banche. Fu stimato che quasi due milioni di dollari furono ritirati dalle banche in quell’anno.
Nel 1889 la crisi portò a dimezzare la popolazione di San Diego che arrivò a contare meno di 10.000 anime. Anche Wyatt fece le spese della crisi immobiliare, ma per sua fortuna i saloon gli rendevano ancora bene.
In quel periodo Wyatt fece la conoscenza di Clara Baldwin e suo padre Lucky Baldwin, un facoltoso personaggio, costruttore del famoso “Baldwin Hotel” in San Francisco.
Wyatt e Baldwin strinsero un’amicizia che durò tutta la vita. La stima tra i due era così forte che Wyatt e Josie, si diceva, si sposarono a bordo dello yacht di Baldwin anche se non esistono documenti certi che possano accertare il fatto.
A seguito della crisi anche Wyatt Earp, come molti altri, abbandonò la città. E’ difficile stabilire il momento preciso in cui Wyatt lasciò San Diego, poiché a cavallo degli anni 90’ gli capitava spesso di tornare per sbrigare le pratiche concernenti le proprietà che ancora aveva in città.
Lasciata San Diego, Wyatt e Josie si stabilirono a San Francisco ed è proprio in quel periodo, esattamente nel 1896, che Wyatt fece da arbitro al famoso incontro di boxe tra Tom Sharkey e Bob Fitzsimmons.


“L’Examiner” di San Francisco con l’immagine di Wyatt Earp e l’articolo dell’incontro

Bob Fitzsimmons batté nettamente Sharkey ma Wyatt squalificò Fitzsimmons per un colpo, per la verità dubbio, di quest’ultimo al basso ventre di Sharkey. I sostenitori di Fitzsimmons, indignati, gridarono “venduto” all’indirizzo di Wyatt Earp. Alla fine dell’incontro Wyatt fu anche arrestato a causa della grossa sei colpi che portava sotto la giacca.
Da ogni parte si levarono critiche nei suoi confronti, anche se da Wichita, nel Kansas, Dick Cogel il marshal della città che lo aveva frequentato ai tempi della frontiera, prese le sue parti definendolo un uomo onesto e il più coraggioso tra quelli che aveva conosciuto.


Wyatt Earp al centro e John P. Clum a destra nel 1901 a Nome

Da San Francisco Wyatt e Josie si spostarono in seguito a Yuma, quando una notizia si sparse a macchia d’olio per tutti gli Stati dell’Unione: era stato trovato l’oro in Alaska.
Di colpo la coppia fece ritorno a San Francisco e qui fecero i preparativi per raggiungere la nuova frontiera. Una volta partiti, dovettero però tornare in tutta fretta in città, poiché Josie, incinta, non stava assolutamente bene. La donna perse il bambino e dopo alcuni mesi i due ripartirono per l’Alaska, destinazione Dawson City. Nella città fecero la conoscenza di Tex Richard, il futuro organizzatore d’incontri di boxe e costruttore del Madison Square Garden a New York.
Da Dawson City, Wyatt si spostò a Nome, dove ebbe modo di rivedere John P. Clum, il suo vecchio amico dei tempi di Tombstone.
Walter Scott
A Nome Wyatt gestì il “The Only Second Class Saloon” che alcuni storici etichettarono anche col nome di “Dexter Saloon”. E’ probabile che Wyatt ne possedesse due.
In Alaska Wyatt fece la conoscenza di altri noti uomini dell’epoca. Doc Kearns, per esempio, il manager del futuro campione dei pesi massimi Jack Dempsey e infine un personaggio dal passato burrascoso come Walter Scott, noto sulla frontiera come “Death Valley Scott”.
Nel 1901 Wyatt e Josie lasciarono Nome con una discreta fortuna in tasca, circa 80.000 mila dollari con i quali poterono vivere tranquillamente per un certo periodo di tempo.
Nel frattempo anche nel Nevada erano stati scoperti giacimenti di oro e argento per cui Wyatt e Josie, fatti bagagli, si trasferirono a Tonopah.
Virgil Earp li raggiunse nel Nevada, ma di lì a poco, nel 1905, morì di polmonite a Goldfield.
Dopo la morte di Virgil, Wyatt e Josie lasciarono il Nevada e si stabilirono a Los Angeles e da lì la coppia iniziò a fare delle puntate nella zona del deserto del Mohave, vicino al confine con l’Arizona con l’intento di trovare nuovi filoni auriferi.


Il “The Only Second Class Saloon” a Nome


Il “Northern Saloon” a Tonopah. Josie è la donna a sinistra sul cavallo

I due si stabilirono a Vidal, una sconosciuta località in mezzo al deserto in prossimità del fiume Colorado e del confine con l’Arizona.
La coppia passò circa venti anni in quella zona desertica, dove oggi sorge in pieno deserto, lungo la Highway 62, un ufficio postale eretto in onore di Wyatt Earp.


L’Ufficio Postale che sorge in pieno deserto


La capanna usata da Wyatt Earp nel deserto del Mohave

Il caldo nel deserto era eccessivo, per cui Wyatt e Josie passavano il periodo estivo a Los Angeles e l’inverno nella capanna vicino a Vidal.
Nel frattempo, siamo ormai a cavallo della prima guerra mondiale, stava sviluppandosi presso una zona periferica di Los Angeles chiamata Hollywood, l’industria cinematografica.
Ora il nome di Wyatt Earp spesso era finito sulla cronaca dei giornali dell’epoca, specialmente per il drammatico scontro all’OK Corral nel quale persero la vita tre persone.
Wyatt quindi cercò di interessare qualche produttore con la storia della propria vita o almeno cercò di essere preso come consulente per le scene dei primi film western.
Purtroppo Wyatt, ormai sulla settantina, non fu preso in considerazione dai vari produttori e registi del tempo che probabilmente lo considerarono soltanto un vecchio avventuriero, giocatore, puttaniere e tenutario di saloon.
Stuart N. Lake
Solo verso la fine della sua vita, quando ormai aveva quasi ottanta anni, un giornalista, Stuart N. Lake, imbeccato da Bat Masterson, s’interessò alle vicende del vecchio marshal.
Alfred Jacoby, un editore del “San Diego Union”, in un articolo datato 10 ottobre 1960, raccontò il modo in cui Stuart N. Lake riuscì a contattare Wyatt Earp.
Jacoby scrisse che Lake attorno al 1925, sapendo che il vecchio marshal frequentava saltuariamente gli studi cinematografici di Hollywood, chiese in giro dove potesse incontrarlo.
Qualcuno gli disse che quel vecchio signore non si vedeva in giro da un po’ e che non si sapeva dove fosse e se era ancora in vita.
Tre giorni più tardi, un addetto agli studi, incontrando il giornalista, gli disse che aveva un messaggio del vecchio marshal col quale lo pregava di chiamarlo.
L’uomo raccontò a Lake di aver incontrato lungo la spiaggia di Los Angeles quel vecchio signore che di tanto in tanto vedeva all’interno degli studios.
Fermatolo, il vecchio si presentò come Mr. Earp. L’addetto agli studios, incuriosito, di rimando domandò se fosse per caso Wyatt Earp.
Il vecchio signore rispose prontamente: “Io sono Wyatt Earp senza alcun dubbio”. Naturalmente Lake chiamò subito Wyatt e tra i due iniziò subito una lunga serie d’incontri durante i quali fu stesa la biografia del vecchio sceriffo, un lungo racconto che ripercorreva le tappe di Wyatt Earp nelle città del west come Wichita, Dodge City e Tombstone.
Il libro intitolato: “Wyatt Earp, Frontier Marshal”, pubblicato nel 1931, due anni dopo la morte di Wyatt, ebbe un successo strepitoso.
Il cinema iniziò a impadronirsi del mito di Wyatt Earp nel 1939 con “Frontier Marshal”, il cui protagonista era Randolph Scott.


“Frontier Marshal” con Randolph Scott e “Tombstone” con Richard Dix

Nel 1942 uscì “Tombstone, the Town too tough to die” con Richard Dix.
John Ford trasformò la sua vita in un classico in “My Darling Clementine” con Henry Fonda.
Da allora la lista degli interpreti di Wyatt Earp è diventata interminabile; “Winchester 73” con Will Geer; “Wichita” con Joel Mc Crea; “Cheyenne Autumn” (Il Grande Sentiero) con James Stewart;
“Hour of The Gun” con James Garner; “Gunfight at The OK Corral” con Burt Lancaster, “Tombstone” con Kurt Russell e tantissimi altri.
La popolarità di Wyatt Earp dilagò con figurine, giocattoli e quant’altro. La televisione ha contribuito con un lungo ciclo “The Life and Legend of Wyatt Earp” con Hugh O’Brian nel ruolo di Wyatt.
Wyatt Earp, dopo una breve malattia, morì serenamente nel suo letto alle 8: 05 a. m. di domenica mattina del 13 gennaio 1929 all’età di ottant’anni. Gli stava accanto Johm H. Flood, il suo segretario. L’ultimo amico a vederlo vivo fu John P. Clum, il sindaco di Tombstone di tanti anni prima. Al suo funerale celebrato presso la Pierce Brothers Chapel c’erano i vecchi amici di un tempo. Da Colton venne il marshal George M. Easton. C’era Jack Cochrane che lo conobbe in Alaska, George B. Calnan, un amico di El Paso, Joe Treest che lo frequentò a Tonopah e ancora E. A. Speegle di Tombstone e tanti altri.

Tra quelli che portarono a spalle la bara, si riconoscevano W. J. Hunsaker (procuratore a Tombstone), George Parsons, John P. Clum, William S. Hart (divo del cinema), Wilson Mizner e Tom Mix (divo del cinema) (foto sopra).
Non era invece presente la moglie Josephine Sarah Marcus. Qualcuno ha affermato che era troppo affranta per prendere parte alla cerimonia funebre.
Non è così. John H. Flood che la conosceva bene, ha confidato a John Gilkriese che non volle partecipare semplicemente perché non aveva il vestito adatto. Lei aveva sempre rimproverato il marito, colpevole a suo dire, di non aver fatto abbastanza soldi e di averle fatto fare una vita miserevole. Quando ebbe le ceneri di Wyatt tra le mani, per la rabbia, gettò il contenitore contro il muro di casa facendone rovesciare i resti per terra. Questo è quanto risulta dalla testimonianza di John H. Flood presente al momento e inorridito per quel gesto insano.

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