I miti da sfatare sul massacro del Sand Creek

A cura di Renato Ruggeri

Sul famosissimo massacro del Sand Creek, talvolta definito anche battaglia del Sand Creek, sono stati spesi fiumi di inchiostro e, talvolta, da questo mare di parole ci si è allargati a vere e proprie mistificazioni o esagerazioni. Dalla testimonianza di Silas Soule e altri del tempo, è comunque emersa una drammatica verità che nessuna ulteriore ricostruzione a posteriori potrà mai cancellare: si è trattato di un massacro dai risvolti talvolta sadici. Negli Stati Uniti, però, alcuni studiosi – anche di notevole fama – si sono dedicati per lungo tempo a riordinare i fatti per quel che è stato possibile e senza la pretesa di arrivare alla verità assoluta. L’intento prioritario – lontano dalla volontà revisionistica che potrebbe apparire – è stato quello di analizzare i molti “sentito dire” che circolano e che si sono stratificati nell’impossibilità della gran parte degli appassionati di verificare direttamente le fonti.
Chiaramente, come potrete leggere, tutti i ragionamenti sono basati sulla visione che i bianchi avevano in quel tempo della questione indiana e, sopratutto sulle sole loro testimonianze, senza alcuna forma di raffronto con i racconti dei sopravvissuti all’attacco. Quando si parla di razzie ai ranch e di uccisioni compiute dagli indiani, raramente si ricerca il motivo di quei gesti, limitandosi a sostenere che si dovevano reprimere. Il risultato è contenuto in gran parte in questo articolo del nostro Renato Ruggeri.
Per gli ulteriori approfondimenti, in questo nostro sito trovate tutto quello che occorre. S.M.

1) Chivington agì contro gli ordini ricevuti, o contro il volere delle autorità militari e civili.

In questo primo punto verranno esaminati gli ordini e i comportamenti del Generale Curtis, del Governatore Evans e dei Maggiori Anthony e Wynkoop.

Il Generale Curtis
Il Generale Samuel Curtis era il Comandante del Dipartimento del Kansas e il diretto superiore di Chivington, Comandante del Distretto del Colorado. Il suo compito non era tra i più facili. Doveva occuparsi degli Indiani, ma anche dei Confederati che, nel marzo del 1864, avevano cominciato una nuova offensiva nel Missouri e sembravano pronti a invadere l’Oklahoma dal Texas. Curtis ordinò che l’85% di tutti i soldati che stazionavano in Colorado, Kansas, Wyoming e Nebraska fossero inviati a combattere contro questa nuova minaccia. Il 26 marzo telegrafò al Governatore Evans avvertendolo che il Colorado avrebbe dovuto difendersi con le proprie truppe e forze contro gli attacchi degli Indiani, dato che le truppe federali non erano più disponibili per compiti di frontiera.
Un ritratto del Generale Curtis
Vediamo, ora, come si comportò e alcuni ordini che diede durante la “Guerra Indiana del 1864”, che culminò nell’episodio del Sand Creek. Il 7 Aprile Curtis ricevette la notizia che alcuni razziatori Indiani avevano assalito il ranch di Irwin e Jackman e rubato 175 capi di bestiame. Questo fu l’inizio delle ostilità. Attraverso un giro di telegrammi e ordini, fu chiesto alle truppe del Colorado, comandate da Chivington, di inseguire i ladri. Chivington era libero di usare i pochi soldati federali rimasti nel territorio e poteva attraversare i confini dei distretti allo scopo di inseguire e punire gli Indiani colpevoli. Questo nel mese di Aprile. L’11 giugno ci fu, vicino a Denver, l’assassinio della famiglia Hunghate, padre, madre e 2 figlie, uccisi e mutilati. I corpi furono portati a Denver su un carro e mostrati alla folla. Il Governatore Evans scrisse a Curtis sarà la morte e la distruzione del Colorado se le nostre linee di comunicazione non saranno rese sicure, così che i conducenti di carri non abbiano paura di attraversare la prateria. Siamo a corto di provviste e solo pochi convogli sono sulla via. Chiedo,rispettosamente,che alle nostre truppe (i volontari del Terzo Colorado, ndr) sia consentito difenderci.” Curtis diede a Evans l’autorizzazione di attivare il Terzo Colorado. Autorizzò poi il Colonnello Chivington a portare le truppe sul campo di battaglia “per distruggere gli Indiani che ci sono apertamente ostili.
Il 28 Settembre il Maggiore Wynkoop arrivò a Denver accompagnato da alcuni capi Cheyenne e Arapaho tra cui Black Kettle, White Antelope e Bull Bear. Chivington e Evans accettarono di incontrarli in quella che fu chiamata la Conferenza di Camp Weld. Prima dell’incontro, Chivington telegrafò a Curtis, chiedendo istruzioni. La risposta fu lapidaria. “Voglio che tutti gli Indiani malvagi siano consegnati, la riconsegna dei beni rubati e degli ostaggi. Non voglio alcuna pace finchè gli Indiani non soffriranno di più. Si dice che Left Hand sia un buon capo degli Arapahos, ma Big Mouth è un farabutto. Temo che l’agente del Dipartimento degli Interni sia pronto a far loro regali troppo presto. E’ meglio punirli prima di dare loro qualcosa, se non un po’ di tabacco. Non deve essere stipulato nessun trattato di pace senza la mia autorizzazione”.
Quando Wynkoop tornò a Fort Lyon, tenne un’altra riunione con i capi Cheyenne e Arapaho e disse loro che dovevano portare i loro villaggi vicino al forte per essere più sicuri. L’8 ottobre inviò il Tenente Denison dal Generale Curtis a Leavenworth con un rapporto completo dei suoi incontri con gli Indiani. Lo informò della fondata possibilità di una trattativa di pace. In attesa della risposta, permise che 113 tende di Arapahos, 652 nativi in tutto, guidati da Left Hard e Little Raven, si accampassero a 2 miglia dal forte e diede loro razioni per 10 giorni. Quando Curtis apprese che Wynkoop aveva dato cibo agli Indiani e accettato condizioni di resa si infuriò dato che queste azioni erano in diretto contrasto con le sue direttive. Ordinò quindi che Wynkoop venisse immediatamente sollevato dal comando e ordinò al Maggiore Scott Anthony di rimpiazzarlo. Gli ordinò pure di condurre un’inchiesta sul comportamento di Wynkoop, che aveva disubbidito ai suoi ordini nutrendo e proteggendo Indiani ostili. Il Maggiore Halleck disse a Anthony che il Generale Curtis non avrebbe permesso alcun accordo con gli Indiani senza la sua personale approvazione e che non doveva consentire agli Indiani di avvicinarsi al forte. Lo avvisò di comportarsi in modo molto cauto.


L’inizio della guerra dei Cheyenne

Questo è quanto Curtis scrisse al Maggiore Henning, diretto superiore di Wynkoop a Fort Riley: “Gli avvenimenti di Fort Lyon hanno creato un grande imbarazzo… anche se gli Indiani si presentano come prigionieri di guerra, non siamo obbligati a riceverli, nutrirli e lasciare che entrino nei forti. Devono essere tenuti a distanza… penso che Left Hand e alcuni di loro possano essere sinceri, ma devono provarci la loro fedeltà consegnandoci i colpevoli, le armi, i cavalli e combattere gli ostili… sto preparando le truppe per azioni future, ma non desidero che i miei propositi diventino pubblici.”
Il 23 novembre, una settimana prima del Sand Creek, Curtis disse nuovamente che gli ufficiali non dovevano accettare alcuna resa senza la sua personale approvazione. La resa doveva essere totalee non parziale. Mi sembra, in conclusione, che durante tutta la Guerra Indiana del 1864, gli ordini di Curtis, diretto superiore di Chivington, furono chiari… bisognava combattere gli Indiani!

Il Governatore Evans
I problemi per il Governatore Evans cominciarono alla fine di marzo del 1864. L’Agente Indiano Colley gli spedì una lettera in cui lo informava che vi era l’evidenza di una nuova rivolta indiana. Cheyenne, Arapahoes e Sioux intendevano assalire ogni uomo bianco tra Kansas City e Denver nei mesi a venire. Nel mese di aprile scoppiarono le prime ostilità. Il 9 un gruppo di razziatori attaccò un ranch vicino a Julesberg, nel nordest del Colorado. I coloni fuggirono, ma gli Indiani rubarono il bestiame e i cavalli. Chivington inviò sulla scena il Maggiore Jacob Downing con l’ordine di recuperare il bestiame. Qualche tempo dopo, Downing telegrafò. Aveva incontrato un gran numero di Indiani nella zona e aveva bisogno di rinforzi.
Un’immagine di Evans
Disse che i coloni stavano abbandonando fattorie e villaggi in tutto l’angolo nordest del Colorado e che i Cheyennes, forse assistiti dai Kiowas, erano coinvolti nei raids. Il telegramma allarmò Evans che fece pressione su Chivington che con scarse forze doveva presidiare un territorio compreso tra le Rocky Mountains e il confine con il Kansas. Chivington inviò sul luogo il Tenente Eayre con 100 soldati. In uno scontro avvenuto il 16 Maggio rimase ucciso Lean Bear, l capo Cheyenne che solo un anno prima era andato in delegazione a Washington e questo avvenimento fece ancor più precipitare la situazione, tanto che il 23 maggio Evans telegrafò a Curtis chiedendo che truppe federali venissero inviate a difendere il Colorado contro quella che chiamò “la potente alleanza di Indiani che cerca di scacciare i bianchi dal territorio.” Lo stesso giorno alcuni mercanti, a Fort Lyon, dissero che oltre ai Cheyennes, anche i Comanches e i Kiowas erano scesi sul sentiero di guerra contro i bianchi. Il 28 Maggio Evans telegrafò a Curtis affermando che gli Indiani controllavano tutte le grandi praterie a est di Denver. L’11 giugno ci fu l’assassinio degli Hungate e la situazione, a Denver, sembrò precipitare. Una folla inferocita assalì il deposito militare e minacciò di bruciarlo se non fossero state consegnate le armi. I cittadini parlavano di organizzare un proprio esercito per combattere gli indiani, dal momento che il Governatore non ne era capace, mentre i coloni dei ranches e dei villaggi intorno a Denver si rifugiavano in città. Evans cercò di mantenere la calma. Il 27 giugno scrisse una lettera al Bureau of Indians Affairs annunciando di aver ordinato l’istituzione di “peace camps”, campi di pace. Le tribù “amiche” erano invitate a raggiungere determinate località e coloro che non l’avessero fatto sarebbero stati ritenuti “ostili”. Propose che tutti gli Arapahoes e i Cheyennes “amici” che vivevano sul fiume Arkansas si raccogliessero a Fort Lyon; i Kiowas e i Comanches a Fort Learned; i Sioux a Fort Laramie; gli Arapahoes e i Cheyennes dell’Upper Platte a Camp Collins, sul Fiume Cache la Paudre. Il commissario degli Affari Indiani a quel tempo era Charles Mix e non fu molto contento della lettera di Evans. Rispose che a causa della Guerra Civile non vi era denaro per questi campi e neppure per nutrire coloro che si arrendevano. Evans si trovò preso tra due fuochi; da una parte i cittadini del Colorado che chiedevano un’azione decisa contro gli “ostili”, dall’altra la risposta negativa del Bureau alla sua richiesta. Decise così di modificare la sua proposta. Inviò dei messaggeri a informare tutte le tribù del Colorado di recarsi velocemente “at”, presso, i Forti del territorio “in modo che noi sapremo che non ci siete nemici”. Non specificò, però, che cosa intendesse per “at”… 1 miglio, 2 miglia? E senza una precisa direttiva, la cosa fu lasciata a un’interpretazione individuale.
Molti Indiani “amici”, soprattutto Cheyennes e Arapahoes, iniziarono a arrivare a Fort Lyon. Ma altri non lo fecero.
Dal 23 al 25 giugno 18 bianchi furono uccisi, probabilmente dai Dog Soldiers. Il 3 luglio una nuova, preoccupante notizia raggiunse Evans. Due mercanti, Robert North e William McGaa, informarono il Governatore che dei Cheyennes infuriati stavano aizzando le tribù della zona contro i bianchi. Dissero che i Dog Soldiers erano intenzionati a uccidere tutti gli Indiani che avevano raggiunto i forti dell’uomo bianco. Roman Nose (il capo Naso Aquilino o Naso Romano) aveva avvisato tutti gli Cheyennes che avrebbe punito personalmente tutti coloro che si rifiutavano di combattere. Preoccupato da queste nuove informazioni, Evans telegrafò al “Secretary of War” Edwin Stanton chiedendogli l’autorizzazione e i fondi necessari per attivare il Terzo Volontari del Colorado. Il 4 luglio un convoglio di carri venne distrutto vicino a Julesberg e 4 persone furono uccise e scalpate. Il 5 luglio Evans proclamò la legge marziale in Colorado: tutti i diritti costituzionali venivano sospesi e il 13 ordinò la chiusura di tutti i saloons. Voleva che i cittadini rimanessero sobri in vista di probabili attacchi Indiani. Molte attività chiusero. Restarono aperti i droghieri, ma solo per poche ore al giorno a causa della scarsità dei rifornimenti da est. Intanto gli attacchi continuavano.
Dal 17 al 21 luglio, 21 raids nel Colorado orientale portarono alla morte di 35 bianchi. I mercanti dicevano che i Dog Soldiers, accampati lungo il fiume Salomon, nel Kansas occidentale, tenevano ogni notte la danza dello scalpo per celebrare i loto trionfi. Il 27 luglio Evans, con un’altra ordinanza, proibì a ogni tipo di carro e di convoglio di lasciare Denver e viaggiare verso est e nord; potevano lasciare la città solo per andare a sud e ovest, dopo aver ottenuto un permesso scritto del Governatore. All’inizio di agosto i Cheyennes e i Sioux, in una serie di raids sanguinosi lungo il Little Bluec River e il Platte, uccisero 52 persone, ne ferirono 9 e catturarono 7. La situazione sembrava disperata. L’11 agosto Evans emise il suo secondo proclama – dopo quello di giugno – in cui cambiava radicalmente politica. Il territorio era in stato di assedio, perciò chiamava tutti i cittadini del Colorado, individualmente o in gruppi, “a uccidere e distruggere tutti gli Indiani ostili delle pianure, dovunque si trovino”. Lo stesso giorno Evans ricevette dispacci da Curtis e dal Dipartimento di Guerra che lo autorizzavano a arruolare il Third Volunteer Regiment.
Il 28 settembre partecipò – anzi fu il principale protagonista – alla conferenza di Camp Weld. Prima dell’inizio della riunione avvisò Wynkoop che non era in suo potere autorizzare o concludere trattative di pace (anche se era il Sovraintendente per gli affari Indiani); era, quello, un compito che spettava ai militari. Poi, dopo la conferenza, partì per un lungo viaggio tra gli Utes durato un mese e il 15 novembre si recò a Washington. Dopo il Sand Cree, fu interrogato dal “Joint Committee on the conduct of the war” e nella sua testimonianza difese le decisioni che aveva preso. Fu però costretto a lasciare la sua carica.

Il Maggiore Anthony
Il Maggiore Anthony entrò in scena il 2 Novembre quando arrivò a Fort Lyon con l’ordine di rimuovere Wynkoop dal comando e prenderne il posto. Il 17 ottobre il Maggiore Benjamin Henning, che era temporaneamente al comando del Distretto dell’Upper Arkansas in cui si trovava Fort Lyon, gli aveva ordinato di lasciare Fort Larned, rimpiazzare Wynkoopo e mandarlo a Fort Riley. La ragione di tutto ciò era “che alcuni ufficiali avevano distribuito beni e provviste agli Indiani ostili, in diretto contrasto con gli ordini del Comandante del Dipartimento (Curtis, ndr)”. Henning aggiunse di volere un ufficiale di fiducia che non ripetesse gli errori e le sciocchezze commesse in precedenza.
Una foto di Anthony
Quando Anthony arrivò al Forte, trovò una situazione delicata. Intorno al perimetro vi erano 652 Arapahoes che vagabondavano lungo le mura ,commerciavano e ricevevano razioni dal Commissario Cossit. I loro capi erano Left Hand e Little Raven. “Diedi immediatamente istruzione di arrestare tutti gli Indiani che si avvicinavano al Forte”, scrisse, e quindi si avviò al campo Arapaho, distante 2 miglia, per parlare con i capi. Gli Indiani lo rassicurarono sulle loro intenzioni pacifiche, ma Anthony non ne era convinto e così ordinò loro di consegnare tutte le armi e i beni appartenuti all’uomo bianco. Gli Arapahoes acconsentirono, ma consegnarono “solo” 10 muli, 4 cavalli, 60 archi e alcune vecchie armi rotte. Il 6 novembre arrivarono 9 Cheyennes, dicendo che 600 di loro si trovavano 35 miglia a nord del Forte e altri 2.000 a 75 miglia e aspettavano il bel tempo per raggiungerlo. “Non permetterò loro di venire, neppure come prigionieri…”, scrisse Anthony, “Ora vogliono la pace perché non possono combattere durante l’inverno. Credo che un migliaio di cavalleggeri potrebbe punirli severamente, ma con le scarse forze al mio comando posso solo difendere il Forte”. In ogni caso non avrebbe permesso ai Cheyennes di accamparsi presso le mura.
A metà novembre Black Kettle e 50 guerrieri si avvicinarono a Fort Lyon. Anthony li incontrò al Bent’s New Fort. Wynkoop era presente e parlò con loro. Li informo che non era più al comando, ma che avrebbero dovuto ascoltare il Maggiore Anthony. L’interprete John Prowers in seguito affermò che Anthony disse agli Indiani che aveva udito molte cose cattive su di loro, ma che gli sembravano più pacifici di quanto avesse pensato. Anthony informò Curtis dell’incontro in questo modo: “Non desideravo aver problemi con loro ma, dal momento che non potevo essere d’accordo su una pace permanente senza la vostra autorizzazione, ho preferito non agitare le acque in attesa di rinforzi, qualunque sia la decisione presa. I Cheyennes chiedono di avvicinarsi al Forte, ma io non potevo permetterlo e così ho detto loro di accamparsi sul Sand Creek o tra lì e le sorgenti dello Smooky Hill. Nessuno di loro fu soddisfatto… non capivano perché non potessi fare la pace. La mia intenzione è mantenere le cose tranquille fino a quando le truppe non saranno mandate in campo contro tutte le tribù”.
Dopo la partenza di Wynkoop, gli Arapahoes se ne andarono. Anthony disse loro di allontanarsi dal Forte e il Cap Soule riconsegnò le armi. Gli Arapahoes dissero ai Cheyennes che “le cose stavano diventando scure” con l’arrivo del “Capitano dagli occhi rossi” (Anthony era appena guarito da una lieve forma di scorbuto, ndr).
Le truppe di Chivington arrivarono a Fort Lyon a metà pomeriggio del 28 novembre. Quando entrarono nel forte furono accolte da Anthony, sorpreso dall’arrivo dei soldati. La prima persona che incontrò fu il Tenente Richmond che gli domandò a bruciapelo: “Dove sono gli Indiani?” Anthony rispose: “Sono dannatamente felice che voi siate arrivati. Li ho mandati a 25 miglia, in attesa di aiuti da Denver”. Secondo il Capitano Talbot, Anthony espresse profonda gratitudine e disse che avrebbe già attaccato gli Indiani se avesse avuto forze a sufficienza. Ecco alcune testimonianze di ufficiali del 3° Cavalleria che parlarono in favore di Chivington durante l’inchiesta militare che seguì al Sand Creek.
Il Tenente Clark Dunn: “Parlai con il Maggiore Anthony circa gli Indiani accampati al Sand Creek. Disse che erano ostili e non sotto la protezione delle truppe e che sarebbe andato egli stesso a ucciderli se avesse avuto un numero sufficiente di truppe a disposizione”.
Il Tenente Harry Richmond: “Incontrai il Maggiore Anthony a Fort Lyon il 28 novembre. Dopo avergli stretto la mano mi disse… ‘sono dannatamente contento che voi siate qui, avevo chiesto aiuto a Denver…’ L’ho sempre sentito esultare sull’esito della battaglia.”
Il Capitano Cree: “Il Maggiore Anthony, dopo la battaglia al Sand Creek disse che avevamo fatto una buona cosa a uccidere gli Indiani. Voleva che li inseguissimo per poterne uccidere di più”.


Località destinata ai gruppi Cheyenne

Dopo la riunione con Chivington, Anthony scrisse al quartier generale a Fort Riley che il Colonnello era arrivato col 3° Cavalleria per una spedizione contro gli Indiani. Disse di aver apprezzato l’arrivo di rinforzi e che credeva che gli Indiani sarebbero stati giustamente puniti. Li accompagnò, poi, con 125 uomini e 2 howitzer e partecipò alla battaglia al comando del 1° Battaglione del 1° Colorado, soldati regolari e non volontari. Dopo lo scontro, quando esplose lo “scandalo Sand Creek”, scrisse al fratello “che l’azione di Chivington era stata sbagliata, perché aveva colpito gli unici Indiani pacifici della regione”. In seguito Anthony affermò di aver sempre pensato che gli Indiani, al Sand Creek, fossero ostili. Scrisse al Maggiore Coffin: “Gli Indiani che ho avuto l’onore di punire, aiutando Chivington, erano una parte della stessa banda che aveva attaccato Fort Learned… bruciato il convoglio e ucciso 10 uomini a Cimarron Crossing… facevano parte della stessa banda che assalì ogni carro e convoglio che cercava di attraversare l’Arkansas Valley”. Non modificò più la sua versione e fu uno di coloro che portarono la bara di Chivington durante il funerale.


Fort Lyon. Da qui partirono, la sera del 28 novembre, 125 uomini del 1° Colorado

Il Maggiore Wynkoop
Ned Wynkoop era il comandante di Fort Lyon e aveva passato la primavera e l’estate del 1864 a combattere le tribù ostili. Il 4 settembre arrivarono al Forte 3 Cheyennes, One Eye, Minimic e sua moglie con una lettera per il Maggiore. Il messaggio era stato scritto da George Bent e diceva “Cheyenne village to Major Wynkoop, Major Colley. Signori, noi ricevemmo una lettera da Bent che ci chiedeva di fare la pace (evidentemente si riferivano al proclama di Evans di giugno, ndr). Abbiamo tenuto un consiglio e siamo giunti alla conclusione di fare la pace con voi purché voi facciate la pace con i Kiowa, Comanche, Arapaho, Apache e Sioux. Siamo in procinto di inviare un messaggero al campo Kiowa e alle altre Nazioni sulla nostra intenzione di fare la pace. Abbiamo saputo di alcuni nostri prigionieri a Denver. Noi abbiamo 7 prigionieri e desideriamo restituirli, purchè voi ci rendiate i nostri. Ci sono 3 gruppi di guerra ancora fuori e 2 di Arapahoes. Sono fuori da qualche tempo e li aspettiamo presto. Quando tenemmo il consiglio vi erano alcuni Arapaho e Sioux presenti. Vogliamo ricevere vere notizie in risposta. Questa è una lettera. Black Kettle e altri capi.”
Un ritratto di Wynkoop
One Eye disse a Wynkoop che, se l’avesse voluto, l’avrebbe accompagnato al campo Indiano. Il Maggiore apprese che circa 2.000 guerrieri erano accampati vicino allo Smooky Hill River, presso un luogo chiamato “the Bunch of Timbers”. Poi radunò 125 uomini e 2 howitzers e cavalcò verso nordest. Dopo 4 giorni inviò Minimic a annunciare il suo arrivo. Improvvisamente, si trovò di fronte 600-800 guerrieri, schierati in linea in cima a una collina, in atteggiamento ostile. One Eye si avvicinò ai Dog Soldiers e disse loro che i bianchi venivano in pace. Il 10 settembre si tenne una riunione al campo dei soldati a cui parteciparono, tra l’altro, Black Kettle, White Antelope, Bull Bear e Left Hand. Wynkoop mostrò la lettera, disse loro che non era autorizzato a fare la pace, ma che in cambio dei prigionieri li avrebbe accompagnati in delegazione a Denver a trattare con le autorità.
Il primo a parlare, tra gli Indiani, fu un capo gigantesco. Il Cheyenne, forse Bull Bear, gridò: “Questo capo bianco dice, dateci i prigionieri bianchi e io non vi darò nulla in cambio”. La situazione divenne tesa. A quel punto prese la parola Black Kettle che disse che avrebbero restituito tutti i prigionieri in loro possesso, ma che alcuni erano con i Sioux e quindi ci voleva tempo… anzi alcuni dovevano essere riscattati. Aggiunse che gli Indiani più anziani volevano la pace, ma i più giovani, specialmente i Dog Soldiers, non la desideravano. Chiese, poi, di poter conferire privatamente con gli altri leaders. In un seguente meeting, gli Indiani liberarono 4 prigionieri, Laura Roper e 3 bambini, Ambrose Asher, Isabelle Eubanks e Danny Marble. Wynkoop scrisse, in seguito, di non aver mai provato una gioia simile: “la Divina Provvidenza mi ha guidato nella missione”. Il 28 settembre accompagnò i capi Cheyenne e Arapaho alla conferenza di Camp Weld, che si rivelò infruttuosa. Evans disse di non avere il potere di trattare la pace e accusò gli indiani di varie razzie, mentre Chivington – che parlò per ultimo – dichiarò soltanto che non era l’autorità militare superiore, ma che tutti i soldati del territorio erano ai suoi ordini (informazione non proprio precisa perché Fort Lyon si trovava nel Distretto dell’Upper Arkansas, il cui Comandante era il Gen Blunt, ndr). “Il mio ruolo è combattere gli Indiani fino a quando non deporranno le armi e si consegneranno all’autorità militare. Essi sono più vicini al Maggiore Wynkoop che a chiunque altro e potranno andare da lui quando si riterranno pronti”. Ritornato a Fort Lyon, l’8 ottobre, Wynkoop scrisse una lettera a Curtis con l’esito dell’incontro e accolse, il 18 ottobre, vicino al forte, 652 Arapahoes, disubbidendo agli ordini avuti in precedenza (non accogliere e nutrire gli Indiani, ndr). Per questo motivo, all’inizio di novembre, fu poi sollevato dal comando e rimpiazzato da Anthony. Ironicamente, dopo l’esplosione dello “scandalo Sand Creek”, il Generale Curtis, proprio colui che l’aveva allontanato dalla scena, lo rimandò a Fort Lyon per riprenderne il comando e “per investigare sulle recenti operazioni contro gli Indiani”. Fu il principale accusatore di Chivington, anche se non era stato presente alla battaglia e fornì informazioni di seconda o terza mano.

2) Silas Soule fu ucciso prima di testimoniare

Il Capitano Silas Soule è ritenuto il principale accusatore di Chivingtom, colui che con i racconti e le lettere rivelò, per la prima volta, gli “orrori del massacro”. In genere, la sua morte viene raccontata nel modo seguente.
Una foto di Soule
La settimana o il mese dopo essere stato rilasciato dalla prigione in cui era stato rinchiuso, in attesa della Corte Marziale, con l’accusa di codardia, Silas Soule venne assassinato da un sicario, un assassino pagato da Chivington, che gli sparò alle spalle in un vicolo buio di Denver. In questo modo non potè testimoniare davanti alla commissione d’inchiesta militare e rivelare in modo completo quello che aveva visto.
Ma le cose andarono un po’ diversamente.
Il 16 dicembre Chivington, non ancora rientrato a Denver, inviò al Generale Curtis un rapporto completo sulla sua spedizione e la battaglia; in questo rapporto affermava anche quanto segue: “Non posso concludere il mio rapporto senza dire che la condotta del Capitano Soule, Compagnia D, 1° Cavalleria del Colorado, fu riprovevole, dal momento che disse di aver ringraziato Dio per non aver ucciso Indiani e altre espressioni che lo fanno sembrare più in simpatia con gli Indiani che con i bianchi”.
Dopo il ritorno di Wynkoop a Fort Lyon e quando iniziarono a comparire sui giornali dell’est le prime notizie sul Sand Creek, le cose cambiarono. Il 20 gennaio 1865, Soule fu nominato Assistente Capo della Polizia Militare e trasferito a Denver. Fu il primo a testimoniare davanti alla Commissione d’inchiesta militare. Fu interrogato per una settimana, dal 15 al 22 febbraio, dal presidente della commissione Samuel Tappan e controinterrogato dallo stesso Chivington.
La sera del 23 Aprile, 2 mesi dopo la sua testimonianza, tava tornando a casa insieme alla moglie quando udì una sparatoria. Essendo capo della polizia militare, andò a indagare. Fu affrontato da Charles Squire, un soldato del 2° Cavalleria del Colorado, non presente al Sand Creek. I due spararono quasi contemporaneamente. Squire fu ferito al braccio, o alla mano destra, e si allontanò, lasciando una traccia di sangue. La sua pallottola colpì Soule alla guancia e penetrò nel cervello, uccidendolo all’istante. Il Black Hawk Journal scrisse che Soule era stato eliminato perché non potesse testimoniare, ma poi ritrattò quando apprese che aveva già testimoniato.
Sull’uccisione di Soule rimasero, e rimangono, alcuni punti oscuri. Squire, dopo l’uccisione di Soule, fuggì nel Territorio del New Mexico. Fu riconosciuto a Las Vegas e arrestato dal Tenente Cannon, che aveva guidato il 1° New Mexico Volunteers al Sand Creek. Fu riportato a Denver per essere processato davanti alla Corte Marziale. Il 14 luglio, 3 giorni dopo aver condotto a Denver Squire, Cannon fu trovato morto in una stanza della Tremont House. Il corpo non presentava ferite. Ci furono molte chiacchiere, e alcuni sostennero che fosse stato avvelenato dagli stessi responsabili della morte di Soule.


Silas Soule (in basso a destra) con Wynkoop tra gli indiani

Il Rocky Mountain News scrisse che Cannon aveva giocato e bevuto smodatamente la sera prima di morire e che era un consumatore di morfina. I dottori che eseguirono l’esame post mortem non erano sicuri circa la causa del decesso. Veleno, alcool, morfina o una combinazione tra le 3 sostanze? Dissero che era morto per “congestione cerebrale”. Il 5 ottobre, alcuni giorni prima del processo, Squire scappò dalla prigione – o fu fatto fuggire – e non fu mai più ricatturato.
Wybkoop rimase sempre convinto che dietro l’assassinio di Soule ci fosse Chivington, anche se non fi furono mai prove della sua colpevolezza. Soule aveva già testimoniato e Chivington lasciò Denver subito dopo la fine dell’inchiesta militare, il 30 maggio 1865, e non fu presente durante gli eventi successivi.

3) Gli Indiani erano pacifici

Questo, più che un mito da sfatare, è un aspetto fondamentale dell’affare Sand Creek. I Cheyennes e gli Arapahoes accampati sul Big Sandy si potevano considerare pacifici o no? Wynkoop affermò che gli Indiani si erano comportati in modo pacifico e non avevano più commesso razzie dopo che li incontrò sullo Smooky Hill River il 10 settembre. Quindi già 2 mesi e mezzo prima del Sand Creek. Ma abbiamo raccolto alcune prove e testimonianze in contrasto.
Ho trovato, a partire dal solo mese di ottobre, notizie di numerosi scontri tra bianchi e Indiani.
Il 10 ottobre il Capitano Nichols con 60 soldati assalì un piccolo villaggio Cheyenne il cui capo era Big Wolf. Ci fu un breve combattimento in cui morirono 6 guerrieri e 3 donne indiane. Quando le truppe entrarono nell’accampamento, trovarono una serie di oggetti. Tra questi, uno era un certificato incorniciato di buona condotta e amicizia rilasciato a Big Wolf dal Segretario del dipartimento di Guerra Edwin Stanton. Poi vi erano beni che provenivano da convogli e ranches, inclusi gli scalpi freschi di alcune donne, le scarpe insanguinate, alcuni capi di biancheria intima e ricevute di consegna prese da convogli che erano stati assaliti lungo l’Overland Trail meno di un mese prima.


Prigionieri sottratti ai guerrieri Cheyenne

Il 12 ottobre una pattuglia composta da 15 soldati che stava cavalcando a 5 miglia da Mullalha’s Station fu assalita da 60 Cheyennes. Due soldati furono subito uccisi, gli altri riuscirono a raggiungere la stazione e a respingere il nemico. Tra i superstiti vi era il Capitano Ribble che affermò di aver trovato 3 corpi sul campo di battaglia dopo che gli Indiani si erano ritirati. Disse che i morti furono identificati come guerrieri della tribù di White Antelope, uno dei cosidetti “capi pacifici”.
Gli Indiani attaccarono poi i taglialegna a Midway Station, sul Platte, il 28 ottobre.
La notte del 13 novembre, a Ash Creek, 12 miglia a est di Fort Learned, 30 guerrieri assalirono un convoglio di 5 carri che portava grano. Due uomini furono uccisi e gli altri 4 scapparono a piedi.
Il 20 novembre il Capitano Henry Booth e il Tenente Helliwell stavano ritornando a Fort Learned da Fort Zarah, quando furono attaccati da 25 Indiani. Spronarono i cavalli e riuscirono a raggiungere il forte. Durante l’inseguimento Booth fu colpito da 2 frecce alla schiena e al braccio. Le ferite erano severe, ma non mortali.
Il 26 novembre, 3 giorni prima del Sand Creek, 75 Indiani attaccarono una diligenza 5 miglia a est di Plum Creek Station, uccidendo 2 persone e ferendone 6. Il Capitano Major, che era in comando a Plum Creek, li inseguì con 30 uomini. Intercettò gli ostili a Spring Creek. Ci fu una scaramuccia in cui un soldato rimase ferito .Major affermò di aver ucciso 3 Indiani.
Appare chiaro che alcune bande di Indiani continuarono a combattere fino a poco prima del Sand Creek. Erano però diminuiti l’intensità e il numero delle razzie, poiché ormai si avvicinava l’inverno, che non era periodo di guerra per i nativi (ma lo era per i bianchi, ndr).
Vi furono, poi, testimonianze di scalpi di bianchi nel campo di Black Kettle. Il Dottor Caleb Burdsall ebbe modo di dire: “Mentre stavo medicando i feriti in una tenda, arrivò un soldato con 5 o 6 scalpi di bianchi. Uno o due di questi sembravano staccati da non più di 10 giorno; la pelle attaccata ai capelli era ancora umida. Li osservai da vicino perchè mi sembravano staccati di recente”. Il Dottor Bell: “Dopo la battaglia vidi un gran numero di scalpi bianchi nel villaggio. Ne vidi uno preso da non più di 5 o 8 giorni, staccato dalla testa di un uomo dai capelli rossi.” E ancora… Chivington: “Mi fu mostrato uno scalpo trovato in una delle tende che poteva essere stato preso 2 o 3 giorni prima”. Il soldato Howbert: “In alcune tende trovammo più di una dozzina di scalpi di persone bianche, alcuni staccati dalla testa di donne e bambini, come era evidente dal colore e dalla sottigliezza dei capelli”. Il tenente Wilson: “Vidi uno scalpo nuovo di un bianco e 2 scalpi vecchi. Trovai vestiti e scarpe da donna”. Il Sergente Coffin: “Combattemmo con la storia degli ultimi 6 mesi impressa nella mente. Un motivo in più fu la vista di uno scalpo di donna bianca, dai lunghi capelli biondi, appeso in una tenda”. Il Sergente Decatur vide dei soldati aprire alcune sacche. All’interno vi erano scalpi bianch un rossetto e un barattolo di cipria. Lo colpì in particolare uno scalpo che “era stato conciato al fine di essere conservato, e i capelli erano molto lunghi, di colore castano ramato. Nella pelle vi erano 2 buchi, in questo modo poteva essere appeso alla testa degli Indiani durante la danza dello scalpo”.


White Antelope

Ma ci furono anche testimonianze diverse. Il Caporale Miksh disse che “non sentii nulla di scalpi trovati nel campo Indiano fin quando non lo lessi sui giornali”. Il Maggiore Anthony sostenne che “seppi circa 20 giorni dopo di uno scalpo di una donna bianca vecchio non più di 3 giorni trovato nel campo Cheyenne. Non sentii nulla fin quando Chivington arrivò a Denver. Fui con lui per 10 giorni dopo il combattimento e non udii una sola parola su uno scalpo bianco trovato nel villaggio”.
Alcuni sostengono, inoltre, che i Cheyennes, sentendosi in pace o protetti da una tregua, non misero sentinelle intorno al campo e furono così colti completamente di sorpresa. Ma questa era un’abitudine dei nativi! Gli Indiani non difendevano i loro villaggi secondo la mentalità dei bianchi. Non si trinceravano e non mettevano picchetti di sentinelle. Si limitavano, generalmente, a inviare un piccolo gruppo di giovani a guardia delle mandrie. Non sapevano difendere un villaggio e tenevano sempre la guardia abbassata, sia in pace che in guerra. Greg Michno scrive di aver letto che i militari sorpresero gli Indiani nei loro accampamenti in ben 205 occasioni…
Vi sono poi racconti sulla presenza di “rifle pits” o “sand pits”, buche per tiratori scavate dai Cheyennes prima o durante l’attacco. Ecco alcune testimonianze. Il soldato Slater: “Il campo era circondato da rifle pits, infatti la neve copriva il fondo di queste buche. Era quindi evidente che erano state scavate prima, visto che la neve non era caduta nei 10 giorni precedenti”. John Chivington: “Le trincee furono trovate in vari punti e si estendevano lungo le rive del fiume per alcune miglia dal campo”. Il Sergente Decatur: “Vi erano molte sand pits… non contai il numero; erano abbastanza larghe da nascondere un uomo sdraiato, alcune erano più profonde di 3 piedi (circa 90 cm, ndr)”. Secondo altri le trincee furono scavate durante il combattimento. Il Caporale Miksh: “Non vi furono rifle pits, eccetto quelle che gli Indiani scavarono nelle rive sabbiose dopo che li attaccammo”. Il Maggiore Anthony: “Gli Indiani presero posizione lungo le rive sabbiose del fiume, scavarono trincee e ci spararono contro, mentre le donne e i bambini cercavano di fuggire”. Il Tenente Cramer: “Non vidi alcuna rifle pit”. Appare evidente come la presenza o meno di “rifle pits” sia un punto importante. Se furono scavate prima vuol dire che i Cheyennes si aspettavano, o temevano, un attacco. Stan Hoig osserva che queste rifle pits erano, probabilmente, depressioni o buche nel terreno già presenti naturalmente, ma un ricercatore, Chuck Bowen, ha trovato con il metal detector pezzi di pale e zappe sepolti nel terreno lungo le rive del fiume. Da un lato, scavare rifle pits non era abitudine dei nativi, dall’altro scavare trincee nel terreno gelato di fine novembre durante l’attacco, ci sembra una cosa poco fattibile. Se ci furono rifle pits, furono certamente scavate prima.

4) Nel villaggio era piantata una bandiera americana

Nel famoso dipinto di Robert Lindneux si può osservare, in mezzo al campo, una bandiera americana. La sua presenza è, però, motivo di controversia. Nelle tre inchieste che fecero seguito alla battaglia, quattro persone dissero di aver visto la bandiera. Due di queste erano soldati. ?Il soldato Norman Snyder disse di averla vista all’estremità occidentale del campo, mentre il soldato George Roan affermò “vidi un accampamento Indiano e le stelle e strisce sventolavano su di esso”. Disse che Chivington non aveva ancora raggiunto il villaggio quando vide la bandiera, poichè si trovava in posizione frontale e avanzata con il suo battaglione (il 1° Colorado). Le sue affermazioni furono però in contrasto con quelle del Capitano James Adam che era nella stessa compagnia (la compagnia G).


I Nativi venivano talvolta sorpresi nei loro stessi villaggi

Adam affermò che la compagnia G non si era trovata nella posizione più avanzata, come aveva detto Roan, ma che vi erano soldati più avanti rispetto a loro al momento dell’attacco. In seguito Roan ammise che altri soldati erano 3/4 di miglio davanti a loro. Due altri non combattenti affermarono di aver visto la bandiera. John Smith, che si trovava all’interno del villaggio al momento dell’attacco disse che Black Kettle sollevò una bandiera, quella che gli era stata donata dal commissario A. B. Grenwood, prima che l’assalto iniziasse. Robert Bent, che aveva guidato Chivington al Sand Creek e stava cavalcando accanto a lui, fece questa dichiarazione: “Vidi la bandiera americana sventolare e udii Black Kettle dire agli Indiani di stare intorno alla bandiera.” Gran parte dei soldati non videro nulla.
Il Sergente Decatur disse: “non vidi alcuna bandiera”. Il Cap Talbot: “Non vidi alcuna bandiera sventolata dagli Indiani”. Il soldato Milo Slater, che cavalcò nella fila più avanzata con Anthomy, quando udì che vi erano persone che dicevano che nel campo vi era una bandiera americana, rispose: “Permettetemi di dire che queste affermazioni sono decisamente false. Quando dico che il mio battaglione fu il primo a attaccare il villaggio, che io udii il primo sparo e che fui in mezzo al combattimento fino alla fine, scusatemi, ma credo di essere stato nella migliore posizione per conoscere quello di cui sto parlando”.

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Commenti

Una risposta a “I miti da sfatare sul massacro del Sand Creek”

  1. fooleydad, il 29 novembre 2011 09:35

    All’interno del forum si possono trovare approfondimenti e riflessioni sulla vicenda,sui personaggi e gli avvenimenti descritti, in questa che segnalo vi sono diverse traduzioni delle testimonianze dirette e di vari articoli apparsi sui giornali di Denver dell’epoca, una discussione ancora aperta, in cui ciascuno potrà dare il proprio contributo a proposito di questo episodio:
    http://www.farwest.it/new/index.php?topic=5162.30

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