Gli Apache Jicarilla

A cura di Gianni Albertoli

Gli indiani Jicarillas, il cui nome è un termine spagnolo-messicano significante “piccolo canestro”, in quanto le loro donne erano abilissime nella costruzione di cestini e canestri, erano conosciuti con varie terminologie. Lo Swanton ne riportava alcune. “B’ai” o “Pe’-g” nome Navajos; “Kinya-inde” nome Mescaleros; “Kop-tagúi” nome Kiowas significante “Apaches delle montagne”; “Pi’-ke-e-wai-i-ne” nome Picuris; “Tan-nah-shis-en” nome usato dallo Yarrow (1879) e significante “Uomini dei boschi”; “Tashi’ne” altro nome Mescaleros; “Tinde” termine usato dagli stessi Jicarillas; e “Tu-sa-be’” nome Tesuque.
Secondo lo Swanton, i Jicarillas erano una delle tribù Apaches, quindi di lingua Athapaskan, ma con i Lipans costituivano un gruppo distinto dai veri e propri Apaches. Storicamente i Jicarillas erano stanziati nel Nuovo Messico settentrionale e nel Colorado sud-orientale, ma vagavano per cacciare nelle adiacenti pianure del Texas, del Kansas e dell’Oklahoma. Per classificare le loro suddivisioni tribali, lo Swanton riprendeva le tesi del James Mooney, risalenti al 1928.
Le suddivisioni della tribù Jicarillas erano: gli “Apatsiltlizhihi” delle zone di Mora (Nuovo Messico); i “Dachizhozhin” delle terre della odierna Riserva Jicarillas (Nuovo Messico); i “Golkahin” stanziati a sud del pueblo di Taos (Nuovo Messico); i “Ketsilind” delle zone a sud di Taos; e i “Saitinde” delle zone di Espanola (Nuovo Messico). Secondo lo Swanton i Jicarillas sono storicamente riconducibili ai Querechos incontrati dal Coronado negli anni 1540-42, ed erano lo stesso popolo conosciuto dagli esploratori spagnoli come “Vaqueros”. La loro prima menzione come “Jicarillas”, o “Xicarillas”, sarebbe avvenuta nei primi anni del XVIII secolo. Nel 1870 i Jicarillas erano stanziati nella “Maxwell Grant”, nel Nuovo Messico nord-orientale ma, negli anni 1872-73, furono rimossi a Fort Stanton, con gruppi nelle zone di Tierra Amarilla, in una Riserva di 900 miglia quadrate. Il Mooney li stimava in circa 800 anime nel 1845; nel 1905 i Jicarillas si erano ridotti a 795 unità e, nel 1910, a 694 anime. Un Rapporto dell’Indian Office (1923) parlava di 608 indiani Jicarillas e di 714 nel 1937. Il nome della tribù rimane impresso nelle Jicarilla Mountains e in un piccolo villaggio della Lincoln County del Nuovo Messico.


Un dipinto di Frank McCarty

Quando il generale Stephen Watts Kearny occupava il Nuovo Messico, nel 1846, ben poco si sapeva della nazione Jicarillas e, le conoscenze rimasero invariate anche due anni dopo, quando questi indiani passarono sotto la giurisdizione americana. Dalla fine della “Mexican War” fino alla costituzione del territorio del Nuovo Messico americano, l’area fu amministrata esclusivamente dalle autorità militari e da quelle del Governo civile. L’atteggiamento prevalente di ostilità da parte dei coloni era già ben noto ancor prima dell’arrivo degli americani; questo atteggiamento avrebbe fortemente influenzato sia l’esercito che la politica americana. Quando il generale Kearny giunse a Las Vegas, immediatamente promise la sicurezza dei coloni e quella delle loro proprietà, in particolare si dovevano fronteggiare le scorrerie degli Apaches e dei Navajos; questa posizione venne subito rafforzata nel Trattato di Guadalupe Hidalgo, che pose fine alla guerra contro il Messico. Queste promesse, e gli impliciti pregiudizi nei confronti degli indiani, fecero sì che i militari si scontrassero con i nativi senza prima esaminare le cause di queste ostilità e, soprattutto, senza riconoscere che gli indiani erano state le vittime di un popolo ostile e colpevole di gravi reati contro di loro. Comunque, nonostante l’assoluta mancanza di alcun impegno federale, il generale Kearny cercò di mantenere la pace, ma nel suo tentativo “la lingua biforcuta” aveva preso il sopravvento, così fece spesso ricorso a false promesse. Il 23 settembre 1846, ad Abiquiu, il generale incontrava una banda Jicarillas, promettendo solennemente il suo aiuto e la protezione dell’esercito, in cambio chiedeva soltanto la fine delle depredazioni e delle razzie e il loro impegno nel dedicarsi ad una vita sedentaria con la creazione di grandi allevamenti di bestiame. Gli indiani furono molto soddisfatti, ma ben presto si resero conto che queste promesse non sarebbero mai state mantenute.


Un dipinto di Howard Terpning

Il Kearny nominava Governatore il ben noto Charles Bent, era l’anno 1846. I compiti del Bent erano chiari e fra questi vi era la supervisione della gestione degli Affari Indiani, così, un mese dopo dichiarava che nel Nuovo Messico vi erano circa 500 Jicarillas con almeno un centinaio di abitazioni. Nonostante i suoi anni passati con gli Cheyennes meridionali, il Bent non fu certamente un grande estimatore dei Jicarillas, descritti come “una popolazione indolente e codarda che non ha alcuna residenza fissa, e che vive principalmente di furti e rapine, con l’eccezione di pochi che si dedicano al baratto di piccole quantità di ceramiche”, per questo “rappresentano un grande pericolo per il Nuovo Messico”. Uno stato di lieve, ma crescente ostilità, tra gli indiani e i coloni del Nuovo Messico, sarebbe proseguito per tutto il quinquennio 1845-50; la conseguenza sarebbe stata un crescente stato di guerra, con razzie e depredazioni lungo la Santa Fe Trail. Il 12 giugno 1848 un gruppo di guerrieri attaccava alcuni carriaggi, carichi di merci, della Lucien Maxwell nelle vicinanze delle Raton Mountains, da allora le incursioni dei Jicarillas divennero incontrollabili e interessarono anche la San Luis Valley, nel Colorado meridionale, e la Taos Valley; l’esercito fu allora incapace di controllare e prendere le misure contro i loro attacchi. Questa era la situazione quando James S. Calhoun giunse a Santa Fe nel luglio 1849, sarebbe diventato il primo Agente Indiano del Nuovo Messico. Un ulteriore deterioramento delle relazioni si ebbe, a Las Vegas, nell’agosto 1849. Un gruppo di una quarantina di pacifici Jicarillas giunse in città per commerciare, ma dovette poi combattere aspramente contro le truppe americane. Mentre gli indiani lasciavano l’insediamento, il tenente Ambrose Burnside decise di seguirli e di arrestarli. Nella scaramuccia che ne derivò, sei indiani – cinque donne e un uomo – vennero catturati. Un altro incidente si ebbe il 28 ottobre 1849, quando una banda di guerrieri Jicarillas e Utes attaccava alcuni carri presso “Point of Rocks”, circa 70 miglia a est di Fort Barclay e nelle vicinanze della Santa Fe Trail. Gli indiani catturarono la signora White e il suo giovane figlio. Il maggiore William N. Grier, con una forza di 140 uomini, si mosse da Taos Post e raggiunse “Point of Rocks” per indagare. Il 3 novembre, le truppe seguirono un sentiero che conduceva ai canyons del Red River; due settimane dopo trovarono i resti di un accampamento indiano, i Jicarillas erano “fuggiti abbandonando tutti i loro averi”. Le truppe caricarono comunque l’accampamento e, a circa 300 metri dalle tende, trovarono il corpo senza vita della signora White, aveva una freccia in testa. Il Grier si mise nuovamente sulle tracce degli indiani ma, alla fine, decise di sospendere le attività; il maggiore era convinto che il giovane prigioniero era stato ucciso e gettato in un canyon. Nel frattempo, una ventina di soldati, provenienti da Las Vegas e guidate dal sergente Henry Swartwont, si misero sulle tracce dei razziatori, con loro vi era la figlia del capo Lobo, precedentemente catturata dal Burnside, doveva fungere da guida e da ostaggio.


Apache in caccia

Lungo la strada si ebbe un nuovo incidente che gettò altra benzina sul fuoco delle ostilità. Mentre le truppe erano accampate per la notte, la giovane donna indiana chiese di poter andare in cima ad un poggio, il sergente acconsentì e la donna, raggiunta l’altura, si mise a piangere. Le truppe pensarono che voleva segnalare alla sua gente la presenza dei soldati. Al mattino, quando i soldati cercarono di metterla sul carro, la giovane afferrò un coltello da macellaio e cercò di liberarsi; ne seguì un inseguimento intorno al fuoco del campo, tra i muli e i carri. La giovane accoltellò un mulo e allora il sergente Martinez le sparò un colpo alla testa. La morte della giovincella avrebbe provocato la reazione di Lobo. La versione dei Jicarillas fu comunque diversa, nel 1852, il capo Chacón disse al Greiner che gli indiani – Jicarillas e Utes – si avvicinarono amichevolmente alla carovana, ma furono cacciati e ne nacque uno scontro. La signora White e sua figlia furono catturate e portate nelle pianure del Red River. Le due prigioniere vennero ben trattate, ma il capo accusò apertamente gli americani di aver attaccato l’accampamento indiano, proprio mentre questi erano seriamente intenzionati a consegnare le prigioniere alle autorità. Durante tutta la primavera del 1850, la tribù continuò a portare avanti incursioni nelle zone di Maxwell Land Grant. Il 5 aprile, una banda assaliva dei rancheros, intenti a pascolare i bovini; ma fu il mese successivo che si sarebbe verificato un attacco ben più grave. Una spedizione di guerra di Jicarillas e Utes uccideva undici uomini nelle zone di Mound Wagon; quando, le truppe del Burnside giunsero sul luogo del massacro, trovarono i resti sparsi di otto uomini, erano dispersi in un tratto di terra di tre chilometri. I resti dei corpi erano stati sbranati dai lupi, si salvarono soltanto i tre corpi senza vita che giacevano su un carro. L’esercito dovette allora intervenire e venne inviata una spedizione comandata dal maggiore Grier. Con una forza di 68 uomini, il 23 luglio, il maggiore per mosse verso il fiume Canadian dove erano stati segnalate le bande ribelli; due giorni dopo le truppe sorprendevano un piccolo gruppo Jicarillas, gli indiani vennero uccisi e i loro cavalli requisiti; nello stesso giorno, alcuni miliziani sorprendevano un altro gruppetto indiano, i risultati furono simili.
Un indiano delle pianure
Le incursioni si sarebbero poi intensificate e l’esercito dovette cambiare tattica con la costruzione di alcune postazioni proprio nel cuore del territorio indiano. Già nel 1849, alcuni distaccamenti di truppe del colonnello John M. Munroe erano entrati nel Nuovo Messico per essere dislocati nelle principali città lungo il Rio Grande, in particolare a Taos e ad El Paso. Nel 1850 vennero inviati ingegneri topografici per rilevare le terre dei Jicarillas, valutarne le eventuali risorse naturali e determinare la fattibilità della creazione di una postazione militare. Successivamente sarebbe stato costruito Fort Union, si trovava proprio all’incrocio tra le Cimarron Mountains e la Santa Fe Trail; la postazione divenne il Quartier Generale delle truppe e il più grande deposito di armi e munizioni del “Ninth Military Department”. Nella primavera del 1852, un’altra postazione – chiamata “Cantonment Burgwin” – venne costruita circa 10 miglia a sud di Taos e, infine, venne eretto Fort Massachusetts ai piedi del Blanca Peak, nella San Luis Valley (Colorado). Un anno prima, nella primavera del 1851, i rapporti militari indicavano chiaramente che gli indiani Jicarillas stavano mettendo a ferro e fuoco gli insediamenti presso Manzano, posti a circa 60 miglia sud-est di Albuquerque. Quando però venne inviato ad investigare il tenente J.P. Holliday, si seppe che le razzie erano invece opera dei Navajos. Il capo Chacón ebbe modo di informare l’Hollyday che la sua intenzione era quella di mantenere la pace con i bianchi. Il governatore Calhoun ritenne che era giunto il momento di negoziare un Trattato con tutte le bande Jicarillas, così, il 2 aprile 1851, a Santa Fe, in rappresentanza degli Stati Uniti, Calhoun e Munroe, incontrarono i capi Francisco Chacón, Lobo Blanco, Huero Mundo e Josecito Largo. Gli indiani accettavano di essere confinati in un determinato territorio, di dedicarsi all’agricoltura, di porre fine alle depredazioni e di restituire tutti i prigionieri e i beni razziati. In cambio, gli Stati Uniti promettevano attrezzi agricoli e compensi “ritenuti corretti dal Governo”; in pratica i Jicarillas accettavano di rinunciare al loro stile di vita in cambio dei beni promessi. Il 7 maggio Chacón incontrava il colonnello Munroe e il Calhoun a Santa Fe, il capo accettava di conformarsi ai desideri governativi e di stabilire la sua gente nelle zone indicate dagli americani, inoltre avrebbe anche cercato di convincere Anton Chico. Il problema restava comunque, le altre bande avrebbero accettato la nuova situazione? Per incentivare gli indiani gli americani promettevano 50 staia di grano, di cui 12 o 15 alla banda del Chacón.


Jicarilla all’attacco

Anche il 24 maggio gli americani incontrarono a Mora il Chacón, dove il capitano Ewell Munroe non si disse particolarmente soddisfatto. Il 20 marzo 1851, circa un centinaio di guerrieri, guidati da Chacón, Lobo, San Pablo e San Antonio, si presentarono ad un incontro con intenzioni pacifiche, riferirono che un piccolo gruppo di Jicarillas era stato assalito e massacrato da una banda guerriera degli Arapaho, la quale aveva razziato tutti i loro cavalli, inoltre ricordarono che lo alcalde di Anton Chico aveva ingiustamente imprigionato alcuni indiani della tribù. I capi ricevettero numerosi regali, accettarono le scuse del Greiner e le sue promesse, poi ritornarono nelle loro terre rassicurati. Ma gli americani erano ben decisi di spostare i Jicarillas a ovest del Rio Grande, ciò avrebbe alienato la maggioranza dei gruppi Llaneros, perché le aree a est del fiume rappresentavano il cuore del loro territorio. In quel periodo vi erano circa 400 indiani Jicarillas divisi in bande e guidati da quattro capi importanti: Chacón, José Largo, Lobo e José Chavis, inoltre, vi erano altri quattro leader molto influenti: San Pablo, Huero, Sanchua e Chino. Quando il Davis Meriwether divenne Governatore del Nuovo Messico, la situazione stava ormai degenerando, il disastro era inevitabile e gli indiani non vennero informati della nuova situazione. Senza gli aiuti governativi i Jicarillas non avrebbero potuto avere una vita decente. La scintilla che accese le ostilità avvenne nel febbraio 1854, quando Samuel Watrous, un imprenditore di carni bovine di Fort Union, riferiva diversi furti di bestiame. Il 20 febbraio, le truppe del tenente David Bell vennero incaricate di recuperare il bestiame razziato. Gli ufficiali ritenevano che gli autori delle razzie erano una banda mista di Jicarillas e Utes, guidata da Chico Velásquez, un capo degli Utes. Il 2 marzo, il Bell, accompagnato dal capitano George Sykes, dal tenente George Maxwell, e da 35 uomini della Comapgnia H secondo Dragoni, organizzò una spedizione esplorativa lungo il Canadian River. Questa volta gli indiani non fuggirono ed invitarono le truppe a combattere, erano guidati da Lobo Blanco. Fu allora che il Bell fece capire che non era venuto per combattere, “voleva parlamentare in modo amichevole”. Molti indiani si avvicinarono e strinsero la mano all’ufficiale, ma “la maggior parte rimase a distanza di sicurezza, tenendo infilati gli archi e le frecce”. Gli Apaches negarono di essere gli autori delle razzie e poi accusarono gli Utes dei saccheggi avvenuti, ma le loro parole non convinsero l’ufficiale. Quando il Bell chiese la consegna dei razziatori, gli indiani risposero che non potevano senza prima organizzare un Consiglio con i vari leaders; fu allora che le truppe catturarono Lobo, mentre i guerrieri risposero con “un grido di guerra”. La cattura di Lobo merita di essere spiegata meglio. <<… Uno per uno, alcuni guerrieri a cavallo mossero dietro i Dragoni, soltanto venti si prepararono ad affrontare faccia a faccia i soldati. Poi Bell ordinò l’arresto di Lobo, il capo tentò di resistere mentre gli altri guerrieri Jicarillas formavano un semicerchio, aggirando i Dragoni su entrambi i lati. I soldati ricevettero l’ordine di caricare e ne seguì una scaramuccia. Durante lo scontro, alcuni indiani si gettarono sotto il collo dei loro cavalli, mentre i soldati evitarono di essere calpestati. La lotta non durò che pochi minuti e gli indiani, ormai sparsi, fuggirono mentre i soldati preferirono non inseguirli temendo un agguato>>.


Un incontro a cui prendono parte i Jicarilla

Il Bell ricordava che i Jicarillas avevano perso cinque uomini, mentre le truppe ebbero due morti e quattro feriti. Nonostante la nuova situazione, alcuni gruppi di Jicarillas non avevano preso le armi anche all’inizio dell’anno 1854. Il 30 marzo le truppe del tenente John W. Davidson vennero attaccate da una forza combinata – circa un centinaio di guerrieri – di Jicarillas e Utes sulle Embudo Mountains, circa 25 miglia a sud di Taos. La battaglia infuriò per circa tre ore, 22 Dragoni perdettero la vita e 36 furono feriti anche gravemente, e un gran numero di cavalli, armi e munizioni caddero in mano agli indiani. Dal Cantonment Burgwin venne immediatamente inviato un distaccamento di Dragoni sotto la guida del tenente Samuel D. Sturgis, al cui fianco vi erano le truppe della “Company D, Second Artillery” guidate dal Sykes. Il 10 aprile venne dichiarata guerra all’intera tribù Jicarillas, e per i quattro mesi successivi il tenente-colonnello Philip St. George Cooke avrebbe condotto una vigorosa campagna militare. Le truppe avevano l’assistenza di 32 uomini della “Spy Company” guidati da James H. Quinn, questi uomini avevano il compito di rintracciare gli indiani che cercavano rifugio negli “sconosciuti deserti”; nonostante la sua ben nota simpatia verso gli Apaches, anche l’esperto Kit Carson si offrì di accompagnare il Cooke. L’8 aprile, dopo una lunga e difficile marcia, le truppe del Cooke scoprirono un accampamento indiano, era posto in un ripido burrone roccioso sul Rio Caliente, il territorio era quasi impraticabile.
Gli indiani si affrettarono a caricare le donne e i bambini sui cavalli, poi dovettero combattere la furia dei Dragoni e, infine, si dettero alla fuga.


Una famiglia di Apache

Secondo il Cooke, questa banda era composta da almeno 150 membri ed era, probabilmente, quella del Chacón. Sebbene non vi fosse alcuna certezza che il capo fosse stato presente alla battaglia delle Embudo Mountains, i soldati combatterono soprattutto per vendicare i commilitoni morti. L’accampamento venne distrutto e dato alle fiamme, ma sembrava proprio che i militari stessero concentrando i loro sforzi contro una banda sbagliata, i gruppi veramente ostili stavano infatti spostandosi verso le terre del Mescaleros. Alcuni indiani Utes avrebbero poi riferito al Carson che nella battaglia i Jicarillas avevano perso 4-5 uomini con 5-6 feriti, 17 donne e bambini risultavano disperse, gli indiani pensavano che fossero state catturate dai militari, ma la realtà era che erano morte congelate nella neve alta. Durante lo scontro una donna si era gettata nel torrente ghiacciato ed era annegata tentando la fuga, il suo bambino venne però salvato da un militare, che lo dette poi ad una famiglia di Taos.
Nel frattempo, il maggiore Brooks e le sue truppe stavano inseguendo le bande di Chacón e di Huero, composte, sembra, da sole “14 logge”, a nord del Rio Conejos, ma i Jicarillas riuscirono ad eluderle e ad obbligarle a rientrare a Taos. Il 23 maggio, si mosse da Taos, James H. Carleton, le sue forze erano composte da circa un centinaio di uomini affiancati dalla “Quinn Spy Company”, da Kit Carson, dal maggiore Brooks con 80 soldati di fanteria, e dai fucilieri del Sykes (Sykes’ Riflemen). Le truppe, dopo varie peripezie, continuarono le ricerche lungo la parte occidentale dello Spanish Peak, e ancora una volta trovarono resti di campo abbandonati dagli indiani. Il 4 giugno gli scouts trovarono tracce fresche che conducevano al Raton Pass, e le truppe presero le necessarie precauzioni per non farsi scoprire, protette da dense foreste, la colonna salì cautamente il ripido e scosceso fianco del Fisher’s Peak. Dopo lunghe faticose avanzate, con la perdita di qualche cavallo, i soldati raggiunsero la cima, vi era un terreno pianeggiante con un profondo “anfiteatro” protetto da fitti boschi impenetrabili, e con un ruscello che scorreva nelle vicinanze. Nella zona vi erano “una ventina di logge indiane”, che vennero subito assalite dalla “Quinn Spy Company”, gli indiani furono colti di sorpresa e, in preda al panico, cercarono di difendersi. “Tre Apaches cercarono di salvare i cavalli, ma riuscirono soltanto a salvarne uno ed un mulo da una mandria di almeno quaranta capi.


Apache in un dipinto di Fred Lucas

Il resto degli Apaches fuggirono nei boschi più profondi. Le truppe cercarono di tagliarli fuori coprendo tutte le vie di fuga, ma gli indiani si erano nascosti in modo così efficace che nessuno è stato trovato”. Il campo venne poi distrutto e 38 cavalli furono catturati e dati agli uomini della Spy Company, la maggior parte dei quali erano appiedati. Il 30 giugno, le compagnie D e H del Secondo Dragoni, guidate dal Sykes e dal sottotenente Joseph E. Maxwell del Terzo Fanteria, furono impegnate nell’inseguimento di una banda di razziatori (10-15 indiani) che seguendo il corso del fiume Mora stavano raggiungendo le montagne. Il Maxwell, con quattro dei suoi uomini, risalì un canyon e, giunto in cima, fu accolto da una scarica di frecce, il sottotenente venne colpito mortalmente mentre gli indiani si davano alla fuga. Dopo questo fatto le ostilità sarebbero cessate gradualmente, anche se dispersi scontri avvennero in alcune zone e interessarono anche le milizie coloniali. Entro la fine di giugno, il generale Garland era convinto che la guerra fosse terminata e riferiva al Quartier Generale che gli “Apache Jicarillas sono stati umiliati a fondo e costretti ad una imminente pace”. Ciò rifletteva soltanto un desiderio, ma non la realtà. Il 6 settembre 1854 il Chacón incontrava il Meriwether per chiedere la pace, il capo era “stanco della guerra che aveva provocato tanta sofferenza e povertà alla sua gente”. Il rappresentante americano gli ricordò che i Jicarillas avevano razziato e depredato e si erano rifiutati di consegnare i frutti dei loro bottini, ma Chacón rispondeva dicendo che le difficoltà erano sorte a causa delle “azioni di una banda di nove logge guidate da José Largo”, il quale poi era fuggito a sud nelle terre dei Mescaleros lasciando la sua gente a combattere contro le truppe. Nel 1854 gli indiani avevano riacquistato la loro forza e stavano compiendo attacchi molto più audaci contro gli insediamenti. Alcune razzie avvennero nelle zone dell’Ocate Creek e del Red River così, a Las Vegas, le truppe dovettero intensificare i preparativi. Nella bassa San Luis Valley, circa 150 Jicarillas e Utes razziarono non meno di 4.500 capi di bestiame; soltanto entro il mese di marzo il Fauntleroy era pronto per intervenire militarmente.
La sfida
Raccolse le sue forze a Fort Massachusetts, erano due Compagnie di Dragoni, quattro Compagnie di volontari a cavallo con una trentina di guide e spie sotto la guida del capitano Lucien Stewart. Intanto, gli indiani razziavano un migliaio di capi di bestiame nella San Luis Valley, nelle regioni del Red River e nelle vicinanze di Las Vegas. Le loro incursioni stavano diventando sempre più audaci. Il Fauntleroy iniziò la sua campagna il 14 marzo 1855, quando le sue forze, circa 500 uomini, lasciavano Fort Massachusetts per raggiungere la San Luis Valley e le sorgenti dell’Arkansas River. Presso le sorgenti dell’Arkansas River le truppe assalirono un accampamento Jicarillas, i quali persero quasi tutti i cavalli, ma riuscirono a scomparire nelle campagne circostanti, poi le truppe mollarono la presa soprattutto perché scarseggiavano i rifornimenti e i cavalli erano esausti. Il Fauntleroy non perse comunque tempo, radunò nuovamente le truppe e si diresse verso la San Luis Valley per farla finita con gli Utes, mentre il St. Vrain continuava la caccia ai Jicarillas tra le Sangre de Cristo Mountains e le sorgenti dell’Huerfano. Riuscì a trovare un accampamento sul Bear Creek (“Rio del Oso”), ma gli indiani non cedettero un metro di terra e la battaglia infuriò per ben due giorni; 13 Apaches vennero uccisi o feriti, ma il grosso riuscì a sfuggire alla presa mortale per dirigersi verso il Purgatoire River. Questo gruppo, o forse un altro di Jicarillas, sarebbe poi stato intercettato nelle zone del Long Canyon, ma la maggior parte degli indiani fuggirono velocemente verso le Raton Mountains. Nell’agosto 1855 una delegazione di “Muache Utes e Apache Jicarillas” avviava negoziati con il governatore Meriwether e, il 10 settembre, ad Abiquiu, veniva firmato un nuovo Trattato. Era chiaro che gli indiani erano stati obbligati ad entrare in guerra. Entrarono in guerra in una posizione di grande svantaggio ma, nonostante la loro apparente debolezza, riuscirono ad allarmare l’intero territorio e ad infliggere all’esercito anche qualche sconfitta. Anche se tutte le truppe del Nuovo Messico erano sulle loro tracce, i Jicarillas, e i loro alleati, riuscirono ad eludere l’avanzata militare, ma il peggiore errore commesso dai militari fu quello di perseguitare le bande più propense alla pace, e fra queste sicuramente i gruppi Olleros, i quali si rendevano ormai conto che la loro sopravvivenza dipendeva soltanto dall’agricoltura.
Fort Massachusetts
Discorso ben diverso per i Llaneros, i quali erano ben più motivati a combattere, veniva minacciato il loro stile di vita e il loro endemico nomadismo che li portava nelle pianure dei bisonti. Gli eventi degli ultimi undici anni avrebbero ridotto i Jicarillas ad una estrema povertà, e anche se richiesero una Riserva tutta per loro, essa non venne concessa fino all’anno 1887. Come al solito il sistema delle razioni non avrebbe funzionato e ciò avrebbe impoverito sempre più la tribù. I Jicarillas accettarono di rimanere in pace, cedettero gran parte delle loro terre (New Mexico nord-orientale), per ottenere una misera Riserva di circa 40 miglia di lunghezza e dieci di larghezza, nella Rio Arriba County. Alla tribù vennero offerti razioni bimestrali e rendite annuali costituite da piccole aziende agricole, utensili vari, vestiario, coperte, scarpe e articoli per la casa. Le razioni dovevano essere ottenute dagli agenti di Abiquiu e di Taos e fra queste vi erano anche le razioni per i Muaches, i Capotes e i Weeminuches, tutte bande degli Utes meridionali. Anche se la maggior parte dei Jicarillas aveva promesso la pace, alcuni piccoli gruppi continuavano a commettere depredazioni nelle zone di Mora e di Rayado; il Carson attribuiva queste attività ad una serie di “guerrieri alienati”, avevano giurato vendetta per l’uccisione dei loro amici e parenti. Nel frattempo, la banda di José Largo, il cui piccolo gruppo era tornata dal suo esilio volontario nella terra dei Mescaleros nella seconda metà di marzo. Poco dopo l’inizio delle ostilità, nel 1854, questa banda si era rifugiata presso i Comanches e, successivamente, aveva raggiunto i Mescaleros. Rimane particolarmente emblematica la sua partecipazione alla guerra. Il nuovo governatore, William Davis, riteneva che il José Largo non aveva a che fare con la recente guerra ma, secondo il Chacón, il capo fu uno dei promotori dei saccheggi e delle depredazioni che portarono alla guerra. José Largo era succeduto al Lobo come capo dei Llaneros, quindi è probabile, anzi molto probabile che il Largo sia stato appoggiato dallo stesso Lobo, se così non fosse, allora il grande leader non lo avrebbe appoggiato nella sua successione. Fu il Governatore ad invitare il José Largo a riunirsi agli altri Jicarillas a ovest del Rio Grande, ma il capo preferiva comunque le zone del Cimarron. Largo era consapevole del fatto che non sarebbe stato ben accolto dai seguaci del Chacón ad Abiquiu, il quale sembra sia deceduto poco la firma del Trattato. Nello stesso periodo anche un’altra banda si riuniva alla tribù, era quella del capo chiamato “Negro” che, riconciliatasi con gli Olleros, si stabilì presso Abiquiu.


Dipinto di Don Troiani, 2° Dragoons nella “Mexican War”, 1846

Nel giugno 1856, sette messicani venivano uccisi nei pressi di New Mora e i Jicarillas vennero accusati del massacro. Quando il Labadie si mise ad indagare, negò che gli assassini fossero Apaches, anche se quattro di loro mancavano dagli insediamenti; l’agente ipotizzava che gli autori fossero un gruppo di guerra degli Cheyennes e degli Arapahoes meridionali. Il massacro non ebbe alcun seguito ma, in quel periodo, si sarebbero mossi anche i Mescaleros e i Navajos, mentre gli Utes e i Jicarillas rimasero relativamente pacifici anche se, alcuni, accusavano apertamente le due tribù di alcune razzie nelle contee Mora e San Miguel. La tensione sarebbe aumentata notevolmente quando le truppe Confederate marciarono attraverso Albuquerque e poi occuparono Santa Fe. Però, nel marzo 1862, le truppe Unioniste del colonnello John P. Slough e del maggiore John M. Chivington riuscirono ad impadronirsi delle fonti e delle linee di approvvigionamento delle forze Confederate, che furono così costrette a ritirarsi nel Texas. La minaccia Confederata era stata bloccata, restava però il “problema indiano”. La vita nelle riserve era diventata insostenibile e gli indiani non sembravano interessati ai lavori nei campi. Secondo l’Arny, i Jicarillas non erano disposti a stabilirsi per coltivare in quanto temevano l’esproprio delle loro terre; l’agente era deluso e suggeriva di trasferirli nella Riserva di Warm Springs di Santa Lucia, nel New Mexico sud-occidentale. Questa proposta non venne accettata soltanto perché la Guerra Civile stava volgendo al termine e il generale James H. Carleton aveva iniziato (1863) una vittoriosa campagna contro i Navajos e i Mescaleros. Nell’anno 1864 queste due tribù sarebbero state internate nella Riserva di Bosque Redondo, nel Nuovo Messico sud-orientale, presso Fort Sumner. Ora sorgeva una nuova idea per i Jicarillas, posizionarli anch’essi a Bosque Redondo. Fu Michael Steck ad incaricare il Keithly di usare la sua influenza per convincere gli indiani a stabilirsi presso Fort Sumner. Il piano sarebbe miseramente fallito. Per i Jicarillas l’esistenza peggiorava inesorabilmente, nonostante ciò alcuni agenti riferivano che questi indiani “non erano mai stati infedeli al Governo, senza legge nei confronti dei loro vicini”. Era questo un complimento raro, per la maggioranza erano “inaffidabili”, soprattutto quelli che “vivevano lontani dalle Agenzie”. L’epopea di questi indiani stava ormai volgendo al termine, il mondo dei bianchi avanzava a grandi passi. Uno dei grandi problemi per la tribù fu sicuramente l’invasione dei minatori e degli imprenditori dell’est, i quali trasformarono una tranquilla regione contadina in una comunità completamente diversa.


Soldati contro Apache Jicarilla

Come sempre, a pagarne le spese furono gli indiani. I nuovi arrivati intensificarono la pressione sulle già limitate risorse del territorio e, come al solito, richiesero a gran voce la rimozione degli indiani. Questa situazione aumentò notevolmente la dipendenza dei Jicarillas dalle razioni governative. Inoltre, gli agenti dell’Agenzia di Cimarron non erano sicuramente interessati al benessere degli indiani. Quando si raggiunse il culmine della “corsa all’oro”, gli agenti erano soprattutto interessati ai loro affari personali e non pensavano affatto di distribuire regolarmente le razioni ai Jicarillas. Agli inizi dell’estate del 1866, le piccole mandrie di bisonti nelle pianure e la mancanza di selvaggina alternativa non aiutavano certamente gli indiani; anche in montagna cominciavano a scarseggiare i cervi e i daini. La situazione divenne esplosiva e si ebbero anche alcuni scontri che si conclusero con la morte di un indiano Ute. Il 16 settembre 1867 vennero inviati un centinaio di soldati nel territorio, il loro compito era quello di scongiurare una nuova rivolta indiana. L’anno dopo, il Governo decise di rimuovere completamente dal Nuovo Messico gli Utes, così, il 6 novembre, i capi delle bande degli Utes meridionali (Moaches), dei Tabeguache, degli Yampa, degli Utes del Grand River e delle bande Uintah degli Utes settentrionali, trattavano la cessione delle loro terre per spostarsi nel Colorado. Vennero istituite due Agenzie, una sul White River e l’altra a Los Pinos, circa 165 miglia a nord-ovest di Fort Garland, nel Colorado meridionale. Tutti gli Utes meridionali dovevano così essere rimossi dal Nuovo Messico. Ancora una volta furono i Jicarillas a pagare le spese della politica americana. Il risultato di queste strategie mal concepite fu che non venne previsto di includerli nelle razioni di Los Pinos, ma continuare a dipendere dall’Agenzia di Cimarron.


Un gruppo di prigionieri

Nell’agosto 1868, l’Arny incontrava i capi Huero Mundo, Vicenti e Pantaleón, i quali richiedevano di restare a ovest del Rio Grande, era un loro “diritto concesso anni addietro dal colonnello Munroe”. Anche l’idea di unire i Jicarillas agli Utes venne scartata e ciò era indicativo per la mancanza di unificazione tra i vari leader della tribù; ogni banda aveva le sue idee su dove dar vita ad una Riserva permanente. I Llaneros volevano una riserva a Cimarron, ma questo sogno sarebbe svanito velocemente per l’arrivo di nuovi bianchi ed allora gli indiani dovettero arrangiarsi come potevano. Nell’aprile 1871 la banda di San Pablo si spinse nel Colorado per cacciare, mentre quella del José Largo raggiungeva le pianure del Red River; soltanto il gruppo di Chino si sarebbe presentato all’Agenzia per ricevere le razioni. Le cacce dettero buoni risultati così, nel tardo mese di giugno, gli indiani rientrarono a Cimarron per ricevere le loro razioni. Le razioni continuarono ad essere troppo irregolari e si ebbe qualche incursione contro gli allevamenti dei bianchi, ma nulla di eccezionale, ormai gli indiani si erano resi conto che gli americani erano indifferenti alla loro situazione e, oltretutto, consideravano “le magre razioni per gli indiani come un adeguato risarcimento per le perdite subite”.
La triste fine della tribù Jicarilla era ormai arrivata.

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