La lunga gavetta di John Wayne

A cura di Domenico Rizzi

Speciale a puntate: 1) John Wayne, un gigante del cinema western 2) La lunga gavetta di John Wayne 3) John Wayne: la ripresa del western 4) John Wyane, attore ormai affermato 5) Altri film di John Wayne 6) Strada aperta per John Wayne 7) Il meglio di John Wayne 8) Strade diverse 9) Alamo, un trionfo a caro prezzo 10) Uomo d’azione 11) Eroe nell’ombra 12) Gli anni del cambiamento 13) Il lento declino 14) La solitudine dell’eroe

The Big Trail
Da John Ford, Michael aveva ottenuto solo parti da figurante, ma insieme a Raoul Walsh ebbe l’opportunità di fare il salto di qualità, soffiando ad un certo Gary Cooper di Helena (Montana) la parte di protagonista in “The Big Trail” (Il Grande Sentiero) prodotto dalla Twentieth Century Fox nel 1930.
Al suo fianco recitarono la bella Marguerite Churchill, El Brendel e Tyrone Power Senior. Sembra che John Ford, al quale era stata proposta la regia del film, avesse rifiutato perché poco entusiasta della sceneggiatura. Probabilmente, anche perché scarsamente convinto delle qualità del futuro John Wayne. Walsh aveva già diretto molti film, cominciando nel 1913 con “The Pseudo Prodigal” da lui stesso interpetato insieme all’attrice Miriam Cooper. Era stato regista di “The Life of General Villa” (1915) basato sulla vita del celebre rivoluzionario messicano e “The Thief of Baghdad” (Il ladro di Bagdad, 1924).
“Il grande sentiero”, spettacolare e ricco d’azione sullo sfondo di immensi scenari panoramici – venne girato in località diverse dell’Arizona, dell’Utah, della California, del Montana e in vari altri posti delle Montagne Rocciose e lungo il fiume Colorado, tanto da essere definito uno dei film western “più itineranti” della storia – tradì le attese di tutti. Non bastarono a salvarlo la buona interpretazione di Michael, nella parte di Buck Coleman, guida di una carovana di emigranti verso il West, né le suggestive inquadrature di praterie, montagne e luoghi desertici.
In precedenza Michael era stato una semplice comparsa o aveva avuto delle particine in almeno sette pellicole, di cui quattro dirette da Ford. “Il grande sentiero” avrebbe dovuto costituire, per la carriera del giovane 23enne, la svolta tanto attesa. Non fu così, perché il film andò incontro ad un clamoroso insuccesso.
Al mancato exploit del film contribuì il fatto di averlo girato in due distinte versioni, una nel classico 35 mm. e l’altra nel futuristico 70 mm., definito all’epoca “Grandeur Film” in quanto utilizzava uno schermo gigante. Sfortunatamente, la maggior parte delle sale cinematografiche non era attrezzata per questo secondo tipo di proiezione, che aggiungeva un tocco di spettacolarità al lavoro. Un altro motivo, tutt’altro che tecnico ma sicuramente più grave, risiedeva nella devastante crisi economica che stava mettendo a dura prova gli Stati Uniti.


Un’immagine tratta da “The Big Trail”

La Grande Depressione, cominciata nell’autunno del 1929 dopo il crollo della Borsa di Wall Street, aveva gettato sul lastrico migliaia di imprese, provocando licenziamenti a catena e una nuova corsa verso l’estremo Ovest californiano. In pochi anni vi sarebbero stati 15 milioni di disoccupati e un numero imprecisato di suicidi causati dalla miseria e dalla disperazione, mentre la gente si avventurava lungo la “Route 66” e costellava il tragitto del nuovo esodo, con decine di “hooverville”, le città-baraccopoli provvisorie così chiamate dal nome del presidente in carica Herbert Clark Hoover.
Qualcosa era tuttavia cambiato nel destino del giovane debuttante.
Da quel momento aveva smesso di chiamarsi Marion Michael Morrison, perché Winfield Sheehan, capo produzione della Fox, decise di cambiargli nome e cognome: lo ribattezzò infatti John Wayne. Ma nell’ambiente del cinema, moltissimi continuarono a soprannominarlo “The Duke”, il Duca, un appellativo dall’origine curiosa: pare infatti che, da giovane, Wayne circolasse con un cane chiamato “Little Duke” e che qualcuno avesse chiamato il futuro attore “Big Duke” con riferimento al suo inseparabile compagno.
Prima che Wayne potesse entrare a far parte della schiera degli eletti di Hollywood, sarebbero passati altri nove anni.
The King of the Pecos
Durante tutto questo tempo, lavorò in una sessantina di cortometraggi, molti dei quali ascrivibili al genere western. Fra questi si possono ricordare “The Big Stampede” (1932) e “The Telegraph Trail”(1933) di Tenny Wright, “Riders of Destiny” (1933) “Lucky Texan” (1934) e “Westward Ho” (1935) di Robert N. Bradbury, “Sagebrush Trail” (1933) e “The Man From Utah” (1934) di Armand Schaefer, “Desert Trail” (1935) di Collin Lewis, “King Of The Pecos” (1936) di Joseph Kane. Appartengono a questo periodo incolore anche “The Oregon Trail” (1036) di Scott Pembroke, “Overland Stage Raiders”, “Santa Fè Stampede” e “Red River Range” di George Sherman, tutti e tre prodotti nel 1938.
Il vero balzo verso la vetta, John Wayne lo fece l’anno dopo, allorchè John Ford gli propose la parte di protagonista nel suo film “Stagecoach”, che in Italia sarebbe diventato il celebre “Ombre Rosse”.
L’attore aveva 32 anni ed era pronto a recitare finalmente una parte importante, ma quando lesse il copione – l’opera si basava sul racconto “La diligenza per Lordsburg”, di Ernst Haycox – sembrò ripensarci, suggerendo al regista di origine irlandese la scelta di Lloyd Nolan al posto suo. Ford gli rispose quasi strillando: “E non potresti farlo tu stesso, Duke?”.
Wayne annuì.
Questa conferma segnò l’inizio, dopo un’interminabile gavetta, della sua sfolgorante carriera.

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