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Nelle terre degli Ottawa

A cura di Armando Morganti

Con i Chippewa e i Potawatomi, gli Ottawa, nel XV secolo, provenienti da terre dell’est, raggiunsero i territori a est del lago Huron; ma mentre gli altri due gruppi si spinsero ulteriormente verso occidente, fino a stabilirsi nelle zone di Sault Marie, gli Ottawa rimasero nelle vicinanze del fiume Francois per poi espandersi anche sulle grandi isole del lago Huron, pur considerando sempre l’isola di Manitoulin come la loro patria originaria. Negli anni successivi gli Ottawa avrebbero poi occupato anche Mackinac, nel Michigan superiore (1630-40); a partire dal 1649, pur subendo gli attacchi irochesi, la tribù cercò sempre di mantenere le sue posizioni.
Intorno al 1651, dovette spostarsi a ovest per raggiungere la Green Bay del Wisconsin e, sette anni dopo, il puntello meridionale del lago Superiore.
Soltanto nel 1670 poterono rientrare a Mackinac, proprio nel momento in cui i francesi, e i loro alleati indiani, furono in grado di respingere gli assalti irochesi; circa venti anni dopo qualche gruppo Ottawa sarebbe ritornato a Manitoulin.
Tuttavia il grosso della tribù rimase a Mackinac fino al 1701, per poi spostarsi nelle zone di Detroit e nella Saginaw Bay, spingendosi infine a sud, fino alle terre dell’Ohio settentrionale e, addirittura, con un villaggio, quello di Venango, nella Pennsylvania occidentale. Fu intorno al 1741 che la tribù raggiunse il basso Michigan, con alcune bande che si spostavano a sud del lato orientale del lago Michigan e altre che si stabilivano nelle zone di Milwaukee per poi diffondersi nell’Illinois settentrionale. I gruppi del Wisconsin e dell’Illinois, al fianco dei Potawatomi (1834) si spostarono a sud-ovest per stabilirsi nell’Iowa e, dal 1846, ormai fusi con i Potawatomi, raggiunsero il Kansas. Le bande di Detroit e dell’Ohio, invece, vennero rimosse nel Kansas negli anni 1831-34 e poi alcuni gruppi si stabilirono nelle riserve dell’Oklahoma. Tuttavia, il grosso della nazione sarebbe rimasto nel nord-est, dove ancor oggi i loro discendenti vivono nel basso Michigan e nell’Ontario meridionale. Agli inizi del XVII secolo gli Ottawa erano valutati in circa 8 mila anime, ma quando le prime epidemie devastarono gli Huron, anche la tribù ne subì le conseguenze. Nel 1768 gli inglesi li valutavano in circa 5 mila anime, ma le successive valutazioni sono poco attendibili e difficili da decifrare, anche perché molti di loro si sarebbero frammischiati con i Chippewa. Un censimento canadese del 1910 parlava di 1.497 indiani Ottawa e Chippewa sull’isola di Manitoulin e sulle Cockburn Islands, di cui circa la metà erano indiani Ottawa.


Al meeting sulle canoe

Negli stessi anni gli Stati Uniti li censivano in 197 unità in Oklahoma, 2.750 nel Michigan con i Chippewa, ma di cui due terzi erano Ottawa, e altri gruppi sparsi di 683 anime, il tutto per una cifra complessiva di 3.465 indiani. Attualmente nel Canada vivono più di 4 mila Ottawa, rappresentati principalmente dai gruppi dell’Ontario, della Cockburn Island, delle isole Walpole e della Manitoulin Island; mentre negli Stati Uniti sembra vivono ancora circa 10 mila Ottawa. Anche se la tribù ha firmato 24 Trattati con gli americani, la maggior parte dei suoi gruppi non ha ancora ottenuto alcun riconoscimento federale dall’anno 1860, questa condizione l’hanno ottenuta soltanto i gruppi dell’Oklahoma, con circa 400 membri, e quelli del Michigan, ma con i Chippewa. I circa 9 mila membri del gruppo del Michigan rappresenta oggi uno dei più grandi gruppi indigeni che ancora non hanno il riconoscimento federale. Il termine “Ottawa” deriverebbe dalla parola indigena “adave”, significante “commercio” o “commercianti”, un termine derivante dal fatto che gli Ottawa hanno sempre avuto un ruolo importante nei commerci ancor prima dell’arrivo dei bianchi. Le variazioni del loro nome erano “Atawawa”, “Odawa”, “Outaouacs”, “Outaoua”, “Tawa”, “Tawaw” e “Utawawea”. Quando questi indiani assunsero un ruolo importante nei commerci con i francesi, quindi prima del 1670, era una pratica comune nel Quebec riferirsi a tutti gli indiani dei Grandi Laghi col nome degli Ottawa. Nel loro dialetto algonchino gli Ottawa, come i Chippewa, si definivano “Neshnabek” o “la gente di Anishinabe”. Gli Huron li chiamavano “Andatahaurat”, “Ondatawnwat” o “Ukuayata”; i Mohawk li conoscevano come “Dewagunha”, i Penobscot come “Udawak”, gli Irochesi in generale come “Waganhae” o “Waganis”, gli Abenaki come “Wdowo” e i Chippewa come “Watawawininiwok”. Gli Ottawa parlavano un dialetto algonchino del ceppo centrale quasi identico a quello dei Chippewa e molto simile a quello dei Potawatomi. Durante la seconda metà del XVII secolo vi erano dalle quattro alle cinque divisioni tribali: 1) i Keinouche o Pickerel; 2) i Kikakon o Kishkakon (noti come “la Gente dell’Orso”); 3) i Nassawaketon (noti come “la Gente della Forcella”, o “la Nazione della Forcella”, o “gli Ottawa de la Fourche”), o Nassauaketon, o Nassauaketon, o Nassauakueton; 4) i Sable o Sinago, noti anche come “Akonapi” o “Scoiattoli Grigi”. Tutti questi gruppi erano divisi in varie bande aventi loro insediamenti. Li elenchiamo. Nel Michigan vi erano i villaggi di Aegakotcheising, Anamiewatigong, Apontigoumy, Cheboygan, Keweenaw, Arbre Croche, Machonee, Manistee, Menawzhetaunaung, Michilimackinac o Mackinac, Central Village, Muskegan, Obidgewong, St. Ignace, St. Simon, Waganakisi (Waganaski o Waganukizze) e Wequetonsing.


In partenza per una breve esplorazione dei dintorni

Nell’Ohio vi erano i villaggi di Agushawas, Blanchard Forche, Meshkemau, Ogontz, Oquanoxa, Roche de Boeuf, Tawa Village, Tandagonie o Dog Village (Città del Cane), Tushquegan o McCarty Village, Waugau o Loups Rapids. Nell’Ontario vi erano Cockburn Island Village, Ekaentoton, Manitowaning, Manitoulin Island, Sheguiandah, Sheshegwaning, Walpole Island o Bkwjwanong, West Bay o Wikwemikong. Nel Wisconsin vi erano Chequamegon, Milwaukee (con i Chippewa), Mitchigami e Shabawywyagun. Altri villaggi Ottawa erano quelli di Kajienatroene, Maskasinik, Nikikouek, Niscak, Otontagen, Ouacheskesouek, Outaouakamigouk, Sagnitaouigama, Talon e Baia del Tuono. Intorno al 1855 gli Ottawa avevano villaggi nel Kansas, il cui principale era quello del fiume Osage, occupato dai gruppi della Blanchard Fourche dei Roche de Boeuf dell’Ohio. Dopo il 1855 nel Michigan restavano soltanto alcuni insediamenti, li elenchiamo: Aegakotcheising, Cheboigan, Plain River, Forte Villaggio, Great Rapids, Great River Valley, Griswold Village, Arbre Croche, Central Village, Old Village, Ottawa Village, e Apple River. Attualmente nell’Ontario canadese vi è la “Nazione della Cockburn Island”, la “Nazione di Sheshegwaning”, la “Nazione della Walpole Island”, la “Nazione della West Bay” e la “Nazione di Wikwemikong”. Attualmente negli Stati Uniti vi sono la “Banda del Burt Lake” (Ottawa e Chippewa), la “Banda Bahwetig”, la “Banda Ottawa”, la “Banda Ottawa e Chippewa” del Michigan, un’altra piccola banda del fiume Ottawa, la “Banda Odawa” e la “Banda Ottawa” dell’Oklahoma. La cultura di questi indiani era simile a quella di tutte le popolazioni del nord-est, ma era soprattutto simile a quella dei cugini Chippewa e Potawatomi, tribù ben più numerose degli Ottawa. Fra il 1615 e il 1673, però, gli Ottawa divennero molto importanti, ma quando gli americani raggiunsero le terre dei Grandi Laghi, nell’Ohio, la loro importanza commerciale e politica era scemata. Ancor prima del contatto con i bianchi gli Ottawa avevano un ruolo primario nelle attività commerciali, che estesero notevolmente con l’arrivo dei francesi, divenendo per loro indispensabili. Con le loro canoe gli Ottawa solcavano i fiumi che dai Grandi Laghi portavano alle postazioni francesi del Quebec, ma anche ai villaggi degli Huron dove sempre trovavano commercianti francesi. Se gli Huron servivano per bloccare gli attacchi irochesi, gli Ottawa erano i veri commercianti e fu così che queste due popolazioni divennero le principali rappresentanti del commercio francese. Nel 1649, quando la Lega irochese distrusse la potenza degli Huron, gli Ottawa dovettero spostarsi più a ovest, ma continuarono a commerciare pellicce con gli alleati francesi. Quando questi ultimi dettero vita ad una grande alleanza per contrastare la Lega, nel 1687, la tribù, affiancata dai discendenti dei vari gruppi Huron, i Wyandot, divenne la principale alleata dei francesi; infine, negli anni successivi, circa i due terzi delle pellicce che raggiungevano le postazioni commerciali di Montreal e Quebec, appartenevano alla tribù Ottawa. Nel 1690 gli Irochesi cercarono di rompere la grande alleanza proponendo una pace separata agli Ottawa e ai Wyandot, i francesi dovettero allora intervenire per invitare gli alleati a Detroit (1701). La loro influenza politica avrebbe iniziato a declinare dopo le numerose sconfitte francesi e l’arrivo degli inglesi nelle terre dei Grandi Laghi, intorno al 1760.
In agguato
In quegli anni saliva alla ribalta il capo Pontiac, il quale si mise alla testa di una grande coalizione indiana per fronteggiare l’avanzata britannica ma, dopo la sconfitta e la morte del capo, sarebbe iniziato il declino irreversibile della tribù. Il primo contatto degli Ottawa con i francesi si ebbe nell’anno 1615 quando, presso la foce del fiume Francois alcuni guerrieri incontrarono Samuel Champlain e i suoi uomini, impegnati a raggiungere un insediamento degli Huron posto presso l’estremità meridionale del lago Huron. Anche se nelle terre degli Huron non mancavano i castori, in quelle più occidentali le risorse erano però immense e gli Ottawa avevano la possibilità di commerciare con le sconosciute tribù del nord e dell’ovest. Il proficuo commercio si intensificò intorno al 1620, quando nelle postazioni giungevano anche le pellicce dei Chippewa di Sault Marie e quelle dei gruppi Cree stanziati più a nord, lungo i fiumi che fluivano nella baia di Hudson. Spingendosi sempre più profondamente a ovest, gli Ottawa e gli Huron raggiungevano le terre dei Winnebago della Green Bay (Wisconsin), proprio nel momento in cui i Chippewa stavano cercando di occupare le terre di caccia di questa popolazioni Siouan. Fu allora che i Winnebago, inferociti dagli attacchi di nemici armati di archibugi francesi portati dagli Ottawa, rifiutarono di commerciare con la tribù e non le permisero di raggiungere i loro villaggi. Gli Ottawa cercarono di trattare, ma fu tutto vano perché i Winnebago massacrarono i loro ambasciatori e, inferociti, si disse che giunsero addirittura a mangiarli. Fu allora che Ottawa e Huron si prepararono ad una nuova guerra ma, nel 1634, grazie all’intervento del Jean Nicolet, si giunse ad una temporanea pace fra le tribù, ciò avrebbe permesso ai francesi di aprire il lago Michigan ai loro interessi commerciali. Nel frattempo gli Irochesi si spingevano a nord per attaccare gli Algonkin e i Montagnais, due popolazioni che i francesi, nel 1610, avevano guidato sul fiume San Lorenzo. Iniziava allora la “Guerra del Castoro” (1630-1700), che avrebbe portato a numerose lotte intertribali e a scontri violentissimi per il controllo delle vie commerciali. Quando, nel 1632, Quebec ritornava nelle mani francesi, gli Irochesi erano già riusciti a bloccare l’itinerario commerciale che passava attraverso la valle dell’Ottawa per raggiungere i Grandi Laghi. Per ristabilire un certo equilibrio i francesi dovettero rifornire di armi da fuoco le tribù alleate.


Di ritorno dalla battuta di caccia

I francesi rifornirono gli Huron, i Tionontati e i Neutrals, ma ormai le terre di queste tribù stavano esaurendo le risorse di castori, ed allora, riforniti di armi, le utilizzavano per impossessarsi dei territori di caccia di altre genti stanziate più a ovest, in particolare nel Michigan meridionale, dove vivevano i Mascouten, gli Assegun, i Fox, i Sauk, i Potawatomi e i Kickapoo. Armati di armi tradizionali le tribù del Michigan ebbero allora bisogno di nuovi alleati per contrastare gli attacchi provenienti dall’est, anche per questo i Mascouten non ebbero alcun problema nell’accogliere i fuggiaschi Assegun. Anche gli Ottawa parteciparono alla lotta. Poiché questo conflitto non interferiva con i commerci delle pellicce i francesi non fecero assolutamente nulla per bloccare la guerra. Poco sappiamo su queste lotte intertribali, ma è accertato che gli Huron non ebbero un ruolo predominante. Nel 1641 gli Huron informavano i gesuiti francesi che circa due mila guerrieri Neutrals e Ottawa avevano distrutto un villaggio degli indiani “Assistaeronon” del Michigan sud-orientale; le loro informazioni parlavano dell’uccisione di tutti i guerrieri della tribù e della cattura di circa 800 donne e bambini.

Comunque quando, nel 1649, gli Irochesi distruggevano la potenza degli Huron, gli Ottawa erano ancora stanziati presso Mackinac; alcuni resti degli Huron avevano trovato rifugio nei villaggi dei Neutrals e dei Tionontati, ma due anni dopo anche queste popolazioni subirono il triste destino degli Huron. Circa un migliaio di Huron e Tionontati riuscirono a fuggire verso ovest per raggiungere le terre degli Ottawa di Mackinac dove, avrebbero dato vita alla nuova nazione dei Wyandot. Nel 1651, nonostante vari tentativi irochesi, i Wyandot e gli Ottawa di Mackinac si mossero verso le isole della Green Bay; nel frattempo i Winnebago, ormai allo stremo a causa dei continui attacchi degli indiani Fox e Illinois, non poterono bloccare l’avanzata a ovest delle due tribù; e neppure riuscirono a resistere ai simultanei attacchi degli Irochesi e, nel 1652, degli Ottawa e dei Wyandot. Dopo un altro assalto irochese (1655), gli Ottawa e i Wyandot evacuarono la Green Bay e, nel 1658, i Wyandot furono costretti a spostarsi verso l’interno per stabilirsi nelle zone del lago Pepin, sul fiume Mississippi.


L’importanza degli scambi commerciali

L’anno seguente si mossero gli Ottawa e raggiunsero le terre di Courte Oreilles, presso i villaggi di Chequamegon e Keweenaw dei Chippewa, sul puntello meridionale del lago Superiore. Oltre a distanziare ulteriormente gli Irochesi, questa nuova posizione permetteva agli Ottawa di migliorare i commerci delle pellicce con gli indiani Cree del nord e di conseguenza mantenere stretti rapporti con i francesi, i quali invitarono le tribù alleate a portare direttamente le loro merci a Montreal, ma con i guerrieri irochesi che controllavano ormai il corso del fiume Ottawa, gli Ottawa e i Wyandot, pur essendo ancora disposti a rischiare, erano frequentemente assaliti dai feroci nemici. Allora entrarono in gioco anche i potenti Chippewa, il che avrebbe permesso loro di formare grandi flottiglie di canoe in grado di respingere gli assaliti nemici. La situazione si stabilizzò, in un certo senso, nel 1658, quando gli Irochesi massacrarono un gesuita francese. La guerra riprese immediatamente lungo il corso del San Lorenzo e due commercianti francesi, ignorando le nuove Leggi, si spostarono verso i Grandi Laghi occidentali, erano questi Pierre Radisson e Médart Chouart, i quali, con una spedizione commerciale di indiani Ottawa, raggiungevano le terre dell’ovest. Questi furono i primi europei a vedere il lago Superiore e il villaggio di Chequamegon, poi conosciuto come La Pointe. I due passarono l’inverno con gli indiani, ma fu una esperienza terribile, si resero conto che in quelle fredde terre gli Ottawa non potevano coltivare nessun cereale e rischiavano di morire di fame essendosi ridotti a mangiare le suole dei loro mocassini. I due viaggiarono in direzione ovest fino a raggiungere i villaggio dei Dakota Sioux del Minnesota, infine, ritornarono a Quebec (1660) dove furono immediatamente arrestati e le loro pellicce confiscate; ormai però la grande qualità delle pellicce del Wisconsin e del Minnesota passava di bocca in bocca. I Dakota Sioux avevano seria intenzione di commerciare con i bianchi e non potevano permettere che le tribù dell’est cacciassero indisturbate nelle loro terre; i Sioux non tolleravano l’arrivo dei Wyandot sul lago Pepin. Dopo varie minacce, nel 1661, i Wyandot preferirono tornarsene a est per stabilirsi a Chequamegon con gli Ottawa. Nel 1659 gli Irochesi distruggevano completamente una flottiglia commerciale dei Wyandot, ma in seguito non sarebbero mai più riusciti a bloccare le pesanti flottiglie di canoe che ormai scendevano il corso dell’Ottawa. Quando seppero che Ottawa e Wyandot si erano stabiliti a sud del lago Superiore, gli Irochesi decisero di attaccarli per distruggerli in un solo assalto, ma per far questo dovevano attraversare le terre dei Chippewa. Gli Irochesi non lo fecero e, nel 1662, una spedizione di guerra di Ottawa, Chippewa e Nipissing colse di sorpresa un gruppo guerriero irochese a ovest di Sault Marie.
Quegli strani pezzi di carta
Lo scontro si concluse con il completo annientamento della spedizione irochese. Gli Irochesi non avrebbero mai più tentato di colpire gli Ottawa e i Wyandot sul lago Superiore. Dopo il 1664 i francesi decisero di riaprire la Via dei Grandi Laghi occidentali e, l’anno dopo, Nicolas Perrot e il missionario Jean-Claude Allouez, con altri sei francesi, si unirono a circa 400 indiani Ottawa e Wyandot che stavano ritornando in patria, così, in settembre, raggiungevano la Green Bay. Infine, nel 1667 gli attacchi francesi costrinsero gli Irochesi a chiedere la pace e così ripresero vigorosamente i ricchi commerci con l’ovest. In quegli anni l’inedia, le guerre intertribali e nuove epidemie sconvolsero le regioni occidentali dei Grandi Laghi; incapaci di raggiungere le terre degli Ottawa e dei Wyandot, le spedizioni irochesi vagarono spesso a vuoto attraverso il Wisconsin prima del 1667, assalendo però tutte le tribù che fornivano pellicce agli Ottawa. Questa situazione di continuo stato di guerra dette vita a nuovi scontri intertribali per assicurarsi nuovi territori di caccia, ciò avrebbe sconvolto le popolazioni fuggiasche provenienti dall’est. Il Wisconsin era ormai completamente destabilizzato e la situazione non era migliore a sud del lago Superiore, con i Dakota impegnati a combattere contro i Chippewa e, chiaramente, non furono certamente felici quando gruppi di Ottawa e Wyandot si mossero verso ovest intorno al 1661. Come previsto, le tribù di rifugiati, sospinte a ovest dagli Irochesi, iniziarono a cacciare castori, ma il vero problema era che circa 20 mila indiani stavano occupando un piccolo territorio, così diventava difficile sfamare l’intera popolazione. La conseguenza logica portò queste genti a cercare nuove terre sempre più a ovest, entrando in contatto con i Sioux, il che dette vita ad altri scontri. I Dakota, ormai allo stremo, inviarono alcuni ambasciatori con il “Calumet della Pace”, ma quando entrarono nell’accampamento Ottawa furono barbaramente massacrati e, secondo alcune fonti, i loro corpi sarebbero anche stati mangiati. Infuriati per l’affronto, che non faceva certamente onore ai loro nemici, i Sioux riuscirono a catturare il capo Sinago, che venne torturato e poi bruciato vivo. Non fu certamente una fortunata idea quella di padre Marquette che, nel 1670, riuscì a convincere gli Ottawa e i Wyandot a spostarsi sullo stretto di Mackinac; infatti, l’anno dopo, una spedizione di guerra dei Seneca assaliva e dava alle fiamme la missione di St. Ignace e tutti gli insediamenti circostanti, mietendo numerose vittime fra gli indiani. Tuttavia, questa fu l’ultima sconfitta degli Ottawa ad opera dei loro nemici storici; per parecchio tempo la tribù sarebbe rimasta fuori dai movimenti delle spedizioni di guerra irochesi. Nello stesso periodo, dopo che gli Ottawa si erano ritirati a Manitoulin, gli indiani del territorio firmarono un Trattato di amicizia ed alleanza con i francesi a Sault Marie (1671), ormai quasi tutte le tribù dei Grandi Laghi appoggiavano Simon Daumont e i francesi. Intorno al 1670 gli inglesi iniziarono a costruire postazioni commerciali sulla baia di Hudson, entrando così direttamente in contatto con i Cree, mentre i Chippewa si spostavano ulteriormente a occidente. A partire dal 1685 gli Ottawa e i Chippewa erano in grado di fornire circa i due terzi delle pellicce di castoro che raggiungevano Montreal; inoltre, gli Assiniboin e i Cree stavano diventando un grande pericolo per i Dakota, così i francesi dovettero inviare nella zona Daniel Dulhut, incaricato di far stipulare la pace fra i Dakota e i Salteaux, una delle più potenti e numerose bande dei Chippewa (1680).
La bandiera inglese
Inoltre, quando, nel 1670, il gruppo Sinago della tribù Ottawa si era mosso verso Mackinac, non si era dimenticato che i Dakota avevano ucciso il loro capo e meditavano vendetta, così si allearono con i Potawatomi, i Sauk e i Fox per assalire i nemici dell’ovest; la guerra divampò nuovamente e numerosi scontri si sarebbero moltiplicati nel territorio del Wisconsin occidentale; nonostante ciò i commercianti francesi continuavano a raggiungere i villaggi dei Dakota. Dopo l’assassinio di un capo dei Seneca la guerra divampò nuovamente. Nel frattempo i francesi continuavano a commerciare con i Dakota, così gli algonchini del territorio si infuriavano sempre più, ma furono soprattutto gli Ottawa a minacciarli perché temevano una nuova guerra contro la Lega irochese; per precauzione la tribù evacuò immediatamente l’isola di Manitoulin per raggiungere nuovamente Mackinac. Gli Ottawa non poterono comunque mantenersi neutrali quando, nel 1683, una spedizione di guerra dei Seneca si abbatteva su Mackinac. Una nuova alleanza venne subito rimessa in piedi per fronteggiare i nuovi attacchi degli Irochesi, essa comprendeva gli Ottawa, i Wyandot, i Chippewa, gli Illinois, i Miami, i Fox, i Sauk, i Kickapoo e i Mascouten. Mentre i francesi assalivano le terre irochesi partendo dal Quebec, i guerrieri scacciavano i nemici dai Grandi Laghi occidentali; numerose battaglie furono combattute con flottiglie di canoe sui laghi St. Clair ed Erie e, nel 1690, i nemici furono costretti a porsi sulla difensiva ma, con l’intento di rompere l’alleanza, offrirono agli Ottawa una pace separata e il permesso ai commercianti inglesi di raggiungere le loro terre. L’offerta sarebbe stata rifiutata e l’alleanza avrebbe continuato ad esistere permettendo ai francesi di controllare anche i Grandi Laghi occidentali. Nel Wisconsin occidentale le tribù ricominciarono a guerreggiare con i Dakota, e gli Ottawa divennero i principali istigatori di una cospirazione di tribù per scacciare i francesi dal territorio se non smettevano di commerciare con i Dakota. I commercianti francesi vennero ripetutamente assaliti e derubati, ed alcuni perdettero la vita, persino il famoso Nicolas Perrot venne catturato e legato al palo della tortura in un insediamento dei Mascouten; era destinato a venir bruciato vivo e solo l’intervento dei capi dei Kickapoo gli salvò la vita. Nel giugno 1701 Antoine de la Mothe Cadillac, comandante di Mackinac, raggiungeva Detroit e ordinava la costruzione di Fort Pontchartrain; poi, dopo aver incolpato i gesuiti della sospensione dei commerci con gli indiani, invitò gli Ottawa e i Wyandot a stabilirsi nelle vicinanze della postazione. La maggior parte delle bande Ottawa accettarono, ma alcune preferirono ristabilirsi sull’isola di Manitoulin.
Nel frattempo i traders inglesi iniziavano a spingersi verso ovest, portando materiali di qualità superiore a quelli dei francesi, così riuscirono ad entrare in contatto con gli Ottawa e i Chippewa dei Grandi Laghi occidentali. Il Cadillac dovette intervenire invitando le tribù alleate a stabilirsi nuovamente nelle zone di Detroit, così il territorio divenne particolarmente affollato con gruppi di Ottawa, Chippewa e Wyandot, e con altre popolazioni minori. Le difficoltà non si fecero attendere ed allora i Sable, un gruppo Ottawa, preferì restare nelle zone di Mackinac per continuare a combattere i Dakota del Minnesota; quando i francesi li invitarono a stipulare la pace essi rifiutarono sdegnosamente al contrario dei Wyandot e dei gruppi Miami. Un grave episodio si ebbe qualche tempo dopo. Quando i Wyandot e i Miami seppero che i Sable stavano preparando una nuova incursione nelle terre Sioux (1706), decisero di assalire il loro insediamento ben sapendo che i guerrieri si erano già spostati a ovest. Fu allora che un indiano Potawatomi avvertì gli Ottawa del misfatto dei loro vecchi alleati, la spedizione si buttò allora contro un villaggio dei Miami, i cui abitanti furono costretti a rifugiarsi nella vicina postazione francese, cinque capi avrebbero comunque perso la vita in un disperato tentativo di fronteggiare gli Ottawa. Nel frattempo, inglesi ed Irochesi continuavano ad intercettare e minacciare i commercianti francesi, soltanto allora il Cadillac si decise ad armare i suoi alleati indiani ed una concentrazione di circa 6 mila guerrieri si riunirono ben presto, appartenevano alle tribù Chippewa, Wyandot, Ottawa, Potawatomi, Miami, Illinois ed anche qualche guerriero delle tribù Osage e Missouri. Qualche giorno dopo vennero invitati anche i Fox, che avrebbero dovuto raggiungere Detroit con i loro alleati Mascouten e Kickapoo.


Uno va avanti e l’altro resta di guardia

Quando i Fox entrarono nella zona si risentirono per la presenza di tribù non certamente loro amiche, fra queste anche gli Ottawa, i quali, a loro volta, invitarono il comandante francese a cacciare i nuovi venuti dal territorio. Il consiglio non ebbe esito positivo e vari incidenti scoppiarono fra le tribù alleate e i Fox; quando il Governatore dovette ritornare nel Canada per una importante riunione politica, gli Ottawa e i Potawatomi decidevano di assalire i Fox. Nella primavera del 1712 le due tribù attaccarono, nel Michigan meridionale, un gruppo di caccia dei Mascouten, il quale dovette cercare rifugio proprio in un accampamento dei Fox; quando poi sembrava che la situazione stesse migliorando grazie all’intervento francese, i Fox e i Mascouten assalivano Fort Pontchartrain, ma furono gli Ottawa, i Chippewa, i Wyandot e i Potawatomi che giunsero in massa per prendere alle spalle i Fox, i quali, dopo alcune perdite, preferirono abbandonare il territorio per sfuggire all’imminente massacro e ritornarono velocemente nel Wisconsin. La “Guerra dei Fox” (1712-16 e 1728-37) rappresentò praticamente una sorta di guerra civile all’interno dell’alleanza indiana; la prima sarebbe terminata con una specie di pareggio in cui i contendenti si fronteggiarono più volte in vari scontri. La seconda avrebbe portato i francesi a risolvere per sempre il “problema dei Fox”, ovvero lo sterminio completo della tribù, che trovò l’appoggio delle altre tribù. I pochi sopravvissuti della nazione si sarebbero poi uniti agli affini Sauk e, nell’ultimo anno di guerra (1737), i guerrieri Ottawa solevano ripetere che “non abbiamo bisogno di molto tempo per ritrovare e mangiare i Fox”. Intanto gli Ottawa e i Chippewa della Saginaw Bay, nel 1717, erano ormai entrati in contatto con i commercianti inglesi e, 10 anni dopo, gli Irochesi permisero agli inglesi di costruire una postazione commerciale ad Oswego; fu allora che un gruppo di Ottawa si spostò a est per stabilirsi lungo il corso del fiume Beaver, nella Pennsylvania occidentale, in pieno territorio irochese. Nel 1728 circa l’80% delle pellicce portate ad Albany provenivano dagli indiani alleati dei francesi. In quel periodo le varie bande Ottawa stavano prendendo strade diverse, a Mackinac, a Detroit e sull’isola di Manitoulin, ma i gruppi di Detroit erano ormai diventati la tribù dominante della zona. Queste bande appoggiarono sempre i francesi e lanciarono anche alcune spedizioni a sud per assalire gli insediamenti dei Cherokee e dei Chickasaw, alleati degli inglesi. Nello stesso periodo gli Ottawa di Mackinac si staccavano dai Chippewa di Detroit e, nel 1741, abbandonavano la zona per raggiungere il basso Michigan; inoltre, altri piccoli gruppi si spostavano sul lago Michigan e nel Wisconsin sud-orientale. L’autorità francese collassò velocemente e gli inglesi si presero l’intera valle dell’Ohio.

Nel 1750 i francesi costruirono una nuova postazione sul Sandusky, proprio mentre gli inglesi stavano spingendosi ancor più a occidente. Le tribù dell’Ohio – Shawnee, Delaware e Mingo – erano da tempo sotto la protezione irochese, fu allora che aprirono le loro terre ai commercianti inglesi, i quali entrarono in contatto anche con Memeskia, un capo dei Miami chiamato “la Demoiselle” dai francesi e “Old Britain” dagli inglesi. Memeskia, nel 1748, a Lancaster, firmava un Trattato con gli inglesi e permise loro di costruire una postazione commerciale nell’Ohio occidentale, poi guidò i suoi guerrieri contro le postazioni francesi del Wabash; infine, portò la sua gente dall’Indiana all’Ohio occidentale. Nel giugno 1752 venne distrutto il villaggio di Memeskia, il cui corpo sarebbe poi stato “bollito e mangiato” dai guerrieri Ottawa.
Il compagno ferito
Nel frattempo gli inglesi erano ormai decisi a scacciare i nemici dal territorio ed allora inviarono il generale Edward Braddock, un grande esperto militare di guerre europee, ma talmente arrogante da portare le sue truppe al disastro più completo. Nella primavera del 1755 il generale muoveva verso ovest con una ingente forza, mentre i nemici francesi potevano mettere in campo soltanto 600 guerrieri e 300 franco-canadesi; con il generale vi erano invece circa 2.200 uomini ben armati. In luglio, nelle zone di Fort Duquesne, gli inglesi subirono una devastante sconfitta e fra le numerose vittime vi era anche l’arrogante generale; nello scontro era presente anche Pontiac, la nuova stella del firmamento indiano, un giovane capo degli Ottawa. Negli anni successivi gli Ottawa parteciparono, sempre al fianco dei francesi, a numerose incursioni nella parte settentrionale dello Stato di New York ma, nel 1757, durante l’assedio di Fort William Henry, contrassero nuovamente il vaiolo e così abbandonarono la partita. I francesi vennero duramente battuti e, in settembre, Pontiac incontrava il maggiore Robert Rogers nei pressi di Detroit, proprio mentre l’Agente Indiano, William Johnson, si dichiarava disposto ad operare come in precedenza avevano fatto i francesi. Sembrava essere un buon accordo ma, gli inglesi non avevano fatto i conti con il Comandante Generale delle truppe, Jeffrey Amherst, un generale che non amava i nativi e ciò creava seri problemi. In un meeting tenutosi a Detroit, nel 1761, il Johnson era ormai costretto a tenere a freno le ire degli indiani, offrendo una cintura di wampum ad un capo dei Seneca. Gli effetti delle restrizioni commerciali furono devastanti e le tribù erano inferocite perché ormai dipendevano interamente dai commerci con i bianchi. Gli indiani erano inoltre esausti dalle continue guerre e dalle lunghe cacce, ed erano in serio pericolo di esistenza; la tensione aumentava a dismisura e, nel 1762, i gruppi di Detroit (Ottawa, Wyandot, Chippewa e Potawatomi) erano entrati in collisione con gli Shawnee. Nel frattempo gli inglesi stavano spremendo anche i Seneca, loro alleati da lungo tempo. A complicare la situazione si ebbe una nuova guerra intertribale che vide coinvolte le tribù di Detroit, i Caughnawaga e gli Illinois. Durante l’estate del 1762 le tribù della valle dell’Ohio si erano riprese dagli effetti devastanti di una epidemia di vaiolo, fu proprio allora che iniziarono a coalizzarsi in funzione anti-inglese, soprattutto quando salì alla ribalta uno sciamano dei Delaware, il Profeta Neolin, detto “l’Illuminato”. Pontiac divenne subito un suo seguace, era a capo degli Ottawa di Detroit e figlio di una donna Chippewa. Pontiac era notoriamente un grande leader, famoso per la sua abilità guerriera e, soprattutto, per la sua grande oratoria; inoltre era diventato il leader assoluto di una sorta di società religiosa (la Società della Grande Medicina, meglio nota come “Metai”) che aveva grande influenza sulle genti dei Grandi Laghi. Pontiac si mise subito all’opera inviando messaggeri a tutte le tribù e, al suo fianco, si schierarono gli Ottawa, i Chippewa, i Kickapoo, i gruppi Illinois, i Miami, i Potawatomi, i Seneca, gli Shawnee, i Wyandot e parte della tribù Delaware. La sua opera venne comunque notata dagli inglesi e allora il generale Amherst dovette rinforzare le difese e prepararsi al peggio. Il 27 aprile 1763 si tenne un Consiglio di Guerra sul fiume Aux Ecorces, dove si decise di assalire tutte le postazioni britanniche del territorio; in maggio i ribelli riuscirono a catturare ben otto delle dodici postazioni inglesi a ovest degli Appalachians: Sandusky (Ohio), St. Joseph (Michigan), Michilimackinac (Michigan), Fort Miamis (Indiana), Ouiatenon (Indiana), Venango (Pennsylvania), Le Boeuf (Pnnsylvania) e Presque Isle (Pennsylvania).


Il soldato catturato

Inoltre, Fort Edward Augustus, sulla Green Bay, dovette essere evacuato. Resistevano soltanto le postazioni di Fort Niagara, Fort Detroit e Fort Pitt. Soltanto gli Ottawa di Arbre Croche, i Menominee, i Sauk, i Fox, gli Iowa e i Winnebago non avrebbero partecipato alla guerra. Fort Michilimackinac venne distrutto con annesso massacro, padre Du Jonais e Charles Langlade, presenti allo scontro, non fecero assolutamente nulla per impedire il massacro dell’intera guarnigione britannica. Numerosi inglesi avrebbero perso la vita e, i più fortunati, si salvarono soltanto per il fatto di essere caduti nelle mani dei Miami, i quali li ben trattarono e successivamente li liberarono. Nello stesso periodo gli Shawnee, i Delaware e i Mingo devastavano le frontiere della Pennsylvania. Il capo degli Ottawa era però intenzionato a distruggere Fort Detroit, così si mise alla testa di numerosi guerrieri appartenenti alle tribù Potawatomi, Wyandot e Chippewa di Saginaw, oltre ad alcuni indiani Mississauga dell’Ontario. La postazione era difesa da circa 120 soldati e da una quarantina di traders ben armati e decisi a vendere cara la pelle. Il capo chiese di poter incontrare il comandante – il maggiore Henry Gladwyn – e, il 7 maggio, entrò con alcuni leader nella postazione. Gli inglesi non si fidavano, infatti erano stati avvisati da una donna Chippewa, chiamata Catherine, delle vere intenzioni del capo, fu allora che Pontiac si accorse di aver fallito e non dette l’ordine di attacco, l’effetto sorpresa non aveva dato alcun esito. Il 9 maggio gli indiani iniziarono l’assedio con pochi risultati, dovettero accontentarsi di massacrare i coloni del territorio circostante. Incapace di prendere il forte, Pontiac chiamò a raccolta altri guerrieri Potawatomi ma, dopo due-tre settimane di assedio, il Gladwyn riusciva ad inviare un messaggero a Fort Niagara per chiedere rinforzi, ora la situazione si complicava. Nello stesso periodo, il capitano Donald Campbell, accompagnato dal capo della Milizia, McDougal, raggiungeva il villaggio di Pontiac per chiedere una tregua. Gli inglesi furono ben accolti e, alla fine, il capo accettò di entrare nella postazione per trattare, il Campbell e il McDougal furono però tenuti come ostaggi nel suo accampamento. La situazione precipitò quando Catherine, una donna comunque alcolizzata, morì in circostanze poco chiare, ed allora un guerriero Chippewa uccideva a colpi di tomahawk il Campbell; per Pontiac la situazione degenerava, era in grande imbarazzo, non aveva saputo difendere l’ostaggio ed era riuscito soltanto a far fuggire il McDougal. Fu a quel punto che Pontiac, vista la situazione, chiese aiuto ai coloni francesi del territorio, ma questi preferirono restare neutrali. Il 13 maggio una flotta inglese di 20 battelli, con a bordo 96 armati sotto la guida di Abraham Cuyler, lasciava Fort Niagara per dirigersi verso Detroit; il 28 dello stesso mese gli inglesi ponevano il campo a est della postazione assediata, ma vennero assaliti dai guerrieri Wyandot che posero fine alla vita di 56 soldati e catturarono alcuni bianchi.


Di guardia nella neve

Dopo altri assalti alle postazioni britanniche, da Fort Niagara si mosse il maggiore Wilkens, ma le sue truppe vennero circondate e ripetutamente assalite fin quando una novantina dei suoi uomini riuscirono a mettersi in salvo a Niagara Portage, dove vennero rinforzati da altri 60 uomini ben armati. Qualche tempo dopo avrebbero ripreso la marcia verso la postazione e, il 23 giugno, raggiungevano la foce del fiume Detroit, dove ebbero subito altri scontri. Le truppe vennero assalite durante la notte da almeno 800 guerrieri, i quali, dopo aver subito parecchie perdite, preferirono dileguarsi nelle foreste; il 30 giugno le truppe sarebbero entrate nella postazione. Nel frattempo, Francia e Inghilterra firmavano a Parigi una nuova pace, per Pontiac era l’inizio della fine, ora non poteva più contare sui rifornimenti di armi e munizioni francesi. Il 30 luglio, una ventina di imbarcazioni, guidate dal capitano James Dalyell, raggiungevano Detroit con un contingente di 280 uomini, fra loro vi era anche il maggiore Rogers. Avanzando da Fort Niagara, queste truppe avevano distrutto un villaggio dei Wyandot sul fiume Sandusky, ma avevano anche perso una quindicina di soldati; quando giunsero alla postazione, il Dalyell e il Rogers riuscirono a convincere il comandante ad assalire gli indiani. Il Gladwyn acconsentì e, durante la notte, 247 soldati uscirono dal forte e si misero in marcia per raggiungere il villaggio di Pontiac. Le truppe superarono il Crossing Parents Creek per cadere in una imboscata; questa battaglia, nota come “the battle of Bloody Creek”, portò alla morte di 70 inglesi e al ferimento di altri 40 soldati, fra i morti vi era anche il Dalyell. Soltanto grazie all’abilità del Rogers le truppe riuscirono a sfuggire ad un vero e proprio massacro. Incapace di prendere la postazione, il 31 ottobre Pontiac chiedeva una tregua al Gladwyn e si ritirava nel suo villaggio di caccia, sull’alto corso del Maumee (Indiana), per passarvi l’inverno. Intanto la situazione si stava facendo preoccupante a Fort Pitt, mentre nelle zone di Detroit una nuova epidemia di vaiolo stava mietendo nuove vittime. Fu allora che il generale Amherst ordinò al capitano Simeon Ecuyer di portare l’epidemia di vaiolo anche nelle terre degli Shawnee, dei Delaware e dei Mingo. Gli effetti furono devastanti e il colonnello Henry Bouquet tentò, con circa 460 uomini, di ripristinare la difficile situazione impegnandosi nella battaglia di Bushy Run (agosto 1763), per poi muoversi verso Fort Pitt.


In soccorso del guerriero colpito

Gli Shawnee, i Delaware e i Mingo dovettero così ritirarsi nell’interno dell’Ohio, pur continuando a compiere incursioni sulle frontiere della Pennsylvania. In novembre Amherst venne sostituito dal generale Thomas Gage, al cui fianco si poneva subito William Johnson. In quel periodo la coalizione di Pontiac era al limite del collasso. Nella primavera del 1764 il colonnello John Bradstreet entrava nelle zone di Detroit con circa 1.200 soldati e miliziani; in luglio era a Fort Niagara e, con il Johnson, organizzò immediatamente una Conferenza di Pace con gli indiani, vi avrebbero partecipato almeno due mila nativi, in rappresentanza di 22 tribù distinte. Alla fine della Conferenza il Bradstreet sarebbe ripartito (6 agosto), scortato da parecchi guerrieri Mississauga e Caughnawaga; il 23 agosto, a Presque Isle (Pennsylvania), ebbe modo di incontrare i leader degli Shawnee, dei Delaware e dei Mingo, con i quali avrebbe concluso una nuova pace. Pontiac non ritornò invece a Detroit durante la primavera, ma rimase sul fiume Maumee dopo essere stato abbandonato dai Wyandot, dai Potawatomi e dai Chippewa, proprio mentre il Bradstreet aveva seria intenzione di assalire il suo villaggio. Una nuova Conferenza di Pace si tenne a Detroit il 7 settembre, vi parteciparono gli Ottawa, i Potawatomi, i Wyandot e i Chippewa, tutte tribù ormai decise a riappacificarsi con gli inglesi; inoltre, anche i Miami, i Mississauga occidentali e i Chippewa si Saginaw erano dello stesso parere anche se non erano presenti. Nello stesso periodo il Bouquet muoveva verso occidente da Fort Pitt, la sua intenzione era quella di intrappolare gli Shawnee, i Delaware e i Mingo, così, in novembre, queste tribù dovettero accettare un durissimo Trattato a Coshcton. Ormai soltanto Pontiac restava sulle sue posizioni, dove ancora cercava di organizzare una nuova alleanza indiana sperando nell’appoggio dei francesi del basso Mississippi. Fu allora che Pontiac, con circa 400 guerrieri, si mosse verso sud per incontrare Louis St. Ange, il comandante di Fort Chartres; fu tutto vano, il francese non aveva alcuna intenzione di rifornire di armi i suoi guerrieri, così Pontiac ritornava infuriato sul Maumee. Fu allora che i Miami organizzarono un meeting da tenersi in estate a Ouiatenon fra il Croghan e Pontiac. Il capo accettò e, in ottobre, si presentò a Detroit per stipulare la pace. Nello stesso mese i francesi ammainavano la loro bandiera a Fort Chartres, rimpiazzata da quella inglese. Nel luglio 1766 Pontiac, con William Johnson, raggiungeva New York per stipulare un nuovo Trattato, ma ormai la sua grande fama stava scemando velocemente e, in un Consiglio tenutosi nell’Ontario, i guerrieri Ottawa lo sfidarono apertamente. Il capo, furente, venne duramente attaccato dalle parole di Matachinga (Capo Nero), un leader dei Peoria, lasciandosi trascinare dall’ira lo pugnalò, la ferita non fu mortale e Cane Nero giurò vendetta. Nel 1767 Pontiac lasciava Detroit per raggiungere il fiume Kankakee (Illinois settentrionale); l’anno dopo gli Irochesi cedevano la valle dell’Ohio agli inglesi, proprio mentre gli Illinois si opponevano alla cessione di nuove terre indiane.


Giochi tra guerrieri

Nell’aprile del 1769 Pontiac si dirigeva verso St. Louis per incontrarsi con il suo vecchio amico St. Ange, ora alle dipendenze degli spagnoli; il capo si era vestito con una uniforme francese che gli aveva dato il barone de Montacalm nel 1757. Alcuni giorni dopo decise però di visitare il villaggio di Cahokia, appartenente agli indiani Illinois e sito sul fiume Mississippi. Nel villaggio vi erano molti francesi, ma il St. Ange gli disse che sarebbe stato pericoloso per la sua stessa vita. Nonostante le raccomandazioni, il giorno 20 aprile, il capo entrava a Cahokia e dopo una colossale bevuta con i suoi uomini si stabilì presso un trader inglese di nome Williamson, dove Pontiac ebbe una discussione con un giovane guerriero di nome Pina, appartenente alla tribù Peoria, era un nipote del suo nemico Matachinga. Quando Pontiac uscì dalla capanna dell’inglese venne assalito alle spalle da Pina e ucciso a tradimento a colpi di tomahawk; quando i suoi seguaci si resero conto dell’accaduto inseguirono l’assassino che non poté però essere raggiunto, in quanto si era rifugiato nel villaggio degli Illinois. Il St. Ange seppellì il capo con tutti gli onori presso St. Louis, ma l’esatta ubicazione della sua tomba è ancor oggi sconosciuta. Secondo alcune dicerie il Williamson avrebbe poi dato all’assassino un barile di whisky. La morte di Pontiac meritava rispetto, nonostante tutto il capo aveva guidato gli indiani contro l’arroganza britannica. Qualche tempo dopo Minavavana, capo dei Chippewa di Mackinac, sarebbe entrato in Cahokia per parlare con Williamson, non trovandolo si sarebbe vendicato uccidendo due dei suoi dipendenti commerciali. La situazione divenne particolarmente difficile per gli Illinois, si erano attirati l’odio delle tribù circostanti – Ottawa, Chippewa, Potawatomi, Kickapoo, Fox, Sauk, Mascouten e Winnebago -, tutte queste popolazioni avevano seria intenzione di vendicare la morte del leader, gli Illinois dovevano essere sterminati fino all’ultimo uomo.

I Peoria, impauriti, lasciarono le loro terre presso la vecchia postazione francese di Fort St. Louis inseguiti dai guerrieri Potawatomi; soltanto circa 300 indiani Illinois riuscirono a rifugiarsi con i francesi nelle terre di Kaskaskia. In seguito gli indiani sopra citati si sarebbero divisi gran parte delle terre abbandonate dagli Illinois in fuga. Comunque, la morte di Pontiac poneva fine alla potenza e alla grande influenza della tribù Ottawa, l’autorità e l’importanza di questa popolazione sarebbe scemata rapidamente e così il controllo dell’alleanza indiana passava ai Wyandot, mentre gli inglesi continuavano ad avanzare verso occidente, con i loro traders che entravano in stretto contatto con i potenti Chippewa.


Le armi da fuoco

I gruppi Ottawa di Arbre Croche, che non si erano uniti a Pontiac, riuscirono a liberare 11 prigionieri britannici in mano ai ribelli, poi li consegnarono a Fort Michilimackinac, ma anche loro avrebbero subito la stessa sorte degli altri gruppi della tribù. A complicare la pessima situazione si sarebbe presentato nuovamente il vaiolo, che avrebbe decimato le tribù del Michigan settentrionale. Ormai numerosi coloni bianchi entravano nei territori indiani nonostante alcune leggi britanniche e quando questi decisero di intervenire sarebbe scoppiata la Rivoluzione Americana (1775-83). Gli Irochesi cedettero altre terre indiane che non appartenevano alle loro tribù, gli Shawnee protestarono vanamente e, nel 1769, organizzarono una nuova alleanza per fronteggiare l’avanzata coloniale, al loro fianco si posero subito i resti degli Illinois, buona parte degli Ottawa, i Wea, i Piankashaw, i Miami, i Mascouten, i Kickapoo, i Wyandot, i Potawatomi, i Delaware, i Mingo, i Chippewa e, più a sud, anche i Cherokee e i Chickasaw. Le tribù si incontrarono sul fiume Scioto, nell’Ohio, nel 1770 e nel 1771, ma William Johnson, prevedendo nuovi pericoli, li minacciò duramente e si disse disposto a scagliargli contro i guerrieri Irochesi. I bianchi stavano ormai invadendo la Pennsylvania occidentale e il West Virginia, e quando entrarono nel Kentucky, il territorio di caccia degli Shawnee, scoppiò una nuova guerra. Dopo la guerra rivoluzionaria gli inglesi armarono le tribù dell’Ohio incoraggiando i loro assalti agli insediamenti coloniali americani sul fiume Ohio. Gli Ottawa del Michigan settentrionale non avrebbero partecipato al conflitto, si tennero in disparte e fornirono soltanto limitati appoggi alle tribù in lotta. La guerra rivoluzionaria sarebbe terminata nel 1783 con il Trattato di Parigi, ma gli scontri nell’Ohio si sarebbero protratti fino al 1795.


“Con questa colpirai da lontano!”

Gli inglesi ordinarono poi agli indiani alleati di interrompere gli attacchi contro gli insediamenti coloniali, ma nel frattempo incoraggiavano una nuova alleanza indiana. In un meeting tenutosi a Sandusky, nel 1783, la nuova alleanza comprendeva gli Ottawa, i Caughnawaga, i Wyandot, i Miami, i Delaware, gli Shawnee, i Chippewa, i Potawatomi, i Kickapoo, i Fox, i Sauk, e i Cherokee del gruppo Chickamauga. Questa nuova coalizione indiana rappresentava ancora una formidabile barriera per contrastare l’avanzata coloniale nell’Ohio, ma gli americani pensarono bene di contattare singolarmente le tribù. Iniziarono con gli Irochesi e così, alla conclusione del secondo Trattato di Fort Stanwyx (1784), gli americani si impossessavano “legalmente” dell’intero territorio dell’Ohio, già ratificato nel 1768, poi chiesero la conferma alle varie tribù a Fort McIntosh, nel gennaio 1785. Gli Ottawa, affiancati dai Chippewa, dai Wyandot e dai Delaware, avrebbero accettato la nuova situazione, subito seguiti dagli Shawnee a Fort Finney l’anno successivo. La guerra si riaprì quando gli indiani cercarono di espellere i coloni dal territorio, il primo Consiglio di guerra si tenne a Wakatomica, un insediamento degli Shawnee che, nel 1786, venne assalito e dato alle fiamme dai miliziani del Kentucky, che poi distrussero anche Brownstown, un villaggio dei Wyandot presso Detroit. Nel dicembre 1788 gli americani organizzavano una Conferenza a Fort Harmar, ma l’alleanza indiana era però divisa sulle posizioni da tenere, furono i Wyandot a convincere gli indiani Ottawa, Chippewa, Potawatomi e Delaware ad attendere tempi migliori; le altre tribù rimanevano invece ostili e ben decise alla guerra, per cui gli Shawnee e i Miami, durante l’estate, devastarono il Kentucky, mentre i Kickapoo attaccarono e distrussero parecchi convogli americani sul basso corso del Wabash. Nello stesso periodo, anche i Chippewa di Saginaw e alcuni gruppi Ottawa si misero ad assalire alcune postazioni americane.
In avanscoperta
Il Trattato di Fort Harmar (gennaio 1789) stabiliva che l’avanzata americana doveva bloccarsi lungo il corso del Muskingum ma, all’interno della coalizione indiana, gli Shawnee e i Miami stavano prendendo il sopravvento ed erano propensi ad una guerra all’ultimo sangue, fu allora che gli americani decisero di farla finita con loro. Scoppiava la “Guerra di Piccola Tartaruga” (1790-94), un potente leader dei Miami, che guidò gli americani contro gli americani; il capo, un abile stratega, nel 1790, sconfiggeva duramente le truppe del generale Josiah Harmar e, l’anno dopo, anche quelle di Arthur St. Clair. Il Presidente Washington dovette allora affidare il comando al generale Anthony Wayne, detto “Anthony il Pazzo”, che gli Ottawa chiamavano “Chenoden”, un nome significante “Vento Forte”. Per ben due anni il generale preparò meticolosamente le sue truppe, poi si impegnò in vari attacchi contro i villaggi indiani dell’Ohio nord-occidentale; nel frattempo, gli americani cercavano di giungere alla pace attraverso le vie diplomatiche ma, nel 1792, gli Shawnee assassinavano due ambasciatori americani, e solo l’intervento dei Delaware avrebbe salvato dalla morte anche gli altri inviati dell’anno successivo. Nel frattempo però l’alleanza indiana aveva i suoi problemi, aveva soltanto due mila guerrieri e i Sauk & Fox si erano ormai ritirati dalla lotta, mentre le tribù del Wabash firmavano una pace separata dopo che gli americani avevano catturato un gran numero delle loro donne e dei loro bambini. Qualche tempo dopo, con Piccola Tartaruga restavano soltanto circa 700 guerrieri i quali, nel 1794, fronteggiarono valorosamente le truppe del Wayne nella battaglia di Fallen Timbers. Gli indiani vennero duramente sconfitti e si diedero alla fuga, mentre gli inglesi chiudevano le porte delle loro postazioni, specialmente a Fort Miami, non avevano alcuna intenzione di fronteggiare gli americani. In novembre gli inglesi avrebbero firmato il Trattato di Jay. Abbandonati nuovamente, gli indiani di Detroit firmarono il Trattato di Fort Greenville (agosto 1795), dove vennero costretti a cedere l’Ohio agli americani, salvando così soltanto la parte nord-occidentale della regione. Da allora i villaggi degli Ottawa si dislocarono soltanto nelle terre del fiume Maumee, nell’Ohio nord-occidentale e sul fiume Huron (Michigan sud-orientale); inoltre, la tribù cedette alcune delle sue terre in cambio di mille dollari.


Intorno al villaggio

Ormai la nazione Ottawa stava disintegrandosi velocemente per la più assoluta mancanza dell’autorità tribale. Il capo Giacca Blu degli Shawnee, nel 1801, avrebbe ritentato di rimettere in piedi l’alleanza indiana ma, stranamente, trovò l’opposizione di Piccola Tartaruga, diventato ormai un capo di pace molto accomodante con gli americani. A Fort Industry (1805) gli Ottawa, e altre tribù, cedevano le loro terre dell’Ohio settentrionale alla Connecticut Land Company per soli 16 mila dollari. In novembre a Detroit, gli Ottawa, i Chippewa, i Wyandot e i Potawatomi cedevano sette milioni di acri di territorio del Michigan sud-orientale, in cambio gli Ottawa di Detroit ricevettero 3.333 dollari, una annualità di 800 dollari per 10 anni e 28 mila acri di territorio nell’Ohio, sul fiume Maumee e presso Roche de Boeuf. L’anno successivo, a Brownstown, gli Ottawa di Detroit chiedevano ai loro cugini di Arbre Croche di potersi stabilire nelle loro terre, la loro richiesta venne respinta. Qualche tempo dopo, presso gli Shawnee nasceva la stella del Profeta Tenskwatawa, un vecchio seguace delle teorie di Neolin, il Profeta dei Delaware. Gli americani si resero conto dell’imminente pericolo che lo sciamano rappresentava; al fianco di Tenskwatawa si pose subito un altro sciamano, chiamato Trout, appartenente alla tribù Ottawa di Mackinac. Quando poi Tecumseh, anch’esso appartenente alla tribù Shawnee, iniziò a contattare le tribù per organizzare una nuova alleanza indiana, i primi gruppi ad essere contattati furono proprio le tribù dei Grandi Laghi. Quando i messaggeri di Tenskwatawa visitarono Mackinac, nel 1808, trovarono l’appoggio di Trout e di Metai, questo ultimo appartenente alla “Società della Grande Medicina”; nello stesso periodo Tecumseh aveva ottenuto l’appoggio inglese e aveva portato la sua gente a ovest, nell’Indiana occidentale, stabilendosi nel villaggio di Tippecanoe. Durante l’inverno giunsero al villaggio parecchi guerrieri Ottawa di Mackinac, con loro vi erano anche guerrieri Chippewa e Potawatomi, tutti ansiosi di ascoltare le parole del nuovo Profeta.
Una pausa ristoratrice
Qualche tempo dopo una nuova epidemia di vaiolo avrebbe colpito duramente gli Ottawa e i Chippewa, la tribù Shawnee venne invece soltanto sfiorata. La partecipazione alla guerra del 1812 da parte delle due tribù sarebbe stata molto limitata, infatti gli Ottawa avrebbero offerto qualche aiuto agli inglesi nella difesa di Fort Michilimackinac (1814), e nulla di più; alcuni gruppi guerrieri avrebbero partecipato alla battaglia del fiume Thames (1813), dove il grande Tecumseh perdette la vita combattendo valorosamente. La guerra di Tecumseh avrebbe provocato la distruzione quasi totale delle tribù dei Grandi Laghi e gli Ottawa avrebbero poi dovuto firmare due Trattati capestro: il secondo Trattato di Greenville (luglio 1814) e il Trattato di Spring Wells (settembre 1815). L’anno dopo, nel 1816, anche gli Ottawa stanziati a ovest del lago Michigan stipulavano un Trattato in cui accettavano di cedere le loro terre e di spostarsi nell’Illinois occidentale, in alcune terre che, nel 1804, i Sauk & Fox avevano ceduto agli americani. Il Trattato di Fort Meigs, del settembre 1817, portò alla cessione di altre terre degli Ottawa; nel frattempo i gruppi dell’Ohio cedevano le loro terre in cambio di due riserve: la Blanchard’s Creek e la Little Auglaize River, per un totale di 34 miglia quadrate più una annualità, per 10 anni, di 15 mila dollari; poi, nel 1818, la tribù avrebbe ricevuto una addizionale di 1.500 dollari per gli anni successivi. Nello stesso periodo altri Trattati obbligavano le altre bande a cedere nuove terre: nel luglio 1820 gli Ottawa di Arbre Croche e i Chippewa di Mackinac cedevano la St. Martin Island del lago Huron, per poi unirsi ai Potawatomi e ai Chippewa del Michigan sud-occidentale. Il Trattato di Prairie du Chien (1825) stabiliva le riserve della tribù nel Wisconsin, nell’Iowa, nel Minnesota e nell’Illinois settentrionale; ma i Trattati della Green Bay (1828) e un altro di Prairie du Chien (1829), assegnavano alla tribù alcune terre a ovest del lago Michigan. Dopo il “Removal Act” del 1830, in cui le tribù indiane dell’est furono spostate a ovest del Mississippi, le bande Ottawa del Blanchard Fork e quella del Little Auglaize cedevano le loro riserve dell’Ohio (1831) per spostarsi nel Kansas; le bande del Roche de Boeuf e delle Wolf Rapids cedevano le loro riserve per raggiungere il Kansas, mentre piccoli gruppi poterono unirsi agli Ottawa rimasti nel Michigan. Alcuni gruppi, di circa 500 anime complessive, ottennero 34 mila acri di territorio sul fiume Marais des Cygnes, proprio a sud degli Shawnee, nella attuale Franklin County del Kansas. La “Guerra di Falco Nero” (1832) avrebbe portato ad una nuova rimozione delle tribù sconfitte, nell’agosto 1833 gli Ottawa e i Chippewa, stanziati a ovest del lago Michigan, si univano ai Potawatomi delle Praterie e cedevano le loro terre dell’Illinois e del Wisconsin per poi stabilirsi nell’Iowa sud-occidentale; infine, nel 1846, questi ultimi sarebbero stati rimossi a nord di Topeka (Kansas). Gli Ottawa del Michigan avrebbero firmato ancora due Trattati e, nel 1836, cedettero le loro ultime terre dell’alto e del basso Michigan in cambio di alcune riserve, una sovvenzione di 30 mila dollari l’anno per 20 anni, 350 mila dollari in cash e il pagamento dei loro debiti che ammontavano a circa 300 mila dollari. Nel 1855, a Detroit, sarebbe stato firmato l’ennesimo Trattato, ma tutte le bande della tribù non erano presenti, allora venne creata una nuova nazione di indiani Ottawa e Chippewa. Nel giugno 1862 le bande del Kansas videro il dissolversi del loro Governo Tribale e dovettero accettare un territorio di soli 160 acri, le loro terre vennero poi vendute ad 1,25 dollaro all’acro; infine, queste bande dovettero trasferirsi nel Territorio Indiano dell’Oklahoma nord-orientale, nelle vicinanze della riserva degli Shawnee.

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