Felice Pedroni & co., la corsa italiana all’oro in Alaska

A cura di Massimo Turchi

Nel 1894, due anni prima della scoperta dell’oro nel Klondike, Felice Pedroni e i fratelli Giovanni e Francesco Dalla Costa d’origine trevigiana si trasferirono nello Yukon (Canada) percorrendo quello stesso tragitto che migliaia di persone avrebbero intrapreso nel 1897 e tumultuosamente nel 1898. Arrivati a Forty Mile (cittadina a poche miglia a Nord di Dawson) la comitiva si sciolse e Pedroni rimase da solo a imparare le tecniche di ricerca. Ma chi era Felice Pedroni?
Nato nel 1858 a Trignano di Fanano (provincia di Modena), ben presto divenne un emigrante trasferendosi prima in Francia e poi in America dove fece molti lavori: prima il manovale, poi il minatore, il garzone, il salariato ecc.
Nel 1888 divenne cittadino americano col nome di Felix Pedro. Spirito irrequieto, amante dell’avventura, persona intelligente ed estremamente determinato, non sapeva però leggere e scrivere, riusciva solo a fare la propria firma.
Nel 1894, quando in una miniera morì un suo caro amico, decise che se doveva rischiare la vita per poco, tanto valeva farlo per molto e così fece la sua scelta: diventare cercatore d’oro.
Nel 1896, anno della scoperta nel Klondike, lui che si trovava poco lontano dal luogo, invece di accorrere per accaparrarsi le concessioni minerarie migliori, decise di tentare a Ovest, nell’interno dell’Alaska, zona pressoché inesplorata. Intraprese molte spedizioni in cui si allontanava per molti mesi, non c’erano strade o città, ma solo colline, acquitrini e fiumi.
Felix Pedro
Rischiò molte volte la propria vita, divenne amico degli indiani… ma mai venne meno al proprio progetto. Il 22 luglio del 1902, febbricitante e prossimo alla decisione di abbandonare anche l’ennesima spedizione, decise di andare ad indagare nella valle accanto e lì trovò un ricco giacimento aurifero, da cui nacque la città di Fairbanks (oggi seconda città dell’Alaska).
Cosa spinse Pedroni ad intraprendere le ricerche nella semi sconosciuta Alaska, rimane un mistero. Diventato ricco, nel 1906 tornò in Italia per sposarsi, ma la maestrina di cui si era innamorato non corrispose alla sua offerta e così tornò solo in Alaska. Sempre quell’anno si sposò con un irlandese, ma non fu un matrimonio felice. Un ex-socio poi gli fece causa, ed anche la moglie lo citò in giudizio per ottenere il divorzio.
Il 22 luglio 1910 morì in circostanze ancora poco chiare all’ospedale di Fairbanks. Nell’ottobre seguente l’esito della sentenza fu a favore del suo ex-socio, e alla moglie – che nel frattempo si era riavvicinata al marito – non rimase nulla. Se guardiamo alla storia di Felice Pedroni, non possiamo non notare il fatto che fu un personaggio davvero singolare.
Nel corso della sua incredibile avventura, credo sia stato mosso dal sogno della ricerca dell’oro come un mezzo di riscatto sociale verso una comunità che lo aveva sempre emarginato. Arrivò molto vicino “alla fine dell’arcobaleno”, ma la sua incredibile tenacia non riuscì a sopperire alla mancanza d’istruzione.


Il general store della vecchia Fairbanks

Andò meglio ai fratelli Dalla Costa che seguirono Pedroni per la maggior parte delle spedizioni. Entrambi divennero proprietari di concessioni aurifere che Felice aveva rivendicato per loro.
Nel 1906 Giovanni rientrò per sempre in Italia, si sposò e scelse come destinazione del viaggio di nozze proprio Fairbanks. Francesco tornò in Italia l’anno seguente e sposatosi, ritornò alla miniera di Fairbanks fino al 1909.

La storia di Felice Pedroni

La storia dell’emigrante fananese che diventò un famoso cercatore d’oro, trovò un ricco giacimento aurifero e pose le basi per la fondazione della città di Fairbanks (Alaska)
Felice Pedroni, nasce il 16 aprile 1858 a Trignano, frazione di Fanano (Modena). È il quarto di sei fratelli. Il padre fa molti mestieri e muore quando Felice ha 12 anni, mentre la madre è la levatrice del paese.
Felice Pedroni, un ritratto
È il periodo in cui gli italiani, per cercare migliori condizioni di vita, sono costretti ad emigrare all’estero. Nel 1881 Felice, assieme al fratello Domenico, partono per le miniere di carbone in Francia. Le condizioni di lavoro sono molto dure e decidono di tornare a casa. Lo stesso anni Felice, questa volta da solo, riparte per l’America e raggiunge Fabiano, il fratello più anziano che si era stabilito nell’Illinois, e lavora con lui nelle ferrovie. Non contento decide di spostarsi più a Ovest e, lavorando come bracciante agricolo, come minatore nelle miniere di carbone e d’argento, arriva nello stato di Washington. Nel 1888 a Tacoma, vicino a Seattle, diventa cittadino americano naturalizzando il nome in Felix Pedro.
Pedroni insoddisfatto, nel 1892, con alcuni suoi amici, parte per raggiungere il Cariboo Country (Columbia Britannica, Canada) da cui sono giunte notizie sul ritrovamento di giacimenti d’oro. L’anno successivo torna negli Stati Uniti. Nel 1894, a causa di un incidente in miniera dove muore un suo amico, decide che il Nord sarà il suo futuro e parte per il Klondike giungendovi attraverso il passo di Chilkoot. La scoperta dell’oro nel famoso Klondike avverrà solo due anni più tardi. Felice si stabilisce nella cittadina canadese di Forty Mile. Non sa né leggere né scrivere ma è testardo, intraprendente e deciso a trovare il suo filone. Sicuramente partecipa alla prima riunione dei minatori che si tiene nella cittadina dove vive. In quella riunione si discute delle nuove tecniche di ricerca dell’oro.
Nel 1898 quando migliaia di persone si stanno riversando nella regione del Klondike, lui – che si trova a Forty Mile – non vi partecipa pur essendo già sul posto, vuole trovare il suo filone e per questo si spinge nella zona semi sconosciuta del fiume Tanana. Lo stesso anno, quando la spedizione è fallita e sta rientrando, scoppia una bufera di neve, Felice perde il contatto con i suoi compagni e rimane solo con i due cani. Riesce ad uccidere un orso e con le zampe posteriori si confeziona un paio di rudimentali calzature. Nei dintorni c’è una spedizione geologica statunitense intenta a discendere il fiume Tanana e redigere mappe del territorio. Durante la ricerca di cibo, i membri della spedizione seguono delle strane impronte d’orso e incontrano Pedroni che dorme sotto un albero. Felice si unisce a loro e in cambio delle notizie utili sulla zona che gli fornisce, ottiene un paio di stivali di pelle con la suola di gomma. Nel riaccompagnare a Forty Mile un geologo, alla foce di un torrente trova considerevoli tracce d’oro, segna il posto deciso a ritornarvi il prima possibile.
Ancora “Felix Pedro”
Ci riprova l’anno successivo ma senza successo. Nel 1900, le notizie non sono sicure, torna in Italia a trovare la madre, gravemente malata. Poco dopo si trasferisce a Circle (Alaska) e nel 1901 trova un giacimento. Lui crede di aver ritrovato il torrente del 1898 e battezza il torrente “’98 creek”. In quel periodo viene soprannominato “Old Witch” (Millantatore). Già da qualche anno aveva conosciuto Emma Kelly, una giornalista del Kansas soprannominata “Kansas cyclone”. Con lei ed altri cercatori aveva formato una specie di società: chi trovava l’oro rivendicava una concessione per tutti gli altri. Non esistono notizie di una relazione tra Felice ed Emma, ma alcuni indizi lo fanno supporre.
Nel 1901 riparte per un’altra spedizione. Compie un lungo giro in zone poco esplorate, salva la vita al figlio di un capo indiano che riconoscente gli indica dove trovare l’oro. Gira per giorni a far ricerche, poi dalla sommità di una collina vede salire un filo di fumo nei pressi del fiume Chena. È l’accampamento di Barnette, un commerciante che, per risparmiare sulle spese di trasporto ed
arrivare prima a Tanana Crossing, quasi al confine col Canada – dove vuole costruire un trading- post – aveva deciso di risalire il fiume Tanana senza conoscere se fosse o meno navigabile. Elbridge Truman Barnette, originario di Akron (Ohio), era partito col battello “Lavelle Young” dal porto di St. Michael sul mare di Bering. Risale lo Yukon e poi “taglia” risalendo il Tanana ma ben presto le rapide gli impediscono di proseguire. Così provano a risalire il fiume Chena, ma poco dopo le acque sono di nuovo troppo basse per continuare e così il battello è costretto a fermarsi. Il capitano del battello, deciso a rientrare prima che il fiume gelasse, aveva ordinato di scaricare le merci. Felice arriva all’accampamento alla fine dell’agosto del 1901. Pedroni e Barnette si conoscono lì nel mezzo dell’Alaska. Felice fa provviste e riparte per le sue ricerche.


Il famoso Chilkoot Pass

Nel luglio del 1902, il 22, Pedroni trova uno dei più ricchi giacimenti dell’Alaska e il 10 settembre 1902 fonda il distretto minerario di Fairbanks, a poche miglia dalla città che sorgerà dall’accampamento di Barnette. La futura città viene intitolata al senatore repubblicano Charles Fairbanks, che poco più tardi diverrà vice-presidente degli Stati Uniti. È l’inizio di una nuova corsa all’oro.
Felice, ricco a sufficienza, nel 1906 torna in Italia per sposarsi. Sul “postale” per Fanano conosce Egle Zanetti, una giovane maestrina di Lizzano in Belvedere, che insegna alla scuola di Trignano. Pedroni la corteggia assiduamente, lei però è indecisa. Felice si fa scrivere una lettera in cui la chiede in sposa. Lei dapprima risponde accettando la proposta, poi la notte stessa si pente e con l’aiuto di uno zio che lavora nelle poste, va a recuperare la lettera. Felice, da solo, riparte per l’Alaska. Conosce Mary Ellen Doran, un’irlandese, che ha gestito una locanda e una lavanderia nello Yukon e che fu anche eletta “Reginetta di un campo minerario”. Il 22 novembre 1906 i due si sposano a Tacoma (Washington). Il matrimonio non è dei più felici e i rapporti tra i due peggiorano rapidamente.


Cercatori d’oro

Anche il rapporto con il suo socio e finanziatore, August Hanot, peggiora tanto che Felice viene citato in tribunale. Anche la moglie apre una causa legale per ottenere il divorzio, accusando Pedroni di non aver rispettato le clausole del contratto matrimoniale. Nel giugno del 1909 la moglie, rendendosi conto che la ricchezza del marito è in serio pericolo, non solo abbandona l’azione legale ma viene accusata di aver minacciato col fucile dei lavoratori di Hanot intenti a lavorare in una concessione sul torrente Pedro; poco dopo il tribunale la scagiona.
Dopo la scoperta dell’oro alcune persone di Trignano e Serrazzone partirono per Fairbanks a lavorare nelle miniere di Felice, tra cui Pietro Gambaiani, Erminio Lelli e Oreste Baldini.
Il 22 luglio 1910 Felice muore in circostanze non ancora del tutto chiare all’ospedale di Fairbanks. Il funerale viene celebrato due giorni dopo. La città è in lutto, i cercatori d’oro gli rendono omaggio. Il suo corpo viene imbalsamato per il viaggio che inizia il 28 settembre 1910 per essere seppellito nel cimitero di Colma, vicino a San Francisco (California). La sepoltura avverrà solo il 31 gennaio 1912! Nell’ottobre del 1910 viene emessa la sentenza della causa tra Hanot e Pedroni: la maggior parte della ricchezza di Felice passa al suo ex-socio, alla moglie non rimane ben poco dei beni del marito.

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Commenti

Una risposta a “Felice Pedroni & co., la corsa italiana all’oro in Alaska”

  1. Ricky Faina, il 8 settembre 2010 23:07

    Questo dimostra che non tutti sono diventati Paperon de Paperoni, e comunque ditemi dove non siamo arrivati noi italiani!

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