Gli indiani Tosawihi

A cura di Gianni Albertoli

Gli indiani Shoshone, conosciuti come “White Knife”, sono stati spesso al centro di grandi discussioni fra gli studiosi ma, ancor oggi, la maggior parte degli storici non li riconosce come una vera e propria realtà socio-politica. Questo è il caso di Julian Steward, una delle principali autorità etnografiche del Grande Bacino. Chiamati “Tosawihi” (“White Knife”, “Coltelli Bianchi”; o “Sharp-thing-for-shooting”), a causa dell’uso della selce bianca proveniente da una cava localizzata nei pressi dell’odierna Battle Mountain, questi indiani, appartenenti a vari gruppi affini, vennero così designati “White Knives”, specialmente dagli agenti indiani. L’identità etnica dei Tosawihi rappresenta comunque uno dei problemi più intriganti della Cultura del Grande Bacino. La selce usata dai Tosawihi veniva estratta a circa 30 miglia dalle Osgood Mountains, in una terra che rappresentava il confine naturale tra i Northern Paiutes e i Western Shoshoni. L’uso di questa selce è stato accertato che arrivava molto a nord, fino alle pianure del fiume Snake.
Il Jack Harris, nella sua opera “The White Knife Shoshoni of Nevada”, diceva che, “Prima dell’avvento dei bianchi, i Tosawihi occupavano gran parte del Grande Bacino, compresa la sezione nord-orientale del Nevada”; durante i mesi estivi questi indiani costruivano campi anche più a nord, fino al fiume Snake, e altri a sud di Austin ed Eureka. Qualche decina di anni prima, lo Stewart (1938), osservava che le genti che svernavano sull’Humboldt River, a nord di Battle Mountain, erano chiamati “Tosawi” o “Tosawihi”. L’Holeman (1852) applicava il termine “White Knives” alle genti del fiume Humboldt e delle Goose Creek Mountains; l’Hurt (1856) sembrava però ridurre a circa 250 persone – stanziate nelle zone di Stony Point – il nome di questi indiani “White Knives”, che lui conosceva anche come “To-sow-witches” (termine molto simile a “Tosawihi”). Qualche anno dopo, il Burton (1862) estendeva il termine per indicare anche i gruppi Shoshoni della Diamond Valley.


La zona dell’Humboldt River

Nel 1874, il Powell e l’Ingallis usavano il termine per indicare gli indiani delle zone di Battle Mountain, mentre il Simpson (1876), considerava i “To-sa-witches” come una divisione degli “indiani Sho-sho-nee” che vagavano in piccoli gruppi lungo il fiume Humboldt. Le zone di caccia e di raccolta dei Tosawihi erano sulle montagne poste intorno a Rock Creek, molti di loro preferivano svernare sull’Humboldt, proprio a sud di Battle Mountain. Nel 1976, lo “Inter-Tribal Council of Nevada” osservava che: «I “Newe” (“Ne-we”) chiamavano “Tonomudza” l’area di circa 70 miglia a sud-ovest di Elko… Questa terra, prossima ai confini tra i Newe e i Northern Paiutes, ha ricevuto il moderno nome di “Battle Mountain” dopo uno scontro fra una carovana di emigranti e gli indiani. Diversi gruppi Newe, concentrati in quattro principali aree, vivevano una volta in questa fertile valle… I “Tosawi”, o “White Knives”, dal nome della selce bianca usata per la fabbricazione di coltelli e punte delle frecce, vivevano a nord di Battle Mountain». Secondo il Bryan Hockett, quando i bianchi si infiltrarono nel territorio trovarono vari gruppi di indiani, l’Upper Owyhee rappresentava il naturale confine tra i Northern Paiutes, i Western Shoshoni e i Northern Shoshoni; le genti di etnia Shoshoni e Paiutes parlavano dialetti diversi dello stesso ceppo, ma non erano culturalmente isolati gli uni dagli altri. Nella zona il bilinguismo era ben noto, come pure i matrimoni misti fra i due gruppi, inoltre, tutti questi indiani utilizzavano in comune le risorse del fiume Owyhee e ne condividevano le diete alimentari. Gli antropologi avrebbero intervistato i membri superstiti di questi gruppi nei decenni 1920 e 1930, i quali avrebbero riportato l’esistenza passata dei loro antenati.


Il Paiute Range

Nelle terre più occidentali, le bande dei Northern Paiutes, appartenenti ai “Tago-Toka” e agli “Yamosopo Tuviwarai”, occupavano l’Upper Owyhee; il primo termine significava “Mangiatori di Lomatium Roots”, una radice commestibile della zona. Lo Stewart avrebbe proprio intervistato alcuni vecchi indiani dei Tago-Toka della Duck Valley Reservation, ma nessuno degli Yamosopo Tuviwarai, il cui nome significava “Abitanti della Paradise Valley”. Se nel Grande Bacino molti gruppi furono definiti in base alle loro risorse alimentari, vi erano comunque regioni che non avevano alcuna risorsa particolarmente ambita dagli indiani, anche perché probabilmente prive di risorse. Una di queste limitate aree era quella dell’Upper Owyhee, “In questa area le attività di sussistenza erano equamente divise tra la caccia di piccola selvaggina alla raccolta di semi, bacche e radici, ma talvolta anche di occasionali uccelli acquatici, insetti e talvolta anche di pesci”. Notoriamente, una banda di Western Shoshoni del Nevada occupava la biforcazione nord del fiume Humboldt, una terra in vicinanza dell’Owyhee, purtroppo nessuna informazione viene fornita su questa banda. Al contrario, gli Shoshoni a nord dello Snake furono spesso in contatto con i bianchi e culturalmente mutarono velocemente il loro stile di vita, adottarono il cavallo per i lunghi viaggi, muovendosi in vasti territori per pescare, raccogliere e cacciare i bisonti nelle Pianure.


Un campo di indiani Shoshoni

Nelle terre più a sud e a ovest la situazione fu comunque diversa, i vari gruppi erano dispersi e continuavano a dedicarsi alla pesca, alla caccia di piccola selvaggina, e alla raccolta di bacche e radici. In questo contesto vivevano anche i gruppi Tosawihi, che cacciavano conigli selvatici, antilopi, cervi ed anche pecore di montagna, non disdegnando i grilli e le formiche, con numerose radici, semi e frutti di bosco. Durante i mesi estivi i Tosawihi spaziavano in una vastissima area che si sarebbe estesa dal sud-est dell’Idaho centrale fino al Nevada, mentre le zone periferiche dei campi invernali erano sul fiume Humboldt, dove si riunivano parecchi gruppi affini. Sulla base di alcuni studi, le stime di questi indiani parlerebbero di una persona ogni 10-15 miglia quadrate. Indiscutibilmente, gli indiani Tosawihi non sono mai stati una vera e propria banda e, neppure lontanamente, una tribù; il termine era propriamente “geografico” e designante “un insieme di indiani che, grazie ai loro continui spostamenti, sarebbero stati conosciuti con vari nomi a seconda della loro collocazione temporanea o della loro principale fonte di sostentamento alimentare”. Gli agenti indiani, però, ne davano un quadro molto diverso, infatti parlavano spesso dei Tosawihi come di una banda ben distinta dalle altre, la quale migrava nelle terre comprese tra i fiumi Humboldt e Snake, e talvolta anche verso sud, ma senza mai interferire con i gruppi vaganti nella Ruby Valley.
Un gruppo di Bannock
Rimane poco chiaro se queste bande avessero a disposizione cavalli, anche se è accertato che i gruppi dei Western Shoshoni non avevano cavalli prima del 1860. Comunque, sembra proprio che i Tosawihi avessero a disposizione alcuni cavalli ben prima del 1860, e ciò consentiva loro una maggiore mobilità rispetto agli altri Shoshoni stanziati a sud dello Snake. Un resoconto abbastanza preciso sui Tosawihi ci viene da una lettera dell’agente indiano Jacob Forney, Sovrintendente agli Affari Indiani a Salt Lake City, il quale scriveva (1858) al Commissario per gli Affari Indiani. Il Forney ricordava l’incontro con un gruppo chiamato “White Knives” a Stony Point – nelle zone di Battle Mountain -, e composto da circa 200-300 persone. L’agente dichiarava che questi gruppi si spostavano durante l’inverno sul fiume Snake per dedicarsi alla pesca; secondo il Forney questi indiani erano guidati da un capo che aveva “il completo controllo” su di loro. Pare che i Tosawihi, “chiunque essi fossero”, si spostassero in massa come una vera e propria banda. Nel 1862 venivano segnalati nella Ruby Valley e, nello stesso anno, il Nye venne informato sul fatto che, “circa la metà degli indiani della Ruby Valley avevano lasciato il territorio per spostarsi nel paese dei White Knife, sull’Humboldt superiore, a causa della morte del loro capo Sko-kub”. Non sappiamo il perché di questo spostamento, probabilmente fu dovuto a divergenze interne alla morte del capo. Alcuni studiosi, tra i quali il Richard O. Clemmer, sembrano esporsi più degli altri riguardo ai due leader Buck e Temoke, dichiarando che, probabilmente, il Buck era il capo riconosciuto dei gruppi che si spostarono nelle terre dei Tosawihi, mentre i gruppi di Temoke restarono nella Ruby Valley. Il Warren Wasson (1862), un agente indiano alle dipendenze del Nye, indicava anche gli spostamenti e la distinta identità dei Tosawihi. L’agente riferiva al Nye che: «Il pericolo di interruzione delle linee telegrafiche e di posta durante i mesi primaverili poteva venire da una banda di indiani Sho-sho-nees, chiamati “White Knives”, che occupano il paese tra l’Upper Humboldt e la presente Mail Road». Se questi indiani potevano essere trovati sul fiume Humboldt, nelle vicinanze di Battle Mountain, sul fiume Snake e nella Ruby Valley, allora avevano a diposizione cavalli per spostarsi anche velocemente.


Un ritratto di Seth Kinman

Il Clemmer, nel 1970, ebbe modo di consultare un indiani Shoshone di Elko, il quale gli dava l’impressione che gli indiani “White Knives” fossero un gruppo ben definito e distinto; altri interpreti gli dissero che i loro discendenti vivevano soltanto a Wells (Nevada) e nella Duck Valley Reservation. Stando agli informatori, i Tosawihi sarebbero stati internati nella riserva per punizione, avevano “rubato bestiame” agli Shoshoni della Ruby Valley. L’enigma riguardante l’identità di questi indiani fa chiaramente parte dell’organizzazione sociale dei gruppi del Grande Bacino, in cui risulta essere molto difficile distinguere le varie bande, o gruppi, del territorio, siano essi di etnia Shoshoni o Paiute. Alcuni studiosi affermavano che i gruppi Shoshoni del Nevada centrale erano divisi in “31 tribù” dopo l’arrivo dei bianchi. I Tosawihi erano una di queste tribù? Non lo sappiamo! Ma è probabile che la loro scomparsa sia avvenuta poco dopo la creazione di Camp Ruby (1862), proprio quando venne terminata l’estrazione della selce bianca. Un importante studio sugli indiani del territorio venne portato avanti da Jack e Martha Harris nel 1937, i quali visitarono la Duck Valley Reservation. Gli studiosi usarono soltanto il termine “Shoshone-speaking population of Duck Valley” per distinguere questi gruppi dalle popolazioni Paiutes del nord. Anche l’Harris, comunque, non avrebbe affrontato la questione riguardante gli indiani “White Knife”, utilizzando il termine soltanto per indicare in alcuni casi i nativi della zona, e in altri chiamandoli invece “Shoshoni”. Resta comunque probabile che i Tosawihi si siano poi frammischiati – tramite matrimoni misti – con altri gruppi dei Western Shoshoni, quelli a sud di Battle Mountain, e con gruppi della Ruby Valley.


Un piccolo campo di Paiute

Comunque, le fonti a nostra disposizione ci indicano che le zone di Battle Mountain, la Ruby Valley, le zone di Elko e la Duck Valley erano le terre dove vivevano i Tosawihi e, probabilmente, stando al Clemmer, anche le zone di Wells. Le ricerche si sarebbero così concentrate su queste cinque aree. A South Fork si giunse anche ad indagare sul possibile rapporto esistente tra il termine “Wadaduka”, un probabile “vecchio” etimo indicante una etnia e molto simile a “Tosawihi”, e gli stessi indiani “White Knife”, o Tosawihi. Comunque, anche queste interviste non avrebbero portato a nessun risultato, senza dimenticare che questi termini potevano anche indicare le stesse popolazioni, non escludendo il fatto che “Tosawihi”, “Wadaduka” ed anche “Guwudaga” siano tutti riconducibili ai “Western Shoshoni” delle fonti americane. E’ probabile che il termine “Tosawihi” sia da ricollegare direttamente a quei gruppi che usavano la selce bianca, mentre “Wadaduka” identificasse tutti i gruppi dei Western Shoshoni. Il concetto di “banda” resta comunque ben definito, una banda aveva un territorio ben distinto, criteri di adesione alla banda e costumi ben definiti, e con una ben definita leadership politica avente una certa autorità e, probabilmente, anche un diritto di successione nel mantenimento del potere politico. I Tosawihi sarebbero arrivati molto vicini a questo sistema sociale, ma non sembrano comunque aver avuto una leadership ben definita. Nel 1850 gli agenti indiani indicavano Sko-kub come capo dei “White Knives”, ma alla sua morte venne riferito che Buck era succeduto al capo, creando problemi interni alla banda, la quale si sarebbe spezzata in vari gruppi con diversi leader indipendenti. Questa frammentazione non avrebbe comunque distrutto il termine etnico “Tosawihi”, ma ormai non si poteva più parlare di una banda vera e propria. Temoke, ben noto oratore, avrebbe potuto affermare la sua leadership soltanto nella Ruby Valley, mentre il Buck e i suoi avrebbero preferito spostarsi in altre terre.


Alcuni Shoshoni del Nevada

Questo fatto potrebbe significare che questi indiani non erano assolutamente una banda, ma soltanto vari gruppi che si univano per scopi comuni. Quando moriva un capo, gli Shoshoni delle Riserve si riunivano nella Duck Valley, organizzavano un grande Consiglio e i vari gruppi proponevano i loro rappresentanti alla successione, e fra questi vi erano anche indiani Paiutes. Dal grande Consiglio sarebbe poi uscito il nome del nuovo leader. E’ probabile che simili Consigli siano stati organizzati anche prima della costruzione di Riserve indiane. L’identità degli Shoshoni della Duck Valley sarebbe stata costituita da gruppi come i Tosawihi, i Bruneau, gli Agaiduka, i Tukaduka ed altri gruppi affini. Quando, nel 1937, venne creata la “Sho-Pai tribe”, qualsiasi riferimento a vecchi termini indicanti bande, o gruppi, sarebbe scomparsi per sempre. Gli studi dell’Harris si sarebbero incentrati soprattutto sui Tosawihi dell’Humboldt e dell’Owyhee, per qualche tempo ne sarebbero state escluse le popolazioni del Nevada settentrionale e dell’Idaho sud-occidentale, le quali furono impermeabili all’avanzata bianca fino alla scoperta dell’oro in California (1848) e nel Nevada (1849). Il Nevada settentrionale avrebbe sofferto terribilmente dell’avanzata migratoria e coloniale dei bianchi così, il decennio 1850-60 fu ricco di eventi per gli indiani Tosawihi. I nativi del territorio si sarebbero impegnati nel razziare muli e cavalli alle carovane, ma questi animali non sarebbero poi stati utilizzati per i loro movimenti stagionali, ma soltanto per l’ormai esiguità dell’offerta alimentare del territorio. Indiscutibilmente però, il cavallo avrebbe mutato la dinamica tribale dei Tosawihi a partire dall’anno 1859, quando furono localizzate vari gruppi che si accampavano in insediamenti piuttosto grandi.


Guerrieri Tosawihi a cavallo

Con l’aiuto governativo, già nel 1855, e nuovamente nel 1859, alcuni gruppi si sarebbero impegnati nell’agricoltura, ma i risultati furono piuttosto negativi, e l’attività venne ben presto abbandonata. L’anno 1860 avrebbe portato nuovi cambiamenti e i Tosawihi si sarebbero nuovamente impegnati in attacchi contro i carriaggi degli emigranti che si spingevano in California. Tre anni dopo si sarebbe giunti ad una precaria pace, il Trattato stipulato prometteva una Riserva e denaro da distribuire ai vari gruppi. Comunque, la Riserva venne creata soltanto nel 1877 e i successivi 14 anni sarebbero stati durissimi per i gruppi Tosawihi; quando gruppi di nativi riuscirono ad aumentare i loro raccolti, gli americani li espropriarono “legalmente” delle loro terre. Nel 1875 il Farmer Gheen accusava le autorità di simili trattamenti, inoltre, metteva in risalto il fatto che i coloni bianchi deviavano i corsi d’acqua per irrigare i loro campi, ciò comportava l’inaridimento dei campi degli indiani. Visto l’inevitabile fallimento dell’attività agricola, le continue perdite di forniture alimentari del territorio, i continui ritardi nella creazione della Riserva, ai Tosawihi restava soltanto il riprendere il loro modo ancestrale di vita. Completamente scoraggiati dalla loro incapacità di competere con gli agricoltori bianchi, scoraggiati dallo sfruttamento intensivo del territorio e dalla loro diffidenza nei confronti dei coloni, molti indiani si sarebbero arresi ed avrebbero ricominciato a sostentarsi con i prodotti naturali della terra. Ma la loro unica soluzione fu quella di avvicinarsi alla città minerarie, ai ranch, alla ferrovia e alle città. Questo loro nuovo tentativo li avrebbe portati a lavorare per i bianchi come taglialegna, pastori, lavori domestici e piccoli lavoretti. Nell’anno 1877 sarebbe stata aperta una Riserva nella Duck Valley per i gruppi occidentali di etnia Shoshonean. Per gli indiani Tosawihi sarebbe stata la fine.

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