L’attacco dei Comanches alla grande città di Saltillo

A cura di Renato Ruggeri

Nel Dicembre 1840, i razziatori Comanches attraversarono il Rio Grande e entrarono nel Coahuila.
I guerrieri iniziarono la scorreria seguendo il corso del Rio Sabinas, vicino al confine del Nuevo Leon, colpendo i villaggi lungo la via, San Juan de Sabinas, Soledad Berroteran, Oballos e altri. Resoconti disperati si levarono dai ranches e dalle città quando gli invasori cambiarono direzione e puntarono a Sud. Descrivevano case saccheggiate e donne rapite a Santa Gertrudis, famiglie terrorizzate e piangenti, nascoste sui tetti a San Buenaventura, indiani dagli occhi selvaggi che correvano, urlando,nelle strade di Nadadores, case in fiamme villaggio dopo villaggio e mucchi di animali massacrati nel recinto di Don Vicente Arreola.
Dopo aver raccolto cavalli, muli e prigionieri, i Comanches attraverarono il Coahuila, tagliarono attraverso il Nord dello stato di Zacatecas e sciamarono nella parte settentrionale del San Luis Potosi.
Mai gli abitanti di questo stato avevano visto uomini come quelli.
Dopo aver incendiato l’Hacienda de Salado, i razziatori si fermarono, girarono i cavalli e iniziarono il viaggio verso nord.
Le autorità del Coahuila, ansiose e infuriate, si prepararono a intercettarli, pensando che si sarebbero diretti all’Hacienda de los Patos, la più ricca del Coahuila, 40 km a Ovest della capitale Saltillo. Soldati e civili si riversarono fuori da Saltillo e dai villaggi vicini per rinforzare Patos e aspettare il nemico.


I guerrieri partono per il loro war trail

Questi Comanches avevano già confuso più volte le aspettative dei Messicani, ma l’audacia della loro seguente mossa lasciò attoniti anche gli osservatori più pessimisti.
Dimenticando la tentazione dell’hacienda, attaccarono la stessa grande Saltillo. Con la maggior parte dei soldati e dei civili armati radunati a Patos, i pochi rimasti, increduli davanti al’inconcepibile arroganza dei selvaggi, si radunarono intorno a Josè Maria Goribar, già Governatore e Magistrato del Tribunale Superiore di Giustizia.
Goribar e i suoi volontari, probabilmente pregarono prima di cavalcare fuori dalla città. E in un primo momento sembrò che i Comanches, alla vista degli uomini di Goribar, esitassero e cadessero in confusione, iniziando a retrocedere.


La particolare tecnica di attacco dei Comanche

I Messicani, pensando che i selvaggi, attaccati, si stessero comportando da codardi, smontarono e si prepararono a bloccare la loro ritirata. Ma, improvvisamente, gli indiani si riorganizzarono e caricarono con “straordinaria violenza”. I Messicani capirono di essere stati ingannati e cercarono di rimontare a cavallo, ma Goribar fu ucciso, insieme a alcuni dei suoi uomini, prima di poter montare in la sella.
La capitale del Coahuila e i ranches e i villaggi nelle vicinanze erano senza difesa. I Comanches avrebbero potuto concentrare le loro energie nel radunare il più grande numero di prigionieri, animali e bottino mai catturato da una razzia di indiani delle pianure, prima che arrivassero i soccorsi. Invece, dopo aver preso 26 prigionieri, passarono il tempo restante cercando e uccidendo più di 100 altri Messicani nella periferia della città. E mentre alcuni dei razziatori radunavano 1.700 cavalli e muli, altri cavalcarono attraverso i campi, entrarono nei recinti e massacrarono più di 1.100 mucche, pecore e maiali.


I Comanche al ritorno dalla grande razzia

Alla fine, sazi di tanto sangue versato, i Comanches cavalcarono verso il Rio Grande e il Texas, ebbri di gloria e pieni di bottino.

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