Gunfighters, pistoleros, pistoleri… Chi erano davvero?

A cura di Sergio Mura

Un pistolero
Violenti frutti di un’epoca violenta, i pistoleri erano persone temutissime che della violenza facevano l’essenza del loro esprimersi. Essere temuti non significa essere rispettati e solo di rado, infatti, i pistoleri del “wild west” erano anche rispettati, almeno nel significato nobile del termine.
Passavano e la gente si scansava, guardavano la gente e tutti abbassavano lo sguardo, ottenevano sempre la ragione e pochi osavano fargli pagare il conto. Ma non era per amicizia o spirito di brigata… era per pura e semplice paura!
Quelle mani sempre nervose e troppo vicine al calcio delle pistole bastavano a indorare qualunque pillola e a rendere mansueti i cittadini del west, almeno quelli che conoscevano i pistoleri e non intendevano assolutamente contribuire alla loro diabolica fama.
Dei pistoleri nessuno sentì parlare, in maniera precisa, fino ad almeno i primi anni ’60 del XIX secolo e solo da quel momento in poi la loro sinistra ombra accompagnava le cittadine del west dal momento esatto in cui iniziava a circolare il denaro fino a quando lo stesso schiocco sordo dello sparo che aveva costruito una fama non scriveva la parola fine.
Solitari, sornioni, poco propensi allo spirito, inclini al sopruso, i pistoleri ottennero il loro pluridecennale momento di gloria a suon di pistolettate e con la paura, quella che insieme alla fama cresceva di città in città lungo tutta la frontiera brulicante di persone in cerca di costruire la propria vita.
A volte finiva così
Dei pistoleri nessuno sentì parlare, in maniera precisa, fino ad almeno i primi anni ’60 del XIX secolo e solo da quel momento in poi la loro sinistra ombra accompagnava le cittadine del west dal momento esatto in cui iniziava a circolare il denaro fino a quando lo stesso schiocco sordo dello sparo che aveva costruito una fama non scriveva la parola fine.
Solitari, sornioni, poco propensi allo spirito, inclini al sopruso, i pistoleri ottennero il loro pluridecennale momento di gloria a suon di pistolettate e con la paura, quella che insieme alla fama cresceva di città in città lungo tutta la frontiera brulicante di persone in cerca di costruire la propria vita.
Oggi nessuno parlerebbe con toni estatici di un delinquente che spara a un poliziotto, magari da dietro l’angolo di una casa, immerso nel buio di un vicolo. Nessuno si sognerebbe, oggi, di idolatrare o vantare le acrobazie sulfuree di un assassino che in una sala da gioco estrae una pistola e spara ad un altro. Né riusciremmo a provare una gioia sottile al pensiero di un criminale che spara più veloce del poliziotto di quartiere, uccidendolo…
Wes Hardin, pistolero velenoso
Bene, neppure nel west accadeva questo, ma il dato di fatto è che i pistoleri si spostavano protetti dalla loro fama di velocissimi e letali uccisori di persone e che nella lunga e travagliata frontiera del west, martoriata dalla quasi completa assenza della legge e dell’ordine, i pistoleros finivano spesso per sfiorare la sottile linea di confine tra la legge e la buia zona dei fuorilegge, mischiando le carte, giocando su ruoli opposti, sfiorando il senso di impunità e accarezzandolo, spesso tra gli applausi e i complimenti di parte delle comunità.
In un’occasione Dallas Stoudenmire ebbe a dire:”Non credo proprio che che la pallottola che mi ucciderà sia ancora stata fabbricata!” Purtroppo per lui era in errore…
Ma il famigerato Bill Longley disse: “Ho iniziato con la semplice disobbedienza; il passo successivo è stato il bere smodatamente whisky; poi ho iniziato a portare sempre con me un paio di pistole; infine mi sono dedicato anima e corpo al gioco d’azzardo e in più occasioni ho ucciso. Penso che il mio prossimo passo sarà quello che mi porterà sulla forca.” Ecco, Longley aveva visto giusto!
Bill Longley
Il fatto è che tutti i pistoleri o almeno tutti quelli di cui abbiamo avuto modo di leggere un’intervista o di cui ci è stata tramandata qualche frase, sapevano bene di muoversi lungo un sentiero pericoloso e border line; sapevano bene di agire di prepotenza e di vivere quasi sempre sopra le righe, ma non riuscivano a sottrarsi da un gioco tanto pericoloso quanto evidentemente piacevole. Forse l’unico di cui erano capaci…
La semplice definizione di “pistolero” è di per sé una bella complicazione intorno alla quale si sono arrovellati gli storici. Se è vero com’è vero che il west come ci piace immaginarlo è in parte frutto della fantasia, allora le caratteristiche che fanno di un pistolero… “il pistolero” devono essere ricercate più nello stile oscuro del loro agire che nei numeri dei fatti concreti.
Perchè quei fatti concreti, ossia le uccisioni o i duelli o gli scontri a fuoco rispettosi di un minimo di decenza (scartando, quindi, gli agguati vigliacchi) sono francamente in numero inferiore a ciò che amiamo pensare. E non crescono eccessivamente neppure sommando (come faremo più avanti) anche gli agguati perfidi per tirare fuori una graduatoria dei pistoleri.
Il west era violento, talvolta perfidamente nero, ma era più un clima che il risultato di montagne e montagne di scontri a fuoco e assassini.


Wild Bill Hickok alle prese coi McCanless

Ci sono libri in quantità che sono dedicati la mondo dei pistoleri e quelli in mio possesso restringono la loro analisi ad un massimo di 600 episodi che in qualche modo possono essere collegati all’epopea dei gunfighter. Escludendo tutto il fittissimo ginepraio di imboscate e uccisioni poco onorevoli, possiamo più comodamente porre l’attenzione su quegli episodi in cui la velocità e la bravura nel maneggio delle armi porta ad uno scontro in cui una parte vince ed una perde, talvolta a prezzo della vita.
Limitarsi a parlare di pistoleri in presenza dei duelli coreografici a cui ci ha abituati l’iconografia classica dei film hollywoodiani porterebbe a creare una categoria quasi disabitata!


Un classico duello a due

Laddove siamo abituati a pensare al pistolero come ad un uomo che è molto pratico e spregiudicato nell’uso delle armi, altrettanto immaginiamo che un duello sia il più classico dei confronti tra due pistoleri che dopo aver accarezzato il calcio delle loro pistole si esibiscono in una fulminea estrazione seguita dagli spari, sempre precisi e quasi sempre a segno.
Dei due elementi che abbiamo sottolineato, velocità e precisione, i veri pistoleri erano interessati quasi sempre al secondo. Per loro non si trattava di recitare in un film, ma di mettere in gioco la pelle e la difesa di questa passava certamente per l’accuratezza della mira. Le pistole, tra l’altro, solo in qualche caso venivano “regolarmente” portate alla coscia dentro una bella fondina in cuoio; era facile che un uomo la tenesse dentro la cintura dei pantaloni, dentro una tasca o una fodera o persino dentro la giacca.


Sparo dopo sparo, a volte senza nemmeno colpirsi!

Poi, dobbiamo anche sottolineare che il fucile era di gran lunga preferito alla pistola in tutti quegli episodi in cui si verificava uno scontro. Le pistole, infatti, erano meno potenti e più imprecise dei fucili, per cui la difesa della vita era più semplice con un buon fucile.
Stabilito, dunque, che ai pistoleros importava di essere precisi e, se possibile, di avere a portata di mano un fucile, non resta che dirci, con franchezza, che un altro elemento fondamentale dell’agire del gunfighter era “colpire l’avversario”. Non colpirlo “qui o lì”, ma… colpirlo!
Le memorie di cui oggi si dispone al riguardo dei duelli e delle sparatorie ci consentono di dire che quest’ultimo non è un aspetto così scontato come saremmo portati a pensare guidati dalle fumisterie della cinematografia western classica. Era facile, infatti, che gli sparatori esaurissero tutti i colpi a disposizione senza essere riusciti a colpire l’avversario, anche all’interno di spazi chiusi come quelli di un saloon.


Pistoleros all’opera

E’ chiaro che le cose che vi sto dicendo sono affidate alla fiducia di chi legge, ma è abbastanza facile interpellare una delle persone che vanno a sparare al poligono o nelle competizioni con armi vere e bersagli in movimento e farsi confermare da loro come anche i migliori rischino di sparare al pavimento o al cielo!
E se fosse possibile avere tra noi qualcuno dei veri pistoleri del wild west, essi stessi sarebbero ben sorpresi nel constatare quanto la leggenda e l’epica dei gunfighters ci abbia fatto credere che fosse fondamentale la velocità (“fast draw”)…
Si badi bene che restituire dignità storica alle figure che hanno creato e animato l’epopea del wild west non è un esercizio che ridicolizza o, peggio, che tende ad annullare il fascino di un’intera epoca, ma è un lavoro ormai obbligatorio che riporta alla dimensione reale un universo che tende continuamente a scollegarsi dai fatti. E riportare alla nuda realtà la figura dei pistoleri, piuttosto che sminuirne l’importanza, tende a valorizzarne l’azione, misurandola continuamente con un’incredibile e concreta difficoltà d’azione in un contesto selvaggio e senza regole.


Wild Bill Hickok, Billy The Kid e Bat Masterson

Una delle cose da riportare “a terra” è il numero dei morti ammazzati ad opera dei pistoleri durante i conflitti a fuoco o gli altri scontri in genere.
Passando dai famosi 21 uccisi (“non contando i messicani!”) dal ragazzino terribile Billy The Kid e dagli “oltre 40” di Wes Hardin, se il numero degli assassinati fosse un criterio assoluto attraverso il quale selezionare i pistoleri, per rientrare nella cerchia dei veri pistoleros si dovrebbe partire da almeno 8 tacche nel calcio della pistola.
Invece, i fatti parlano ben altra lingua e ci dicono, ad esempio, che il grande e famosissimo Bat Matserson uccise probabilmente una sola persona in tutta la sua carriera di pistolero. E sempre nel corso della sua benemerita carriera, fu coinvolto in 3 sparatorie da gunfighter!


Gente armata fino ai denti

I pistoleri uccisero molto poco. Questa è la verità!
Billy The Kid, il giovanotto dalla mano lesta e dai valori discutibili, potrebbe aver ucciso 4 nemici, non di più, almeno stando all’esame delle prove disponibili.
Persino John Wesley “Wes” Hardin, il re dei pistoleri, forse uccise 12 persone. Sono tante, per carità, se si considera il valore della vita umana, ma sono pochissime se si pensa a quanto il mito di quest’uomo sia cresciuto di bocca in bocca – e in assenza di verifica – nel vecchio west fino a consegnarci una specie di macchina da guerra da decine e decine di vittime.
Il grande Wyatt Earp
Insomma, il pistolero storico, quello vero in carne e ossa (e Colt!), sparava solo in certe e sporadiche occasioni e in poche tra queste diventava letale o causa di morte.
Un’altra cosa che balza immediatamente agli occhi parlando di pistoleri è che queste pericolosissime persone usavano le armi da fuoco come… strumento di lavoro. Esattamente come un insegnante usa oggi una penna a sfera, allora il pistolero usava la pistola o il fucile per guadagnarsi da vivere.
E quanto a questo, ecco che sfioriamo quella famosa linea rossa cui abbiamo fatto cenno all’inizio del discorso, quella labilissima linea di demarcazione tra il bene e il male; quel filo su cui cammina l’equilibrista, oscillando di qua e di là pur di mantenersi dritto senza cadere.
Ecco, i pistoleri che si accostavano al campo della legge erano tanti. In fondo si trattava di usare le armi per guadagnarsi uno stipendio, in attesa di occasioni migliori. E poi, vogliamo mettere i vantaggi che si avevano nel portare una stella?
Il pistolero era frequentemente un uomo di legge; oppure lo era stato.
Altre occupazioni tipiche erano il cacciatore di bisonti, il detective privato, lo scout dell’esercito, il rapinatore, il ladro o, persino, il sicario prezzolato.
Così il pistolero era in grado di passare un anno nell’oscurità tipica del fuorilegge, sempre in fuga da qualcuno o qualcosa, e l’anno dopo, in perfetta serenità, infilare la stella dello sceriffo nel gilet.


La classica sparatoria in un saloon

In qualche caso la scelta di essere un tiratore era una… non scelta. Era sufficiente trovarsi inguaiati in una sparatoria per passare dalla parte dei pistoleros. Immaginiamo, per capirci, un cowboy che finisca invischiato in una delle tante guerre tra re del bestiame e spari per attaccare e difendere la propria vita. Ma immaginiamo anche un “gambler” professionista o uno dei tanti professionisti della vita notturna delle cittadine western o un frequentatore assiduo di posti poco raccomandabili come i bordelli o i quartieri a luci rosse in genere. Lì era facile incappare in un guaio condito dal fischiare dei proiettili che passano a pochi centimetri dalla testa. E proprio in casi del genere che uno prende in mano la pistola e spara e talvolta centra anche il bersaglio, diventando – volente o nolente – un gunfighter.
Per essere catalogato come pistolero, comunque, possiamo dire tranquillamente che era necessario essere stati coinvolti in alcune sparatorie (almeno un paio), non necessariamente mortali, ma piuttosto vivaci come coreografia ed eventuali “effetti speciali”. Era necessario anche che ci fossero dei testimoni! Al tempo del west non c’erano certo gli strumenti che abbiamo oggi e la diffusione delle notizie era prevalentemente affidata al passaparola; era un modo veloce e aveva anche il vantaggio di far lievitare i fatti man mano che la voce circolava. E questo era il pane quotidiano che cibava la fama dei pistoleros!
La pulsione violenta era una caratteristica che, a posteriori, possiamo certificare essere stata presente tra tutti i pistoleri. Essa si esplicitava attraverso regole di condotta ferree e allora sfociava in un classico duello in cui i due contendenti si fronteggiavano apertamente, ma si poteva incanalare anche nel desiderio di semplice sopraffazione e allora la via dell’imboscata (dietro un macchione, un albero, un muretto o un angolo di strada) era la migliore.


Ben Thompson, Billy The Kid, Wild Bill Hickok, Wes Hardin

I pistoleri mettevano a repentaglio la loro vita (oltre a quella degli altri, quelli che gli si paravano di fronte) in mille modi; talvolta con la stella in bella mostra sul petto, altre volte durante una rapina, derubando i passeggeri di una diligenza, nella polvere di una stradina secondaria di qualche città di frontiera, oppure nel fumo soffocante di un saloon, così come lungo una pista della frontiera o in mezzo ai boschi.
Detto questo, sarebbe importante riportare a dimensioni più razionali la fama dei diversi notissimi pistoleri, sforzandoci di capire quali abbiano meritato la loro terrificante fama di sveltissimi uccisori, quali siano sempre stati sottostimati e quali, al contrario, abbiano goduto immeritatamente della massima esposizione mediatica prima e storiografica poi.
Applicando ai dati in nostro possesso i criteri che abbiamo esposto e condiviso fin qui, riusciamo a stilare una sorta di classifica dei gunfighters che riserva alcune sorprese.
Non solo… riusciamo anche a ricavare la conferma che i pistoleri uccidevano mediamente poche persone nel corso di relativamente pochi scontri a fuoco. Scontri a fuoco e uccisioni sono quanto ci basta per determinare l’abilità dei pistoleri, tenendo ferma la barra sulla reale verificabilità dei fatti. L’uccisione degli avversari, sopratutto quella!, ci aiuta davvero a stimare l’abilità con le armi dei pistoleri, anche perchè – come abbiamo già detto – non è mai esistita l’idea del pistolero che ha il tempo e il modo di prendere accuratamente la mira e, generosamente, limitare i danni dell’avversario sparando alla pistola o a una mano, come i fumetti ci hanno insegnato in decenni e decenni di ottime avventure.


Harry Brown, John Selman, Harvey Logan E Jim Miller

Nella graduatoria che ne deriva, ricaviamo la conferma della pericolosità estrema di Wes Hardin, Wild Bill Hickok, Ben Thompson e Billy The Kid, ma sorpresi notiamo che emergono anche Jim Miller, Harvey Logan, John Selman e Harry Brown, pistoleri che non ci si aspettava di vedere nei primi posti.

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Commenti

Una risposta a “Gunfighters, pistoleros, pistoleri… Chi erano davvero?”

  1. Giancarlo51, il 26 ottobre 2016 11:07

    Un personaggio all’epoca famoso, noto gunfighter e riconosciuto paladino degli ispanici del sud ovest, ma che non ha avuto la sorte di essere ricordato al pari delle sue gesta nei film western, nonostante la sua vita avventurosa ed i nervi di acciaio, è Elfego Baca, uomo di legge che avete già trattato nella sparatoria di Frisco, in cui tenne testa ad 80 cow-boys per 36 ore. Oltre ad altre sparatorie e caccia ai latitanti (morì nel suo letto il 28 agosto del 1945 all’età di 80 anni), ebbe rapporti con Pancho Villa e poi col dittatore Huerta il cui generale, Jose Salazar, difese allorquando questi fu arrestato per sconfinamento negli Stati Uniti. Non riuscendo a farlo assolvere sembra, per guadagnarsi la parcella di 30.000 dollari (una fortuna per l’epoca) che lo avesse fatto evadere dalla prigione di Bernalillo County la notte del 20 novembre 1914. Imputazione per cui Baca fu arrestato e poi assolto per insufficienza di prove. Nelle sue memorie Baca affermò di aver imparato a sparare da un maestro di eccezione: Billy the Kid, ma ciò viene considerata poco credibile, anche se sono note le frequentazioni del Kid con messicani. La ragione della sua scarsa notorietà va ricercata nella origine messicana ed aver sempre tenuto testa colt in pugno ai “gringos” e dei suoi poco chiari rapporti a sud del confine.

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