Cavallo Pazzo, il grande guerriero Lakota

Cavallo PazzoUn ritratto a lungo attribuito a Cavallo Pazzo
Sulla data di nascita del grande condottiero non vi è unanime accordo; c’é chi sostiene che sia nato nel 1844 e chi insiste sul 1849. Celebrato per il suo coraggio in battaglia, Cavallo Pazzo era visto tra la sua gente come un uomo sacro al quale “la visione” aveva dato incarico di preservare e difendere le tradizioni e il modo di vita dei Lakota Sioux.
Anche se giovane di età, Cavallo Pazzo era un guerriero leggendario.
In lingua lakota, Tašunka Witko significa letteralmente “Cavallo Pazzo” (da intendersi come imbizzarrito, ma anche come folle o, meglio, posseduto, essendo, la follia, per i Dakota, segno o frutto di un particolare rapporto col Grande Spirito.
La parola Witko infatti, in lingua lakota sta a significare la condizione di alterazione tipica del contatto col sacro, oltre che la follia in senso lato. Tašunka, invece indica il cavallo, utilizzando il prefisso ta- che significa “grande”. Cavallo letteralmente sarebbe “grande cane” che fu il nome dato al quadrupede alla prima vista dei cavalli di origine spagnola).
Negli anni giovanili era conosciuto anche come ricciuto a causa dei capelli particolarmente ricci e di colore castano chiaro (cosa rarissima tra i nativi americani).
Aveva già rubato molti cavalli ai Crow prima di avere tredici anni e guidò la sua prima spedizione di guerra prima di compierne venti.
Nato nelle Black Hills (Paha Sapa in lingua lakota), in giovanissima età si salvò dalla distruzione del proprio villaggio ad opera dei soldati federali. Probabilmente a causa di questo trauma, da adulto, assurto al ruolo di capo di guerra fra i Sioux Oglala, fu molto attivo nella resistenza allo sterminio dei nativi d’America da parte degli statunitensi, diventando uno fra i principali esponenti della fazione irriducibile dei Teton nel periodo del tramonto della loro libertà e proseguendo la lotta, insieme al quasi coetaneo Fiele (in lingua inglese “Gall”, in lingua lakota “Piji”) e al più anziano Toro Seduto, anche dopo la rinuncia alla rivolta armata da parte dei grandi capi Nuvola Rossa e Coda Chiazzata, le cui imprese avevano caratterizzato il ventennio precedente.
Cavallo Pazzo combattè nel guerra del 1865-1868 guidata dal Capo degli Oglala Sioux Nuvola Rossa contro i coloni americani del Wyoming e giocò un ruolo chiave nella distruzione del battaglione guidato da William J. Fetterman a Forte Phil Kearny nel 1867.
Cavallo Pazzo guadagnò la sua fama tra i Lakota non solo per la sua destrezza e audacia in battaglia, ma anche per la sua fiera determinazione nel preservare il modo di vivere tradizionale della sua gente.
Cavallo PazzoLa foto di Cavallo Pazzo
Non permise, per esempio, ad alcuno di scattargli qualche fotografia. E combattè per impedire gli insediamenti degli americani nelle terre dei Sioux in seguito al Trattato di Forte Laramie del 1868, contribuendo alla riuscita degli attacchi alla spedizione nelle Colline Sacre (le Black Hills) inviata dal Generale Gorge Armstrong Custer nel 1873.
Quando nel 1876 il Dipartimento per la Guerra ordinò a tutte le bande dei Lakota di rientrare nell’ambito delle riserve loro assegnate, Cavallo Pazzo divenne uno dei leader della resistenza indiana. Strettamente alleato ai Cheyenne, anche grazie al suo legame con una donna Cheyenne, riuscì a radunare un contingente di Sioux e Cheyenne forte di 1200 persone in un unico villaggio e costrinse il Generale Crook ad un rapido dietrofront il 17 giugno del 1876 allorquando il Generale stava tentando di risalire il Rosebud Creek diretto verso l’accampamento di Toro Seduto sul Little Bighorn.
Dopo questa vittoria, Cavallo Pazzo unì le proprie forze a quelle di Toro Seduto e il 25 giugno 1876 guidò la sua banda nel contrattacco che portò alla distruzione del VII Cavalleria guidato dal Generale Custer, assalendo gli americani da nord e ovest, mentre i guerrieri Hunkpapa Sioux, guidati dal capo Gall, li caricavano da sud e da est.


La resa di Cavallo Pazzo

Successivamente alla schiacciante vittoria conquistata sul campo al Little Bighorn, Toro Seduto e Gall si ritirarono in Canada mentre Cavallo Pazzo rimase a combattere il Generale Nelson Miles che inseguiva i Lakota e i loro alleati implacabilmente durante l’inverno 1876-1877.
Questa continua pressione militare su gente che, dopotutto, non poteva contare su una costante forza militare e che doveva fare i conti con la presenza delle famiglie, unitamente alla spaventosa diminuzione della presenza del bisonte nelle praterie del nord, costrinse Cavallo Pazzo alla resa il 6 maggio 1877; fatta eccezione per Gall e Toro Seduto, fu l’ultimo capo di assoluto rilievo a capitolare.
La vita di Cavallo Pazzo acquistò presto contorni mitici e proprio sulla sua morte ci sono diverse versioni: alcune fonti indicano che sarebbe stato ucciso dalla baionetta di un soldato dopo essersi arreso con la sua tribù, altre riferiscono che Cavallo Pazzo, nel settembre del 1877, aveva lasciato la riserva senza autorizzazione per accompagnare la moglie malata dai genitori e il Generale George Crook, temendo che tentasse un ritorno alla lotta, ne avrebbe ordinato l’arresto. Cavallo Pazzo inizialmente non avrebbe opposto resistenza ma, resosi conto che lo stavano conducendo in prigione, cominciò a lottare con le guardie: mentre era trattenuto da Piccolo Grande Uomo, suo vecchio conoscente passato alla polizia indiana che lo stava scortando, Cavallo Pazzo fu pugnalato da un soldato semplice di nome William Gentiles, che lo colpì alla schiena con una baionetta.
Era il 4 settembre 1877.
Cavallo Pazzo oggi riposa nel cimitero di Fort Robinson, a Crawford, Nebraska.
A Cavallo Pazzo è dedicato il Crazy Horse Memorial, scolpito in piccola parte e a tutt’oggi non ancora terminato, nelle rocce delle Black Hills, nel Dakota del Sud.

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