Buffalo Bill in Italia (e, in gondola, a Venezia)

A cura di Luciano Guglielmi

Buffalo Bill a VeneziaIl Wild West Show di Buffalo Bill, Cody, venne in italia 2 volte, rispettivamente nella seconda tournèe Europea, del 1890, e nella terza tournèe, del 1906.
In quest’ultima approdò a Torino all’inizio d’Aprile e vi rimase per tutto il mese.
L’accampamento era situato in piazza d’armi del tempo, tra corso Siccardi e via Montevecchio, in un area di 40.000 metri quadrati.
La troupe arrivò trasportata da cinque treni speciali, i giornali cittadini ne parlarono tutti i giorni, al tempo il giornale cittadino più importante era “La Gazzetta del Popolo”, venivano dopo “La Gazzetta Piemontese” e “La Stampa”.

GDP del 5 aprile 1906
“Il Colonnello Cody, non ha risparmiato nulla per far conoscere ai torinesi che l’arrivo della sua troupe e le operazioni di attendamento costituivano per se stesse uno spettacolo interessante”.

Il vagone dello show
Il vagone ferroviario su cui viaggiava il materiale del Wild West Show

GDP del 20 aprile 1906

“La celebrità delle pianure, il Re di tutti, riprodurrà fra noi le gesta compiute attraverso il continente americano, si mostrerà nell’abilità ad uccidere gli Siux(letteralmente scritto così), e terminerà lo spettacolo con l’apoteosi della pace e la danza delle nazioni”.

LS del 5 aprile 1906

“Buona parte degli indiani, che seguivano la tournèe di Buffalo Bill, erano cattolici. L’istituto delle Missioni Cattoliche con sede a Roma, aveva provveduto all’amministrazione religiosa dei nativi e questo incarico era stato affidato a Padre Strikland, appartenente alla casa dei Gesuiti di Fiesole”.
Lo show raccontava atti di eroismo presi dalle cronache della frontiera e dalle pagine di storia: in “THE DRAMA OF CIVILIZATION”, la vita selvaggia degli indiani delle praterie e dei cow-boy prendeva vita.

In posa fuori dalla tenda
Buffalo Bill e un addetto al Wild West Show

GDP del 23 aprile 1906

“Gli sguardi della folla si rivolsero con curiosità vivissima sulle pelli-rosse, le quali fecero il loro ingresso galoppando vertiginosamente intorno alla pista, ed emettendo grida altissime e disordinate, proprio come gli indiani che aggrediscono il treno”.

GDP del 23 aprile 1906

“In una quarantina i brutti ceffi vengono a salutare il pubblico. Sono quasi completamente nudi, ma non tema la società antipornografica, gli indiani sono talmente sovracarichi di vernici colorate che la loro pelle scompare sotto strati di giallo, di cinabro e di turchino”.

Buffalo Bill e alcuni indiani
Buffalo Bill e alcuni indiani

L’iconografia del selvaggio imperava.

LS del 23. aprile 1906

“Dopo la tintura, che costituisce la parte più lunga e meticolosa, altro non breve tempo essi dedicano all’ornamento del capo, dei polsi, dei malleoli, ornamenti fatti di lunghe penne e disposti nel modo che tutti i lettori hanno potuto vedere nelle oleografie riproducenti l’arrivo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo”.

Così il selvaggio “far-west” si presentò alle genti italiane. Qui dobbiamo fare ricorso alle cronache locali. A Padova il tendone smonta a Padova in piazza d’Armi. Arriva gente da tutto il Veneto, bambini in testa. Il cronista del”gazzettino” scrive , ammirato dall’ordine che regna in quella folla circense dai colori della pelle diversi: “Ogni forma di rumore e chiasso è bandita, tutto ciò per noi veneti espansivi in ogni nostra manifestazione costituisce un quadro sorprendente” e aggiunge “quando scendono le pelli rosse di una compostezza quasi ieratica, avvolte in strani ponci multicolori, e sudicette anzichenò, dai lunghi capelli untuosi raggruppati in trecce sulla fronte sfuggente, l’effetto è disastroso”.
Alcune donne tra il pubblico commentano “varda che brute vecie”, la cronaca del giorno seguente è impietosa: “Certe americanate non si possono dimenticare così presto, quindicimila persone hanno assistito a una buffonata, a proposito il pubblico non lo chiama più Buffalo ma bruffolo, si sono spese 5 o 8 lire per vederlo…”
I commenti di Vicenza e Treviso (arrivarono treni stracarichi di provinciali, veneziani e bellunesi) furono più benevoli, sottolineando i costumi variopinti dei pelli rosse, l’abilità a cavallo dei cow-boys, l’impassibilità degli indiani in ogni situazione. Ma, in generale, il Veneto non risultò molto stupito dal Wild West Show, anzi diciamo che lo snobbò.
Finito lo spettacolo a Treviso, Buffalo Bill disse all’amante, che chiamava Missy: “Domani ci recheremo a Venezia e faremo un giro in barca”.
Il giorno dopo, Cody, Missy e cinque indiani, noleggiata una carrozza, si recarono a Venezia. All’imbarcadero (non dimentichiamo che eravamo nel 1906) Missy non volle salire in gondola,un indiano rimase con lei per proteggerla e aspettarono gli altri in osteria;Cody e i compagni invece non si meravigliarono dell’acqua, dei canali e dell’aspetto della barca: era una gondola.
Il gondoliere li portò a San Marco dove finalmente gli americani ebbero un momento di stupore e di meraviglia nel vedere la piazza e la basilica. Un cicerone improvvisato raccontò agli stranieri delle bellezze artistiche e dei Dogi (paragonati da Cody ai presidenti delle Repubblica Usa). Di seguito,col gondoliere e col cicerone, tornarono a trovare Missy e l’altro indiano e tutti insieme mangiarono frittura mista.
Ci fu un intermezzo spiacevole: mentre stavano per ripartire, un pellerossa abbracciò una donna. Buffalo Bill estrasse la Colt che portava e gli intimò di lasciarla. L’indiano così fece quindi si inginocchiò e chiese scusa a Buffalo Bill. Tornati gli animi in pace, Buffalo Bill, Missy e gli indiani (i primi in carrozza, gli altri a cavallo) tornarono a Treviso da ci ripartirono il giorno dopo per Trieste dove si concluse il tour italiano.

Sotto potete vedere un rarissimo filmato di una sfilata del Wild West Show a New York.

Condividi l'articolo!

Commenti

Vuoi scrivere qualcosa? Usa i commenti!

Devi eseguire il log-in per inserire un messaggio.