Meridiano di sangue: la storia di John Glanton

A cura di Mario Raciti

John Glanton
Di John Joel Glanton, assassino e cacciatore di scalpi, e della sua vita si sa poco o nulla. La sua figura ha acquistato curiosità da quando il famoso romanziere Cormac McCarthy lo rese co-protagonista del bellissimo romanzo “Meridiano di sangue”, a sua volta basato sulle memorie di Samuel Chamberlain, un soldato vagabondo dell’Unione che combattè contro il Messico e che, dice lui, conobbe Glanton.
Nei suoi resoconti, intitolati “My confessions”, Chamberlain descrive così John Glanton: “Ad un tavolo piccolo due uomini si giocavano a carte le bevute. Uno di essi, che giocava tranquillamente la sua mano con un’aria timida e mite, contrastante con il suo aspetto di desperado, era basso e atticciato, con il viso abbronzato dal sole quasi quanto quello di un Indiano, gli occhi profondamente infossati e macchiati di sangue, i capelli neri e incolti che gli pendevano sulle spalle a treccioline, come tanti serpentelli.
Era vestito come un mandriano Messicano, di pelle, con una coperta messicana gettata sulle spalle”. Quando, per una discussione probabilmente relativa al gioco, Glanton gettò un bicchiere di liquore in faccia al suo avversario, un Texas Ranger, questi estrasse la rivoltella ma al momento dello sparo solo la capsula esplose, e il colpo non partì. Allora “rapido come il fulmine Glanton balzò in piedi, un pesante coltello saettò al lume della candela e l’alto poderoso Cavaliere cadde con un tonfo agghiacciante, cadavere, il collo tagliato a metà” (Chamberlain, “Donne Sciabole e Cavalli”, pag. 52). Questo successe in un saloon di San Antonio, il “Bexar Exchange”, nel 1846. Nonostante l’episodio sia raccontato con lo stile romanzato e tronfio tipico degli scritti di fine ‘800, riesce a dare un’idea del personaggio Glanton.


Mappa della regione desertica di Sonora. Clicca per ingrandire!

I suoi primi anni rimangono oscuri se non fosse per quello che ha lasciato scritto Chamberlain, memorie che vengono prese in considerazione proprio perché sono le uniche a parlare di questo misterioso protagonista, che durante la sua vita, nonostante l’oblio successivo, fu una leggenda vivente.
Quindi, seguendo il racconto di Chamberlain, John Joel Glanton nacque in South Carolina, nella Contea di Edgefield, intorno al 1820. Giovanissimo divenne bandito in Tennessee poi, adolescente, la sua famiglia si spostò e prese terra nella colonia texana di Stephen Austin, dove Glanton s’innamorò di una ragazza Lipan orfana. Non si sa esattamente quando questo avvenne – forse quando egli aveva 16 anni – ma ciò che succederà dopo è un caso tipico di come gli uomini, all’epoca, imboccavano la cattiva strada del banditismo. Successe che, mentre Glanton era a Gonzales per affari politici, una banda di guerrieri Lipan assaltò la colonia (o forse un piccolo insediamento, nei pressi di Gonzales) uccidendo adulti, bambini e anziane e rapendo le donne più giovani, inclusa la fidanzata di Glanton, che presto avrebbe dovuto sposare.
Samuel Chamberlain
Glanton, furioso, inseguì gli indiani e fece un massacro, per poi scoprire che, nonostante tutto, i Lipan avevano ucciso tutte le donne a colpi di tomahawk, e le avevano scalpate.
Quella che segue è una storia copione vista in moltissimi romanzi e film, tanto che è facile immaginarla: il furioso Glanton iniziò una serie di rappresaglie di vendetta contro gli indiani, rappresaglie che gli fruttavano sistematicamente “scalpi freschi” (Chamberlain, “Donne Sciabole e Cavalli”, pag. 310).
La sua abilità venne dagli insegnamenti del Ranger Mustang Gray, che gli insegnò, quando Glanton era quindicenne, a catturare e domare cavalli selvaggi, a pescare, cacciare, combattere e prendere scalpi indiani e messicani.
A parte l’apprendistato con Gray (1834-35), non sappiamo gli anni in cui avvennero i primi fatti, ma sappiamo che a cavallo degli anni 30 e 40 Glanton fu capitano di una compagnia di Rangers, e cavalcò con i “Cow-boys”, che poi avrebbero compiuto una carneficina di messicani del Texas meridionale durante la violenza seguita alla rivolta della Repubblica contro il Messico. Non sappiamo nemmeno quando, ma fu bandito dal presidente Sam Houston. Se, quando ciò avvenne, Houston era già presidente, è presumibile che l’anno esatto stia tra il 1836 e il 1844, periodo che vide i due mandati non consecutivi di Houston a capo della Repubblica del Texas.


Glanton uccide un rivale al gioco

In ogni caso, prima o dopo o a cavallo tra queste avventure, alla caccia ai pellerossa Glanton unì la sua compagnia anche a bande di desperados, cavalcò libero senza prendere posizione anzi uccidendo a destra e a manca e lavorò come scout agli ordini del colonnello James Fanning durante la guerra d’Indipendenza texana. In questo periodo come scout scampò d’un soffio al massacro del reggimento per mano del generale messicano Don D. Josè Urrea, e poi, tempo dopo, fu da questi assunto, dall’alto della sua carica di governatore della Sonora, come cacciatore di scalpi a 50 dollari per ogni capigliatura indiana Apache, più un premio di 1000 dollari per quella del capo Santana. Chamberlain afferma che nel suo operato come scalpatore Glanton prese capigliature in quantità e che aveva “una soma di questi barbari trofei, affumicati nella sua solitaria capanna sul Guadalupe” (Chamberlain, “Donne Sciabole e Cavalli”, pag. 310).
Tra il lavoro di scout e quello di uccisore di indiani, Glanton venne arruolato come soldato nella compagnia del maggiore Walter Lane della Cavalleria del Texas e, nel 1846, sembra si sia anche sposato con Joaquina Menchaca, figlia dell’eroe di San Jacinto Josè Menchaca.


Il saloon “Bexar Exchange” di San Antonio

Ora è bene raccontare come Chamberlain conobbe davvero Glanton, escludendo la fugace testimonianza di quello che vide in quel saloon di San Antonio. Poiché non ci interessano, in questa sede, i dettagli, è sufficiente dire che Chamberlain, come punizione da parte di un superiore per aver disobbedito agli ordini, venne legato al sole e poi liberato da un certo “Crying Tom” Hitchcock, che era uno dei cacciatori di scalpi di Glanton. Hitchcock ricevette la stessa punizione e alla fine entrambi scapparono e si congiunsero alla banda di Glanton, che Chamberlain descrisse come “gente di Sonora, Indiani, Cherokee e Delaware, Francesi del Canada, Texani, Irlandesi, un negro, un autentico Comanche” (Chamberlain, “Donne Sciabole e Cavalli”, pag. 309).
Disegno che rappresenta John Glanton
Sempre secondo Chamberlain, quando vi si unì la banda aveva raccolto 37 scalpi “tagliati con tutto l’orecchio destro, per prevenire una possibile frode” (Chamberlain, “Donne Sciabole e Cavalli”, pag. 311) e avevano subito la perdita di parecchi uomini da due recenti raid.
A ogni modo, non sempre gli scalpi strappati appartenevano a proprietari Apache, visto che Glanton e i suoi, per arrotondare, tiravano via i capelli anche a pacifici agricoltori messicani e forse anche indiani. A questo punto siamo intorno alla metà del 1850, o anche prima, e Glanton diventa ufficialmente un ricercato, visto che lo stato di Chihuahua dichiara lui e i suoi compagni dei fuorilegge, offrendo una ricompensa di 8000 dollari per la cattura di Glanton (William Osborn, “The Wild Frontier”, pag. 189).
La fine di tutto venne subito dopo, tra Arizona e California. Alla foce del Gila, un certo dottor Able Lincoln aveva costruito un traghetto per l’attraversamento del Colorado River fino in California (era l’epoca della corsa all’oro), e Glanton divenne suo socio negli affari.


Come dovrebbe apparire il “giudice” Holden del romanzo di McCarthy

Con la sua banda faceva vere e proprie estorsioni ai viaggiatori, e spesso li rapinava e uccideva senza tanti complimenti, fin quando un contingente dell’esercito guidato dal generale Anderson, rifiutandosi di sottostare ai furti, non costruì un proprio traghetto per passare il fiume e lo affidò poi a degli indiani, che così divennero concorrenti di Glanton e Lincoln.
Per tutta risposta l’ex Ranger e un gruppo di suoi uomini raggiunsero il traghetto degli indiani, lo distrussero e poi gettarono nel fiume, legato, un irlandese di nome Callahan, che gli indiani avevano assunto per aiutarli.
Il capo indiano, forse Caballo en Pelo, dopo aver discusso con Glanton senza arrivare a un risultato, decise per la soluzione più sbrigativa: dopo che il cacciatore di scalpi fu di ritorno da un viaggio a San Antonio, una banda di indiani assaltò il traghetto e fece a pezzi Glanton, Lincoln e tutti i loro uomini, undici in tutto. Infine i loro resti furono dati alle fiamme (William Osborn, “The Wild Frontier”, pag. 189).

“Meridiano di sangue” di Cormac McCarthy e il “Giudice” Holden
Se leggiamo il romanzo dell’autore texano Cormac McCarthy ci sarà chiaro che la storia (letteraria) di John Glanton è inscindibile da quella del “Giudice” Holden, che nel romanzo è il capo della banda di cacciatori di scalpi ma che sembra non avere nessuna autorità su Glanton. Nella realtà storica c’è controversia sull’esistenza di questo Holden, di cui non si conosce neppure il nome.
Copertina del romanzo di Cormac McCarthy
Ma ancora una volta, a venirci in aiuto è Samuel Chamberlain, che, insieme a Glanton, ci offre una descrizione anche del “Giudice”. Nel descriverlo, Chamberlain dice, “non è mai esistito uno scampo di forca peggiore di lui” (Chamberlain, “Donne Sciabole e Cavalli”, pag. 312). Superava il metro e novanta, “aveva una corporatura massiccia, il viso ottuso e giallastro, senza capelli né espressione” (Chamberlain, “Donne Sciabole e Cavalli”, pag. 312) e aveva un’ampia conoscenza in geologia e mineralogia, parlava fluentemente dialetti nativi, era un buon musicista e “con la pistola e il fucile faceva centro” (Chamberlain, “Donne Sciabole e Cavalli”, pag. 313). Chamberlain notò anche che era un codardo che avrebbe evitato di combattere, se era possibile, ma che non avrebbe esistato a uccidere indiani o messicani se ne poteva trarre vantaggio. Voci giravano anche sulle atrocità che aveva commesso in Texas e nella nazione Cherokee sotto nomi diversi. Prima che la banda lasciasse Fronteras, Chamberlain annotò che trovarono “nella macchia una ragazzina di dieci anni, violentata e assassinata. Il segno di una mano enorme sulla sua gola significava chiaramente che era lui [Holden] lo stupratore, perché nessuno nella banda aveva una mano simile, ma nessuno osò accusarlo di quel delitto […]”(Chamberlain, “Donne Sciabole e Cavalli”, pag. 312) (Pagina web, “John Glanton’s Gang”).

Tuttavia, la reale esistenza di Glanton non è certa, anche se Jay R. Nash lo include nel suo elenco di fuorilegge presente nel volume “Encyclopedia of Western Lawmen & Outlaws”.
Cormac McCarthy dà un’idea ben forte di come dovevano essere le bande di cacciatori di scalpi di quel periodo. Non è escluso che la descrizione di Glanton possa essere molto vicina alla realtà; bisogna considerare che comunque in un’epoca in cui gli scontri tra bianchi e indiani erano comuni le atrocità non mancavano di certo, e il mestiere di cacciatore di scalpi implica una “full immersion” in episodi di violenza e di sangue. Proprio come li descrive McCarthy.

Riferimenti bibliografici e sitografia
Samuel E. Chamberlain, “Donne Sciabole e Cavalli”, Feltrinelli, Milano, 1957
Elton Miles, “Tales of the Big Bend”, Texas A & M University Press, 1987
William M. Osborn, “The Wild Frontier”, Random House, New York, 2000
Wikipedia.org, “John Joel Glanton”, sito web: John Glanton’s Gang

Illustrazioni tratte da Bostonglobe.com (per il disegno di Holden), da Tshaonline (per disegno a colori di Glanton e del saloon), da Virginia.edu (per la foto di Chamberlain) e da Biblioklept.org (per lo schizzo di Glanton).

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