Mito e verità della seconda battaglia di Adobe Walls

A cura di Paolo Brizzi da un articolo di Mike Venturino

Adobe Walls, 1874
Il 27 Giugno 1874 un’orda di guerrieri delle tribù delle pianure meridionali attaccò all’alba un posto commerciale localizzato nel Texas Panhandle, ma furono respinti da solo ventotto uomini bianchi e da una donna. Si pensa normalmente che il motivo della vittoria dei bianchi sia da attribuire al fatto che essi erano cacciatori di bisonti armati coi migliori fucili a lunga gettata del tempo. Conseguentemente essi riuscirono a tenere i guerrieri a bada, infliggendo loro pesanti perdite. è noto che dopo la battaglia il famoso tiratore Billy Dixon abbattè un indiano a cavallo da una distanza di 1538 iarde (1400 metri circa). Come spesso accade la realtà è un po’ differente. L’orda di guerrieri indiani probabilmente non superava i duecento uomini, molti dei quali giovani scesi per la prima volta sul sentiero di guerra.
Dei ventotto cacciatori solo metà erano cacciatori di bisonti professionisti, gli altri erano scuoiatori, cuochi, fabbri, carrettieri, baristi o impiegati. Il numero esatto dei difensori di Adobe Walls non può essere conosciuto con esattezza, malgrado i nomi riportati sul monumento di granito presente sul luogo dello scontro.
Dopo la vittoria ognuno presente nelle vicinanze e molti che non erano nemmeno nei paraggi affermarono di aver contribuito alla grande vittoria. Così alcuni nomi sul monumento non dovrebbero essere scritti lì.
Il numero esatto delle perdite indiane rimane sconosciuto e sempre lo rimarrà ma le stime più affidabili variano da una a due dozzine e parlano di un numero indeterminato di feriti. Billy Dixon, tra i pochi a vedere l’assalto indiano all’alba del 27 giugno 1874 disse che fu una visione che non avrebbe più dimenticato e che era contento di averla provata. Più tardi molti dei partecipanti indiani dissero che combattere i cacciatori di bisonti era cosa dura e non sembravano nostalgici ripensando a quegli eventi in tarda età.


Il luogo in cui si svolse la battaglia

Alla battaglia di Adobe Walls parteciparono uomini bianchi nati in America, ma anche in Inghilterra, Germania o Irlanda, mentre tra i guerrieri vi erano soprattutto Comanches e Cheyennes e, in numero inferiore, i Kiowas. Si è detto vi fossero anche alcuni Arapahoes, che però rimasero indietro e non presero parte alla lotta. C’era come minimo anche un uomo di colore presente. Era un disertore dell’esercito, che portava una trombetta e sapeva come suonare i vari motivi militari. Questo inizialmente sorprese i difensori, che poi videro che egli stava cavalcando con gli indiani. Un cacciatore gli sparò e lo uccise.
Questi cacciatori di bisonti non furono salvati dai loro potenti fucili a lunga gittata, quanto dai loro revolver a cartuccia metallica e dal tiro rapido. Quando gli indiani raggiunsero le costruzioni del posto commerciale, non ci fu tempo per usare i grossi fucili da bisonti. Inoltre un’arma a colpo singolo non era la migliore scelta quando l’avversario era di la dal muro di legni di pino, con il Winchester che poteva sparare attraverso gli spiragli presenti. Molti uomini bianchi quella notte dormirono all’aperto per il caldo. Alle grida di guerra degli indiani essi si alzarono e cercarono correndo la copertura di muri, estraendo le loro sei colpi. Molti erano appena entrati attraverso le porte delle costruzioni che gli indiani arrivarono, e risposero loro col fuoco delle proprie Colt e Smith & Wesson cal. 44.


Piantina del Trading Post di Adobe Walls. Clicca per ingrandire!

Durante la prima carica la lotta fu molto furiosa. Gli indiani smontarono e cercarono di abbattere le porte col calcio dei fucili. Altri spararono attraverso buchi nei muri. Altri ancora scaricarono i revolver attraverso buchi delle pareti, non facendo però troppo male agli uomini bianchi presenti all’interno. Nessuno dei tre bianchi che morirono ad Adobe Walls furono colpiti all’interno delle costruzioni. I fratelli Scheidler, Isaac e Jacob, immigranti tedeschi, morirono nel loro carro dove dormivano. Billy Tyler fu colpito da una pallottola al collo, o alla schiena o al petto (a seconda dei resoconti) correndo da una costruzione all’altra o voltandosi mentre entrava in una porta per sparare un altro colpo verso gli indiani. Differenti testimonianze scrissero versioni diverse concordando solo con la sua morte.
Anche se Billy Dixon uccise un indiano a cavallo quasi certamente non lo fece da 1400 metri di distanza. Nemmeno lui lo disse mai. Il terzo giorno, dice la storia, dopo la battaglia un piccolo gruppo di indiani a cavallo si espose su una distante collina e Billy Dixon mirò col suo Sharps cal. 50 e uccise uno di loro. Presumibilmente alcuni anni dopo Dixon raccontò la storia a sua moglie Olive e questa la scrisse in un paragrafo del suo libro “La vita e le avventure di Billy Dixon”, pubblicato dopo la sua morte nel 1913. Nella prima edizione del libro (1914) la distanza del tiro è ridotta a 1200 iarde (poco meno di 1100 metri). Secondo il libro “Adobe Walls the history and Archaeology of the 1874 Trading Post” di T. Lindsay Baker e Billy R. Harrison, un geometra texano misurò la distanza nel 1924 e determinò che era di 1028 iarde (940 metri). La seconda edizione del libro di Olive K. Dixon vide cambiare la distanza alle note 1538 iarde.


Doug Turner indica la collina su cui si trovava l’indiano colpito da Billy Dixon. Clicca per ingrandire!

La documentazione inerente alla seconda battaglia di Adobe Walls menziona diversi colpi importanti fatti su indiani molto distanti dallo sparatore, ma solo il gesto di Billy Dixon è stato tramandato ai posteri. Se ti rechi sul luogo con l’apparecchiatura adatta potrai notare che nessuna delle colline è posta a 1400 metri di distanza. Una si trova a circa 550 metri, un’altra a circa 1100 metri.
Tutte le battaglie sono descritte in modo differente da partecipanti che vedono solo quello che succede nelle loro immediate vicinanze. Ad Adobe Walls il combattimento si sviluppò contemporaneamente presso tre differenti costruzioni estese nello spazio di circa 180 metri e i testimoni non concordano spesso nemmeno su dove si trovasse una certa persona. Nel combattimento essi conoscevano solo chi era nella stessa stanza con loro. Normalmente, dopo una battaglia, gli ufficiali dell’esercito stilano un rapporto per i loro superiori, annotando le proprie perdite, il numero di nemici uccisi, le munizioni consumate, i cavalli persi ecc. Ad Adobe Walls nessuno era al comando e i partecipanti andarono poi ognuno per la propria strada, non capendo di essere stati convolti in quello che sarebbe divenuto un evento storico. Alcuni dei più istruiti avrebbero messo giù qualcosa in lettere indirizzate ad amici e parenti. Altri lo fecero solo cinquant’anni dopo. Alcuni dissero, dopo la battaglia, di essere stati attaccati da 200 o 250 ostili. Altri parlarono di 1500 nemici, cinquant’anni dopo l’evento. Allo stesso modo alcuni riferirono dopo la fine dello scontro di aver trovato 11 o 13 corpi di indiani attorno agli edifici. Cinquant’anni dopo alcuni parlarono di non meno di 150 indiani uccisi.


La lapide che ricorda i guerrieri morti

La battaglia di Adobe Walls fu una disperata lotta per la vita per alcuni uomini bianchi contro forze nemiche preponderanti ed ha così trovato un posto nella storia dell’Ovest americano.
L’insediamento di Adobe Walls fu creato perchè alcuni commercianti videro l’opportunità economica di portare rifornimenti ai cacciatori di bisonti, invece che far tornare loro 150 miglia a nord per raggiungere Dodge City. C’erano alcune rovine di adobe, più a sud; le vere costruzioni del Trading Post (che ebbe una vita breve) erano fatte con zolle di terra e erba o con pali di legno o con entrambi. Nella primavera del 1874 i soci Charlie Myers e Fred Leonard cominciarono la prima costruzione, che aveva un cortile per stoccaggio pelli di circa 60 x 90 metri e uno steccato in legno alto due metri e mezzo. Ai lati del cortile vi erano tre edifici, cioè mensa, spaccio e stalle. Le loro costruzioni erano fatte di tronchi di pino ed erano sigillate con fango.
Più tardi arrivarono Rath & Company che costruì il suo spaccio con zolle di terra larghe alla base ben sessanta cm. James Hanrahan, che sapeva che c’era bisogno di un saloon per uomini del IXX secolo, arrivò conseguentemente. Infine il fabbro Thomas o’Keefe costruì una sede dai lati aperti, utilizzando tronchi di pino Cottonwood. Il consenso universale fu che le mura di terra e zolle erano più resistenti alle pallottole di quelle di legno.


Un dipinto sulla battaglia del 1874

Il Trading Post fiorì velocemente. C’erano nei paraggi un gran numero di cacciatori di bisonti e le pelli cominciarono ad accumularsi. Un nuovo venuto avvicinandosi al posto commerciale pensò che contenesse molte case attorno ai magazzini ma quando arrivò capì che si trattava di cumuli di pelli di bisonte, di cui ne giungevano fino a 1000 al giorno, prima dell’attacco. Presso gli spacci i cacciatori trovavano vestiti, piombo, polvere. In entrambi gli spacci vi erano casse di fucili Sharps e, il giorno dello scontro, il magazzino di Rath & Co. aveva ben 11000 colpi disponibili.
Il ristorante gestito dalla Signora Olds serviva il cibo in piatti bianchi provenienti dall’Inghilterra. Le finestre avevano vetri e diversi carichi di mobilia erano giunti da Dodge City.
Naturalmente gli indiani delle pianure meridionali, Comanche, Cheyenne, Kiowa, si lamentavano per l’attività dei cacciatori bianchi. La correttezza politica oggi vuole che essi odiavano i bianchi perchè uccidevano la loro fonte di cibo, il bisonte. Ma si deve dire anche che commercianti indiani nelle riserve ottenevano migliaia di pelli di bisonte dagli indiani stessi che si procuravano in cambio armi e munizioni. Così la battaglia di Adobe Walls può essere vista come il frutto di una competizione economica. Due forti leaders emersero tra gli indiani.
A caccia di bisonti
Uno era Quanah Parker, figlio meticcio di una donna bianca catturata dai Comanches nel 1836. L’altro era uno sciamano il cui nome, Isatai, oggi si potrebbe più o meno tradurre come “escrementi di Coyote”. Isatai convinse gli altri indiani che egli aveva una speciale pittura che avrebbe protetto i guerrieri dalle pallottole dei bianchi. Con una crescente e variabile popolazione di cacciatori e un numero fisso di commercianti residenti, gli indiani sentirono che Adobe Walls era un bersaglio perfetto. Ma in questo si sbagliarono.
La magia di Isatai non funzionò, come si vide presto dal numero di indiani morti attorno agli edifici in quel caldo giorno 27 Giugno 1874. E la credibilità di Isatai non fu aiutata dal fatto che il suo cavallo fu colpito alla testa da una pallottola. Dopo l’iniziale mezz’ora di battaglia nell’insediamento, gli indiani arretrarono e si accontentarono di sforacchiare le costruzioni sparando da lontano e mantenendo l’assedio per due giorni. Nessun altro difensore fu colpito, ma alcuni indiani sì. In questi casi funzionarono la potenza e la precisione dei grossi fucili da bisonte Sharps, poichè dopo la carica iniziale gli indiani non ebbero più la possibilità di avvicinarsi per recar danno ai difensori.
Entro poche settimane dalla battaglia i bianchi avevano abbandonato il Trading Post di Adobe Walls, abbandonandovi anche diverse migliaia di dollari di generi. Poco dopo gli indiani bruciarono le costruzioni.
Senza dubbio i grossi fucili Sharps dei cacciatori di bisonti rimarranno per sempre identificati con la battaglia di Adobe Walls. Comunque, come già detto prima, le testimonianze dei partecipanti chiariscono che la giornata fu salvata dalle pistole. Esse furono utilizzate in quei primi vitali minuti per combattere gli indiani, costringerli a ritirarsi dal Trading Post e poter poi usare la potenza e la gittata dei fucili Sharps.


Le costruzioni di Adobe Walls

I resoconti scritti dei protagonisti fanno poca chiarezza su quali pistole furono usate. Gli studi archeologici della metà degli anni ’70, col recupero di bossoli e pallottole, dimostrano che furono usate Smith & Wesson Mod. 3 cal. 44 American e Colt Richards o Richard/Mason conversion cal. 44. è anche possibile ci fossero Colt Model 1872 “Open top” poichè il revolver poteva ricevere la cartuccia a percussione anulare 44 dello Henry e molti di tali bossoli furono trovati sul campo di battaglia. Comunque, poichè sia il fucile Henry che il fucile e la carabina Winchester 1866 sparavano il colpo cal. 44 dello Henry, non si sa se qualcuna delle cartucce trovate fu sparata con revolver Colt. Come minimo una Remington Mod. 1871 cal. 50 a colpo singolo era presente. Anche, gli archeologi hanno trovato evidenza che una Colt 45 Single action Army abbia sparato ad Adobe Walls. Era un’ arma nuovissima nel Giugno 1874, tanto che anche il 7° Cavalleria le stava appena allora prendendo in consegna. Poteva allora trovarsi in mano ad un civile in un luogo remoto come Adobe Walls? E’ certamente possibile poichè si sa che Colt velocemente vendeva ai civili le Single Action Army rifiutate da ispettori dell’esercito presso la sede di produzione. Inoltre vari manufatti potevano raggiungere Dodge City in ferrovia entro una sola settimana dalla loro spedizione, nell’est.
Quanah Parker
Alternativamente, il bossolo della Colt 45 poteva essere caduto sul sito da uno che vi passò più tardi.
L’archeologia ha mostrato che gli Sharps calibro 50 furono la scelta della maggior parte dei cacciatori di bisonti ad Adobe Walls. Poteva essere il 50-70 o il 50-90, con il primo il più numeroso negli scavi. Anche presenti in certo numero erano bossoli per il 44-77 e il 44-90. è stato dimostrato anche che ad Adobe Walls i cacciatori producevano munizioni, perchè spezzoni, colame e inneschi furono ritrovati sotto i resti delle costruzioni. Oltre a cartucce per pistole e per lo Sharps gli archeologi trovarono differenti misure di proiettili per armi lunghe o corte ad avancarica, dal calibro 38 al calibro 56 e bossoli adatti per differenti fucili a ripetizione Spencer. Come detto sopra fucili a leva Henry e Winchester erano certamente presenti.
La battaglia di Adobe Walls fu un breve, ma molto duramente combattuto, scontro tra frontiers-men di varia provenienza e guerrieri di tre diverse tribù. I testimoni bianchi la descrivono come una lotta confusa e selvaggia durante i primi minuti. Diversi di loro concordano che se gli indiani si fossero concentrati su una o l’altra delle costruzioni allo stesso momento, avrebbero potuto prevalere, ma poichè ognuno combatte a par suo l’attacco mancò di coesione.


Una foto di Isatai

La battaglia fu uno dei pochi scontri in cui indiani delle pianure furono battuti da un gruppo vagamente coeso di civili bianchi ed è forse il solo combattimento delle guerre indiane in cui le pistole giocarono un ruolo decisivo.

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Commenti

Una risposta a “Mito e verità della seconda battaglia di Adobe Walls”

  1. fooleydad, il 20 gennaio 2011 11:09

    I bianchi uccisi ad Adobe Walls furono quattro, non tre.
    Il gestore del ristorante, Bill Olds fu ucciso accidentalmente dalla moglie mentre questa gli stava passando un fucile carico, il colpo lo prese sotto il mento attraversandogli il cranio

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