La terribile avventura della Carovana Donner

A cura di Sergio Mura

A partire dalla metà del XIX secolo sia la terra che le opportunità di crescita e arricchimento erano diventate abbastanza scarse, quando non inconsistenti, in tutti gli stati orientali degli USA.
Le epidemie di colera erano diventate una costante in molte città dell’est, sovrappopolate e con una cultura dell’igiene giocoforza abbastanza limitata.
Fu proprio allora e in queste miserande condizioni, che le classi sociali meno abbienti, ma incredibilmente anche molti della borghesia, iniziarono a gettare uno sguardo più che speranzoso verso l’Ovest, il West, la frontiera, con tutti i suoi richiami di avventura, spazi illimitati, ricchezza diffusa e a portata di mano e possibilità di rigenerarsi in una nuova, emozionante vita. Migliaia di persone decisero perciò di trasformarsi in pionieri e iniziarono ad imballare e impacchettare tutti i propri averi, pochi o molti che fossero, a stiparli all’interno di un qualsiasi mezzo di trasporto e muoversi con decisione verso il proprio sogno. A Ovest!
George Donner, un agricoltore 65 anni, invece di pensare a godere della piccola agiatezza in cui viveva, era tra quelli che spiccavano per il desiderio degli spazi infiniti del west di cui aveva sentito parlare. Perciò, senza pensarci più di tanto, decise di rispondere con entusiasmo ad una proposta del vicino di casa, un uomo d’affari, James Frazier Reed, che aveva in mano un progetto concreto di trasferimento alla frontiera. James Frazier Reed aveva anche pubblicato un invito ufficiale sulla Gazzetta di Springfield in cui, al grido “Westward Ho!” aveva promesso pubblicamente il viaggio gratuito verso la terra promessa della California per un massimo di otto uomini validi, purché giovani e capaci di guidare una coppia di buoi.


La mappa mostra il percorsa seguito dai Donner

Le famiglie Donner e Reed lasciarono Springfield, in Illinois, il 16 aprile 1846, dirette verso Independence, nel Missouri. Il loro gruppo era composto da trentadue persone. Il viaggio di 2.500 miglia da Independence a San Francisco si prevedeva sarebbe durato all’incirca 4 mesi. Tra la partenza e l’arrivo dovevano essere messi in conto alcuni eventi da sincronizzare perfettamente per garantire la buona riuscita del viaggio, ma sopratutto la salvezza delle vite umane dei partecipanti alla “Carovana Donner”. Per capirci, il viaggio non poteva partire finchè non fossero finite le piogge torrenziali di quel periodo e doveva però raggiungere le montagne della Sierra Nevada anticipando le prime nevi.
Né Donner né Reed erano minimamente preoccupati, dato che pensavano di avere un asso nella manica… avrebbero seguito un percorso nuovo attraverso le montagne. Un percorso proposto da un certo Lansford Hastings, guida carovaniera, scopritore di piste e cercatore d’oro, grazie al quale sarebbero stati in grado di tagliare da tre a quattrocento miglia di viaggio.
Il “Donner Party” prese le sue mosse da Indipendence il 12 maggio senza particolari clamori, dato che era semplicemente una delle migliaia di carovane partite quella primavera. La carovana Donner dovette affrontare piccole e grandi difficoltà fin dal primo momento: alcuni temporali di inusitata violenza resero la pista poco transitabile e quasi paludosa, con gigantesche buche in cui i carri finivano facilmente per impantanarsi e che rendevano l’incedere dei buoi molto lento. I progressi che vennero registrati in quei primissimi giorni furono di appena due miglia giornaliere.


La partenza della carovana

Nonostante l’inizio difficoltoso, con sforzi sempre maggiori e sacrifici individuali che misero le persone in difficoltà, il gruppo riuscì a raggiungere Fort Laramie, a ridosso delle Montagne Rocciose, con una sola settimana di ritardo. Al forte James Reed incontrò casualmente un suo vecchio amico, James Clyman, che si era trovato ad attraversare il Passo Hastings a cavallo. Clyman avvertì Reed a stare particolarmente attento a seguire il vecchio tracciato o i carri non sarebbero mai riusciti a passare il valico! Reed, però, rispettosamente rifiutò il consiglio…
Ripartita, la carovana si spinse decisamente verso il Continental Divide. Il 17 luglio un uomo a cavallo si avvicinò ai pionieri con un messaggio da parte di Hastings in cui esortava gli emigranti ad andare subito a Fort Bridger dove avrebbero trovato Hastings stesso che si sarebbe preso la briga di accompagnarli attraverso un nuovo passo.
Tre giorni dopo, la carovana giunse al Sandy Little River, dove il vecchio sentiero voltava verso nord per attraversare le Sierras ben al di sopra di San Francisco. Mentre la maggior parte dei pionieri non esitavano a prendere la strada conosciuta, Reed rimase convinto che avesse ragione Hastings nel proporre una scorciatoia. Quindi, in ragione di questo convincimento, il “Reed e Donner Party” con i suoi carri undici carri e ulteriori nove che avevano scelto di unirsi a loro presero decisamente verso sud in direzione di Fort Bridger.
Al loro arrivo, però, i Donner-Reed trovarono una tragica sorpresa ad attenderli; Hastings se n’era andato allegramente con un’altra carovana, lasciandoli di fatto senza guida. Una decisione andava presa e senza neppure un momento di esitazione perché i tempi iniziavano a diventare terribilmente stretti, nonostante si fosse ancora in piena estate. Così Reed, nella veste di capo-carovana, decise di andare avanti e portò le 9 famiglie ed i 16 uomini lungo la pista indicata loro da Hastings.


La carovana procedeva nella prateria

La gente rimase sostanzialmente di buonumore per almeno una settimana, visto il perdurare del bel tempo che consentiva di portarsi avanti nel sentiero per almeno 8-12 miglia al giorno… Ma una seconda amara sorpresa li attendeva in viaggio il 6 agosto. Ai Donner venne infatti recapitato un messaggio di Hastings che li avvisava della necessità di trovare subito un sentiero alternativo da lì in poi, dato che quello da lui indicato in precedenza era risultato impraticabile.
Lasciata la pista, i carri cominciarono lentamente e prudentemente a scendere nel canyon. L’incedere attraverso la fitta macchia e i pioppi si fece terribilmente lento e quando la carovana riuscì alfine a raggiungere il Grande Lago Salato, la tabella dei tempi di marcia era saltata, segnando un ritardo di circa un mese e con la prospettiva di 80 miglia di deserto del Great Salt che li attendeva davanti.
Per attraversare il deserto furono necessari ulteriori 5 giorni e alcuni carri, sprofondati fino agli assali nella melma di sale e sabbia, dovettero essere abbandonati, causando ancora ritardi, per via del trasferimento delle merci in altri carri. Non solo, ma anche alcuni buoi furono persi, dato che scapparono via impazziti per la fame e per la sete e morirono nel deserto.
Al di là del deserto, venne fatto un attento inventario dei prodotti alimentari rimasti in dotazione alla carovana e risultò essere abbastanza scoraggiante, inferiore alle attese e non sufficiente, nelle quantità rilevate, a superare con tranquillità le ulteriori 600 miglia di viaggio. A coronare una difficile giornata, quella notte ci fu una prima nevicata, non forte, ma sufficiente a spolverare di bianco le cime delle montagne intorno…
Raggiunsero il fiume Humbolt il 26 settembre e, fatti i conti, quella deviazione finì per costare ai pionieri ulteriori 125 miglia da percorrere. Da quel momento in poi, con i nervi a fior di pelle ed il rischio sempre più forte di restare intrappolati tra le montagne, scoppiarono alcune risse e si guastò l’umore della carovana. Nel corso di una rissa James Reed uccise un avversario e, nonostante si fosse trattato di autodifesa, venne condannato ad abbandonare la carovana. La famiglia di Reed restò nel gruppo degli emigranti e James andò da solo verso la California.


Il lago Truckee

Il 19 ottobre un gruppo di minatori in esplorazione incontrò la carovana Donner a circa 50 miglia dalla vetta delle montagne. Gli emigranti erano stremati e profondamente spossati. Poiché i minatori avevano un buon surplus di cibo, decisero di lasciarne una certa quantità ai Donner. Gli vollero anche assicurare che secondo la loro esperienza il passaggio montano arene rimasto transitabile per almeno un altro mese. Questa notizia sortì l’effetto di rallegrare e confortare la compagnia, ma si rivelò infondata.
Il 31 ottobre il Donner Party era ad appena 305 metri dalle vette granitiche e stava passando lungo il bordo del lago truckee quando iniziò a cadere la neve. La gente venne presa dalla disperazione e si scatenò una sorta di corsa dei singoli carri verso la vetta in un disperato tentativo di salvarsi. Ognuno pensava per se mentre la neve cadeva sempre più abbondante, rendendo persino difficile guardare davanti. La stanchezza delle donne e dei bambini impose la decisione di arrestarsi per passare la notte. Fu una notte terribile per tutti, mentre la neve cadeva senza sosta. Il mattino successivo gli uomini si resero conto che era impossibile proseguire; tutto intorno era ricoperto da uno strato di neve così alto che i carri non sarebbero riusciti nemmeno a muoversi. I Donner erano arrivati sul posto con un giorno di ritardo e quel giorno sarebbe stato fatale!
Nei successivi quattro mesi, gli ottantuno uomini, donne e bambini rimasti trascorsero il tempo divisi tra due baracche abbandonate e alcuni ripari di fortuna costruiti al meglio delle possibilità. I bovini erano stati tutti uccisi e a metà dicembre erano stati già mangiati.


La prima neve rese impossibile proseguire

Un primo uomo era morto di malnutrizione. La gente cominciò a mangiare i ramoscelli, pezzi di corteccia, e cuoio bollito.
Nella disperazione, un gruppo di nove uomini, cinque donne e un ragazzo di dodici anni, imballate le poche razioni disponibili, con delle rudimentali racchette da neve decise di provare ad attraversare il passaggio montano per chiedere aiuto in California.
Decisero di chiamarsi “Forlorn Hope”. Nove giorni più tardi si accorsero di essersi persi tra le montagne coperte di neve. Completamente senza cibo per ulteriori tre giorni e sul punto di morire di fame, il gruppetto decise di tentare di comune accordo la sorte con un’estrazione che avrebbe deciso chi si sarebbe dovuto sacrificare per consentire agli altri di sopravvivere.
Patrick Dolan fu il designato dal destino per morire, ma nessuno degli altri ebbe il coraggio di ucciderlo. Ci pensò, però, la fame! A morire furono in tutto 3 ed i restanti 10 componenti del “Forlorn Hope” macellarono i loro compagni morti, poi ne avvolsero le parti, etichettando accuratamente i pacchetti in modo che nessuno rischiasse di mangiare i propri parenti. I due indiani che avevano accompagnato il gruppo come guide rifiutarono il “cibo orribile” e scomparvero nel bosco.
Diciotto giorni dopo la partenza dal campo principale, sei sopravvissuti del “Forlorn Hope” incapparono in una baracca e poterono raccontare ai padroni quello che gli era accaduto. Fort Sutter venne immediatamente informato di quanto stava accadendo al lago Truckee, ma nonostante l’urgenza, occorse quasi un mese prima che una spedizione di soccorso riuscisse a raggiungere i disperati del Donner Party.


Due dei sopravvissuti del Donner Party

Il 19 febbraio, la squadra di soccorso trovò quarantotto sopravvissuti al campo. Vari corpi erano stati lasciati sulla neve e coperti con delle trapunte. Nessuno al campo principale era stato ancora costretto a compiere atti di cannibalismo, riuscendo a mantenersi vivi con una specie di brodaglia in cui venivano immersi pezzi di cuoio. Ma questa situazione non sarebbe durata a lungo. Ci vollero, infatti, ben 4 spedizioni e 2 mesi per riuscire a salvare tutti e nel frattempo anche al campo base i disperati si diedero al cannibalismo La risoluzione nobile non sarebbe durato. Se ne accorse James Reed che guidò la seconda della 4 spedizioni, trovando sparpagliati nella neve pezzi di corpi umani.
Reed fu clamorosamente fortunato, sua moglie e tutti e quattro bambini erano sopravvissuti alla terribile prova.
Tutti i Donner, invece, ad eccezione di un bambino, morirono.
Delle 87 persone che avevano iniziato iniziato l’avventura verso il nuovo passaggio per California 41 erano morte.

Commenti

2 Risposte a “La terribile avventura della Carovana Donner”

  1. inde, il 9 giugno 2009 10:02

    A proposito della vignetta:dove si vede che anche centosessantanni fa buongusto e decenza erano merce sconosciuta.Inoltre:segnalazione bibliografica nell’appositp topic.Indé

  2. Sartana, il 11 giugno 2009 21:54

    la cosa “ironica ” per molti versi della Vignetta e che mostra fra i “cannibali ” due Indiani,,la dove invece leggendo l articolo , sui Donner Risulta che , Le due guide indiane “i cosidetti selvaggi”
    si rifiutarono di mangiare carne umana a differenza dei “civilizzati” coloni

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