Tom Horn, la vita e il suo Winchester 1894

A cura di Omar Vicari

L’arma rappresentata in figura conosciuta come “Winchester modello 1894 calibro .30” (nota anche come .30-30 Winchester) numero di serie 82667 è appartenuta a Tom Horn, personaggio famoso della frontiera, scout, detective per l’Agenzia Pinkerton e killer a pagamento per l’associazione degli allevatori di Iron Mountain del Wyoming. L’arma, uscita dalla fabbrica Winchester, può essere stata acquistata da Tom Horn con i profitti, 600 dollari per ogni persona uccisa, che intascava dagli allevatori. Quest’arma meravigliosa, una volta esposta al “National cowboy hall of fame” in Oklahoma City, è ora nuovamente di proprietà della famiglia Irwin.
Sebbene esteriormente il fucile sembri essere in ottime condizioni, l’anima mostra un’eccessiva usura dovuta forse all’uso che ne fecero i fratelli Irwin dopo che ne rientrarono in possesso, oppure perché Tom Horn, come altri gunfighter, usava quotidianamente e in modo ossessivo fare pratica col proprio fucile.
Tom Horn regalò il winchester al suo amico Charles B. Irwin tre giorni prima di essere impiccato a Cheyenne il 20 novembre 1903.
Horn era sospettato dell’assassinio di alcuni razziatori, omicidi avvenuti lungo l’area del Chugwater River (Wyoming) dal 1895 al 1899. La zona era molto conosciuta da Tom Horn poiché vi aveva dato la caccia ai fuorilegge per conto dell’agenzia Pinkerton. A Horn furono attribuiti numerosi omicidi, compreso quello di Isam Dart, sebbene nessuno con prove certe.


Vista dell’area del Chugwater River (Wyoming), teatro delle gesta di Tom Horn

Nei primi mesi del 1901, malatosi di malaria durante la guerra Ispano-Americana, Tom Horn fece ritorno nell’area del Chugwater sistemandosi presso il ranch del vecchio amico John C. Coble.
Spinto dagli allevatori della zona, Horn tornò alle sue vecchie abitudini, quelle di spedire sotto terra i razziatori con un proiettile calibro .30 del suo winchester.
Se quello fu proprio il fucile usato per uccidere il giovane Willie Nickell, un crimine per il quale Tom Horn pagò con la vita, è una questione ancora aperta e dibattuta da almeno un centinaio di anni.

Storia del Winchester modello 1894

Il Winchester 1894 è stato il massimo della tecnologia per quanto riguarda le armi con caricamento a leva. Per lungo tempo, dopo l’introduzione di questo modello, tutti i fucili con lo stesso tipo di carica a leva furono etichettati genericamente come “Winchester”.


Al Sieber, il famoso scout, fu il mentore di Tom Horn

Col modello 1894 fu introdotta una serie d’innovazioni in aggiunta a quelle già presenti nei modelli precedenti. Il più importante fu la leva disegnata per usare cartucce con polvere da sparo “senza fumo”, un prodotto che si era sviluppato da precedenti esperimenti con “cotone fulminante” (fulmicotone), un esplosivo creato con fibre di cotone bagnate con acido nitrico e solforico.
Il fulmicotone era stato scoperto nel 1840 e aveva trovato uso come esplosivo e propellente nei cannoni. Il prodotto non si era rivelato molto stabile per cui dopo i numerosi incidenti nelle fabbriche che lo producevano, il fulmicotone era stato relegato assieme al mucchio d’invenzioni definite promettenti ma non ancora praticabili. Alcuni chimici francesi contemporaneamente ad Alfred Nobel in Gran Bretagna, continuarono a esplorare la possibilità di stabilizzare il fulmicotone quel tanto che potesse essere impiegato in campo bellico. Dopo il 1880, gli esperimenti in tal senso diedero i frutti sperati.


Un’immagine con Crook (in mezzo), Sieber (terzo a destra, in piedi) e Tom Horn (terzo da sinistra, seduto).

I chimici francesi introdussero una sostanza chiamata “Polvere B “, una versione stabilizzata del fulmicotone e con essa, nel 1866, gli armaioli francesi produssero la prima arma militare che utilizzava il nuovo propellente.
Il “Lebel Model 1886” era un fucile in grado di sparare un proiettile di 231 grani poi portati a 197 alla velocità di 2300 piedi al secondo e in grado di sviluppare un colpo mortale verso un nemico alla distanza di 4500 metri. La nuova polvere “senza fumo”, tre volte più potente della tradizionale polvere nera, non lasciava residui di bruciature che potevano ostruire le canne dell’arma e i meccanismi stessi.
L’invenzione della polvere senza fumo fu un’autentica rivoluzione nel campo delle armi da fuoco.


Rough Riders” a Tampa in Florida tra i quali si arruolò anche Tom Horn

La cartuccia calibro .30 non fu considerata in un primo momento la cartuccia ideale per il modello 1894 della casa Winchester.
Il fucile in questione fu prima adattato per cartucce calibro .32-40 e.38-55 a polvere nera tradizionale, ma queste in un secondo tempo cedettero il passo ai calibri .25-35 e .30-30 (proiettile calibro 30 spinto da 30 grani di polvere) caricati con le nuove polveri senza fumo.
La balistica del proiettile calibro .30-30 del winchester 1894 era eccellente. Le prime cartucce erano assemblate con proiettili da 160 grani (1 grano : 0.0648 grammi) che viaggiavano a una velocità di circa 2000 piedi al secondo. Il proiettile, nella sua traiettoria, tendeva a cadere di circa due piedi in 300 yards, ma conservava ancora una velocità di circa 1400 piedi al secondo e una energia sufficiente a uccidere un uomo (una efficienza equivalente per potenza alla carabina M-1 della guerra di Corea del 1953). Volendo fare un paragone con le altre armi del tempo, per esempio il .30-40 Krag-Jorgensen del 1892, il fucile aveva una cartuccia con 40 grani di polvere “smokeless” che spingeva un proiettile calibro .30 e pesante 220 grani.


Glendolene Kimmell, la maestra infatuata di Tom Horn

Quest’arma, tra molte polemiche, fu scelta per le campagne della guerra Ispano-Americana a Cuba e nelle Filippine. Ne furono equipaggiati anche i volontari dei “Rough Riders” del futuro presidente degli Stati Uniti Teddy Roosevelt che attaccarono la collina di San Juan sulla via per Santiago. Fu un massacro; la conquista della collina costò agli americani in vite umane circa 1400 morti, vittime dei difensori spagnoli armati con i fucili Mauser. Questo fatto decretò la fine dei fucili Krag come arma di ordinanza dell’esercito degli Stati Uniti. Da aggiungere che molti dei cavalieri al seguito di Roosevelt, specialmente i cosiddetti “westerners”, tra i quali Tom Horn, preferirono ai Krag il modello Winchester .30-30 1894. Quasi tutti gli uomini del west già dell’introduzione dell’Henry, passando per il Winchester 1866 sino al modello 1894, cacciarono, combatterono e vissero con un Winchester a leva nelle loro mani.
Isam Dart
Per molti anni, la fabbrica Winchester, sapendo dell’affezione di molti loro clienti per il modello 1894 che tuttavia non era disponibile per le tasche di tutti, produsse un fucile più economico con cartucce assemblate con proiettili pesanti solo 100 grani e spinti da un quantitativo di polvere infume di soli sei grammi.
Il Winchester calibro .30-30 modello 1894 è stato in produzione per più di cento anni. A questo fucile appartiene sicuramente l’onore di essere stato l’arma civile di maggior successo nella storia, un’arma come già detto, prodotta per più di cento anni.

Chugwater River County, Iron Mountain (Wyoming), estate 1895

Nessuno avrebbe potuto affermare che non esistevano avvisi in proposito. I pezzi di carta erano stati affissi sulle porte delle case in tutta la vallata del Chugwater.
“Stop al furto di bestiame oppure morire”, quest’appunto era scritto in modo ossessivo su quei pezzi di carta.


La fattoria della famiglia Nickell

William Lewis era uno di quei coloni al quale fu reiterato per due volte l’ammonimento. Lewis viveva in una piccola baracca nelle cui vicinanze aveva costruito un corral nel quale stavano vacche e cavalli presi al lazo nelle vaste terre scarsamente controllate dai baroni del bestiame. Nessuno sapeva da dove venisse. Uomo di temperamento e diffidente di natura, Lewis girava di solito con il fucile in mano.
Willie Nickell
Una volta era stato tratto in arresto per furto di bestiame, ma poi era stato liberato da una giuria composta da uomini che, come lui, sperimentavano ogni giorno la dura vita della frontiera. Il confine che non era lecito oltrepassare, pena la morte, stava nel rispettare gli avvisi che ripetutamente venivano affissi alle staccionate dei corral o alle porte delle case.
Un mattino, alle prime luci dell’alba, fuori del corral, un proiettile sibilò minaccioso accanto agli stivali di Lewis piantandosi sulla terra vicina. Seguì un secondo colpo ma Lewis non poté rendersi conto di dove venisse. Montato sul suo cavallo, Lewis estrasse la pistola e cavalcò il perimetro della sua terra cercando qualche traccia nel tentativo di capire chi potesse aver sparato quei colpi di fucile. Non trovò nulla e nessuno e neanche un bossolo di proiettile.
Pochi giorni dopo, verso mezzogiorno, mentre stava riparando la staccionata del corral, un altro proiettile sibilò sinistro vicino la sua figura.
John Coble
Preso d’istinto il fucile, Lewis sparò un colpo nella direzione da cui credeva potesse essere partito il colpo e subito dopo, a cavallo, fece il giro dei ranch vicini pensando forse a una qualche vendetta di un colono vicino. Sia come sia, la mattina successiva, William Lewis, nell’uscire dal suo corral, fu colpito da un proiettile che lo centrò dritto al cuore lasciandolo stecchito per terra. Un secondo proiettile lo centrò ancora, ma Lewis era già morto.
Due settimane più tardi ci fu un nuovo omicidio e questa poteva essere la prova che non esistevano faide tra i coloni, bensì gli omicidi potevano essere opera di qualche killer pagato da sconosciuti.
Il 2 settembre 1895, Fred Powell lesse sulla sua porta di casa l’avviso che quello era il terzo e ultimo ammonimento.
“Ci sono tre cose che puoi fare: rendere il bestiame rubato o essere ucciso, oppure lasciare il paese immediatamente”. Questo c’era scritto sul foglio ma Fred Powell come Lewis era un tipo tosto, uno che aveva perso un braccio lavorando per la ferrovia, ma che, pur menomato, era un incallito ladro di bestiame. Egli sfacciatamente rubava vacche e cavalli anche ai suoi vicini che certamente non navigavano nell’oro.
Il 10 settembre 1895, Powell, assieme a Andy Ross, un amico, stava tagliando dei salici vicino a un torrente quando un colpo, da lontano disse Ross, lo prese in pieno petto lasciandolo morto per terra.
Il nuovo omicidio ebbe un effetto dirompente tra gli abitanti della valle del Chugwater.
Joe LeFors
Parecchi coloni ebbero il timore che anche a loro sarebbe toccata la sorte di quegli innocenti uccisi nel 1892 durante la guerra della contea di Johnson. I razziatori a seguito di quegli omicidi abbandonarono il campo. Era troppo alto il rischio di marchiare il bestiame in luoghi aperti con un killer professionista appostato e in grado di colpire chiunque. Passando per la valle si potevano vedere i risultati del lavoro di Tom Horn. Baracche ricoperte ormai solo da erbacce abbandonate dai razziatori e lasciate nella prateria dove solo il vento faceva da contrasto a un silenzio irreale.

Tom Horn: la sua storia

Tom Horn nacque nel 1860 a Menphis in una piccola fattoria nella contea di Scotland nel Missouri.
Circa all’età di quindici anni Horn lasciò la casa paterna a causa dell’uccisione del proprio cane.
Lo sceriffo Edwin J. Smalley
L’animale aveva azzannato un ragazzo che lo aveva preso a pugni e per questo il cane era stato soppresso. Il padre aveva rincarato la dose di botte per cui Tom decise all’istante di lasciare la fattoria per dirigersi verso ovest. All’età di sedici anni, in Arizona, Horn entrò in contatto col mondo degli Apache dai quali imparò presto la lingua. Imparò anche lo spagnolo e questo gli permise di percepire un salario come interprete per l’esercito. Probabilmente doveva avere una certa predisposizione per le lingue giacché conosceva anche un po’ di tedesco, sicuramente appreso dal suo mentore Al Sieber durante le campagne contro gli Apache. Probabilmente Horn ha partecipato come interprete alle fasi finali della resa di Geronimo e deve essere stato testimone dei tragici maltrattamenti inferti agli Apache durante il loro trasferimento in Florida.
Dopo la resa di Geronimo, attorno al 1887, Tom Horn, sempre in cerca di nuove emozioni, si trovò coinvolto nella guerra della “Pleasant Valley”, una faida sanguinosa tra la famiglia dei Graham e quella dei Tewksbury. Durante quella faida che costò numerose vite umane nel corso degli anni, Horn fu il vice di Bucky O’Neil, sceriffo della contea di Yavapai e successivamente di Perry Commodore Owens, il famoso sceriffo che uccise quattro membri della famiglia Graham nell’arco di pochi minuti. Dopo di allora Tom Horn lavorò per l’agenzia Pinkerton col compito specifico di scovare i fuorilegge che infestavano i territori del Colorado sino all’Oklahoma.


La giuria che giudicò Tom Horn

Nei primi mesi del 1894, inviato dall’agenzia nel Wyoming per investigare sulle razzie di bestiame, Horn ebbe modo di conoscere per la prima volta John Coble e alcuni altri membri dell’associazione degli allevatori. I piccoli coloni, che li odiavano, stavano puntellando con i paletti i migliori terreni da pascolo del Wyoming meridionale e nel vicino Colorado. Costoro bloccavano gli accessi all’acqua per il bestiame e costruivano le loro fattorie nelle terre dove i baroni tagliavano la loro erba. Molti di questi coloni oltretutto allevavano pecore, osteggiate dagli allevatori poiché ritenute responsabili del totale asporto dell’erba dal terreno. I coloni, dal loro punto di vista non ci vedevano un gran danno nell’appropriarsi di qualche vacca vagante nei pascoli e l’impunità dei furti di bestiame portò col tempo a un aumento del numero dei ladri nella zona. Gli allevatori, avvezzi a essere la classe emergente, si avvidero ben presto che i sistemi legali per arginare i furti non facevano al loro caso. La soluzione poteva essere quella di reclutare qualcuno, in questo caso Tom Horn, che facesse il lavoro sporco per loro, che s’incaricasse di appendere gli avvisi alle porte delle case dei coloni ed eventualmente di uccidere quelli che non rispettavano tali avvisi.


Folla attorno al tribunale di Cheyenne (Wyoming) per il processo di Tom Horn

La paga per Tom Horn era buona, 600 dollari a persona e le sue abitudini di vita erano migliori che non quando lavorava per l’agenzia dei Pinkerton.
E’ stimato che Horn uccidesse tra i venticinque e i trenta uomini durante la sua “carriera” di detective del bestiame. Gli allevatori avevano bisogno di un “angelo della morte “, come Horn sarebbe stato chiamato in seguito, e certamente pochi avrebbero potuto fare un lavoro del genere.
Irrequieto come sempre, nel 1898, Tom Horn si aggregò ai “Rough Riders” nella guerra Ispano-Americana sotto il comando di Teddy Roosevelt, il futuro presidente degli Stati Uniti.
Tom Horn ritrovò nei Rough Riders il generale Leonard Wood “Old Icebox” e lo sceriffo Bucky O’Neill, vecchi amici dei tempi passati in Arizona.
Come Tom Horn, centinaia di uomini del west raggiunsero la Florida per combattere con Roosevelt contro gli spagnoli. A Cuba, i Rough Riders conquistarono a caro prezzo la collina di San Juan poiché i fucili Mauser degli spagnoli si rivelarono migliori dei “Krag” in mano agli americani.
Tom Horn si crede non abbia partecipato ai combattimenti, causa la malaria contratta a Cuba. Il suo vecchio amico Bucky O’Neill si prese una pallottola in pieno volto che lo uccise all’istante.


Giornali dell’epoca con l’annuncio della colpevolezza di Tom Horn

Tornato dalla Florida ancora febbricitante, Tom Horn si accasò presso il ranch di John Coble a Iron Mountain, oggi Furthing (Wyoming).
La notte dl 2 giugno 1899 a Wilcox nella zona sud-orientale del Wyoming, un treno della Union-Pacific fu assalito da alcuni membri del Mucchio Selvaggio di Butch Cassidy tra i quali spiccavano i nomi di Harvey Logan, George Curry, Elza Lay e Sundance Kid. Alle loro calcagna si misero gli agenti della Pinkerton. Gli autori della rapina al treno riuscirono a eludere gli inseguitori, ma Horn non si lasciò sfuggire l’opportunità di guadagnare del denaro extra inseguendo e uccidendo qualcuno dei pesci più piccoli nell’area del “Brown’s Hole”, una zona tra le più selvagge nell’angolo nord-ovest del Colorado (oggi Brown’s Park National Wildlife Refuge, appena sotto la Highway 318).
Tom Horn, recluso
E’ durante questo periodo che Tom Horn prese l’abitudine di porre una pietra sotto la testa della sua vittima di turno. Forse questa è una leggenda, certo è che Tom Horn mirò a instaurare nella regione un clima di terrore. Lo stesso Horn più tardi si sarebbe vantato di aver dato un taglio netto al furto del bestiame nella regione nell’arco di un solo anno. Purtroppo per lui, furono proprio le sue millanterie a portarlo alla rovina.
A Denver e a Cheyenne, nei saloon e nei bordelli che frequentava, spesso ubriaco, aveva la cattiva abitudine di parlare troppo. Si vantava senza reticenze di colpi impossibili sparati a distanza e del clima di terrore instaurato per conto di persone non ben precisate, uomini importanti di cui godeva la protezione.
Nel 1900, mentre era alle dipendenze di John Coble, Horn fece l’incontro con quella che forse era la prima donna della sua vita. Nel suo continuo vagabondare, Horn spesso passava la notte con la famiglia Miller in un ranch vicino a Iron Mountain (oggi Farthing). I Miller erano amici di John Coble ed essi fornivano l’alloggio all’insegnante della scuola del posto, Glendolene Kimmell, una donna proveniente dal Missouri venuta nel west alla ricerca, come ebbe a dire in seguito, di una qualche emozione.


Altra immagine di Tom Horn recluso

Glendolene diceva che la maggior parte degli uomini incontrati nel Wyoming erano un po’ diversi dai coloni conosciuti all’est. Quando Tom Horn fece la comparsa presso il ranch dei Miller, Glendolene riconobbe in lui una specie diversa. A quel tempo Horn era sulla quarantina mentre Glendolene aveva ventidue anni. Dai suoi scritti postumi si evince chiara la sua simpatia verso la figura romantica di Tom Horn.
Glendolene mostrava di possedere anche una certa dose di sangue freddo dato che viveva al centro di una lunga faida tra i Miller e la famiglia dei Nickell, un clan di coloni venuti dal Kentucky e stabilitisi a nord del Chugwater Creek.


Tom Horn è ricondotto in cella dopo il tentativo di fuga. Tante biciclette e il west se ne sta andando…

Il patriarca della famiglia, Kels Nickell, era un veterano delle guerre indiane, un uomo che aveva visto morire il proprio padre per opera dei guerriglieri negli ultimi giorni della guerra civile.
Kels Nickell era un uomo di un certo carattere cui era difficile imporre qualcosa. Anche solo per dispetto, Kels iniziò ad allevare pecore sopra il suo appezzamento di terra. Fedele al suo temperamento, nel 1890, causa un litigio con John Coble sulla questione dell’allevamento degli ovini, Kels ferì in modo grave Coble con un coltello. Quel fatto sanguinoso portò quasi tutti gli abitanti del Chugwater a girare armati. Era chiaro che alla fine qualcuno ci avrebbe rimesso la vita. Discendenti della famiglia Nickell asseriscono che il 10 luglio 1901, alla porta della loro fattoria fu trovato un minaccioso biglietto di avviso, un foglio che “invitava” i Nickell a lasciare la valle al più presto. Chiunque nel paese sapeva cosa era successo a Isam Dart, anche se Dart a detta di tutti era un incallito criminale.
Kels si rifiutava di credere che qualcuno potesse uccidere un uomo, padre di otto figli, solo per il fatto di allevare ovini. Purtroppo Kels non aveva fatto i conti con un individuo come Tom Horn, un uomo cui faceva difetto il sentimentalismo. Otto giorni più tardi, il figlio quattordicenne di Kels Nickell, Willie Nickell, uscì dalla fattoria il mattino presto col cavallo del padre per incontrare una persona alla stazione ferroviaria del posto.
La mattina era gelida e Willie portava il cappello e il cappotto del padre per proteggersi dal freddo.


I fratelli Charles e Frank Irwin presenti all’impiccagione di Tom Horn

Arrivato sul posto, il ragazzo smontò da cavallo e nel momento in cui che spingeva l’animale dentro un recinto, due proiettili calibro .30.-30 lo colpirono alla schiena. Il sangue del giovane, copioso, andò a macchiare il cancello della stazione ferroviaria. Willie, pur colpito, tentò di fare alcuni passi, ma cadde morto alcuni istanti dopo.
Dopo il figlio toccò al padre. Passati alcuni giorni, mentre era intanto al lavoro dei campi, qualcuno sparò tre colpi in direzione di Kels Nickell. Il vecchio colono sopravvisse all’attentato seppure ne uscisse con un braccio malridotto. Kels fu ricoverato presso l’ospedale di Cheyenne, ma durante la su assenza alcuni uomini mascherati uccisero le sue pecore. Alla famiglia Nickell non rimase che lasciare la propria fattoria. L’uccisione di Willie Nickell però era stata un omicidio di troppo e la gente della valle era stanca di quel clima di terrore.
Il nuovo secolo aveva fatto il giro di boa, Cheyenne poteva ormai definirsi una moderna città e i tipi come Tom Horn avevano fatto il loro tempo. Tom comunque asserì sempre di non aver mai sparato a Willie Nickell. Fu chiamato a testimoniare nell’udienza per la morte del giovane e le sue parole sembrarono sincere. Aveva un alibi, disse Tom. Affermò che al momento della morte del giovane Nickell, egli si trovava a circa dieci miglia di distanza dalla stazione ferroviaria di Iron Mountain in sella al proprio cavallo. Le parole di Tom Horn potevano sembrare credibili giacché tutti nella valle sapevano dei contrasti esistenti tra la famiglia dei Nickel e quella dei Miller. Horn, d’altro canto, non era l’unico uomo a girare armato con un fucile. L’inchiesta fece il suo corso ma Tom Horn che forse contava sulla protezione dei suoi amici allevatori, continuò a frequentare senza eccessiva preoccupazione la maestra Glendolene Kimmell e i rodei a Denver oppure a Omaha.


Il “Wyoming Tribune” con l’annuncio della morte di Tom Horn sulla forca

In un saloon di Denver, alle quattro del mattino, del tutto ubriaco, arrivò ad azzuffarsi col campione del mondo dei pesi massimi di allora Jim Corbett che gli ruppe la mascella costringendolo a letto per tre settimane. E’ molto probabile che Horn, sbronzo, possa essersi vantato in una di quelle baldorie del colpo che uccise il giovane Nickell.
Il Deputy Marshal Joe LeFors conosceva Tom Horn da anni. Egli stesso era stato un agente dei Pinkerton, aveva dato la caccia ai criminali del “Wild Bunch” di Cassidy, ma mai era stato un killer a pagamento.
LeFors era uno starno tipo e forse era invidioso per le gesta di Tom Horn. LeFors era convinto che ad uccidere Willie Nickell fosse stato Tom Horn e per averne le prove, LeFors provò a incastrarlo con uno stratagemma.
LeFors disse a Tom Horn di aver ricevuto una richiesta da parte di un gruppo di allevatori del Montana di trovare un uomo sufficientemente esperto che potesse dare la caccia e, se possibile, uccidere i fuorilegge della zona.
I due si incontrarono a Cheyenne l’11 gennaio 1902.
Horn iniziò subito a intrattenere LeFors con le storie inerenti al suo lavoro di detective e killer.
In un attiguo locale, ben nascosti, c’erano il vice sceriffo della contea di Laramie Leslie Snow e lo stenografo Charles Olnhaus. LeFors iniziò a parlare del lavoro in questione, ma scaltramente spostò pian piano la conversazione sull’episodio della morte del giovane Willie Nickell.
Tom Horn, forse per vanto o perché ubriaco, ammise di essere stato l’autore del colpo che uccise il ragazzo, un tiro magistrale, disse, usando il suo winchester modello 1894.


Il corpo di Tom Horn preso in consegna dal fratello Charles Horn

Tom Horn ormai preso dalla foga, ammise anche le uccisioni di William Lewis e Fred Powell vicino Iron Mountain nel 1895. Le parole di Horn furono stenografate di nascosto nell’ufficio del Marshal sito nella sedicesima strada di Cheyenne.
Sulla base della sua confessione, Horn fu arrestato il 13 gennaio 1902 all’interno del bar dell’Inter-Ocean Hotel con l’accusa di omicidio dagli sceriffi Edwin J. Smalley e Richard A. Proctor e dal capo della polizia di Cheyenne Sandy Mc Neil.
L’amico di Horn, John Coble pagò le spese per la sua difesa. La maestra Glendolene Kimmell al processo disse di esser certa che a sparare e a uccidere Willie Nikell era stato Victor Miller e non Tom Horn. Al termine del processo, la giuria trovò colpevole Tom Horn.
Mentre era in cella in attesa dell’appello, Horn e un altro detenuto sopraffecero le guardie e fuggirono per le strade di Cheyenne. La fuga durò soltanto pochi minuti anche perché Horn non riuscì a levare la sicura a un nuovo modello di pistola che aveva preso durante la fuga.
Tom Horn era un uomo del west e aveva dimestichezza con armi del tipo Colt Single Action.
Ripreso, fu riaccompagnato in cella seguito da una moltitudine di gente. Horn passò i suoi ultimi giorni intrecciando una corda per cavalli e scrivendo lettere (una di queste fu spedita allo stenografo con la preghiera, a suo dire, di riconsiderare la falsità di ciò che aveva scritto).
Nei giorni che precedettero l’esecuzione, fu trovata della dinamite sotto la neve accanto al muro della prigione, ultimo tentativo messo in atto dai suoi amici per evitargli la forca.
Tom Horn salì sul patibolo il 20 novembre 1903 sotto gli occhi di una moltitudine di gente.


La tomba di Tom Horn oggi nel cimitero di Boulder (Colorado). Si noti l’errore della data di nascita (Tom Horn è nato nel 1860).

Per l’occasione Horn invitò alcuni amici quali testimoni della propria morte e tra questi i fratelli Charles e Frank Irwin che intonarono la canzone “Life is like a mountain railroad” mentre Horn offriva il capo al boia. Intorno c’era un forte spiegamento di forze di polizia e sul tetto del vicino tribunale fu montata addirittura una mitragliatrice “Gatling” per scoraggiare eventuali tentativi di liberare Horn. Quando il canto ebbe fine, il boia Joe Cahill attivò il meccanismo che fece cadere il corpo di Horn dentro la botola.
Tom Horn, uno degli ultimi eroi di una frontiera ormai sparita se ne era andato. Aveva solo quarantatre anni. Il suo corpo si trova inumato nel cimitero di Boulder nel Colorado.

Appendice :

Il grande allevatore e amico di Tom Horn, John Coble, nel 1903 vendette le sue proprietà al socio Henry Bosler. Più tardi i due uomini si accusarono a vicenda di frode e la cosa andò avanti sino alla corte suprema del Wyoming. Coble perse la sua fortuna e nel tempo andò a lavorare come sovrintendente in un ranch del Nevada.
Il 4 dicembre 1914, a seguito di una forte depressione, John Coble entrò nel bar del Commercial Hotel a Helko nel Nevada. Chiese un foglio e una penna, poi si ritirò in uno dei bagni per signora. Scrisse una lettera a sua moglie, quindi con una Smith &Wesson .32 si cacciò una pallottola in testa.
In quanto a Glendolene Kimmell, tra il 1904 e il 1907, la donna tornò nel Missouri presso la casa dei genitori, dove rimase sino al 1913 lavorando come stenografa.
Glendolene non si sposò mai e morì all’età di settant’anni il 12 settembre 1949.

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