“Volevo essere un eroe”. Il caso di Molti Cavalli

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Molti Cavalli (Plenty Horses)
Il giorno 8 gennaio 1891, tutti i giornali degli Stati Uniti riportarono un tragico evento, verificatosi nel bel mezzo dei tumulti che in quello stesso periodo stavano infiammando le riserve Sioux del South Dakota. Un abile e popolare ufficiale dell’esercito era stato ucciso a tradimento da un giovane guerriero Sioux mentre tentava di entrare in uno degli accampamenti ostili per avviare una trattativa di pace. La morte del tenente Edward W. Casey sconvolse e addolorò folle di amici e ammiratori; Molti Cavalli, il suo uccisore, fu sottoposto a una sorta di ordalia che nella sua tragica figura vide incarnarsi il disastro culturale che sconvolse l’esistenza degli Indiani, costretti all’odiata vita nelle riserve dalla sempre maggiore scarsità di terre e cacciagione.
L’uccisione del tenente Casey si verificò durante il conflitto che segnò la triste fine delle guerre indiane nella storia americana. I Sioux avevano risentito di un decennio di disintegrazione culturale dovuto all’impatto dei programmi avviati nelle riserve, il cui scopo era quello di “civilizzarli”.
Le antiche usanze e istituzioni erano state snaturate o distrutte, senza che altre fossero arrivate a sostituirle. A far definitivamente piombare nella disperazione gli indiani erano arrivate poi la massiccia requisizione delle loro terre, una serie di promesse non mantenute, cui si aggiunsero fame e malattie. La disperazione portò molti ad abbracciare la nuova religione della Danza degli Spettri, che offriva la luminosa promessa di un ritorno al vecchio modo di vivere: i bianchi sarebbero stati spazzati via, mandrie di bisonti avrebbero di nuovo popolato la prateria e intere generazioni sarebbero tornate in vita per abitare in paradiso insieme ai fedeli del nuovo culto.


La Ghost Dance a Pine Ridge

In tutte le tribù in cui si danzava la millenaristica Danza degli Spettri, i seguaci della nuova religione si attennero agli insegnamenti pacifisti del suo fondatore, un Paiute del Nevada di nome Wovoka. Ma tra i Sioux, oppressi da particolari sventure, ci fu una svolta nel segno della violenza. I predicatori Toro Basso e Orso Scalciante esortarono i loro seguaci ad affrettare i giorni della liberazione con la forza e a tale scopo fabbricarono le “camicie degli spettri”, che avrebbero fermato le pallottole di tutti quei bianchi che si fossero loro opposti. I tumulti raggiunsero l’apice nel novembre 1890; l’agente a Pine Ridge invocò l’aiuto dell’esercito e nelle settimane successive le truppe americane si riversarono nelle cinque riserve Sioux. Era la più vasta concentrazione militare che la nazione statunitense ricordasse dai tempi della Guerra Civile.


Il campo di Wounded Knee dopo la battaglia

I più fanatici dei seguaci della Danza degli Spettri – in gran parte Brulé provenienti dalla riserva di Rosebud che occupavano circa cinquecento tende – si rifugiarono in una specie di fortezza naturale nell’estremità nord-occidentale della riserva di Pine Ridge. I generali Nelson A. Miles e John R. Brooke concentrarono su questi indiani i loro tentativi di riportare la calma ed evitare uno scontro armato. Verso la fine di dicembre i loro sforzi furono in gran parte premiati e gli indiani si avviarono, timorosi ed esistanti, verso la riserva di Pine Ridge attraverso White Clay Creek. Il 29 dicembre, venti miglia a est dell’agenzia di Pine Ridge, il Settimo Cavalleria tentò di disarmare la banda di Minneconjou di Piede Grosso a Wounded Knee Creek. Sotto il fuoco dell’artiglieria che massacrò la gente del vecchio capo andò distrutta anche quella pace precaria. Pieni di rabbia e di paura, i Brulé di Due Colpi si diedero alla fuga in massa attraverso la White Clay Valley.
Molti Oglala di Pine Ridge, tra cui il venerando vecchio capo Nuvola Rossa, li seguirono. A circa quindici miglia a nord dell’agenzia, in una località chiamata No Water, questi fuggiaschi incontrarono i seguaci di Toro Basso e Orso Scalciante e si unirono al loro accampamento. In tutto si trovavano lì circa quattromila indiani, di cui solo ottocento o mille erano uomini in grado di combattere. Mentre alcuni degli straziati sopravvvissuti di Wounded Knee vagavano nel campo cercando di infiammare gli animi, i capi discutevano animatamente circa le prossime mosse da fare.


Soldati a Wounded Knee

Il generale Miles sfruttò abilmente le opinioni contrastanti dei leader Sioux, circondando il grande accampamento con un imponente dispiegamento militare, che era abbastanza vicino da rendere inquieti gli indiani e accendere ulteriormente il dibattito sulla scelta tra guerra e pace, ma non così vicino da scatenare un’altra fuga di massa. In quest’atmosfera carica di tensione, mentre Miles applicava accuratamente pressioni militari e diplomatiche, Molti Cavalli e il tenente Casey si ritrovarono l’uno di fronte all’altro.


Il campo “ostile”

Nel 1891 Sunka-wakan Ota, Molti Cavalli, era un giovane di appena ventidue anni. La sua famiglia apparteneva alla banda del vecchio capo Due Colpi che dalla morte di Coda Chiazzata era divenuto il più importante capo dei Brulé Sioux. Il padre di Molti Cavalli, Orso che Vive, era uno dei capi più in vista della banda di Due Colpi, di cui era cugino. Molti Cavalli poi era l’incarnazione stessa dell’ideale del guerriero Sioux: alto, bello, con le spalle larghe e il torace ampio, la fronte bassa, il naso prominente e grandi occhi castani.
Ma dietro quell’apparenza, in Molti Cavalli aveva preso corpo anche il dilemma degli indiani della sua generazione. Nei primi anni di vita, era stato immerso nei valori del vecchio stile di vita indiano, basato sulla caccia, la guerra e un’intensa religione personale strettamente connessa ai fenomeni naturali. Erano poi arrivati gli anni della riserva, in cui burocrati e missionari avevano attaccato quegli stessi valori e cercato di trasformare la sua gente in tranquilli contadini cristiani, legati ai valori dell’America bianca. Come disse con ironia involontaria uno dei Commissari per gli Affari Indiani, lo scopo di tutto ciò era “far sentire gli indiani a casa loro in America”.
Per Molti Cavalli il processo di assimilazione era stato particolarmente intenso: aveva infatti trascorso cinque anni, dal 1883 al 1888, al collegio indiano di Carlisle, in Pennsylvania, dove il capitano Richard H. Pratt si era dedicato zelantemente al compito di trasformare gli indiani in bianchi. Gli insegnanti di Carlisle ricordarono poi Molti Cavalli come uno studente tranquillo, di intelligenza media, che nei suoi cinque anni di scuola aveva fatto ben pochi progressi. Ma anche così, quando finalmente ritornò a casa, nella riserva di Rosebud, Molti Cavalli non era più un indiano. Chiaramente però non era nemmeno un bianco, come spiegò egli stesso più tardi: “Mi accorsi che l’istruzione che avevo ricevuto non mi serviva a nulla. Non c’era alcuna opportunità di trovare lavoro, niente che potessi fare per guadagnarmi il pane e un tetto, e nemmeno ebbi la possibilità di imparare altre cose e rimanere con i bianchi. Scoraggiato, ritornai a vivere come avevo vissuto prima di andare a scuola.
Il generale Miles
Fu facile dimenticare quelle abitudini che avevo in collegio, come fu facile dimenticare l’inglese.”

E così Molti Cavalli ritornò ad indossare coperte e mocassini e a pettinarsi i capelli in lunghe, folte trecce. Ma anche così la sua gente non lo accettava del tutto, perché per altri aspetti somigliava troppo all’uomo bianco.
Come altri diplomati a Carlisle che avevano fatto ritorno nelle riserve, Molti Cavalli si ritrovò a vivere un’esistenza infelice in una specie di limbo, un mondo che non era né quello indiano né quello dei bianchi. Il suo aspetto e il suo comportamento suggerivano uno stato di perpetua malinconia, riflettendo e incarnando il conflitto che lo divorava. La sua impassibilità era notevole persino tra il suo popolo, famoso proprio per quella stessa caratteristica. L’inglese di Molti Cavalli divenne sempre più incerto: quando gli capitava di parlarlo, erano palesi la sua fatica e la paura di esprimersi in modo errato. Per un giovane così confuso e frustrato, la Danza degli Spettri fu una potente attrattiva. Anche se apparentemente scettico circa il suo messaggio, Molti Cavalli abbracciò subito la nuova religione, unendosi ai danzatori e condividendone i propositi.
Ned Casey non aveva avuto mai simili problemi di adattamento o identità. Dopo essersi diplomato a West Point nel 1873, per quasi vent’anni aveva militato come ufficiale nel Secondo Fanteria. Il suo grado militare relativamente basso non rifletteva affatto il suo prestigio nella comunità militare, ma era specchio piuttosto della farraginosità del sistema delle promozioni, rigidamente basato sull’anzianità. Cordiale, socievole, amato e rispettato, Casey era un soldato straordinario.
“Mai il sole splenderà su un uomo migliore di lui”, dichiarò in seguito l’artista Frederic Remington. Casey aveva dato prova di straordinarie doti di comando come ufficiale di campo durante la campagna contro i Sioux del 1877 e si era meritato grandi elogi per il valore dimostrato durante la battaglia di Muddy Creek nel maggio dello stesso anno.
Ned Casey
Nei quattro anni successivamente trascorsi a West Point come insegnante di tattiche militari, aveva poi dimostrato le sue qualità intellettuali, facendosi una certa fama per la sua abilità di stratega. Al suo indubbio talento si aggiungeva il prestigio della sua famiglia. Suo padre, il generale Silas Casey, era l’autore del manuale di tattica usato nell’esercito, oltre ad essere un valoroso veterano della guerra contro il Messico e della Guerra Civile. Suo fratello, il generale Thomas Lincoln Casey, era dal 1888 comandante del Corpo d’Armata Ingegneri.
Tutto faceva presagire che Ned Casey, anche se ancora tenente a quarant’anni, avesse davanti a sè ottime speranze di diventare generale.
I più recenti successi del tenente Casey erano quelli ottenuti come ufficiale comandante degli scout indiani Cheyenne. Il suo presidio, Fort Keogh, sorgeva in prossimità della riserva dei Cheyenne del Nord e nel 1889 Casey aveva richiesto il permesso di arruolare un corpo di scout tra i giovani della riserva. Il Commissario per gli Affari Indiani si oppose inizialmente al progetto, che riteneva dannoso per i programmi di civilizzazione del governo, ma alla fine Casey riuscì a spuntarla. I Cheyenne avevano efficacemente servito come scout il generale Miles negli ultimi anni del decennio 1870-80 e Casey non ebbe particolari difficoltà nel trovare reclute.

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