12-4-1861: il bombardamento di Forte Sumter

12 aprile 1861 – 155 anni fa iniziava la Guerra Civile Americana

A cura di Renato Panizza

Attacco a Fort Sumter
Il 12 aprile 1861, nella rada di Charleston in Sud Carolina, alle ore 4,30 del mattino, si udirono i primi colpi dei cannoni sudisti tuonare contro forte Sumter: la guerra civile americana era cominciata! Fu un conflitto sanguinosissimo, in cui gli Americani soffrirono le più alte perdite mai avute in tutte le guerre da loro combattute. Alla fine dei quattro anni di guerra,  in un’area equivalente all’estensione di più di quattro volte la Francia, si contarono più di 620.000 morti: una cifra che supera il computo totale dei caduti americani nelle due grandi guerre mondiali, nella guerra di Corea (1950-53) e del Vietnam (1965-73); sommati ai caduti nella guerra di indipendenza dalla madre patria inglese (1775-83),  nella guerra contro l’Inghilterra, combattuta anch’essa sul suolo americano nel 1812-15, nella guerra contro il Messico (1846-48), e infine nella guerra contro la Spagna del 1898.
Sembra incredibile ma è così! L’avvento della armi rigate, che aumentavano la precisione e la gittata del tiro, l’accanimento e la determinazione negli scontri, unitamente alle tattiche di combattimento ancora legate alla tradizione napoleonica, furono tra le probabili e principali cause del grande massacro. I Nordisti mobilitarono circa tre milioni di soldati, i Sudisti meno della metà; ma i 22 Stati del Nord contavano all’epoca 21 milioni di abitanti, mentre gli 11 Stati della neo-nata Confederazione degli Stati d’America (C.S.A.) avevano solo 9 milioni di abitanti, e di questi, circa 4 milioni erano schiavi negri! La percentuale dei caduti americani rispetto ai mobilitati è del 13,8%. In Italia, i soldati mobilitati durante la Grande Guerra, la prima guerra mondiale, furono circa 5,6 milioni, e la percentuale dei caduti (11,6%) è inferiore a quella della guerra civile americana.


La bandiera che sventolava a Fort Sumter il giorno dell’attacco

Il Sud Carolina fu il primo degli Stati a sud della linea Mason-Dixon a staccarsi dall’Unione, il 26 Dicembre 1860; presto venne seguito da Mississippi, Florida, Alabama, Georgia, Louisiana, e per ultimo dal Texas, il 1° Febbraio 1861. Ma nel Marzo 1861, quando Abraham Lincoln si insediò alla presidenza degli Stati Uniti (ora non più del tutto uniti!), la guerra ancora non era scoppiata.
Al presidente della Confederazione, Jefferson Davis, ricco piantatore e uomo politico di spicco del Sud che era stato senatore per il Mississippi al Congresso e ministro della guerra sotto la presidenza Pierce, si presentava ora una spinosa questione da risolvere: la presenza nei territori degli Stati che si erano appena separati dall’Unione di alcuni forti presidiati dai soldati federali, che, in quanto tali, avevano giurato fedeltà alla bandiera a stelle e strisce dell’Unione.
Jefferson Davis
Che fare? Si poteva tollerare ancora a lungo una presenza così insidiosa? Evidentemente no!Inoltre i forti dovevano pur essere riforniti, e non era immaginabile che a farlo fossero proprio gli Stati “ribelli”!
La situazione più grave si presentò a Charleston.
Nel 1860 Charleston era una fiorente e popolosa città portuale di 40.000 abitanti, seconda nel Sud solo a New Orleans, che ne faceva quasi 170.000. Era stata il principale centro sudista del mercato degli schiavi portati dall’Africa dalle navi negriere, prima che il Congresso dell’Unione, nel 1808, ne vietasse definitivamente la tratta. Ma il commercio interno era consentito: gli schiavi già presenti sul suolo americano venivano “allevati”, erano considerati una proprietà privata e potevano essere venduti o barattati dai loro proprietari.
Il porto di Charleston si affacciava su una baia con una stretta e ben protetta imboccatura;  proprio al suo ingresso era posta su un isolotto artificiale una massiccia fortificazione munita di cannoni, che avrebbe potuto facilmente bloccare il transito di qualsiasi nave, costretta a navigare per uno stretto canale non più largo di un chilometro. Si trattava del forte Sumter,  tenuto da una piccola guarnigione federale di soli 73 uomini (compresi gli strumentisti della banda musicale!), agli ordini del maggiore Robert Anderson, un kentuckiano ex-possessore di schiavi, ma fedelissimo all’Unione. Con la sua compagnia di artiglieri, Anderson aveva già da Dicembre evacuato il forte  Moultrie, situato sulla costa e considerato non difendibile, e si era rinchiuso a forte Sumter, dove contava di resistere il più possibile.
Abraham Lincoln
A Gennaio, il presidente Buchanan, ancora in carica nell’attesa dell’insediamento del neo-eletto Lincoln, inviò dei rifornimenti via mare, ma la nave venne presa a cannonate dai Sudisti e si allontanò: “il dado era tratto”, il primo passo verso la guerra era compiuto! In un crescendo di tensione, ormai tutti, al Nord come al Sud, attendevano solo la prossima mossa, la scintilla decisiva che avrebbe dato fuoco alle polveri. Ma chi l’avrebbe compiuta? Il presidente della Confederazione, Jefferson Davis, nel frattempo, aveva già emesso un bando di arruolamento per 100.000 volontari. Il nuovo Presidente dell’Unione, Abraham Lincoln, insediatosi ai primi di Marzo, attendeva invece ulteriori sviluppi della situazione, e stava per giocare la sua “carta”: aveva allestito una piccola flotta composta da tre piroscafi carichi di viveri e con 200 uomini di rinforzo, e aveva informato il governatore di Charleston che se avesse consentito, questa volta, a  lasciar passare i rifornimenti, non sarebbero state introdotte né armi né munizioni. Avrebbe il Governatore del Sud Carolina accettato la proposta?
Si sarebbe piegato alla volontà del Governo centrale,  in sostanza rinnegando la secessione dichiarata  pochi mesi prima?
Il generale Beauregard
Ma questo Stato, insieme ad altri sei, ormai faceva parte di una nuova Nazione con a capo un Presidente, e aveva sottoscritto una nuova Costituzione.
La mossa di Lincoln era chiara: mettere il Sud nelle condizioni di assumersi la grave responsabilità di aprire il conflitto armato… o rientrare a capo chino nei ranghi!
La reazione sudista fu dura, com’era prevedibile: l’11 Aprile 1861, il comandante delle forze nell’area di Charleston, il generale Pierre Gustave Toutant Beauregard, creolo di New Orleans, di famiglia francese e cattolica, consegnò ad Anderson un messaggio in cui chiedeva la capitolazione del forte senza condizioni, ponendo come scadenza le ore 04,00 del 12 Aprile; dopo di che,  i cannoni avrebbero cominciato a sparare! 
Tutta la città era in preda all’eccitazione, e quella notte probabilmente ben pochi riuscirono a prendere sonno. Scriveva nel suo diario una dama di Charleston: “Contavo le quattro dai battiti del campanile di San Michele e cominciavo a sperare. Alle quattro e mezza, il cupo rombo di un cannone! Balzai dal letto e,  ginocchioni, pregai come non avevo mai pregato prima”.


Fort Sumter prima dell’attacco

Il colpo che la dama udì era lo sparo di un mortaio da 10 pollici. I mortai che usarono i Confederati per colpire forte Sumter, avendo un tiro molto parabolico, impedirono ad Anderson di utilizzare i cannoni più potenti che si  trovavano allo scoperto, nella parte più alta del forte (in “barbetta”, è il termine tecnico); usandoli, avrebbe  troppo esposto gli artiglieri al rischio di essere colpiti.
Dal forte partì la risposta solo verso le sette del mattino, ma fu un fuoco debole poiché  gli artiglieri erano in pochi e potevano far sparare solo i cannoni più piccoli.
Quel giorno c’era mare grosso e le navi militari che appoggiavano la piccola flotta che portava i rifornimenti, e che era ormai arrivata all’imbocco della rada, non poterono intervenire a sostegno del forte. I cannoneggiamenti proseguirono da ambo le parti per tutta la giornata, e i Sudisti li continuarono anche di notte; ma non ci furono danni significativi e tanto meno dei morti.


L’attacco dei sudisti e Fort Sumter in fiamme

I cannoni confederati spararono anche proiettili incendiari che appiccarono il fuoco agli edifici interni al forte. Il grosso problema per Anderson era la mancanza di viveri, e ormai anche di munizioni: non avrebbe potuto resistere ancora per molto. Così, poco dopo le due pomeridiane del  14 Aprile, Anderson ammainò la bandiera, si arrese, e ricevette gli onori militari dall’avversario.
Prima di abbandonare il forte, Anderson fece sparare 50 colpi di cannone a salve… e fu in questa circostanza che accidentalmente morirono due poveri soldati nordisti: i primi due morti della guerra civile americana non caddero dunque in combattimento.
La guerra era scoppiata! Lincoln dichiarò che “era in atto una ribellione”, e chiamò alle armi 75.000 volontari con una ferma di soli tre mesi. Ma l’illusione di una guerra breve sarebbe però ben presto tramontata.

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