Nativi d’America in lotta per l’acqua

A cura di Ennio Caretto

Nell’età dell’effetto serra i pellerossa americani hanno scoperto di possedere un nuovo tesoro, anzi il tesoro del futuro: l’acqua dei fiumi e dei laghi delle loro riserve, un bene preziosissimo. Ma come accadde nell’Ottocento alle loro terre, i bianchi – questa volta delle metropoli, non i coloni e le giubbe blu – tentano d’impossessarsene. Dopo più di un secolo è un’altra guerra tra il potere bianco e le oltre 500 nazioni indiane riconosciute legalmente in America, per fortuna mediata dal Ministero degli interni o combattuta nelle aule dei tribunali. Da cui però i pellerossa, attualmente vincenti, rischiano alla fine di uscire sconfitti.
Un caso esemplare è quello delle tribù Choctaw e Chickasaw della regione di Tuskahoma nell’Oklahoma, lo stato che a cavallo del 1900 fu un paradiso del petrolio. Le due tribù, che vi furono trasportate 175 anni dalle giubbe blu, di fatto in esilio, rivendicano la proprietà del grande Lago Sardis, famoso per la pesca.
Ma tre città, Oklahoma city, la capitale dello stato, Edmond, e la lontana Fort Worth nel Texas chiedono di usarne l’acqua. Il comune di Edmond, in particolare, ha già deciso di emettere obbligazioni di cento milioni di dollari complessivi per costruire un acquedotto dal lago Sardis alla città. Le tre città obiettano che le due tribù non risiedono in una riserva perché nel 1900 il territorio fu diviso in tanti piccoli appezzamenti per le loro famiglie, e quindi non hanno il monopolio del lago. Gregory Pile, il capo della tribù Choctaw, ribatte che non fa alcuna differenza, che una sentenza della Corte suprema americana del 1903 sancisce l’uso esclusivo delle loro acque da parte degli indiani. Aggiunge che da quando un fiume del posto, il Jarford, fu bloccato da una diga, il lago è essenziale al sostentamento delle due tribù.


Una delle proteste organizzate ai nostri giorni dai Nativi

Il Ministero degli interni sta mediando, ma sinora senza molto successo. Secondo Daniel McCool, un giurista dell’Utah, un altro stato dove sono in corso dispute del genere, più la terra su surriscalderà e meno i tribunali daranno ragione ai pellerossa. Sino ad ora, ha spiegato McCool, l’America ha riconosciuto a 36 tribù il controllo delle acque delle loro riserve, e sta promuovendo un compromesso tra 18 altre tribù e numerose città. «Ma questa tendenza si invertirà», ha ammonito «se si rischierà la siccità nelle metropoli come è già successo a Los Angeles». McCool ha citato il ricorso di due comuni, Bloomfield e Aztec, contro l’assegnazione di parte delle acque del fiume Colorado alla grande nazione dei Navajos.
L’esito del braccio di ferro dell’Oklahoma influirà sugli altri in atto nell’Utah appunto, nel Nuovo Messico, nel Nevada, in California e in altri stati del sud ovest americano, resi famosi in tutto il mondo dai film western del regista John Ford con l’attore John Wayne. Per le riserve pellerossa dove oggi è particolarmente abbondante, l’acqua potrebbe diventare una miniera d’oro, come lo è per qualcuna il petrolio e per qualcun’altra il gioco d’azzardo nei loro casinò. Ma per le riserve dove l’acqua è appena sufficiente, doverla condividere con una città che ne ha urgente bisogno sarebbe un dramma.

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