Gli Shoshoni, dalla Camas Prairie a Fort Hall

A cura di Armando Morganti

Gli indiani Shoshoni, il cui significato del nome è ancor oggi sconosciuto, erano geograficamente divisi nei due gruppi dei “Northern” e “Western” Shoshoni, ovvero in settentrionali ed occidentali. Questi indiani erano chiamati con vari nomi, fra i quali ricordiamo i termini menzionati dallo Swanton nel suo “The Indian Tribes of North America”. Li elenchiamo. “Aliatan”, nome ripreso dagli indiani Ute e successivamente servito per indicare vari gruppi Shoshoni, inclusi gli Shoshoni veri e propri. “Bik-ta’-she”, termine Crow significante “Logge d’Erba”; “E-wu-ha’-wu-si”, nome Arapaho significante “il Popolo che usa l’Erba o le Cortecce per le loro Case o Capanne”; “Gens du Serpent”, terminologia francese; “Ginebigônini”, nome Chippewa significante “Uomini Serpenti”; “Kinebikowininiwak”, termine algonchino significante “Serpenti”.
Ancora, “Ma-buc-sho-roch-pan-ga” e “Miká-atí”, nomi Hidatsa significanti “Logge d’Erba”; “Mi’kyash?”, altro termine Crow significante “Logge d’Erba”; “Pezhi’-wokeyotila”, nome Teton significante “Quelli che Vivono nelle Capanne di Erba e Paglia ”; “Pi-ci’-kse-ni-tup’i-o”, termine Siksika; “Sin-te’-hda wi-ca-sa”, nome Yankton significante “Indiani Serpenti a Sonagli”; “Snake Indians”, termine inglese; “Snó?”, nome Okanagan; “Wákidohka-numak”, termine Mandan significante “Uomo Serpente”; “W?s’?nikacinga”, nome Omaha e Ponca significante “Popolo Serpente”; e “Zuzéca wi?ása”, altro termine Teton significante “Popolo Serpente”.
La trattazione ci conduce comunque ad alcuni gruppi dei Northern Shoshoni, i quali come i Western parlavano un dialetto Shoshoni-Comanche della divisione “Shoshonean” della famiglia linguistica Uto-Aztecan. Queste popolazioni occupavano le terre dell’Idaho orientale, del Wyoming occidentale e dello Utah nord-orientale.


Liberi nelle praterie

Secondo lo Swanton non esisteva alcuna suddivisione, ma soltanto un gran numero di bande alla cui testa vi era un capo importante che spesso dava il nome alla banda; in parecchi casi il nome delle bande erano puramente inventati dai bianchi e riconducibili ad un determinato territorio. Altre fonti dividono i Northern Shoshoni in Boise, Lemhi e bande Shoshoni di Fort Hall, elencando inoltre il gruppo Shoshoni dei Bruneau con le bande della Cache Valley e del Bear Lake, senza dimenticare gli isolati Sheepeaters (o Mountain Shoshoni). Per quanto riguarda gli Sheepeaters lo Swanton preferisce comunque includerli all’interno dei Western Shoshoni. Lo studioso riferiva inoltre che la maggior parte delle bande della Ogden Valley, della Weber Valley e della Salt Lake Valley erano comunemente conosciute come bande di indiani Ute, ma stando ad altri studiosi erano comunque strettamente affiliati con gli Shoshoni; i nomi di queste bande non sono stati preservati dalla storia. I gruppi presi in questione sono comunque quelli noti come Boise e Bruneau, i quali rientravano all’interno delle bande degli Shoshoni di Fort Hall, di cui lo Swanton non menziona alcun nome di bande.

I due termini danno oggi il nome a due città dell’Idaho meridionale: Boise e Bruneau, di cui la prima è addirittura la capitale dello Stato dell’Idaho, mentre la seconda, posta a sud-est della capitale, è sita tra i fiumi Snake e Bruneau. Gli indiani Boise si univano spesso ai Lemhi e ai Bannock per andare nelle pianure a cacciare i bisonti, ma vivevano principalmente di pesca al salmone e di raccolta delle radici selvatiche e delle bacche. Nel periodo maggio-giugno raccoglievano i bulbi delle “camas” nella omonima Camas Prairie, mentre pescavano i salmoni nei fiumi Boise e Snake durante il periodo estivo. Anche i Bruneau del fiume Snake si dedicavano saltuariamente alla caccia ai bisonti, ma restavano comunque affini ai precedenti per il loro sostentamento. I due gruppi spesso si spostavano a nord, raggiungevano il Targhee Pass attraverso il Continental Divide per cacciare i bisonti (autunno-inverno) nelle pianure del Montana, nelle terre tra i fiumi Musselshell e Yellowstone, e poi trascorrevano il freddo inverno sullo Yellowstone. Infine ritornavano nelle loro terre per ricominciare il loro ciclo migratorio annuale. Una alternativa alle spedizioni di caccia sullo Yellowstone era quella che li portava sul Green River, dove le due tribù si univano per cacciare con gli Shoshoni orientali del Wyoming, e quindi entrare nelle terre dei nemici Crow. Nel marzo 1863 gli indiani del fiume Snake si videro creare dagli americani il nuovo Territorio dell’Idaho, il che li avrebbe portati fuori dalla giurisdizione di Salt Lake City. William H. Wallace, il primo Governatore, giunse nella capitale Lewiston il 10 luglio di quell’anno. Il Commissario degli Affari Indiani gli aveva mandato informazioni importanti, annunciandogli che il Governo aveva stipulato un Trattato con i Nasi Forati; inoltre altri Trattati erano stati stipulati con le Teste Piatte (Flathead) e con i Blackfoot Piedineri. Il secondo Governatore fu Caleb Lyon, un personaggio eccentrico e pittoresco che assunse l’incarico nel 1864. Qualche anno prima, nel 1859, F.W. Lander aveva designato due gruppi di indiani Shoshoni col nome di “Kammas-Prairie” e “Fort Boise Pannacks”; il secondo gruppo era posto sotto la guida di un leader importante come Po-e-ma-che-oh, meglio conosciuto come Hairy Man (Uomo Peloso). Nell’arco di sei anni, nel 1865, gli Ufficiali dell’Idaho censivano i Boise Shoshoni in circa un migliaio di anime e gli Shoshoni della Kammas Prairie in circa 2 mila anime; erano queste le due principali tribù dell’Idaho meridionale.
Gruppo di Shoshoni
L’atto più importante del Lyon fu la negoziazione di un Trattato con gli indiani del fiume Boise (10 ottobre 1864). Il nuovo Trattato fu un vero affare per gli americani: 23 capi indiani rinunciavano a tutte le loro terre che giacevano, per 30 miglia, su ogni lato del fiume; in cambio gli indiani ottenevano una specie di Riserva lungo il fiume. In pratica i Boise avevano perso quasi tutte le loro terre ed in cambio ottenevano soltanto la promessa di una Riserva a data da destinare; ora dovevano semplicemente evacuare le loro terre. Restava loro soltanto il permesso di poter pescare i salmoni lungo il fiume, ma dovevano accettare le autorità americane in caso di assassini, furti di cavalli o bestiame, ed eventuali razzie operate dai nativi. Il nuovo Governatore venne così ben lodato dal Congresso per lo svolgimento della sua opera, per la sua “energica azione” e per aver convinto i 283 indiani della banda di “Tam Tomeco” a vivere in pace nella zona; restavano però seri dubbi sulle intenzioni pacifiche di questo capo notoriamente riconosciuto come un incallito razziatore. Il 10 dicembre 1865 l’Agente speciale A.G. Turner venne inviato nel territorio per prendere in mano la situazione riguardante gli indiani stanziati fra l’alto corso del fiume Snake e le Goose Creek Mountains. Questi indiani avrebbero dovuto essere portati nelle zone di Fort Hall. La situazione stava però peggiorando in quanto venne scoperto l’oro nelle zone del Boise River, nuove ostilità si aprirono allora nelle zone del fiume Snake. Gli attacchi indiani furono allora contrastati con la forza e numerose spedizioni militari partirono da Fort Boise. In febbraio un distaccamento militare massacrava dieci indiani e catturava un prigioniero; qualche tempo dopo un’altra forza militare si mosse lungo il fiume Owyhee cercando di recuperare il bestiame razziato dagli indiani, i militari dichiaravano che gli indiani si erano impossessati di circa 450 pecore e di numerosi cavalli e bestiame bovino razziato ai coloni. Qualche giorno dopo una Milizia coloniale assaliva un campo indiano uccidendo due uomini. Il “paese di Owyhee” doveva essere liberato dai razziatori indiani.


Una vista di Fort Hall

Altri incidenti si ebbero durante l’estate e nell’autunno successivo, alcuni razziatori assalirono due bovari bianchi e razziarono undici buoi; così numerosi soldati furono inviati per proteggere le vie di comunicazione in vicinanza delle Salmon Falls e del Rock Creek. Due famiglie di coloni bianchi furono uccise sul fiume Owyhee, ma tre indiani perdettero la vita durante un attacco nelle zone di Rock Creek Stage Station; in una incursione verso la fine di novembre una mezza dozzina indiani attaccarono ed uccisero un uomo bianco. Ormai la situazione era talmente degenerata che i bianchi erano ben decisi a spazzar via dalle terre di Boise tutti gli indiani. Gli indiani più pericolosi erano comunque quelli che spadroneggiavano lungo il basso corso del fiume Snake, impegnati costantemente ad assalire i coloni bianchi. Nel 1865 gli Shoshoni e i Bannock di Fort Hall erano piuttosto pacifici ed aspettavano con ansia le promesse governative del Trattato di Soda Springs. Le autorità ricordavano che circa 600 indiani Bannock si comportavano ancora amichevolmente, ma esisteva il rischio che prendessero anche loro le armi. Il capo “Tigee” aveva riunito la sua gente per stabilirsi nel Camp Connor, la sua intenzione era quella di commerciare pellicce con i traders; il Senatore Nesmith, dell’Oregon, continuava ad odiare gli indiani ed offriva 100 dollari per lo scalpo di un uomo, 50 per quello di una donna e 25 per quello dei bambini sotto i dieci anni. Quando il Capitano J.H. Walker e le sue truppe assalirono un accampamento indiano, verso la fine di febbraio, diciotto Shoshoni, incluso sei donne e bambini, vennero brutalmente massacrati. Gli scontri si sarebbero comunque susseguiti ininterrottamente fino in novembre ed ebbero il suo culmine con il massacro di 16 pacifici indiani, di cui 14 donne e bambini, sul Mores Creek. Il 4 settembre un’altra spedizione militare massacrava una trentina di indiani Boise. L’8 novembre quattro indiani, sorpresi a rubare grano presso Fort Boise, vennero inseguiti e uccisi dalle truppe sulle Goose Creek Mountains; poi, alcuni giorni dopo una spedizione di guerra uccideva un colono. In dicembre, il nuovo Governatore, David W. Ballard diede l’ordine di costituire la milizia territoriale; gli indiani della zona erano in preda al panico e molte bande preferivano non lasciare gli accampamenti per cacciare o raccogliere bacche e radici. L’agente George C. Hough, il 31 agosto 1866, riportava che la maggior parte delle depredazioni operate dagli indiani, razzie ed attacchi contro lavoratori e carriaggi, erano opera dei Paiute e non dei Boise e dei Bruneau.


La banda di Pocatello

I Bruneau si erano riuniti in circa trecento anime ed erano stati contattati dal Lyon il 10 aprile, e il documento era stato firmato da quarantuno capi. Fra questi un sottocapo, Always Ready, a nome delle bande, si disse disposto a cedere le terre a sud del fiume Snake, quelle comprese tra il Goose Creek e l’Owyee River, in cambio chiedeva soltanto quello ratificato dal Trattato, ovvero agli indiani restava un territorio di 14 miglia di lunghezza lungo la Bruneau Valley. Il capo si lamentava per le troppe uccisioni di indiani e per il fatto che, “le nostre donne sono uccise per crimini non commessi”, e continuava, “Noi diamo ai bianchi il paese dove ora vivono, ma ci devono lasciare in pace dove noi viviamo. Noi non diciamo bugie, non assassiniamo, né rubiamo. Noi vogliamo vivere in pace”. Il capo più influente, Orso Pungente (Biting Bear), meglio noto come Annoyed Bear o Irritated Bear, fu ancor più incisivo e dichiarò che, “Noi sappiamo vi sono uomini bianchi cattivi così come vi sono uomini rossi cattivi. Il Grande Padre di Washington deve farli diventare buoni”. I sette articoli del Trattato avrebbero incluso un pagamento di $80,000 per le cessioni di terre indiane; inoltre, all’interno della Riserva doveva esserci un esperto coltivatore, un medico, alcuni insegnanti ed altro personale qualificato; gli indiani avrebbero dovuto rispettare le leggi dell’uomo bianco. Comunque, questo Trattato non sarebbe mai stato ratificato e i cacciatori di scalpi, sia civili che militari, avrebbero continuato ad assalire i Bruneau. Quando il maggiore Marshall visitò le terre dei Bruneau, riportava che gli indiani non avevano nessun capo di bestiame bovino, pochi cavalli, ed erano bisognosi di tutto, il sostentamento alimentare era ormai basato soltanto sulla pesca dei salmoni. Nel frattempo, in febbraio, i Boise erano stati posti sotto protezione militare, erano in condizioni pietose e si sostentavano soltanto sulla pesca, ma non disdegnavano di rubacchiare qualcosa nei campi coltivati dei coloni. I Boise rubavano legname da ardere e legname adatto per costruire trappole per i pesci, non disdegnando di mendicare a Boise City oppure di svolgere lavori servili nelle vicinanze della città in cambio di qualche capo di vestiario; avevano timore di uscire dalla zona per non incappare nei cacciatori di taglie. La creazione dello Stato dell’Idaho non aveva modificato la loro triste realtà e così vari gruppi di Northern Shoshoni e Bannock erano ancora impegnati in scorrerie. Alcuni gruppi di Bannock si erano spostati a Fort Bridger per ricevere parte delle annualità governative spettanti agli Shoshoni di Washakie; soltanto l’intervento dell’agente Luther Mann riuscì a soddisfarli.
Capo Taihi
Comunque, neppure il saggio ed energico David W. Ballard riuscì a porre freno alle incursioni indiane nell’Idaho sud-occidentale. Nell’anno 1867 vi furono almeno dieci grandi attacchi operati da razziatori indiani impegnati in furti di cavalli e bestiame bovino, ma ben pochi coloni bianchi avrebbero perso la vita in queste scorrerie. Il compito di castigare gli indiani venne allora affidato al generale George Crook, le cui truppe massacrarono 25-30 nei primi giorni di gennaio; qualche tempo dopo una piccola banda veniva costretta alla resa e solo l’intervento del generale impedì una autentica macellazione di nativi. Nel febbraio 1867 le truppe attaccarono un altro campo indiano dove circa 60 Shoshoni avrebbero perso la vita, con altri trenta catturati e deportati; altri 5 indiani vennero uccisi dalle truppe qualche tempo dopo; gli indiani reagirono attaccando parecchi bianchi che si allontanavano dagli insediamenti, ma nulla di più. Le autorità locali volevano lo sterminio delle bande del territorio e “odiavano i diavoli rossi come i serpenti”. Le truppe del generale Crook intervennero sul confine meridionale dell’Idaho ma, sorprese, si videro razziare circa 90 cavalli dall’accampamento. Fu allora che il generale dovette trasformare la sua unità di cavalleria in fanteria e richiese altri cavalli alle truppe della California; nel frattempo anche i Boise iniziavano a non fornire più alcun scouts alle truppe, infatti, nelle vicinanze di Boise City, a circa 4 miglia dalla città, vi era ancora l’intero gruppo dei Boise e circa 50 indiani Bruneau ma, terminati i fondi, l’agente dovette contrarre debiti per impedire che gli indiani morissero di fame. Fortunatamente l’inverno fu particolarmente mite e gli indiani poterono sostentarsi e guadagnare qualche soldo procurando legname per i coloni della città. Il Governatore spedì allora l’agente speciale, E.S. McCandless alla bocca del fiume Bruneau per convincere gli Shoshoni accampati a raggiungere le zone di Boise City in cambio della loro sicurezza. L’agente vi avrebbe trovato 47 indiani Bruneau che vivevano sul Catherine Creek; questo gruppo aveva preferito rimanere nella zona e non aveva seguito gli altri 179 che si erano trasferiti a Boise in febbraio. Qualche tempo dopo questo gruppo si sarebbe riunito ai loro parenti di Boise così vicino alla capitale dello Stato vi erano 222 Bruneau e 194 Boise Shoshoni, mancavano soltanto 19 indiani Boise che dal 1 maggio si erano fatti convincere a diventare esploratori delle truppe di Crook; per un totale di 435 indiani.


Un classico tepee estivo

Il pericolo era ancora una volta rappresentato dalle possibili ritorsioni operate dai miliziani bianchi, infatti, gruppi di bianchi ben armati stavano riunendosi a Rocky Bar per attaccare gli indiani. Gli indiani in questione erano i seguaci di Bannock John e di suo fratello Bannock Jim, la cui banda si era accampata poco a sud della Camas Prairie; allora venne inviato il tenente Thomas Barker inviato per portarli velocemente a Boise ed impedire così il possibile attacco. I due leader indiani avevano sposato le sorelle di “Tar-gee”, il potente capo dei Bannock, ed avevano portato i loro gruppi nel territorio – composti da 76 uomini, donne e bambini – per raccogliere radici di “camas”. Tahgee si diceva disponibile ad entrare in una Riserva, ma i bianchi dovevano però concedere alla sua gente di cacciare e pescare liberamente. Alla fine il Ballard avrebbe concesso alla banda di John Bannock di accamparsi ad una ventina di miglia da Boise City, ma non poté definire alcun contatto con Tahgee; l’agente C. F. Powell venne poi inviato per assicurarsi della lealtà delle tre bande indiane di Boise. Gli indiani vennero stabiliti lungo il corso del Boise River, in una terra ricca di erba per i loro cavalli, di cui soltanto la banda di Bannock John ne aveva una ottantina. Gli altri gruppi sparsi di Bannock, piuttosto restii, preferivano mantenere la loro libertà. Vista l’assoluta mancanza di medicinali, in giugno, il dott. C. Wagner diede al Ballard un elenco delle malattie più comuni fra i Boise e i Bruneau: 20 casi di febbre intermittente, dieci casi di diarrea, due casi di dissenteria, tre casi di “phituses palmonates”, cinque casi di reumatismi, quindici casi di catarro e quattro casi di polmonite.
Un ritratto di Numaga
Nei mesi seguenti il Ballard, che comunque aveva ben lavorato, venne stranamente esautorato dall’incarico, per gli indiani sarebbe stata una gravissima perdita. Una piccola “banda di Serpenti” venne poi localizzata, in giugno, sull’alto corso del fiume Weiser, questa banda non era mai stata intercettata dai bianchi e continuava a vivere come nei tempi antichi. Non essendoci abbastanza truppe a Fort Boise, questi indiani poterono continuare a depredare e cacciare lungo il corso del fiume ma, in ottobre, un piccolo distaccamento militare si mosse contro di loro. Il tenente Thomas Barker incappò soltanto in un accampamento abbandonato, valutando che avrebbe potuto contenere dai 75 agli 80 indiani.
Le autorità americane continuavano a dimostrare grande ignoranza sugli indiani del territorio; nei loro rapporti annuali, riguardanti il 1867, gli Agenti indiani dello Utah, del Wyoming e dell’Idaho diedero spesso Rapporti contraddittori. F.H. Head dello Utah affermava che vi erano circa 2.500 indiani dei quali 1.500 Shoshoni ed un migliaio di Bannock, questi indiani che avevano trascorso 3-4 mesi sul Bear Lake e nella Cache Valley; le stime dell’Head includevano nella cifra anche gli Shoshoni nord-occidentali. Luther Mann, di stanza a Fort Bridger, aveva ricevuto l’ordine era di contare sull’aiuto di Washakie per avere informazioni sulle “bande sparse dei Bannocks e degli Shoshones” che avevano stipulato il Doty Treaty; e dichiarava che la grande tribù Bannock aveva almeno un centinaio di tende, alcune delle quali appartenenti però a gruppi Shoshoni, e ad una banda di Sheepeaters. Approssimativamente una cinquantina di tende Bannock erano da tempo approvvigionate nell’ambito delle distribuzioni dovute agli Shoshoni orientali. In una lunga conversazione con Luther Mann, il capo Tahgee lo informava che “i suoi indiani si sentono mal trattati dal Grande Padre”. Le nuove Riserve costringevano gli indiani a lunghi viaggi per cacciare i bufali, ciò li sottoponeva a continue incursioni operate da altre tribù delle Pianure, con la conseguente perdita di molti cavalli; infatti, sembra che il gruppo di Taghee abbia perso nell’inverno precedente almeno una sessantina di cavalcature. A causa della nuova situazione per approvvigionare gli Shoshoni orientali e nord-occidentali, i gruppi Bannock e Shoshoni di Fort Hall decisero di firmare il Trattato di Box Elder. Il Segretario dell’Interno, il 22 settembre 1865, aveva ordinato al Commissario per gli Affari Indiani di negoziare un Trattato con i “Great Kammas Indians” alfine di stabilirli in una Riserva sul fiume Shoshonee, dove vi erano grandi quantità di pesci. Il Governatore Lyon ricevette gli ordini e dovette allora localizzare anche una Riserva estiva nelle vicinanze della “Great Kammas Prairie”; il Lyon si impegnava inoltre a fornire esperti coltivatori, fabbri ferrai, mugnai ed insegnanti, oltre alla costruzione degli edifici per l’Agenzia e ad una segheria.
Il capo Wastawana
In cambio delle terre indiane i nativi avrebbero ricevuto attrezzi agricoli, bestiame ed altri miglioramenti. Questi riconoscimenti dei diritti degli indiani avrebbero fatto parte del Trattato di Fort Bridger. L’area in questione venne descritta dal David Ballard, andava dalle rive meridionali dello Snake e, andando verso sud, per circa 25 miglia, fino alle montagne che i corsi dei fiumi Bear e Snake, e per circa 50 miglia a nord fino al fiume Blackfoot. Nel frattempo, le colonne dell’Idaho Statesman continuavano a tuonare contro i nativi, “L’idea che gli indiani hanno diritti sul suolo è veramente ridicola…. Loro non hanno nessun diritto al suolo dei territori degli Stati Uniti come i lupi e i coyote…”. Le notizie in merito erano comunque confortanti, il capo Tahgee aveva detto che i gruppi Bannock del Bear Lake stavano preparandosi ad entrare nella Riserva, ma si aspettavano anche gli approvvigionamenti governativi; poi continuava dicendo che anche i trecento Bannock di Pocatello, che vagavano nella Cache Valley erano propensi ad apparire a Fort Hall. Le autorità non credevano comunque alle notizie riguardanti la banda di Pocatello, ritenuta pericolosa ed incline alla guerra. Nel frattempo il Governatore Ballard inviava un indiano dal capo Tahgee, la cui banda era allora nelle pianure dei bisonti (agosto 1867), il suo compito era quello di avvisarlo dell’imminente incontro con il Governatore a Boise City. Pur non fidandosi completamente il capo acconsentì, ma chiese a Telford Kutch, il proprietario del traghetto del fiume Snake, presso Fort Hall, di fungere da intermediario con il Governatore. Il Consiglio si tenne a Long Tom Creek, nelle vicinanze della Camas Prairie, a circa cinquanta miglia da Boise City. Gli indiani furono invitati ad entrare nella nuova Riserva e ad imparare la coltivazione della terra, dovevano abbandonare il loro antico modo di vivere per “civilizzarsi” il più velocemente possibile. Tahgee disse che i bianchi non avevano chiesto agli indiani il permesso di costruire case nelle loro terre, ora i suoi Bannock non sapevano dove andare, poi continuava dicendo che, “Tutta la mia gente (i Bannock) mi rispetta ed è buona, ma i Mangiatori di Pecore (Sheepeaters) non sono la mia gente; loro possono razziare, ma io non sono responsabile per loro, io sarò responsabile soltanto per i Bannock.


Fort Bridger

I Boise e i Bruneau sono poveri, loro non possono viaggiare in terre lontane, loro non hanno cavalli per cacciare i bufali, ma sono indiani buoni e sono miei amici”. Il capo era quindi propenso ad entrare nella Riserva ma chiedeva il permesso per la sua gente di andare stagionalmente nelle pianure per cacciare i bisonti; inoltre chiedeva di poter spingersi nelle Camas Prairie per scavare radici con la sua gente; infine ricordava che il suo popolo avrebbe raggiunto la Riserva soltanto in primavera. Alla fine venne stabilita una data precisa: il primo giugno 1868 inoltre, il 21 agosto 1867, il capo Bannock John si disse disposto a contattare gli Sheepeaters per indurli ad accettare i termini del Trattato. A difesa degli indiani si pose anche un cittadino di Eagle Rock (Idaho), Robert Anderson, il quale ricordava i vergognosi maltrattamenti subiti dai Bannock e dagli Shoshoni del territorio. In una lettera al maggiore W.J. Cullen di Washington, l’Anderson dichiarava apertamente che gli indiani non avevano mai ricevuto niente dalle autorità governative; inoltre diceva che Tahgee e la sua gente, “pur essendo amichevoli con i bianchi”, si lagnavano continuamente per il trattamento subito e ricordava che, “mentre loro non ricevevano alcun aiuto, i Sioux e le altre tribù continuavano ad essere continuamente riforniti di armi e vettovagliamenti”. Ancora nel settembre 1868 Tahgee e i suoi non avevano ricevuto alcuna notizia da parte del Governo e il capo dovette spingersi nuovamente nelle pianure, al fianco degli Shoshoni orientali, alla ricerca di cibo. Quando la Indian Peace Commission si incontrò a Laramie (Wyoming), nel maggio 1868, i membri decisero di spedire il generale C.C. Augur per negoziare un Trattato con gli indiani “Snakes, Bannacks ed altre tribù lungo la linea della Union Pacific R.R. nello Utah”. Le due tribù dovettero allora incontrarsi, il 15 maggio a Fort Bridger, con il generale Augur, ma l’incontro si sarebbe tenuto soltanto due settimane dopo per vari intoppi; infine, il 3 luglio ebbero inizio i lavori.


Captain Jim e Yan Maow

Erano presenti gli Shoshoni orientali e “il grosso della tribù Bannock sotto Aggie (evidentemente Tahgee)”. Washakie si disse molto felice che il Governo americano fosse ora disposto circa a trattare con la sua gente, ricordando però che gli Shoshoni volevano soltanto il paese del Wind River; mentre Tahgee voleva vivere nelle terre della Porte Neuf Country e nelle Kamas Plains. Quando al capo dei Bannock venne proposto di andare a vivere con gli Shoshoni orientali, lui rispose, “noi siamo amici degli Shoshones e cacciamo spesso con loro, ma vogliamo una casa tutta per noi”. Il giorno successivo i capi avrebbero firmato il Trattato di Fort Bridger. Nel suo rapporto il generale Augur avrebbe ricordato che le “bande miste di Bannocks e Shoshones” “non avevano mai ricevuto un centesimo dal Governo”. Il Trattato di Fort Bridger sarebbe stato estremamente importante per la storia indiana ma, ancora una volta, sarebbero stati gli indiani a non mantenere la parola data? Basti pensare che uno degli articoli più controversi fu la stesura dello stesso Trattato dove troviamo le parole “Camas Prairie” distorte in “Kansas Prairie”. Il documento sarebbe poi stato firmato, il 24 febbraio 1869, dal Presidente Andrew Johnson. I Boise entrarono prepotentemente sulla scena storica il 20 agosto 1854, quando divennero i principali artefici del famoso “Ward Massacre”, dove 19 emigranti vennero massacrati dagli imbestialiti guerrieri della banda. Il Massacro ebbe luogo nelle vicinanze di Caldwell, a ovest di Boise City e nelle vicinanze del confine con l’Oregon. Numerosi attacchi indiani si erano abbattuti ad intermittenza contro le carovane di emigranti dirette in California e nell’Oregon, ciò avrebbe provocato l’invio, da parte del Governo, di Agenti Indiani per trattare con i gruppi Shoshoni e Bannock del territorio. Il “Ward Massacre” avrebbe portato alla visita del territorio di Fort Hall dell’Agente Speciale Nathan Olney, il quale dichiarava che gli “indiani Serpenti” erano circa 3 mila anime divisi in tribù, e comprendenti circa 1.500 “Serpenti del Green River”, circa 1.200 “Serpenti di Fort Hall” – di cui circa 200 Bannock -, e circa 300 indiani Too-koo-keys o “Sheepeaters”.


Costretti a Fort Hall

L’avanguardia della carovana diretta nell’Oregon era approssimativamente a circa 25 miglia sud-est da Forte Boise, nella pianura dello Snake River, a est dell’attuale Caldwell, quando una banda guerriera, composta da circa 30 Shoshoni (Boise), si avvicinò ai cinque carriaggi guidati da Alexander Ward, che aveva con sé una ventina di emigranti. Un indiano avrebbe tentato di rubare un cavallo, minacciando un uomo con le sue armi. I bianchi spararono e uccisero l’indiano ed allora i guerrieri si scatenarono, massacrarono il Ward e parecchi emigranti, poi stuprarono e torturarono alcune donne infine, stando alle fonti, gli indiani avrebbero appeso per i capelli alcuni bambini sopra dei fuochi ardenti. Un ragazzo tredicenne, Newton Ward, venne brutalmente ucciso a colpi di frecce ma il suo quindicenne fratello, William, pur colpito da una freccia che gli aveva trapassato un polmone, riuscì a scampare al massacro e a sopravvivere. Il giovane riuscì a nascondersi in una radura erbosa e poi vagare per cinque giorni prima di poter raggiungere Fort Boise. Nello stesso momento un gruppo di sette emigranti, sotto la guida di Alex Yantis, stavano cercando alcune vacche che si erano allontanate dalla carovana, quando tornarono si resero conto del triste massacro e “rivestirono di vimini” il corpo del povero Newton Ward, furono anche essi assaliti dagli indiani e uno di loro perse la vita combattendo (un certo Amens), poi si dettero ad una precipitosa fuga verso Fort Boise.


Danzatori Shoshoni ad una cerimonia

Gli indiani razziarono 46 vacche e cavalli e rubarono circa 2 mila dollari in soldi e vettovagliamenti degli emigranti. Quando giunsero sul luogo del massacro – due giorni dopo -, i 18 bianchi ben armati poterono soltanto seppellire i corpi mutilati degli emigranti. Oltre all’Amens gli indiani uccisero 18 emigranti, alcuni assalitori sarebbero stati feriti, ma non abbiamo a disposizione notizie sicure sulle loro perdite. Mentre il Governatore Ballard si complimentava con l’esercito e la polizia per l’ottimo lavoro svolto, ordinava di “trattare gli indiani come prigionieri militari”. Era una affermazione che ben delineava le precedenti azioni militari delle truppe; nonostante ciò le uccisioni e le depredazioni continuavano su ambo i lati. Nel marzo 1868 un bianco ed un cinese furono uccisi sulla strada che da Boise portava a Silver City; in maggio due bianchi vennero assaliti e feriti. I militari contrattaccarono e, sull’Owyhee River assalirono un accampamento massacrando l’intera banda composta da “34 persone”, incluso donne e bambini. Dopo qualche sporadico scontro lo stato di guerra sarebbe terminato in agosto, e le perdite indiane furono notevoli ma non quantificabili. Diversi prigionieri nativi erano ancora detenuti a Fort Boise, ma alcuni sarebbero riusciti a fuggire il 16 luglio, poi, in novembre, parecchi prigionieri furono internati nella Riserva. La nuova Riserva restava comunque troppo pericolosa per gli indiani dell’Idaho. In marzo un indiano, chiamato Bruneau Jim, veniva ucciso da un bianco (John Brody) mentre stava cercando di difendere due donne indiane dal tentativo di stupro del Brody e dei suoi compagni. Il bianco venne accusato di “omicidio preterintenzionale”, ma ben due Giurie non riuscirono a condannarli e il Brody fece allora perdere le sue tracce fuggendo dal territorio. Il Commissario Indiano poté soltanto riconoscere la crescente ostilità dei coloni nei confronti degli indiani, richiedendo immediatamente una Legge che potesse difendere i nativi dai crimini operati dai bianchi.


Indiani a lavoro a Fort Hall

Nel frattempo il Governatore Ballard inviava l’agente Hough alla ricerca degli indiani del fiume Bruneau, erano 24 Shoshoni del gruppo Bruneau che stavano passando l’inverno nella zona a circa 25° sottozero. I Bruneau erano allo stremo, senza cibo e vestiario, i giovani non potevano muoversi avendo vecchi ammalati che rischiavano seriamente la vita; le truppe li caricarono sui carri e li portarono a Boise, dove furono messi sotto le cure dell’agente Powell. Alle truppe giunsero notizie di depredazioni operate da alcune bande di “Serpenti” sull’alto corso del fiume Weiser; il comandante di Fort Boise dovette organizzare immediatamente una spedizione punitiva, era il 19 agosto. L’operazione ebbe buon esito e il capitano James B. Sinclair ritornò alla base con 41 indiani, di cui 13 uomini, era la banda di Eagle Eye (Occhio d’Aquila); inoltre, vennero requisiti 21 cavalli e grandi quantità di radici essiccate e salmoni appena pescati, usati poi come alimenti dalle truppe “per gli ultimi venti giorni di viaggio”. Gli indiani erano furiosi, avevano perso tutte le scorte alimentari e, qualche giorno dopo, ad un Consiglio di Pace, il Governatore Ballard si rese conto che la banda di Eagle Eye non era da ritenere ostile, così soddisfece le loro richieste permettendogli di ritornare nella valle del Weiser. Fu un grave errore, infatti, qualche tempo dopo la banda di Eagle Eye venne nuovamente accusata di depredazioni contro gli insediamenti coloniali del Weiser, solo allora inviò un dispaccio all’agente Hough per mettersi in movimento e catturare questi nativi ribelli.


In esplorazione

Questa banda avrebbe continuato le incursioni nel territorio per almeno un paio di anni, fin quando venne costretta ad entrare nella Riserva. L’anno 1868 fu particolarmente duro per gli indiani di Fort Hall; l’agente di Boise continuava a richiedere forniture ed alimenti sufficienti per sostentare i 283 indiani Boise e i circa 300 Shoshoni Bruneau stabiliti in un accampamento sul fiume Boise. Gli Uffici di Washington non intervennero comunque e così, due mesi dopo, l’agente Hough si lamentò presso il Governo per il fatto che gli indiani della Riserva stavano patendo la fame. Fu allora che i due gruppi abbandonarono la Riserva alla ricerca di cibo. Il Ballard non si sarebbe perso d’animo, avrebbe recuperato i 15 mila dollari per aiutare gli indiani e convincerli a rientrare nella Riserva; inoltre decise di inviare l’agente Powell sul corso del fiume Snake per convincere altri gruppi nativi ad entrare nella Riserva. Il 14 gennaio dell’anno successivo, presso King Hill, il Powell, nel suo Rapporto, avrebbe dato una accurata descrizione delle varie piccole bande che vagavano ancora nell’Idaho meridionale. Gli indiani vennero contattati e dopo varie obiezioni si dissero disposti ad incontrarsi in primavera con le autorità americane. Sul Rock Creek il Powell avrebbe incontrato 12 leaders (“wickaups”) che dichiararono di non riconoscere alcun capo supremo e di essere disponibili ad entrare nella Riserva. Nel Rapporto del Powell si diceva che gli indiani avevano razziato almeno 60 capi di bestiame (bovini) nel territorio, e che i coloni chiedevano insistentemente all’Indian Department di essere risarciti delle depredazioni subite.


Le bande dei Boise e dei Bruneau nella riserva

Il Powell continuava dicendo che, presso Malad City, era entrato in contatto con alcuni gruppi di “indiani del nord-ovest” facenti parte della banda di Pocatello, ma il grande capo non era presente perché stava cacciando sulle Wind River Mountains con Tahgee e la sua banda. Nel frattempo, da Washington, arrivava l’ordine di deportare nella nuova Riserva tutte le bande dei Boise e dei Bruneau. Un’altra preoccupazione era rappresentata da una epidemia di morbillo che aveva colpito questi gruppi e stava imperversando nell’accampamento, così il Commissario decise di far vaccinare gli indiani anche contro il vaiolo in quanto, “entrambe le malattie colpiscono maggiormente le persone di pelle scura rispetto a quelle di pelle bianca”. Venivano intanto inviate truppe, ma i gruppi sparsi di Boise e Bruneau non furono certamente felici di abbandonare le loro terre natie; il Governatore così descrisse il loro stato d’animo: < < Sono gli indiani migliori che abbia mai visto, vogliono vivere in pace con i bianchi e combattere al loro fianco come alleati >>, erano indiscutibilmente indiani buoni che mai avevano “creato danni ai bianchi”; erano stati “buoni servitori che avevano lottato contro i Serpenti ostili ed avevano mostrato sempre comportamenti esemplari”. Le ostilità sarebbero terminate il 13 marzo 1869, quando parecchi carriaggi lasciarono Boise City per raggiungere la Riserva, vi erano soldati e indiani “prigionieri”.


Un gruppo familiare

Comunque, alcuni gruppi avrebbero rifiutato lo spostamento forzato, volevano continuare a vivere come ai vecchi tempi, vagando nelle terre desertiche dell’Idaho meridionale, fra questi alcune bande di “pacifici e amichevoli indiani Sheepeaters del Wood River e la banda di Eagle Eye del Weiser River”. L’incarico di convincere i gruppi del Weiser venne affidato a Walter Mason, ma il capo non aveva alcuna intenzione di muoversi e di unirsi ai Boise e ai Bruneau nell’Idaho orientale; la sua gente preferiva vivere libera e sostentarsi con la pesca lungo il fiume, anzi, chiedeva a gran voce un colloquio con il “Grande Padre bianco”. L’agente Powell impiegò 29 giorni per deportare gli indiani a Fort Hall, e trovò grande difficoltà nel radunarli e concentrarli in una determinata località visto che erano dispersi nel territorio alla ricerca di alimenti, dediti alla caccia ma, soprattutto, alla pesca dei salmoni. Molti indiani preferirono disperdersi e così sorsero seri problemi che obbligarono il Governatore ad inviare in aiuto il capitano J.W. Porter, il cui compito divenne quello di catturare i Boise e i Bruneau che fuggivano. Molti furono ritrovati nelle terre comprese tra Boise City e Clark’s Ferry, ed i loro capi dichiararono di essere disposti ad entrare nella Riserva soltanto il 15 aprile, ben sapendo del pericolo incombente, senza scorta militare avrebbero potuto essere attaccati dai coloni. Gli indiani si dissero allora disposti ad entrare nella Riserva, ma il problema rimaneva comunque per i “rinnegati” (come li chiamavano i militari) Bannock, Boise e Sheepeaters che vagavano ancora nella Big Camas Prairie. Nel frattempo molti indiani Bannock e Shoshoni erano entrati nella Riserva, ma mancavano ancora i grandi leader Tahgee e Pocatello, impegnati a cacciare nelle pianure del Wind River. Il Governatore Ballard visitò Fort Hall per dare inizio alla ricerca di campi da coltivare, per costruire alcuni edifici da adibire a Quartier Generale, e inoltre incaricò il Powell di acquistare un centinaio di bovini per sfamare gli indiani. Indiscutibilmente i sei anni intercorsi fra il 1863 e il 1869 furono particolarmente avventurosi per gli indiani dell’Idaho meridionale, ma non bisognava dimenticare che nel territorio giravano voci che parecchie coperte infettate dal vaiolo erano state distribuite all’interno della Riserva. Ora mancavano soltanto alcune bande, fra queste quella di Tahgee che, stando al generale Augur, si trovava ancora sul Wind River; ma il capo, resosi conto del pericolo incombente per la sua gente, che perdeva continuamente i suoi territori di caccia, dichiarava, “io non so dove andare e neppure cosa fare”. Era questa la triste realtà degli Shoshoni settentrionali e dei Bannock. Trovarono finalmente una casa?

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