Prima del primo uomo bianco, gli indiani d’America

A cura di Sergio Mura

“Lo scopritore dell’America è stato Cristoforo Colombo.” Intere generazioni sono cresciute con questa verità in testa, una delle tante che vengono insegnate e che raccontano la storia o, meglio ancora, una storia. In questo caso, peraltro, si tratta della storia dell’uomo bianco, europeo, evoluto, a cui si ascrivono i meriti di ciò che esiste per il solo fatto di aver potuto dire “Questa cosa l’ho vista io per primo!”
Va da sé – ed oggi è assolutamente fuori discussione – che quando l’uomo bianco ha messo piede per la prima volta nel continente americano, vi ha trovato un sacco di gente che ci viveva da… sempre. Il Nord-America era popolato da una fittissima rete di tribù, ciascuna delle quali era dotata di una sua civiltà, evoluta quanto era stato necessario per la sua sopravvivenza.
A volte le nazioni indiane era legate una all’altra da legami ancestrali di cui la memoria si perdeva nel tempo; a volte si perdeva così tanto che le stesse tribù lottavano tra loro senza pace e senza tregua. Aldilà delle chiacchiere e dei romanticismi che non hanno proprio nulla da insegnare, le tribù indiane esprimevano una ricchissima cultura prevalentemente orale ed avevano abitudini, stili di vita e tradizioni che regolavano la convivenza e le convenienze di una vita per nulla facile e per niente romantica.
Non sono mai esistiti, per capirci, indiani dediti all’ozio contemplativo o all’immersione romantica nella natura incontaminata… Vi erano, questo sì, intere tribù che lottavano per la propria esistenza in un continuo e serrato confronto con gli animali selvatici e con una natura che sapeva mostrarsi generosa e crudele nello stesso tempo.


Scambi commerciali coi bianchi

Le società indiane che popolavano il continente erano prevalentemente guerriere e nomadi, ma l’evoluzione aveva spinto alcuni gruppi a scelte sedentarie e alla vocazione agricola o pastorale. Le stesse abitazioni rispecchiavano queste scelte di fondo e andavano dalla tenda leggera ai ricoveri ricoperti di terra, alle caverne o alle capanne fisse anche di legno.
Sembra ormai certo che i primi nativi a potersi fregiare di questo nome siano stati gli eredi di quei popoli che arrivarono dalla Siberia attraverso un ipotetico ponte di ghiaccio e attraversarono l’Alaska, scendendo verso il Canada e costeggiando l’allora ghiacciato Wisconsin, fino al versante orientale delle Montagne Rocciose. Da qui, ormai nelle grandi pianure del nord-ovest, i popoli indiani si spinsero a est dove ad ogni tappa i gruppi si dividevano ulteriormente secondo le proprie esigenze. Tutto il nord-america venne popolato secondo questo schema, dal nord-ovest al nord-est, giù fino alla Florida, occupando tutto lo spazio ad est del Mississippi.
Non solo! Una parte del gruppo originario continuò nel suo spostamento dirigendosi decisamente verso sud e persino verso ovest, oltre le Montagne Rocciose, nella California. A sud ci arrivarono da diverse parti, ma il fatto rilevante è che anche le aree centrali dell’America vennero ad essere popolate e utilizzate come base per ulteriori migrazioni verso il sud-america.


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Le tribù algonchine occuparono il New England, le aree a nord del Tennessee e la vastissima zona ad est del Mississippi. Sauk, Fox, Kickapoo, Potawatomi, Winnebago, Peoria, Miami ed altri gruppi meno noti occuparono la grande regione dei grandi laghi del nord e la zona delle pianure dell’Indiana e Illinois. Il Kentucky ospitò la nazione Shawnee, mentre i forti Cherokee occuparono il Tennessee. I Tuscarora si spinsero nella Carolina, i Powhatan, i Nanticoke, i Delaware ed i gruppi Susquehanna migrarono verso l’attuale New York.
Tutti questi popoli, separandosi dal gruppo migrante originario diedero vita a nuovi gruppi che rinforzavano certi legami e ne scioglievano altri, sviluppavano alcune scelte sociali e culturali e rinnegavano altre tradizioni, in un moto che è quello classico dell’evoluzione. Ogni tribù, ad esempio, sviluppava decisamente il proprio stile di vita, ma ne condivideva una parte con altri da cui prendeva quel che più gli conveniva, spingendo la condivisione fino a valenze politiche importanti come nel caso della grandi confederazioni tribali.
Famosissima è quella che nel tempo seppero creare nelle regioni del nord gli Irochesi, i Seneca, i Cayuga, gli Oneida, i Mohawk, gli Onondaga, i Mohicani. Non erano semplici convenienze sociali, ma vere e proprie scelte intertribali su cui poggiava un sofisticato sistema politico e persino diplomatico.


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Anche le regioni un po’ più meridionali seppero esprimere una sorte di accordo confederativo, sia pure in maniera meno marcata dei cugini del nord. I Seminole popolarono così la Florida, mentre i Creek si insediavano tra l’Alabama e la Georgia, confinando con i Choctaw ed i Chickasaw. I famosissimi Ckerokee, invece, occuparono le regioni comprese tra la Georgia ed il Tennessee.
Molte altre nazioni indiane contribuirono a rendere ben presidiata l’enorme area geografica ad est del fiume Mississippi e tutte insieme, nella diversità e ricchezza culturale che caratterizzava ogni tribù, condividevano alcuni tratti caratteristici quali la scrittura (i Cherokee), l’agricoltura, la pastorizia e certi aspetti del culto dei morti.
Altre genti ed altre culture rendevano unica anche l’area ad ovest del padre dei fiumi. Sembra incredibile, ma oltre un fiume il mondo indiano cambiava in maniera abbastanza radicale, adattandosi in modo pragmatico ad una natura che aveva aspetti ben diversi dall’alternarsi di boschi e foreste dell’est.


I Chippewa costruiscono una canoa

Da queste parti le tribù indiane erano prevalentemente nomadi e dedite al continuo ed estenuante inseguimento delle mandrie di bisonti che si spostavano verso pascoli sempre nuovi. Dai bisonti si traeva tutto quel che occorreva per la vita normale della gente. Da sud-ovest a nord-ovest, i Comanche, i Wichita, Kansas e Osage, Cheyenne e Arapaho, Sioux, Pawnee e Omaha… fino ai Piedineri, agli Assiniboine e Crow, popolarono una complessa regione geografica e la caratterizzavano con il loro fortissimo spirito bellico, le tradizioni guerriere, la vocazione per la caccia ed il nomadismo. Questi popoli erano duri e abituati alla ferocia della natura, alla selezione che impone di essere sempre i primi ad agire e a farlo prontamente, senza esitazioni. Erano altamente selezionati e svilupparono una loro cultura che tra i suoi assi portanti aveva l’idea della guerra scollegata dal possesso e agganciata al valore del singolo e del gruppo o all’onore e alla vendetta.


Indiani pescatori

La loro era un’esistenza difficilissima che talvolta era resa ancor più complicata dalla competizione intertribale che selezionava i gruppi anche in virtù della loro dimensione. Così nel tempo fu molto evidente che le piccole tribù che erano stanziate nel Grande Bacino oltre le Montagne Rocciose potevano sopravvivere a stento.
I Paiute, gli Ute, gli Shoshoni avevano colonizzato il Nevada e lo Utah; i Bannock e altri gruppi di Shoshoni stavano in Idaho, Wyoming e Oregon. I Nez Perce si erano insediati nell’Idaho settentrionale, mentre i Flathead (le Teste Piatte) avevano fatto proprie certe aree del Montana.
Molti gruppi tribali, poi, colonizzarono le aree più occidentali e settentrionali, trasformando le proprie radici in maniera radicale e collegando la propria cultura all’oceano e all’acqua, adottando costumi completamente diversi da quelli in uso nelle pianure. Erano, ad esempio, gli Skokomish, gli Spokane, i Walla-Walla, gli Yakima, i Chinook e moltissimi altri. Questi indiani avevano imparato a vivere di pesca, costruendo lunghe e robuste canoe che venivano usate indifferentemente per la guerra da portare ad altre tribù.


Gli indiani a caccia del bisonte, a piedi

Ancor più a sud c’erano stanziati i Klamath ed i forti Modoc che presidiavano l’Oregon. In California c’era un florilegio di piccole e piccolissime tribù che si caratterizzavano per la loro dedizione alla pastorizia, alla caccia e alla raccolta di vegetali selvatici, bacche e radici commestibili e per una scarsa o nulla vocazione bellica.
Ma dal gruppo originario che attraversò l’ipotetico ponte di ghiaccio, altri gruppi finirono ancor più a sud, nel profondo ovest nordamericano. Erano le tribù che finirono per scegliere l’Arizona, il New Mexico. Erano gli Hopi, i Navajo e gli Apache, nazioni che si differenziarono a loro volta a partire dalla loro stessa mobilità, un nomadismo che si faceva spinto degli Apache e che quasi scompariva tra Navajo e Hopi. C’erano, per carità, anche altre e ben più sostanziose differenze, quali il concetto della razzia e della guerra o della pastorizia e dell’agricoltura.
Insomma, a ben vedere, le famose 500 Nazioni del Nord-America erano un insieme ricchissimo di cultura e di lingue, usi e costumi, ma che in qualche modo si ritrovava nel comune approccio alle cose della vita di ogni giorno ed alla relazione dell’essere umano con la natura e gli oggetti. Una ricchezza enorme sotto ogni punto di vista, ma che non seppe fronteggiare il contatto con l’ultimo arrivato, quell’uomo bianco che avrebbe finito per spazzare via tutti dalla scacchiera geografica e prendere posto fino a dirsi “il primo” o “lo scopritore”.

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