Tierra de los Aguacanes

A cura di Gianni Albertoli

Miguel, un indiano Tancoas che visse con gli Aguacanes nelle vicinanze della “Rancheria Grande” (Tzanoa), sul fiume Arkansas nel 1601, venne catturato dagli spagnoli e portato a Città del Messico per essere interrogato. Secondo il Miguel il vero nome degli indiani Escanjaques era “Aguacanes” o “Aquacanes”; era stato da loro catturato quando aveva solo dodici anni e dalle terre dei Tancoas portato sul fiume Arkansas; ma non dobbiamo dimenticare che anche l’Oñate (1601) chiamava questa popolazione con il nome di “Escanjaques”, in quanto il termine risuonava spesso fra i membri della tribù. Come gli Apaches, gli Aguacanes avevano tipiche capanne delle Pianure, ma non disdegnavano abitazioni ricoperte di erba e paglia intraviste presso i gruppi Caddoan ma, al contrario di questi, non si dedicavano ad alcun tipo di agricoltura e dipendevano esclusivamente dalla carne di bisonte.
Quindi possiamo supporre che gli Aguacanes avevano villaggi permanenti che però lasciavano quando cacciavano i bisonti, proprio come succedeva fra gli indiani Pawnees del Nebraska. Dopo una lunga marcia verso oriente, seguendo il corso del fiume Canadian, l’Oñate si spinse verso la mitica “Quivira”, in direzione nord. Gli Aguacanes offrirono guide e condussero i bianchi fino in prossimità dei villaggi dei loro nemici Wichitas, dove gli spagnoli notarono subito vaste aree coltivate a mais. L’indiano fu molto utile agli spagnoli per le numerose informazioni riguardanti la geografia delle Pianure meridionali. Il Miguel delineò e descrisse la regione, le sue genti e gli intensi commerci nelle Pianure meridionali. Le indagini del Valverde, risalenti al 1602, servirono per chiarificare la vita nelle Pianure meridionali e, soprattutto, la geografia del territorio, molto utile per le future esplorazioni spagnole.


La mappa delle zone in cui erano gli Aguacanes

La cattura di prigionieri nativi era già da tempo diventata una pratica usuale fra le tribù che si scontravano spesso fra loro nelle Pianure meridionali, queste popolazioni vivevano nelle terre del fiume Arkansas, negli attuali Stati del Texas, dell’Oklahoma e del Kansas. La pratica spagnola di compiere scorrerie per catturare indigeni da schiavizzare aveva sicuramente contagiato le bellicose tribù delle Pianure meridionali. Questa situazione è facilmente dimostrabile da parte dello stesso Miguel, per il quale l’essere stato catturato dagli spagnoli era semplicemente un altro episodio di prigionia. L’indiano spiegò dove venne catturato dagli Aguacanes/Escanjaques, “nella terra dove lui crebbe” e dove poi cadde in mano ai bianchi. Il Newcomb e il Campbell avrebbero presentato vari studi e documentato varie popolazioni come gli Aguacanes, gli Tzanoas, i gruppi Tancoas e le genti che vivevano nel Kansas e nell’Oklahoma intorno al 1601. Il Mark Warhus (1997), riferendosi ad una decade più tardi, giunse alla conclusione che la Mappa dell’indio Miguel era la più antica mappa sugli indiani americani. Il Newcomb e il Campbell tentarono di chiarificare la geografia e la storia dei popoli indigeni delle Pianure meridionali vicino all’Arkansas River. Le loro analisi delinearono la rotta seguita dalla spedizione di Juan de Oñate (1601) su basi concrete rappresentate dalle antiche fonti e da numerosi dati etnografici, riguardanti soprattutto le popolazioni ricordate dal Miguel. Le varie spedizioni incontrarono spesso, nelle zone del Canadian River, gli indiani Vaqueros, cacciatori di bisonti appartenenti al ceppo Apaches, che coprivano nei loro spostamenti lungo il fiume anche circa 300 miglia di territorio. Il Mate (1596) descriveva anche accuratamente gli accampamenti (rancherias) degli indiani nomadi Aguacanes e il grande villaggio dei Quiviras. Si era nel cuore delle terre dei popoli Caddoan del Texas e dell’Oklahoma, con i Wichitas stanziati su entrambi i lati del fiume Arkansas, nelle vicinanze della sua grande ansa, con i Kitsais nelle terre comprese tra i fiumi Arkansas e Red River e con nelle vicinanze gli antenati degli Iscanis, dei Tawakonis e dei Taovayas. Altre genti erano stanziate più a nord, come gli Arikaras tra il corso del Missouri e del White River, e con i Pawnees sul fiume Repubblican. Viste le fonti dovute agli antichi cartografi è indiscutibile che la mappa del Miguel ha avuto l’onore di mettere parecchia luce sulla geografia etnica del territorio. Nella mappa del Miguel viene anche ben localizzata la grande “rancheria” degli indiani Aguacanes, posta nelle vicinanze del fiume Arkansas e del Salt Fork (“este es Rio”) dell’Arkansas River, con nelle vicinanze altri sette villaggi della tribù (quindi otto insediamenti). La mappa sembra anche essere molto esplicativa lungo la vallata della curva nord-orientale dell’Arkansas River, in pratica dalle zone dell’attuale città di Ponca a quelle, poste più a sud, di Tulsa (Oklahoma). Per esempio, da “Ya Huicache” (una “rancheria” degli Aguacanes) a “Tancoa” ci volevano 22 giorni di viaggio, proprio quelli impiegati dal Miguel per ritornare dalla sua gente nella “Rancheria Grande”; ma nella mappa è ben visibile anche “Tzano”, distante circa 15 giorni dall’insediamento.


Ricostruzione di un insediamento

Nella mappa vengono inoltre segnalati anche le sorgenti calde e le saline del territorio, dove i bisonti si trovavano in grandi quantità. Se noi accettiamo la localizzazione di “Tancoa”, a ovest del Salt Fork dell’Arkansas (vedere Newcomb e Campbell) e del fiume Medicine Lodge, e in prossimità del Great Salt Plains, e quella delle ubicazioni della “Rancheria Grande” nelle zone di Arkansas City, e l’insediamento principale degli Aguacanes alla confluenza fra l’Arkansas e il Cimarron (zone di Tulsa), allora ci rendiamo conto dell’accuratezza con cui venne descritta questa mappa. Seguendo le interpretazioni del Miguel, lo Zaldivar poté posizionare geograficamente ben quattro “rancherias” degli Aguacanes (Escanjaques), localizzate l’una dietro l’altra e seguendo il corso del fiume da nord a sud, con a valle l’attuale città di Ponca, ma sempre sul lato occidentale del fiume. Sul lato orientale dell’Arkansas River vi erano “Ya Huicacha”, “Ahac cache”, “Yu Huanica” e “Ahac capan”. Il Miguel identificava così quattro “rancherias” degli Aguacanes. “Cochizca” era invece dall’altra parte del fiume, proprio davanti a “Ya Huicacha”, mentre “Coch pane” era di fronte a “Yu Huanica”; inoltre, una pista indiana collegava “Eguac apac” con gli altri insediamenti. Di questi villaggi, soltanto “Cochizca” non era stato visitato dagli spagnoli “esto no to han visto espanoles”. L’indiano ebbe anche modo di descrivere “Encuche”, una zona con un “lago ricco di polvere d’oro”, che fu probabilmente una delle componenti principali della famosa leggenda dello “El Dorado” tanto ambito dai Conquistadores; questa zona era presumibilmente a circa 44 giorni da “Tancoa”. Stando alle sue informazioni due altri villaggi – “Tzanoa” e “Vyana” – erano localizzati a circa 36 giorni di viaggio l’uno dall’altro e, presumibilmente erano anche essi nelle zone di “Encuche”. Comunque, il Miguel concludeva dicendo che gli indiani Aguacanes erano spesso in lotta con le genti di “Quivira” (“Quivirans”). Le tribù ricordate dal Miguel, nella sua mappa del 1601, erano culturalmente affiliate alla vita nomade, o seminomade, di cacciatori di bisonti nelle grandi Pianure. Notoriamente, però, alcuni gruppi erano tipicamente portatori di culture intermedie, in pratica, alcuni gruppi all’orticoltura univano la caccia ai bisonti. Non era questo comunque il caso degli Aguacanes, una tribù che, stando al Newcomb e al Campbell, sarebbe poi entrata a far parte dei gruppi storici della nazione Wichitas a partire dall’inizio del XVIII secolo. Resta un dato di fatto importante: gli Aguacanes/Escanjaques erano indiscutibilmente dei cacciatori nomadi di bisonti, erranti nelle vaste Pianure meridionali. Il Thomas N. Campbell suggeriva che gli Escanjaques potevano essere un gruppo affine agli stessi nemici Wichitas e, probabilmente, da identificare con la futura tribù storica degli Yscanis. Fra le tribù erranti delle Pianure meridionali vi sono numerose somiglianze fonetiche che identificano spesso la loro identità etnica; basti pensare alle somiglianze tra i termini “Aguacanes” e “Tawakonis”, più tardi noti come “Wacos”. Ma non solo, tra “Escanjaques” e “Iscanis”, tra l’insediamento – o la tribù – e “Joyvans”, tra “Huanchanes” e “Huanes”, tra “Ya Huicacha” e “Ahac cache” con “Naouydiches”; o “Cochizca” con “Quidehais” e “Kichais”; ed infine tra “Tancoas” e “Tancaoyes”, “Toncahuas”, o “Tonkawas”. Queste evidenti correlazioni potrebbero suggerire che la varie “rancherias” del Miguel (1601) avevano una ancestrale relazione con i cacciatori nomadi incontrati – in Oklahoma e nel Texas nord-orientale – dagli spagnoli a partire dal 1690.


Indiani Coahuiltecan

Comparabilmente all’identificazione del Miguel degli “Yu Huanica” (1601), gli indiani Yojuanes appaiono in un Rapporto di padre Casañas de Jesus Maria (1691) dalla missione di “San Francisco de los Tejas” per gli indiani “Tejas Asinais”; dopo il 1700 le varianti del termine “Yojuanes” apparvero sotto varie forme in diversi Rapporti, sia spagnoli che francesi; per esempio, il St. Denis (1717) si riferiva alle tribù erranti del territorio con il termine “Cuminantes”. Nell’anno 1632, ed anche nel 1650, un frate spagnolo, accompagnato da una piccola unità militare, visitò le terre del fiume Concho, nella famosa “Area 6” degli studi del Foster. Da ciò risulterebbe che, specialmente nel 1650-55, gli spagnoli dovettero combattere saltuariamente contro gli indios della zona, ovvero i Cuitas (Cuitoas), gli Ahijados e gli Escanjaques. Questi ultimi gli stessi cacciatori nomadi incontrati dall’Oñate nel Kansas centrale (1601)?. Stupisce questa loro nuova posizione geografica, molto più a sud rispetto alle localizzazioni precedenti. Padre Alonso de Posada descriveva una spedizione spagnola (1654) guidata dal capitano Diego de Guadalajara, al cui fianco vi erano 30 soldati e circa 200 indiani “convertiti”. La spedizione entrò in contatto con i Jumanos, accampati sul fiume Pecos, i quali li informarono dello stato di guerra fra i “Cuitoas, gli Escanxaques e gli Aijados” e i “Tejas dell’est”. Gli spagnoli si spinsero allora a est per avere ulteriori informazioni e, dopo circa trenta leghe di viaggio, furono impegnati in una cruenta battaglia che, stando alle fonti, sarebbe durata una intera giornata. I Cuitoas attaccarono i bianchi (o almeno questo dicono le fonti!), e in loro aiuto giunsero anche gli Aijados e gli Escanxaques, ma gli spagnoli ebbero la meglio e, prima di ritornare vittoriosamente al campo dei Jumanos, catturarono “più di duecento prigionieri e molte pelli di antilopi, alci e bisonti”. Affermazioni forse poco credibili, sembra proprio che questi indiani stessero in realtà cacciando e ben difficilmente si sarebbero impegnati in un combattimento, probabilmente furono gli spagnoli ad attaccare gli indiani. Il Gary Clayton Anderson ricordava che gli indiani Escanjacques rappresentavano un esempio importante di classici indiani non agricoli e dediti esclusivamente al nomadismo, ciò li distingueva notevolmente dagli altri gruppi Wichitas. Secondo alcune fonti questi indiani erano piuttosto numerosi e sembra superassero anche le 5 mila anime. Uno dei loro gruppi principali era rappresentato dagli Aguacanes, un termine che compare spesso nei documenti spagnoli del XVII-XVIII secolo come “Aguajuanis” o “Taguacanes”. Inequivocabile sembra il riferimento a due gruppi che si stabilirono sul fiume Brazos, ovvero i Tawakonis meridionali, e gli indiani che i francesi chiamavano “Pawnee-Pict” (o “Pawnee neri”), termine che divenne poi sinonimo dei Pawnees delle Pianure. Non possiamo assolutamente dimenticare che i vari manufatti ritrovati dagli archeologi nelle loro terre sembra siano stati simili a quelli di varie popolazioni, ma in particolare dai Pawnees, variamente chiamati “Aguajes”, “Aguacanis” ed anche “Hahuages” dagli spagnoli. Gli “Aguajuani” e i loro alleati sono menzionati in un Rapporto della “Junta di guerra” del 28 luglio 1753; il loro nome apparve nel “Journal” de La Harpe come “Touracara” poi, nei successivi 40 anni circa, questi indiani vennero ricordati sotto nomi diversi come “Aguajuani”, “Tebancanos”, “Tagacales”, “Taguacanes”, ed infine come “Tawakoni”. Questi termini sono sorprendentemente simili ai nomi spagnoli indicanti i “Pawnee neri”, i quali includevano gli “Aguacani”, gli “Aguajes” e gli “Hahuages”; indiani che gli esploratori francesi ricordavano occasionalmente come “Troiscanne”, termine tradotto erroneamente come “tre canne”.


Indiani Jumanos a caccia

L’Anderson ritiene che l’uso comune di questi termini, simili a “Tawakonis”, presuppongono diverse varianti di questo nome, utilizzato probabilmente per indicare vari gruppi di etnia Wichitas che occuparono le terre dei fiumi Arkansas e Red River. Il Newcomb e il Campbell sono stati i primi studiosi ad affermare che gli “Aguacanes” fossero in realtà gli indiani Tawakonis. L’Anderson continuava dicendo che però, né i Tawakonis, né i Pawnees avevano dato origine alla nazione Escanjacques, ma però entrambi i gruppi avevano al loro interno discendenti appartenenti agli Escanjacques. Le descrizioni in nostro possesso su questa popolazione indicano chiaramente la loro affinità con i vari gruppi Wichitas; l’Oñate e i suoi cronisti ricordavano che si tatuavano il corpo e vivevano in “grande case” coniche “alte circa 10 piedi e poste in cerchio”, quindi un villaggio permanente. Il comandante diceva che alcune abitazioni “erano così grandi che avevano anche 90 metri di diametro, e la maggior parte di queste case erano ricoperte di pelli di bufalo”. Era indiscutibilmente una tribù di lingua Wichitas dedita alla caccia ai bisonti e vagante nelle terre poste a nord-ovest degli Hasinais. Il St. Denis li ricordava, nel 1713, con il nome “Quihuugans”, termine quasi identico al “Quichan” – riconducibile alla tribù Wichitas – del Bernard de La Harpe; ma anche ai Kichais e ad un grande gruppo chiamato “Canohatinos”. Quando il Newton e il W.T. Field hanno analizzato il “Journal” del La Harpe si sarebbero resi conto che gruppi Wichitas erano localizzati a sud del Red River nell’anno 1719. Però, essi, come altre studiosi dei gruppi Wichitas, non hanno trovato alcun documento storico, soprattutto francese, che menzionasse l’esistenza di bande Wichitas a sud del Red River a partire dal 1685; inoltre, i due studiosi, identificano i “Quichuan”, ovvero i “Quihuugan” del St. Denis, come un gruppo Wichitas. Abbiamo a disposizione anche un breve resoconto di questi primi cacciatori nomadi di bisonti, esso ci viene dal “Journal” dell’abate Jean Cavelier, fratello del La Salle, il quale, nella primavera del 1686, accompagnò il comandante in una breve spedizione esplorativa nelle pianure meridionali subito dopo lo stanziamento francese sulle coste texane. E’ probabile che nelle pianure del corso centrale del Brazos i francesi incontrarono cacciatori di bisonti che il Cavelier identificò come “indiani Kanoatinoa”, in seguito chiamati “Canohatinos” dal Saint Denis.
Una successiva spedizione francese li avrebbe poi incontrati a circa 4-5 giorni di viaggio a ovest delle “città Caddo”, ricordando che erano molto “nombreau”. Sembra che questa popolazione si sia poi associata con altri gruppi Wichitas e che i loro villaggi si estendevano verso ovest fino ad una “grande montagna”, forse il “Comanche Peak”.


Gli spagnoli in visita ad un campo

Il Cavelier e il La Salle avrebbero trascorso alcuni giorni con i Canohatinos e notarono che circa “150 indiani a cavallo erano armati con una lancia con la punta di osso molto affilata e ben legata”. I francesi furono ben accolti e portati al loro accampamento, poi vennero riforniti di ben trenta cavalli in segno di amicizia, un “dono ritenuto generoso”. Il Cavelier riportava che la tribù si era recentemente scontrata con gli Hasinais e che aveva subito perdite piuttosto consistenti; inoltre diceva che i Canohatinos mantenevano invece rapporti pacifici con i Cadohadachos. Il Cavelier avrebbe descritto l’incontro dei francesi con questi indiani “Cannohatinno”, stanziati a ovest dei vari gruppi Caddos, i quali sarebbero stati duramente sconfitti dai Caddos confederati che avrebbero poi giustiziato parecchi prigionieri della tribù nemica. Negli anni successivi – dopo l’inizio del XVIII secolo – questi indiani si sarebbero riavvicinati e alleati con i vari gruppi Caddoan. Nella lingua Caddoan il suffisso “-tinoa” significava “rosso”, mentre il prefisso “kanoa-” era probabilmente una corruzione di “hayano”, un termine significante “popolo”. Nelle epoche successive le genti Caddoan usavano comunemente il termine “canos”, o “kanosh”, ben ricordato dai francesi e significante “popolo”. Il termine “Canohatina” sarebbe scomparso dai documenti molto presto, esso era probabilmente di origine Caddoan e forse derivava da “Popolo rosso” o “Popolo che caccia i Bisonti”. Il termine “Canohatinos” sarebbe poi scomparso da tutti i documenti francesi, infatti, nel 1719, quando il Du Rivage entrò in contatto con i gruppi Wichitas del Red River, ometteva di menzionare i Canohatinos, il quale probabilmente era diventato soltanto un nome Caddoan e non più un termine tribale. Ma vediamo di analizzare anche altri testi. Il William B. Carter, nella sua splendida opera “Indian Alliances and the Spanish in the Southwest, 750-1750”, segnalava che, spostandosi verso est la spedizione dell’Oñate entrava in contatto con gli Escanxaques, una tribù nomade che vagava nelle terre comprese fra quelle degli Apaches e la “Grande Rancheria di Quivira”. Lo studioso annotava che gli Apaches mantenevano ottimi rapporti con questa popolazione e che, “alcuni di loro vivevano con gli Escanxaques”; inoltre ricordava che il Juan Rodriguez, un cronista della spedizione, notava molte “caratteristiche simili a quelle dei cacciatori nomadi Apaches”. Le informazioni del De Leon concordano solo parzialmente con quelle del Rodriguez, infatti dichiarava che soltanto le donne si dipingevano il corpo a strisce, e che avevano le stesse caratteristiche degli Apaches, “… anche se non parlano la stessa lingua”. Anche il Rodriguez ricordava che loro grandi nemici erano le “genti di Quivira”. Il Carter ricorda che alcuni studiosi identificano gli Escanjaques con gli Iscanis, un gruppo Wichitas di cacciatori di bisonti, mentre altri propendono per una banda settentrionale degli indiani Tonkawas.
La Salle parla agli indiani
L’antropologa Nancy Hickerson non ritiene valide queste tesi e sostiene che la tribù era indiscutibilmente di etnia Apachean, come pure lo Spanisg il quale, descrivendo la tribù come cacciatrice nomade, per l’uso di coprire le abitazioni con pelli di bisonte conciate e, visto il loro antagonismo nei confronti dei popoli Caddoans a nord del fiume Arkansas, essi erano indiscutibilmente affini, e alleati, agli Apache Vaqueros. La Hickerson affermava che la loro lingua “sembra essere diversa” da quella dei Vaqueros, ma questo “non impediva loro di essere degli Athapaskan”. Il William C. Foster nella sua opera, “Historic Native People of Texas”, si occupava degli indiani Escanjaques e ricordava che l’Oñate, dopo aver marciato verso est “lungo il fiume Canadian per circa 200 chilometri”, piegava verso nord-est per spingersi poi a nord in direzione Quivira. La spedizione avrebbe incontrato una tribù culturalmente simile agli Apaches, che gli spagnoli decisero di chiamarla “Escanjaques perché il termine veniva spesso ripetuto dai membri della tribù”; anche il Foster ricordava che erano in guerra con gli agricoltori-sedentari Wichitas, e che “avevano parecchi villaggi, di cui il più vicino era sito a circa 25 miglia nord-est”. Nel territorio non furono trovati altri indiani. Alcuni guerrieri Escanjaques scortarono la spedizione verso Quivira, nelle terre dei Wichitas, dove vi erano “grandi campi di mais”, i primi che gli spagnoli vedevano da quando avevano lasciato il Nuovo Messico. Comunque, dopo l’Oñate, nessuna grande spedizione avrebbe attraversato la “zona VI del Foster” durante il XVII secolo; anche se vi furono diverse visite operate da missionari spagnoli nella parte meridionale della “zona VI”, nessuna missione venne fondata nel territorio. Nel 1632 e due volte nell’anno 1650, alcuni missionari, accompagnati da piccole scorte militari, visitarono le terre del Rio Conchos nella “zona VI”, lasciandoci soltanto limitate informazioni etnografiche anche se, come abbiamo visto in precedenza, avrebbero combattuto “gli indiani Cuitas, Escanjaques e Ahijados”.


Una coppia di indiani Lipanes

Anche secondo il Foster, questi Escanjaques erano probabilmente gli stessi incontrati dall’Oñate circa 50 anni prima. Il problema degli Escanjaques viene trattato anche dal Jeffrey D. Carlisle, il quale sembra non discostarsi molto dalle tesi degli altri storici. Il Carlisle mette in risalto la difficile identificazione di questi indiani e afferma che condividevano molti tratti comuni con gli Apaches, dalle abitazioni allo stesso segno di pace, come notato dall’Oñate. Lo studioso ricordava che avevano abitazioni molto sporche e scure ma che, rispetto agli Apaches, avevano una “brutta carnagione”; inoltre ricordava che il tratto significativo era che gli spagnoli li distinguevano dagli Apaches e che, “apparentemente”, parlavano “lingue diverse”. L’interprete Jusepe, della spedizione dell’Oñate, non comunicava direttamente con loro, ma doveva parlare con un apache, che poi traduceva agli Escanjaques. Il Carlisle non scartava del tutto varie ipotesi, potevano anche essere dei Kansas (Kaw) o degli Osages, o, “più probabilmente” dei Tonkawan. Il Terrell sosteneva che questo Jusepe avrebbe dovuto essere un “linguista di eccezionale talento” per conoscere tutte le lingue e i dialetti del vastissimo territorio, inoltre osservava che le lingue hanno vari dialetti, frasi fatte e spesso ripetute ed anche pronunce diverse fra loro. Il Thomas A. Britten menziona lo storico George Hyde, il quale li riteneva probabilmente dei Lipans, “anche alcuni studiosi propendono per una affiliazione con i Pueblos o i Wichitas”. In effetti l’Hyde sosteneva proprio che fossero dei Lipans, noti come “Cantsi” agli indiani del ceppo Caddoan. Lo studioso diceva che il prefisso “es” poteva essere un articolo spagnolo e che il nome era probabilmente “(Es) Cantsi (que)”, scritto come “Escansaque”; evidentemente l’Hyde dimenticava, o ignorava, il fatto che l’Oñate, e gli altri spagnoli che li incontrarono, sostenevano che il nome aveva origine dagli stessi indiani, ovvero una semplice parola indicante un segno di pace. Il William W. Newcomb Jr. non si discosta molto dalle teorie precedenti, identificava gli Escanjaques con gli Aguacanes, affermando che erano probabilmente i resti di otto bande. Ritornando al Carlisle, questi ricordava un dato molto interessante accaduto poco dopo il rientro dell’Oñate dalle grandi pianure. Gli indiani di Quivira avrebbero inviato un “messaggero di alto livello”, accompagnato da circa 600 guerrieri, nel Nuovo Messico; il suo compito era quello di invitare gli spagnoli a combattere al loro fianco i “nemici Ayjaos”, molto probabilmente gli Escanjaques. Per concludere diamo uno sguardo, piuttosto consistente, all’opera di F. Todd Smith, autore di “The Wichita Indians. Traders of Texas and the Southern Plains, 1540-1845”. L’autore non menziona mai, dico mai, i nomi degli indiani Escanjaques o Aguacanes. Sentiamolo: “Verso est, l’Oñate raggiunse il Canadian River, seguendolo poi a valle oltre le Antelope Hills dell’attuale Oklahoma… Dirigendosi verso nord-est trovarono un grande accampamento di Iscanis sul Salt Fork dell’Arkansas River”. Come possiamo notare lo Smith parlava degli Iscanis e, seguendo la sua trattazione si può notare che tutto coincide, la spedizione dell’Oñate, le direzioni prese ed anche le datazioni.


Indiani Tonkawa

Gli Escanjaques diventano però gli Iscanis, una popolazione Caddoan del gruppo Wichitas. La tribù accolse amichevolmente gli spagnoli ma, “credendo che l’Oñate fosse venuto per vendicare la morte di alcuni soldati della spedizione del Bonilla”, lo informarono che i loro nemici Wichitas tenevano ancora prigioniero un soldato spagnolo, poi si offrirono di appoggiarli in un eventuale attacco contro i “Guichitas”. Anche in questo testo i guerrieri della tribù seguirono gli spagnoli verso nord fino a raggiungere il “Grande Insediamento dei Guichitas”, presso la foce del Walnut River o Beaver Creek. All’arrivo degli spagnoli i Wichitas assunsero un atteggiamento ostile, avevano notato i guerrieri Iscanis alle spalle dei bianchi, così si prepararono a combattere; la questione venne risolta quando i bianchi fecero segni di pace, solo allora i Wichitas si resero conto che erano venuti in pace. Gli indiani offrirono collane di perline e alimenti per la spedizione, ma l’Oñate non si fidava e, “pungolato dagli Iscanis”, fece catturare il capo venuto in visita al suo accampamento, si chiamava “Catarax” ed era molto temuto, ma il comandante chiedeva la restituzione del prigioniero spagnolo. Il capo mantenne la calma e ordinò ai suoi uomini di lasciare l’accampamento, fu così che si infuriarono gli Iscanis. Gli Iscanis abbandonarono il territorio e, durante la marcia di ritorno, tesero una imboscata agli spagnoli diretti nel Nuovo Messico; l’Oñate non si fece sorprendere e ordinò alle truppe di tenersi pronte allo scontro. “Millecinquecento Iscanis si disposero a semicerchio e scatenarono una pioggia di frecce che ferì la maggior parte degli spagnoli. Per circa due ore gli indiani fecero degli sterili assalti alle truppe, poi la superiore potenza di fuoco degli spagnoli li costrinse alla ritirata”. Anche se l’Oñate avrebbe poi rilasciato alcune donne indiane catturate durante la battaglia, prese in ostaggio alcuni ragazzi Iscanis per poter ritornare nel Nuovo Messico nel novembre 1601. Gli Iscanis sarebbero scomparsi dalla storia per altri 55 anni, quando alcuni emissari della tribù – chiamata “Isconis” -, con altri gruppi indiani, incontrarono la spedizione di Juan Dominguez de Mendoza che stava esplorando il Texas centro-occidentale. Degli indiani Aguacanes-Escanjaques però non si seppe più nulla!

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