Le mogli per corrispondenza

A cura di Mauser

Indubbiamente quello di sposarsi dopo aver creato un minimo di relazione con la futura sposa è un aspetto della vita normale, per cui il fenomeno di cui parliamo in questo articolo era spesso collegato alla fascia medio-bassa della popolazione.
Privi delle doti necessarie a intrattenere una signora o per mancanza di queste, alcuni uomini iniziarono a ordinare le spose ad amici e conoscenti in trasferta fuori città come noi ordiniamo cartoline e souvenirs agli amici in vacanza. «Trovami una moglie disponibile ed io me la sposo!» era pressappoco la richiesta.
Questi amici fuori sede, chiamiamoli così, intrallazzavano presso le loro conoscenze della città di destinazione, si informavano se una qualche fanciulla fosse stata disponibile, dopodichè prendevano accordi con la di lei famiglia circa il mantenimento, la dote e la forma legale del matrimonio.
Il vero boom dell’ordinazione per posta si ebbe quando i Paesi europei iniziarono la colonizzazione selvaggia dei terrotori scoperti, vale a dire l’America del Nord (USA e Canada), l’Australia e la Nuova Zelanda, l’Africa, a partire dal 1630 circa.
Nello specifico il destinatario maggiore di questo genere di commercio era il Nord America.
Passato il boom della scoperta e cementata la società che si era andata creando, si ebbe un nuovo ritorno del fenomeno durante la seconda metà dell’Ottocento con la progressiva espansione verso il West, terra selvaggia e poco ospitale, e successivamente con le due corse all’oro della California prima e del Klondike poi.
Il fenomeno delle navi delle spose era una consuetudine molto praticata.


Donne in un contesto familiare

Intorno alla metà del Settecento le terre erano state parzialmente esplorate e coltivate, erano nati piccoli centri abitati specialmente lungo la costa e il corso dei fiumi navigabili e si stava lavorando per rendere quella terra selvaggia e incontaminata la miglior macchina per fare soldi del mondo.
C’erano però ancora molti problemi, la vita nelle colonie era durissima, non esistevano tutti i confort della madrepatria, bisognava procurarsi tutto, il cibo scarseggiava, la natura era ostile e ancora incontaminata e gridava la sua libertà, gli inverni erano rigidi, le estati calde e umide con insetti fastidiosi che potevano provocare influenze, febbri o malaria.
La vita era una continua lotta alla sopravvivenza e la sua durata era molto inferiore rispetto all’Inghilterra; uomini, donne e bambini morivano in continuazione e le malattie e gli stenti erano tra le cause fondamentali.
Inutile dire che le fasce per natura più esposte, giovani e donne, erano decimate, non solo ma dalla stessa madrepatria si cercava di mandare nelle colonie soprattutto uomini forti e robusti che potessero lavorare i campi, disboscare e costruire abitazioni ed elementi commerciali, a parte i volontari, che erano spesso spinti dalla promessa di avere intestata una parte del territorio, erano mandati oltremare soprattutto carcerati e galeotti, la cui mancanza non si sarebbe sentita e avrebbero potuto portare vantaggi economici per riscattare la loro libertà o i loro debiti.
In questa strategia mancavano però le donne: le indigene non rientravano nel conteggio, anche se un numero molto esiguo di coloni prese moglie o compagna tra le indiane (ad esempio John Smith), ma la donna in quanto padrona di casa che si occupasse della quotidianità e del benessere della dimora e della vita era una figura rara; molte di quelle che partivano insieme ai parenti poi morivano nel viaggio o durante la dura vita laggiù e quindi la disparità tra i sessi era altissima.
Per questo in Parlamento si decise di prendere due piccioni con una fava e di combinare il problema della mancanza di femmine nelle colonie con quello dell’eccessiva popolazione femminile in madrepatria.
Una nave carica di donne
Vennero quindi istituiti bandi di concorso per partire come spose alla volta delle colonie. Le donne reclutate viaggiavano verso il nuovo continente e lì cercavano di prendere marito tra i coloni. Era un’occasione importante per quelle signorine che non avevano possibilità di sposarsi in patria per vari motivi, ad esempio una dote scarsa e la mancanza di parenti, oppure lievi imperfezioni fisiche, debiti da riscattare, povertà.
Partire era un azzardo, è vero, una roulette russa perchè chi partiva non solo non aveva la certezza di arrivare, ovunque fosse la meta, ma neanche sapeva con certezza cosa la attendesse nelle colonie, visto che le testimonianze non sempre erano fedeli.
Bisognava pregare che la buona stella assistesse la propria vita dalla partenza in poi, augurarsi di arrivare in un posto civile con uomini educati e credenti, ci fosse da mangiare e il clima fosse mite. Non solo, ma una donna che arrivava nelle piccole comunità delle colonie non aveva certo la possibilità di fare la schizzinosa, vero che a volte anche le donne meno avvenenti avevano la possibilità di scegliere il partito migliore, ma con così poco preavviso non si sapeva mai a chi si andava in sposa, se si trattava di un uomo timorato di Dio, rispettoso, lavoratore, oppure un marito rozzo e violento.
Questo fenomeno, a differenza del precedente, si diffuse durante la seconda metà dell’Ottocento, quando cominciò la grande conquista del West.
Siamo nei tempi di Tex Willer, di Trinità e Bambino, di Ombre Rosse, della Casa nella Prateria e di El Grinta.
Tre fenomeni spinsero i più ambiziosi a spostarsi verso una vita diversa in cerca di fortuna, la già citata conquista del West, che portò una progressiva colonizzazione della zona centrale degli USA tra canyon e praterie e altipiani, successivamente la corsa all’oro della California fece da esca per un movimento di colonizzazione e sfruttamento di massa delle terre californiane, infine una seconda corsa all’oro, la corsa all’oro del Klondike, nelle remote regioni del nord al confine tra Canada e Alaska.


Gruppo di donne in un momento di pausa nel viaggio verso il west

In entrambi i casi, scoperte e conquiste portarono moltissimi uomini a spostarsi verso le mete di ricchezza e sperata prosperità. In molti si spostavano con tutta la famiglia al seguito, come accade nel telfilm Alla conquista del West oppure in un altra produzione per la televisione, La casa nella prateria, ma se si viaggiava leggeri c’era più possibilità di guadagnarsi il proprio pezzetto di terra, tanti scapoli, infatti, riuscivano ad aggiudicarsi le poche concessioni terriere di scavo che gli Stati Uniti, all’epoca neonati, metteva in palio per costruire il proprio personalissimo ranch di allevamento oppure cercare l’oro nel proprio tratto di fiume (cfr. La saga di Paperon de’ Paperoni – L’argonauta del Fosso dell’Agonia Bianca, anche Paperone fa storia).
Ma se la velocità non premiava, c’erano altri sistemi per poter acquistare terreno, con la dovuta quantità di denaro era possibile ungere i dovuti cardini e farsi concedere una licenza, oppure si poteva ereditare la terra da parenti defunti o, cosa ancora possibile, vincerla al gioco, d’azzardo naturalmente, dove incauti proprietari opportunamente spennati mettevano sul tavolo verde anche le loro proprietà terriere nella speranza di rifarsi del denaro perduto.
Questi giovani avventurieri e intraprendenti, pieni di sogni per il futuro, erano un po’ gli immigrati dell’epoca, ma una volta sistematasi mancava ancora la parte fondamentale, secondo Freud, ovvero portare avanti la specie, nello specifico nella figura del figlio che porta avanti il cognome.
Donna in un rodeo
Facile a dirsi, un po’ meno a farsi, soprattutto se mancava la materia prima: le donne.
Come nelle colonie del Settecento, anche nel West e nella corsa all’oro le candidate a diventare buone mogli scarseggiavano, non che non ci fossero donne, c’erano le classiche baldracche da saloon, le vedove avanti con gli anni di cercatori periti e le zitelle tanto bistrattate in Europa, nel West erano ambitissime; come dice Adamo Pontipee nel film Sette spose per sette fratelli al proprietario dell’emporio:
«Non avreste anche una moglie?»
«Avete preferenze?»
«Sì, meglio se vedova e con voglia di lavorare. Siamo in sette, io e sei fratelli, la casa è uno schifo, viviamo come bestie.»
Suscitando l’indignazione della moglie del commerciante e la risata di quest’ultimo.
Situazioni del genere non erano in usuali, nel paese di Adamo, territorio dell’Oregon, ogni ragazza aveva a disposizione circa sette buoni partiti con cui poteva sistemarsi.
Ma gli uomini che necessitavano di una moglie non sempre vivevano vicini alle città, i ranch erano spesso distanti diversi chilometri, alcuni li si incontravano solo in occasione di fiere e mercati, non andavano a messa e si presentavano all’emporio ogni sei mesi. Questi come facevano a sposarsi? Per corrispondenza.
Un uomo che non può lasciare il proprio terreno, che spesso era preda ambita tra insidiosi vicini di terra, né corteggiare una ragazza del villaggio che avrebbe irrimediabilmente preferito qualcun’altro si affidava ai mezzi tecnologici e spediva via telegrafo un annuncio a diversi giornali che avevano un’apposita sezione destinata a questo particolare genere di “posta del cuore”. In questi annunci il candidato elencava le sue caratteristiche salienti, ovvero corporatura, mestiere, luogo e aspettative, era gradita anche l’età, dopodichè attendeva.
Sebbene possa sembrare strano, molte donne rispondevano in quanto la situazione sulle coste, a differenza del West, assomigliava sempre più a quella dell’Inghilterra vittoriana e poi c’era sempre qualche signorina con scandali da coprire e un posto da dove fuggire…
Le ragazze interessate contattavano la redazione che a sua volta si prodigava per informare il pretendente e metteva in contatto i due. Era usanza che prima dell partenza di lei alla volta del futuro marito i due sposi si scambiassero una certa corrispondenza, giusto per chiarirsi le idee circa le rispettive manchevolezze, che poi erano i motivi per cui nessuno dei due era sposato e non lo faceva dalle proprie parti; inutile dire che i nodi venivano al pettine solo quando ci si incontrava di persona, ma evitiamo l’argomento, ciascuno cercava di tirare l’acqua al proprio mulino.
Bene, chiarite le rispettive intenzioni serie di matrimonio la ragazza partiva con armi e bagagli alla volta del West, della California o dell’Alaska. Viaggi estenuanti la portavano dal futuro marito che spesso era un ragazzone sulla ventina tutto casa e bestiame, sparava con la pistola, aveva colbacchi di pelliccia di castoro e viveva in una catapecchia cadente; il locale pastore celebrava il matrimonio e poi cominciava la vera avventura, quella che si chiama matrimonio e che era irta di difficoltà allora come oggi.
A spingere tanto l’espansione di questo fenomeno, sia quello settecentesco che quello ottocentesco, furono diversi fattori.
Alla guida di un carro
Innanzi tutto il viaggio e l’avventura verso terre nuove e inesplorate, ostili e selvagge, bellissime, che necessitavano di duro lavoro di braccia per essere abitabili e produttive e che impiegavano tutte le forse dell locale popolazione che non poteva permettersi il corteggiamento che da sempre precedeva l’inizio di una vita a due. Gli uomini diventavano ruvidi e pratici, degli autentici orsi, da questo genere di vita difficile e oltre ad essere incapaci di quel genere di maniere che piace tanto alle signore, compresa la sottoscritta, non avevano il tempo e l’intenzione, visto che non ne vedevano l’utilità pratica, di abbandonarsi a romanticismi e smielatezze assortite e pretendevano che le loro donne fossero, come loro, pratiche e lavoratrici, non bamboline di ceramica da tenere sotto una teca perchè c’era bisogno di persone con grinta e forza di volontà.
Peccato che, grinta o no, le donne mancassero lo stesso.
E allora bisognava procurarsele… il mezzo aveva poca importanza purchè fossero disposte a lavorare sodo e ad affrontare una vita simile, se c’erano signore disposte a questo, i coloni le accoglievano volentieri.
Le donne che motivo avevano per scegliere una simile esistenza?
Intanto il fatto che una vita dedicata al lavoro e alla famiglia non fosse poi così male, rispetto al lavoro in fabbrica, per esempio, e dava delle soddisfazioni, inoltre era perfettamente in linea con la condotta religiosa che voleva la donna come angelo del focolare che badasse alla casa e ai bambini e non impiegata oppure dedita al supporto di movimenti femministi.
Molte donne, inoltre, avevano qualche piccolo scandalo in passato dal quale scappare, un primo marito che le aveva abbandonate, un amante che si era preso la loro importantissima verginità, debiti, scarse aspettative.
Senza contare la scarsa avvenenza che da sempre fa. I coloni non erano ciechi, ma con la necessità di avere femmine a disposizione a volte passavano oltre a certe imperfezioni come lo strabismo, i capelli albini, sei dita e quant’altro, caratteristiche che in città avrebbero rovinato la vita di una ragazza, ma che nel selvaggio West facevano poco la differenza.
Sempre parlando di scarsa avvenenza è da dire che la bellezza è, in alcuni casi, oggettiva, ma in altri no. Una ragazza dai tratti marcati, naso greco e seno generoso, con fianchi larghi e spalle ampie era destinata all’umiliazione, ma altrove poteva essere apprezzata proprio per gli stessi motivi che ne testimoniavano la sua solidità non solo fisica ma anche morale, oppure, come i muscoli di gambe e braccia, erano sintomo di duro lavoro.
Forse le donne del West non erano delle miss, di solito quelle belle non facevano le mogli, ma si può davvero dire che fossero persone peggiori delle altre? Non credo.

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