“No sabe!” La storia di Jimmy McKinn, rapito dagli Apache

A cura di Sergio Mura

Il piccolo Jimmy McKinn
Nulla nasceva dal nulla, neppure nella polverosa e assetata frontiera del sud-ovest americano. Nel 1875 gli Apache fronteggiavano tempi durissimi, attaccati dai bianchi da tutte le parti e costretti in zone sempre più remote, sempre più povere, sempre più impervie. Americani e Messicani stringevano “il popolo” in una morsa dalla quale fuggire era sempre più difficile e a cui reagire era sempre più costoso. In quell’anno tutti gli Apache a ovest del Rio Grande avevano ricevuto l’ingiunzione di trasferirsi senza esitazione nella riserva di San Carlos. Avevano dovuto abbandonare le loro terre natie per sempre e recarsi nei “40 acri d’inferno”, com’era definita quella brutta riserva nella parte centro-orientale dell’Arizona.
Una terra arida e incolta, assetata da una vita, aveva accolto il popolo Apache che non aveva mai accettato di piegarsi alle prepotenze dei soldati blu.
Niente diritti, senza cibo per nutrire le proprie famiglie, tormentati dalla nostalgia di casa… Questo è il quadro in cui gli Apache decidono di ribellarsi.
Incitati da Geronimo che li guidava, centinaia di Apache abbandonarono San Carlos per fuggire in Messico e dissotterrare l’ascia di guerra. Seguì quasi un decennio di lotta contro i bianchi, fossero soldati o coloni, armati o disarmati. Alla lotta, però, seguivano anche periodi di quieto vivere a… San Carlos!
In questo alternarsi di guerra e pace, di riserva e di fughe, finì che lo Stato Maggiore dell’esercito fu costretto a richiamare in Arizona “Tre Stelle” Crook, il generale che meglio di chiunque altro aveva mostrato di saper comprendere gli Apache e, quando era necessario, piegarli con la forza delle armi e dell’astuzia.


Gli scout del Generale Crook

Era il 1882 e dopo appena un paio d’anni Geronimo decideva nuovamente di arrendersi e farsi chiudere in una riserva. Ma la pace, quella vera e duratura, era aldilà dell’orizzonte visibile da quelle terre. Bastarono voci incontrollate di possibili processi e impiccagioni perchè Geronimo prendesse letteralmente il volo (17 maggio 1885) in compagnia di una quarantina di guerrieri e da un altro centinaio da donne, vecchi, bambini e uomini non combattenti.
Geronimo
La strada verso le terre del Messico furono punteggiate dai numerosi raid che gli Apache compirono contro fattorie isolate e contro allevatori sui pascoli, finchè Geronimo e i suoi non capitarono nella Mimbres Valley (sud-ovest del New Mexico) dove c’era il piccolo ranch della famiglia McKinn. Era settembre.
Al pascolo c’erano alcune vacche a cui badavano i due giovani figli dei McKinn. Uno guardava il bestiame e l’altro riposava tranquillo all’ombra di un albero. La mamma e un’altra figlia erano in casa e il padre era partito dal mattino diretto a Las Cruces. Per Geronimo, che li osservava dall’alto di uno sperone roccioso, la scena era quanto mai chiara e invitante. Probabilmente c’era da fare razzia e non pagare alcun pegno.
Silenziosi e furtivi, alcuni guerrieri scesero dalla collina e puntarono dritti verso i ragazzi e mentre alcuni si occupavano di Martin McKinn, il diciassettenne che badava al bestiame, gli altri si diressero verso l’undicenne Jimmy “Santiago” McKinn, quello che riposava sotto l’albero. Lo agguantarono con rapidità e iniziarono a chiedergli informazioni su chi fosse presente in casa. Il bambino, terrorizzato, iniziò a piangere e tremare e fornì risposte poco chiare.
Geronimo decise di non perdere altro tempo e comandò ad alcuni altri guerrieri di rubare i migliori cavalli presenti nel corral. “Rapidi e senza far rumore!”, disse Geronimo ai suoi. “Cosa avete fatto a mio fratello?”, chiese Jimmy “Santiago” a Geronimo. Ma quello, invece di rispondergli, lo colpì in testa con una pietra facendolo svenire.
Un pascolo nella Mimbres Valley
La signora McKinn e sua figlia non si accorsero di nulla; il raid era durato pochissimi minuti. L’indomani ritrovarono il corpo di Martin riverso a faccia in giù nel deserto. Era morto. Al suo arrivo, il giorno dopo, il padre scoprì che aveva perso i suoi due figli e che uno era morto.
Per gli Apache, ma anche per altre tribù, era normale rapire i bambini e le donne per reintegrare il numero delle persone del proprio gruppo, ma il dolore di Jim McKinn e di sua moglie era troppo grande perchè si potesse accettare un destino così tragico.
Così, dopo aver seppellito lo sfortunato Martin, il padre si diede da fare per formare un folto gruppo di armati col quale mettersi sulla pista dei rapitori. Per otto lunghissimi giorni McKinn seguì implacabile gli Apache, finchè, alle pendici dei Mogollon, alcune persone gli consegnarono un fazzoletto ed un cappotto che erano stati di Martin. Il cappotto aveva un buco di pallottola e bastò questo per trascinare il povero McKinn in una spirale di depressione e insanità mentale che non si arrestò fino alla sua morte, avvenuta 12 anni più tardi. La sua caccia agli Apache era finita.
La notizia, dati i tempi, restò abbastanza confinata al ranch della famiglia McKinn fino al 15 settembre di quell’anno, quando divenne di dominio pubblico grazie al “Silver City Enterprise” che scrisse: “Nei giorni scorsi sono stati notati segnali della presenza di Apache nella xona di Deming, nelle Florida Mountains. Sabato mattina si è saputo che un’intera famiglia è stata sterminata dagli Apache… e un Messicano, un certo Evaristo Abeyta, è stato ucciso dagli Apache nei pressi di San Lorenzo… Sabato notte ci sono giunte ulteriori voci da Georgetown dove sembra siano state uccise altre tre persone… E sono stati uccisi anche i due figli dei McKinn, una famiglia che vive in un ranch sul Gallianas Creek; il figlio maggiore è stato ucciso con un colpo di fucile in testa e l’altro, il più piccolo, con una pallottola all’altezza del collo. E’ stato ucciso anche George Horn, colpito mentre tagliava legna insieme a due Messicani a due miglia circa dal mulino.”
Come possiamo capire, la notizia della morte dei due figli dei McKinn era parzialmente inesatta, visto che ad essere ucciso era stato solo Martin.


Jimmy McKinn tra gli Apache

Una settimana dopo, lo stesso giornale scrisse: “Il corpo del figlio minore dei McKinn, che si credeva fosse stato ucciso dagli Apache insieme al più grande, non è stato ancora ritrovato. In mezzo alle molte tracce lasciate dagli indiani in fuga ne è stata individuata una appartenente al bambino e questo fa ben sperare che sia ancora vivo, anche se prigioniero degli Apache che lo avrebbero portato via. In questo caso sarebbe il caso di provare ogni strada per riportarlo vivo e vegeto alla sua famiglia.”
Intanto, Geronimo e i suoi Apache, insieme al bambino rapito, inseguiti dal generale George Crook e dai suoi soldati, sembravano essere spariti in territorio messicano.
Nei mesi successivi Crook riuscì ad entrare in contatto con la banda di Geronimo (marzo 1886) al Canyon de Los Embudos, nel Sonora (Messico). Al seguito di Geronimo c’era poco più di un pugno di guerrieri e qualche donna e bambino. Tra questi, incredibilmente, c’era il piccolo Jimmy McKinn!
Al seguito del generale “Tre Stelle” e dei suoi soldati c’erano anche un fotografo e un giornalista. Il primo, C. S. Fly, di Tombstone, ebbe la fortuna di scattare alcune tra le più famose fotografie della storia americana in occasione della resa di Geronimo; il secondo, Fletcher Lummis, riuscì a diffondere la notizia con i scuoi articoli “dal vivo”.
Grazie alle trattative con Crook, gli Apache decisero alfine di seguirlo negli Stati Uniti, fino a Fort Bowie nel Territorio dell’Arizona. Oltre alla loro resa, gli Apache rilasciarono il piccolo Jimmy “Santiago” che avrebbe finalmente potuto far ritorno alla sua casa. Purtroppo, ancora una volta, Geronimo scelse la via della libertà. Stavolta a motivare la sua repentina decisione di non seguire Crook c’era la paura che non appena avesse varcato il confine americano qualcuno ne approfittasse per ucciderlo.


Geronimo e Crook al Canyon de Los Embudos

Con Geronimo fuggirono anche Naiche, una decina di guerrieri e un gruppetto di donne e bambini. Questo piccolo gruppo di fuggitivi si diresse verso la roccaforte imprendibile della Sierra Madre.
La decisione di Geronimo costò carissima al generale Crook che venne destituito (2 aprile 1886) dal suo superiore, il generale Miles.
Di quell’episodio abbiamo il resoconto del giornalista Lummis: “Quando Santiago ha saputo che sarebbe potuto tornare tra i suoi, ha iniziato a mostrarsi infastidito. In lingua Apache – dato che il piccolo monello aveva già imparato a parlarla in maniera piuttosto fluente – disse chiaramente che non voleva ritornare dai suoi familiari, che voleva restare con gli indiani. I soldati provarono a convincerlo in ogni modo, specialmente rammentandogli le cose belle della vita tra la gente civilizzata, ma il bambino proprio non si mostrò interessato, comportandosi piuttosto come si sarebbe mostrato un animale in gabbia. Quando fu fatto salire sul carro che lo avrebbe trasportato fino alla stazione ferroviaria, riprese a gemere e lamentarsi finchè non sparì completamente alla nostra vista.”


Su un carro simile a questo viaggiò Jimmy McKinn

Più tardi, lo stesso Lummis scrisse: “Santiago McKinn, il piccolo prigioniero bianco sottratto alla sua famiglia da Geronimo e recentemente restituito all’esercito, farà ritorno a casa domani. Come sappiamo, i suoi genitori sono vivi e risiedono a Hot Springs, nei pressi della ferrovia che unisce Deming e Silver City, nel New Mexico. Nel corso dei sei mesi di prigionia, il ragazzetto è cresciuto adottando totalmente lo stile di vita degli Apache; si comporta e gioca come loro e non sembra davvero avere nulla a che fare con il mondo dei bianchi. Sa parlare in inglese e spagnolo, ma lo fa con un certo fastidio, mentre parla con grande facilità la lingua degli Apache.”
Il piccolo Jimmy McKinn
Quando il gruppo di soldati e di indiani arrivò a Fort Bowie, Lummis scrisse ancora un breve articolo: “Il giovane Santiago McKinn, il bianco rapito dagli Apache, è finalmente partito per ritornare tra i suoi familiari. Lo ha fatto di malavoglia e non voleva saperne di entrare nel forte con altri uomini bianchi e sono dovuti intervenire alcuni Chiricahua per convincerlo. Ha gridato a lungo che non voleva tornare dai suoi e che desiderava solo restare con gli indiani. In mezzo agli altri bambini indiani era facilissimo riconoscerlo. Bastava un colpo d’occhio per individuarlo con le sue lentiggini, i capelli rossicci racchiusi da uno straccio di cotone, la pelle bianca. Non era un Chiricahua! Era Santiago McKinn, il prigioniero dei Chiricahua. Questo povero ragazzino, così sporco e così selvaggio, è un caso umano che mi ha toccato il cuore. Ha condiviso mesi e mesi di vita stentata e difficile tra gli Apache, ma non possiamo certo dire che è stato maltrattato. Gli Apache vogliono bene ai loro bambini e hanno voluto bene anche a lui. Ciò che mi rattrista è la sua completa trasformazione. Spero che possa reintegrarsi velocemente al rientro a casa sua, tra i suoi familiari.”
Non sappiamo chi accompagnò il piccolo McKinn nel lungo viaggio in treno verso casa, ma al suo arrivo a Deming (9 aprile 1886) il “Silver City Enterprise” pubblicò un articolo: “Mercoledì è finalmente arrivato il piccolo Jimmy Santiago McKinn che era stato rapito lo scorso 11 settembre dagli Apache di Geronimo nei pressi della propria casa ad est dei Mimbres. Lo ha liberato quel gran combattente di indiani che è il generale George Crook. Ad accoglierlo alla stazione c’era il padre, John McKinn. Il bambino è arrivato in condizioni abbastanza miserevoli e al padre è toccato persino di pagare il biglietto del treno! A prendersi cura del giovinetto, rivestendolo alla civiltà vestito per benino hanno pensato i generosi proprietari di “Lindaner, Wormeerd & Co.”.


Geronimo e alcuni suoi fedelissimi guerrieri

Jimmy ha mostrato di apprezzare i nuovi vestiti, ma è letteralmente esploso di gioia alla vista del padre, che ha saputo individuare al volo in mezzo alla folla di persone che lo hanno accolto alla stazione. Al padre ha subito iniziato a raccontare le incredibili vicissitudini dei quasi 7 mesi trascorsi tra gli Apache di Geronimo. Jimmy ha il volto visibilmente scottato dal sole e le tracce della sofferenza sono visibili con grande evidenza. Il ragazzo ha saputo prontamente rispondere a tutte le domande che gli sono state poste in spagnolo, ma quando è stato interpellato in inglese ha risposto ‘no sabe!’, mostrando di non comprendere la lingua. E’ stato pronto a rispondere ai quesiti del padre e gli ha raccontato che Geronimo ha ucciso suo fratello Martin e gli ha levato il cappotto e i pantaloni. Ha raccontato che quando ha sentito lo sparo che ha ucciso il fratello, si è nascosto nella boscaglia, ma è stato ritrovato, catturato e messo in sella a un cavallo col quale è stato portato via da casa.


Guerrieri Apache in fuga dopo una razzia

Ha dichiarato che gli Apache hanno spesso viaggiato per due giorni consecutivi senza mai fermarsi, né per dormire, né per riposare; sembra che l’unico cibo sia stata la carne di cavallo o, qualche volta, quella di qualche manzo rubato e ucciso sul posto. Tra i racconti vi è anche quello di un giorno in cui, mentre una banda di Apache cercava di rubare alcuni vitelli, uno di loro, un certo Chinco, è stato ucciso dagli allevatori. Quando il padre gli ha chiesto se gli è piaciuta la carne di cavallo, il piccolo Jimmy ha risposto affermativamente e aggiungendo ‘specialmente se si è affamati!’. Ha ricordato anche l’incendio di una casa che dalla descrizione potrebbe essere un posto di scambio, ma non è stato in grado di individuare il posto in cui il fatto è successo. In quell’occasione gli Apache hanno fatto scorta di farina, zucchero, melassa e carne secca. In un’altra circostanza, gli Apache hanno potuto reperire parecchi dolciumi e utensili e pensiamo che queste cose siano state sottratte dal carro dei Sabourin, recentemente attaccato dagli indiani.


Un carro bruciato

Il piccolo Jimmy è stato spesso incaricato di procurare la legna per il fuoco da campo, oppure di badare al bestiame o di aiutare nella caccia ai cavalli. Un giorno Geronimo si è inferocito contro il ragazzo e lo ha colpito in testa con la canna del suo fucile, lo ha buttato a terra e lo ha insultato pesantemente. Jimmy ha visto Geronimo uccidere suo fratello Martin e riteniamo che potrà testimoniare in tribunale contro di lui. Tra le altre cose che ha raccontato a suo padre e ai presenti, Jimmy ha ricordato che quando gli indiani lasciavano il campo per compiere qualche razzia, lo lasciavano insieme alle squaw. Mr McKinn si è recato a Georgetown ieri ed ha portato con sé Jimmy. Pensiamo che il ragazzo potrà rivelare molte altre cose utili se qualcuno riuscirà a farsele dire parlandogli in lingua spagnola..”


Un piccolo campo Apache

Il futuro di Jimmy McKinn sarebbe trascorso tra la Grant County (New Mexico), dove si sposò ed ebbe alcuni figli e dove lavorò come fabbro, e Phoenix dove morì nel 1950.
Geronimo si arrese al generale Miles allo Skeleton Canyon (nei dintorni di Douglas, in Arizona) nel mese di settembre del 1886 e fu trasferito prima a Fort Bowie e da lì spostato in Florida dove sarebbe stato custodito e costretto ad una sorta di lavori forzati. Un ultimo spostamento lo portò a Fort Sill in Oklahoma dove morì nel 1909 all’età di 80 anni, senza aver mai potuto rivedere le sue terre natie.

Condividi l'articolo!

Commenti

Vuoi scrivere qualcosa? Usa i commenti!

Devi eseguire il log-in per inserire un messaggio.