Fort Whoop-Up

A cura di Marco Chiornio

Fort Whoop-Up
Il nome di Fort Whoop-up è notorio. Nella lunga storia della vendita del Whisky e delle Giubbe Rosse Canadesi (quelle che furono chiamate “Mounties”) rappresenta quel che di peggio il West seppe produrre.
In particolare a Fort Whoop-up si lega la tragica ed illegale attività dei moltissimi e feroci “desperados” americani che si recavano in terra canadese con l’idea di realizzare e vendere i peggiori e più nocivi intrugli liquorosi (dando loro il nome assolutamente improprio di Whisky) alle locali popolazioni indiane, assolutamente non abituate all’alcool e tanto meno a quel che si voleva propinargli.
Al forte si legò anche la sparizione di centinaia di migliaia di pelli di bisonte – imbarcate verso gli stati dell’Est americano ove vi era una forte richiesta – mentre le carcasse delle bestie venivano lasciate a marcire nella prateria, affamando gli Indiani.
Tutto in un’irreale atmosfera di anarchia e mancanza di controllo in cui spiccavano gesti inconsueti tipo quello di esporre in cima ad una torretta del forte una bandiera americana quasi a voler sottolineare una posizione giuridicamente “speciale” in terra canadese.
Indiani all’interno del forte
Fort Whoop-up fu senz’altro il peggiore, ma non fu certamente l’unico esempio di fortificazione destinata allo spaccio del Whisky nel nord-ovest americano.
Quando nel 1869 la Compagnia dell’Hudson Bay cedette il controllo dei territori del Nord-ovest al governo canadese, un folto gruppo commercianti opportunisti e privi di scrupoli etici prese a trasferirvisi. I “commercianti liberi” (i “Free Traders”), come venivano chiamati, avevano capito che sarebbe stato possibile guadagnare enormi somme di denaro dalla vendita del loro “Whisky” agli Indiani in cambio di pelli di bufalo e di cavalli.
L’unico problema che fino a quel momento si era presentato ai trafficanti era una legge che, dal 1832, vietava la vendita di liquore agli indiani in territorio americano.
In Canada però, oltre i confini statunitensi, essi erano liberi di commerciare a loro piacimento.


Vista dall’esterno dell’attuale parco a Fort Whoop-Up

Utilizzando Fort Benton, nel Montana, come punto di rifornimento, i contrabbandieri facevano passare il loro liquore oltre i confini per poi venderlo nell’area dell’attuale Alberta del Sud e del Saskatchewan.
Nel periodo che va dal 1869 al 1874 la zona interessata contava ben 30 stazioni commerciali in cui il Whisky era reperibile.
Fort Whoop-up fu uno dei primi ad essere costruito, nel 1869 da J.J.Healy e A.B.Hamilton. Ufficialmente era chiamato Fort Hamilton, ma nessuno di coloro che vi si recava per motivi di “commercio” lo chiamava in questo modo.
Questi primi edifici vennero bruciati e rasi al suolo in meno di un anno – se sia successo accidentalmente o per iniziativa delle tribù indiane indigene non si sa tuttora. Eppure una seconda struttura, molto più grande e resistente – con bastioni agli angoli, mura di cinta e un fosso, e con alloggiamenti interni e protetti – fu costruita poco dopo.
La presenza di queste stazioni commerciali fu, per gli indiani, una piaga tanto orrenda quanto le peggiori epidemie di vaiolo. La popolazione era già stata decimata dalle malattie, ma era impreparata a resistere alla fame ed alle privazioni legate alla mancanza dei bisonti.


Vista dai bastioni del forte

I bisonti – il principale mezzo di sostentamento delle varie tribù – erano destinati all’estinzione, a causa delle insaziabili industrie dell’Est che chiedevano pelli in sempre maggior quantità. Non era neppure possibile cibarsi delle carcasse, in quanto i cacciatori di frodo ( Wolfers ) usavano avvelenarle per uccidere lupi e coyote e impadronirsi delle loro pelli.
Eppure il colpo finale fu dato proprio dal tremendo impatto del liquore. Finite le pelli bi bisonte da barattare, gli indiani si vedevano costretti a dare i loro cavalli ai contrabbandieri per un “quartino”. In tal modo l’alcool non solo li rendeva malati e violenti, ma li privava anche dei mezzi per cacciare e quindi per provvedere al sostentamento della famiglia.


L’interno del forte

I commercianti erano ben consapevoli di ciò che stavano provocando. Un uomo giunse addirittura a dichiarare che i contrabbandieri rendevano un grande servizio ai bianchi, in quanto “mantenevano poveri ed inoffensivi gli Indiani, uccidendone ogni anno, direttamente o indirettamente, più di quanti ne uccidevano le milizie in dieci anni, e senza che il governo degli Stati Uniti dovesse spendere un centesimo.
Gli alloggiamenti
La crudeltà di questa affermazione è terrificante, ma aiuta a capire in quale modo i contrabbandieri riuscissero a liberarsi dei sensi di colpa.
Con il passare del tempo, finalmente, iniziarono a circolare voci riguardo la totale anarchia di questo commercio, e ad Ottawa si seppe dell’atteggiamento oltraggioso degli americani nei confronti degli Indiani Canadesi ed in generale della “Corona”.
Fu così che il Governatore della regione avvisò Sir John A. MacDonald della pericolosità della situazione che si era creata, ma inaspettatamente questi non si volle farsi carico del problema, convinto com’era che il primo avesse esasperato la realtà dei fatti.
Fu solo quando anche la potente Hudson’s Bay Company iniziò a lamentarsi che MacDonald dovette accettare i fatti per decidersi ad agire.
Il magazzino con il whisky
Non è chiaro come accadde, eppure, al momento in cui si decise di fare intervenire i militari, i contrabbandieri – evidentemente ben informati di quanto si discuteva nei palazzi di governo – avevano già nascosto o sotterrato le scorte di Whisky ed erano fuggiti, sia pure con la ferma intenzione di tornare non appena i “Mounties” fossero ripartiti. L’idea non è da considerarsi peregrina laddove si rifletta attentamente sulle enormi dimensioni del territorio canadese, sulla sua scarsissima densità abitativa e sull’esiguo numero di soldati disponibili.
L’arrivo dei “Mounties”, invece, segnò la fine del commercio illegale di Whisky. Lo stesso forte divenne una sorta di avamposto delle Giubbe Rosse canadesi che lasciarono a lungo un loro distaccamento.


Un gruppo di “mounties”

Una parte dei contrabbandieri impiegò ben poco a comprendere che l’idea di ritornare alle vecchie abitudini era ormai da scartare per cui, compreso che non ci sarebbe stata una seconda opportunità, decisero di iniziare a lavorare onestamente.
Persino i Piedi Neri, che erano sempre stati molto protettivi nei confronti dei loro territori, si dissero felici dell’operato delle Giubbe Rosse.

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