I Pawnee

A cura di Sergio Mura

Sui Pawnee si è sempre detto poco e talvolta persino a sproposito, al punto da ingenerare un equivoco diffuso tra gli appassionati di storia del west secondo il quale si sarebbe trattato di una tribù di “indiani cattivi”, compromessi brutalmente dal contatto con gli uomini bianchi e persino schierati con loro contro gli altri indiani. Un’icona che richiama questo concetto è il cameo in cui i Pawnee appaiono in “Balla coi lupi”, il famosissimo film con Kevin Costner. Lì, in quei brevi minuti, i Pawnee sono istantaneamente assimilati all’idea dei cattivi.
La realtà, però, è come sempre molto più complessa di una sintesi cinematografica e, stavolta, è più benevola e ci mostra i Pawnee come un popolo assolutamente non differente da tanti altri delle grandi pianure.
La nazione dei Pawnee era di ceppo “caddoan” e deve il suo nome (attribuito, come sempre, da altri popoli), forse, al termine “parika”, corno, con il quale si usava descrivere la particolare modalità di mantenere l’acconciatura, con il cranio completamente rasato sui due lati e con una sola striscia di capelli che, ingrassati debitamente, erano in grado di assumere forme diverse che ricordavano il corno, curvo e ripiegato indietro.
Gli indiani Pawnee definivano se stessi con il termine “Chahiksichahiks” che significa semplicemente “il popolo”. Anche in questo caso gli indiani venivano chiamati con nomi attribuiti loro da altri gruppi, mentre definivano se stessi in modo sempre identico con la parola “popolo” o “gente”.


As-Sau-Taw-Ka (White Horse)

Erano un popolo gioioso e amavano le scelte ponderate. Nel generale movimento delle genti caddoan verso nord-est, i Pawnee furono quelli che se la presero più comoda, facendo parecchie tappe e mantenendosi divisi in numerosi gruppi di dimensioni contenute. Alla fine, dopo un periodo di tempo veramente lungo, i Pawnee arrivarono alla loro destinazione principale, la valle del Platte, nel Nebraska, e lì conquistarono sul campo il diritto a vivere e cacciare, allontanando con la forza un altro popolo di cui, però, non si dice il nome.
Una cosa è certa: quando le tribù siouan arrivarono nella zona del Platte, trovarono i Pawnee ben sistemati secondo la loro classica disposizione tribale. Gli Skidi si sistemavano a nord-ovest; i villaggi dei Pitahauerat erano posizionati a valle; i Chaui erano nel mezzo; i Kitkehahki si trovavano a monte.
Le prime tracce dei Pawnee risalgono al 1541. In quel periodo sarebbero stati in qualche modo visitati da Coronado nella famosa spedizione di De Soto, ma non ci sono prove certe che si sia trattato veramente dei Pawnee, anche se la collocazione geografica dell’evento, la Quivira (territorio Wichita), è credibile.
Si dice che anche i primi esploratori francesi abbiano avuto modo di visitare i villaggi dei gruppi aderenti alla federazione Pawnee e alcuni di loro, Tonti e La Harpe, hanno anche descritto accuratamente il luogo dell’incontro.
Tra il XVII ed il XVIII secolo le tribù della confederazione dei Pawnee fu vittima di alcuni episodi collegati al diffondersi della schiavitù. Sia pure senza conseguenze gravi, i Pawnee venivano talvolta catturati da altre tribù e ceduti ai mercanti bianchi che li rivendevano altrove, talvolta insieme a Neri.


Una famiglia di indiani Pawnee

Nel New Mexico i bianchi fecero conoscenza dei Pawnee fin dai primi decenni del XVII secolo, quando gli indiani assaltavano le aziende dei coloni alla ricerca di cavalli e le autorità spagnole di quei territori ebbero il loro bel da fare per cercare di mantenere la pace tar i due popoli.
Per una certa parte del XVII e del XVIII secolo i Pawnee riuscirono ad evitare gli effetti peggiori del contatto con i bianchi, specialmente per un colpo di fortuna, collegato alla mancanza di contestazioni tra francesi e spagnoli sulla proprietà delle terre degli indiani. Purtroppo, già ad un certo punto del XVIII secolo, il contatto non si potè evitare ancora e quasi subito dopo iniziarono le morti per malattie stranissime a cui gli indiani non erano abituati. Alla riduzione della popolazione, per giunta, si associava una consistente perdita di controllo sul proprio territorio e di capacità difensiva contro attacchi di altre tribù nemiche.
I veri cambiamenti, però, occorsero con il famoso “Louisiana Purchase”, ossia la cessione dell’enorme territorio allora chiamato Louisiana agli Stati Uniti… Fu da quel momento che i Pawnee entrarono in contatto, e anche con una certa frequenza, con i commercianti bianchi a St Louis. A quel tempo il territorio dei Pawnee era compreso tra il fiume Niobrara a nord e il Praire Dog Creek a sud; era chiuso a ovest dai territori di caccia dei Cheyenne e degli Arapaho e ad est da quello degli Omaha a nord del Platte e degli Oto e dei Kansa a sud del Platte.


Padre e figlio, due generazioni a confronto tra i Pawnee

Tra l’altro, c’era la pista per il sud-ovest che attraversava le terre dei Pawnee e questo li portò ancor più a contatto con i bianchi e questo portò parecchie trasformazioni, alcune delle quali per nulla positive. Questo nonostante un’evidenza inconfutabile: i Pawnne non fecero mai guerra agli Stati Uniti e, anzi, all’esercito dei bianchi ebbero più volte modo di chiedere aiuto per allontanare i provocatori dal loro territorio!
Accettare in maniera fiduciosa i trattati dei bianchi portò rapidamente i Pawnee sulla pista della perdita della propria identità, dell’autonomia e della capacità di sostentarsi autonomamente, tutte problematiche comuni alle tribù che hanno vissuto nelle riserve.
Al primo trattato firmato, nel 1812, fece seguito quello di Fort Atkinson (Council Bluffs, Iowa) del 28 settembre 1825 con cui i Pawnee riconobbero e accettarono la supremazia della nazione americana. Nel 1833 un nuovo trattato consentì agli americani di prendere possesso di tutte le terre dei Pawnee allora situate a sud del Platte River.
Seguirono ulteriori trattati e accordi con cui i Pawnee vennero lentamente ma inesorabilmente privati di ogni loro terra ancestrale, finché nel 1876 il governo americano stabilì di trasferire tutti i gruppi tribali in Oklahoma, nel Territorio Indiano dove nel 1892 sarebbero infine diventati cittadini americani a tutti gli effetti.
Una classica pettinatura Pawnee
L’organizzazione tribale dei Pawnee era sostanzialmente basata sulle comunità che popolavano i singoli villaggi. In ognuno di essi erano custoditi gli oggetti sacri e vi era la presenza di un uomo di medicina che si prendeva cura dei rituali sacri e delle cerimonie. Il capo del villaggio era dotato di un’autorità ereditaria e che veniva usata per guidare la comunità in tempo di pace; in genere era dotato di buone capacità di leadership, dato che quasi nulla poteva essere imposto alla comunità. Dal capo ci si aspettava la massima generosità possibile nei confronti dei poveri e dei deboli, ma gli si consentiva di avere dei collaboratori da lui scelti che alleggerivano i compiti a cui doveva dedicarsi. La guida della tribù era suddivisa tra il consiglio del villaggio e il capo e questi due poteri si sostenevano l’un con l’altro nell’interesse della comunità. Ancor più in alto si collocava il consiglio tribale a cui aderivano i vari raggruppamenti che in esso erano rappresentati dai capi dei diversi villaggi.
I vari consigli tribali si riunivano in un consiglio di confederazione in cui si prendevano le decisioni più rilevanti per tutta la nazione Pawnee.
I gruppi di guerra sfuggivano normalmente al controllo dei capi villaggio o dei capi tribù, dato che i giovani guerrieri – come nelle altre nazioni indiane – amavano riconoscersi in loro come autorità a se stanti. La caccia, invece, era riconosciuta come attività di tutta la tribù ed era pertanto coordinata dall’autorità del tempo di pace il cui principale compito era quello di mantenere l’ordine, impedendo gli slanci troppo entusiastici dei giovani e coordinando i cacciatori in modo che vi fossero prede per tutti. La carne dei bisonti veniva in parte ritagliata in fettine sottili che venivano fatte seccare e conservare in diverse forme per il futuro.
I Pawnee erano anche dei valenti agricoltori che sapevano mettere a frutto la semi-stanzialità dei villaggi, coltivando mais, zucche e fagioli. Il mais, in particolare, era considerato un bene sacro e ad esso erano collegate alcune importanti cerimonie religiose.
Le tribù annoveravano anche notevoli artigiani che erano dediti alla realizzazione di cesti e vasi.
Pitture facciali tra i Pawnee
Le famiglie vivevano in particolari capanne ricoperte di terra in grado di essere calde d’inverno e ben fresche d’estate. Una di queste capanne era interamente dedicata alle cerimonie religiose.
Tra i Pawnee gli uomini usavano rasare i capelli in quasi tutta la testa, lasciando esclusivamente una striscia centrale pettinata in maniera da sembrare una specie di corno che veniva rivolto all’indietro. Gli uomini eliminavano tutti i peli della faccia e persino le sopracciglia. Le donne portavano i capelli raccolti in due trecce e coloravano di rosso la riga che separava le trecce stesse.
Il vestiario era particolarmente semplice per gli uomini, ridotto quasi sempre a mocassini e perizoma. Ulteriori coperture, come i gambali, erano riservate a periodi di freddo. Le donne, invece, usavano il classico vestito-tunica o una gonna e una casacca di pelle.
I tatuaggi erano poco diffusi, mentre molto usate erano le pitture facciali.
Le società Pawnee erano matriarcali.
La religiosità del “popolo” era incentrata su numerose e speciali cerimonie in cui, in qualche modo, venivano onorati i corpi celesti e le forze cosmiche. Al vertice teologico dei Pawnee si collocava Tirawa, generalmente chiamato anche “Padre”. Il vento, la pioggia, i tuoni e i fulmini erano considerati come suoi messaggeri.
In ogni raggruppamento tribale erano presenti numerose società segrete, collegate a figure animali sovrannaturali. Il compito delle società segrete era anche quello di collaborare a mantenere l’ordine sociale, ma non era indifferente l’aspetto cerimoniale.

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