L’ultimo colpo di Doc Holliday

A cura di Omar Vicari

Doc all’opera
Il 18 luglio 1882, il “Leadville Daily Herald” annunciava tra le sue colonne che il famoso John Henry Holliday si trovava in città a Leadville (Colorado). Doc era appena venuto fuori da uno spinoso processo seguito al suo arresto a Denver da parte di Perry Mallon, uno sconosciuto sedicente sceriffo della contea di Los Angeles. Era ancora fresco l’assassinio di Frank Stilwell avvenuto alla stazione di Tucson nel marzo 1882 e per quel fatto la legge della contea di Pima reclamava Wyatt Earp e Doc Holliday entrambi latitanti in Colorado. Doc, in seguito all’arresto avvenuto a Denver il 15 maggio 1882, rischiò davvero l’estradizione e la consegna all’autorità dell’Arizona non fosse stato per Bat Masterson che perorò personalmente la sua causa presso il governatore Frederick W. Pitkin.
Una volta prosciolto, Doc lasciò Denver e si spostò prima a Gunnison, poi a Pueblo e infine si stabilì a Leadville, una località a 3.000 metri di altitudine la cui aria fine pensava potesse giovare alla sua salute.
Leadville era un piccolo insediamento che in seguito alla scoperta nel 1877 di un filone di argento era cresciuta enormemente sino ad arrivare ad una popolazione di 40.000 anime con 120 saloon, 118 sale da ballo, 35 bordelli, 110 pub, diverse scuole, chiese e 3 testate di giornali.
Doc certamente conosceva Leadville anche prima di stabilircisi poiché alcuni imprenditori del luogo si erano impegnati finanziariamente nella cosiddetta “Royal Gorge War” nella quale la “Santa Fe” e la “Denver & Rio Grande Railroad” si fronteggiavano per il diritto di passaggio della ferrovia al “Raton Pass”. Holliday vi aveva preso parte attiva e poi conosceva molti uomini che avevano cercato fortuna in quella città del Colorado.
Leadville è una delle città più elevate degli Stati Uniti, posta a 3.000 metri sul livello del mare e probabilmente Holliday deve aver pensato che l’aria fine di montagna potesse giovare in qualche modo alla sua salute compromessa. Ma forse Leadville era l’ultimo posto dove un individuo con la sua stessa malattia avrebbe dovuto risiedere quell’estate del 1882. Il suo clima, per esempio, poteva risultare micidiale per un uomo sofferente di tisi.


Leadville nello stesso anno in cui Doc sparò ad Allen

La “Tourist Guide to Leadville” parlava chiaro: “Si consigliano le persone con malattie ai polmoni o all’apparato cardio-circolatorio di tenersi a largo da una simile altitudine. La rarefatta atmosfera che accelera l’azione di entrambi gli organi può risultare fatale se non si è in perfette condizioni fisiche”.
Holliday certamente non deve aver dato ascolto a quegli avvertimenti, si sentiva bene e d’altronde era appena uscito senza conseguenze da un periodo di tre settimane a cavallo nel raid della vendetta di Wyatt Earp. Ma a Leadville le cose sarebbero cambiate, seppure all’inizio tutto sembrò procedere per il meglio. La sua reputazione gli assicurava il rispetto della gente anche se, tutto sommato, Holliday si comportava in maniera del tutto normale senza fare nulla per dimostrare quello che in realtà era. Certamente non ne aveva bisogno.
Nei primi tempi Doc si sistemò in un albergo e dispose di ricevere la posta presso la locale Western Union situata al n° 106 della seconda strada. Grazie alla sua popolarità non gli fu difficile trovare lavoro presso il “Monarch” saloon di Cyrus Allen situato al n° 320 di Harrison Street.
Certamente Allen dovette essere molto contento di avere Holliday nel suo locale vista l’attrazione che esercitava sulla gente. Una attrazione certamente, ma anche una assicurazione in quanto poche persone avrebbero avuto il fegato di affrontarlo.
Doc però fece il possibile per tenersi lontano dai guai visto che era sempre possibile da parte dell’autorità dell’Arizona una nuova richiesta di estradizione. Ma se Doc tentava in qualsiasi modo di evitare i guai, questi sembravano seguirlo come un’ombra.
Leadville stava vivendo la sua stagione migliore grazie alla scoperta dell’argento; la città era cresciuta grazie ai nuovi arrivi e tra questi c’erano anche alcune vecchie conoscenze non proprio amichevoli dei tempi passati. Tra questi spiccava il nome di Johnny E. Tyler, lo stesso individuo che Holliday aveva umiliato per le strade di Tombstone.
Questi era stato assunto da Elmon G. Hall affinché gestisse il “Marble Hall”, un locale situato al n° 210 di Harrison Avenue. Un altro dei vecchi nemici di Holliday che si era stabilito a Leadville era Thomas J. Duncan che a Tombstone faceva parte della cricca di Johnny Tyler. Costoro, almeno all’inizio, non dimostrarono in pubblico la loro ostilità verso Holliday e gli screzi di una volta sembravano quantomeno assopiti se non dimenticati. Questo era quanto Holliday sperava.
Tre giorni prima di Natale, malgrado i suoi buoni propositi, Holliday venne arrestato per ubriachezza e per aver violato la disposizione di non portare armi in città. Le pistole a Leadville erano una merce che non mancava di certo.
Doc Holliday
La notte di Natale 1882 infatti, due individui del posto, Timothy Breen e Patrick Mooney, entrambi ubriachi, si spararono addosso per questioni di onore e Mooney ci rimise la pelle. Come risultato dell’incidente, il 29 dicembre, l’amministrazione cittadina emise leggi più severe circa il divieto di portare armi in città. Nell’estate del 1883 il nome di Holliday tornò alla ribalta delle cronache per quella che venne definita”la guerra di Dodge City”. In quella circostanza Holliday e alcuni vecchi amici tra i quali Wyatt Earp e Bat Masterson si unirono per portare aiuto e risolvere i guai di Luke Short a proposito del suo locale, il”Long Branch”saloon.
Tornato a Leadville, nel tardo autunno Holliday venne licenziato da Cyrus Allen a causa del suo vizio di bere e, a suo dire, per il peggioramento delle sue condizioni di salute. Ma forse quella non era la sola verità. Il fatto è che Cyrus Allen aveva stretto amicizia con Thomas Duncan, uno dei vecchi nemici di Doc dei tempi di Tombstone. Duncan era creditore di alcuni favori nei confronti di Allen per cui probabilmente non a caso Holliday venne licenziato dal “Monarch” saloon. Al suo posto venne assunto il già noto Johnny Tyler, il peggiore nemico che Doc avesse in città.
La salute peggiorava vistosamente, ma Holliday non era ancora sull’orlo del precipizio. Mannie Hyman, infatti, proprietario del locale situato accanto alla “Tabor Opera House” in Harrison Avenue lo chiamò a gestire il banco del faraone del suo saloon. Il rigido inverno del 1883 avrebbe comunque segnato fortemente il suo già fragile fisico. Oltre alla tisi, Doc dovette fare i conti anche con la polmonite e proprio in quel periodo, quando la sua salute era al minimo livello, Johnny Tyler iniziò a provocarlo in pubblico. Sebbene malato, Doc aveva ancora abbastanza coraggio per reagire, ma Tyler e la sua cricca sapevano che Holliday era restio ad affrontare uno scontro che gli avrebbe procurato guai con le autorità. Per di più il tremore delle sue mani ogni giorno di più manifesto, avrebbe reso problematico un confronto con Tyler che comunque, a dispetto di ogni cosa, era ancora restio ad affrontare Holliday da solo. Il 21 luglio 1884 alcuni compari di Tyler avvicinarono Holliday all’interno del locale di Hyman provocandolo con epiteti volgari e invitandolo a tirare fuori la pistola. Il giorno successivo, il”Leadville Daily Democrat”riportò quello che era successo. Parlando con un reporter del “Democrat”, Doc con le lacrime agli occhi, disse che quei figli di puttana gli facevano questo perché sapevano che non poteva rendere loro la pariglia. Se avesse ucciso ancora qualcuno, di certo il governatore dello Stato lo avrebbe consegnato alle autorità dell’Arizona. Per la prima volta nella sua vita, Doc aveva bisogno di aiuto.


Billy Allen, l’uomo a cui Holliday sparò il suo ultimo colpo

La salute era quello che era, gli amici erano pochi e le sue finanze stavano ancora peggio. In altre parole la fortuna gli stava voltando le spalle e Doc si vide costretto a chiedere un prestito in denaro per far fronte alle sue necessità. Una somma modesta, cinque dollari che Doc chiese a William J. Allen, certamente la persona meno adatta. Billy Allen apparteneva alla cricca di Johnny Tyler e Thomas Duncan e quindi rimane un mistero il perché Doc rivolgesse la richiesta proprio a lui.
Sia come sia, Doc prese il denaro con la promessa che lo avrebbe restituito entro una settimana. Un uomo gli doveva dei soldi, disse Holliday a Billy Allen per cui gli avrebbe restituito il denaro nei termini prestabiliti. Purtroppo per Holliday, l’uomo non pagò il suo debito e Doc non fu in grado di ripianare il prestito. Allen lo immaginava e non perse l’occasione di umiliarlo in pubblico al ché Doc arrivò alla conclusione che il debito altro non era che un pretesto per provocarlo.
Il 15 agosto 1884, Doc entrò al “Monarch” saloon volendo forse dimostrare che Tyler e la sua cricca non gli facevano paura. Vedendolo, Allen gli disse che gli avrebbe concesso tempo sino a mezzogiorno di martedì 19 agosto per pagare il suo debito. Nei giorni successivi molte persone dissero a Holliday di guardarsi da Billy Allen poiché questi andava ripetendo in giro che lo avrebbe ucciso se non avesse pagato il debito.
La mattina del 19 agosto, alle sei, dopo una notte di lavoro, Doc si ritirò nella sua stanza al n° 405 di Harrison Avenue con la consapevolezza di non avere la somma disponibile. Incapace di dormire, dopo mezzogiorno, Doc entrò nel locale di Mannie Hyman e nel rivolgersi verso Hyman disse che il “tempo” era scaduto. Al momento l’amico non comprese il significato delle sue parole e Holliday senza dire nient’altro si avviò verso la sala giochi. Circa alle tre del pomeriggio, Pat Sweeney, un amico di Holliday, entrò nel locale e disse a Doc che Billy Allen lo stava cercando. Temendo di doverlo affrontare, Doc pregò Pat Sweeney di raggiungere la sua stanza e di portargli la pistola.
Sweeney rifiutò, al ché Doc, guardando l’amico, disse che se la sarebbe procurata da solo.
Poco dopo, mentre Holliday si dirigeva verso la sua stanza, Billy Allen entrava nel locale di Hyman. Non trovandolo, Allen uscì subito mentre Sweeney, nel vederlo, cominciò a correre cercando di raggiungere Doc per avvertirlo. Nel frattempo Holliday, lungo la strada si imbattè in Frank Lomeister, un amico al quale chiese di trovargli il marshal H. S. Faucett oppure il capitano Ed Bradbury affinché fermassero Allen poiché non desiderava passare tutto il giorno rinchiuso in una stanza.
Detto questo, nel tornare verso il locale di Hyman, Doc incontrò Pat Sweeney che correva e che lo stava cercando.


L’Hyman saloon nel 1884; nel riquadro: Mannie Hyman

Doc gli chiese cosa dovesse fare, al che l’amico, allargando le braccia, rispose candidamente che non lo sapeva. Vicino all’Hyman saloon Doc si imbatté anche in Faucett, il marshal chiamato da Lomeister, al quale domandò se Billy Allen fosse autorizzato a portare con se la pistola. Faucett rispose che Allen, nella sua condizione di poliziotto privato, poteva portare un’arma solo all’interno del locale dove lavorava e non per le strade di Leadville.
Faucett scongiurò Holliday di non raccogliere eventuali provocazioni, quindi si diresse verso il”Monarch”saloon per parlare con Allen e dissuaderlo da azioni sconsiderate.
Nel frattempo Holliday, rientrato nel locale e spiegata la situazione a Mannie Hyman, andò a sistemarsi accanto al bancone del bar in attesa che qualcosa accadesse. Qualcuno, forse Pat Sweeney, non si saprà mai, aveva depositato la sua pistola, una calibro .41 o forse una .44 proprio sotto il bancone del bar alla estremità destra. Tutto questo accadeva intorno alle cinque del pomeriggio. Holliday, nella strada a ritroso dalla sua stanza situata al n° 405 di Harrison Avenue sino al locale di Hyman, doveva per forza di cose passare davanti al “Monarch” saloon dove appunto si trovava Billy Allen in quel preciso istante. Avendolo visto passare, Allen uscì con l’intenzione di seguirlo e questo, solo per pochi istanti, impedì al marshal Faucett di parlargli.
Allora Faucett parlò con Cyrus Allen, il proprietario del “Monarch”, il quale disse che Billy Allen stava correndo dietro Holliday con intenzioni poco pacifiche, quindi lo scongiurò di fare qualcosa per evitare una eventuale sparatoria. Nel frattempo il capitano Bradbury era arrivato al”Hyman” saloon proprio nel momento in cui Billy Allen stava varcando la soglia del locale. Allen lo pregò di lasciarlo passare poiché voleva solo parlare con Holliday e non era, disse, in cerca di guai.
Come più tardi sostennero numerosi testimoni, Billy Allen entrò nel locale con una mano in tasca come a impugnare qualcosa all’interno di essa. In quello stesso istante, Doc, raggiunta l’estremità del bar, prese la pistola da sotto il bancone e sparò una prima volta. Il proiettile sibilò attraverso la stanza del bar e andò a piantarsi sullo stipite della porta mancando di poco Billy Allen. Questi, nel tentativo di scappare, si girò di scatto, ma nel farlo cadde pesantemente a terra. Holliday allora sparò un secondo colpo che colpì il braccio destro di Billy Allen a metà tra la spalla e il gomito. Doc si apprestò a sparare un terzo colpo quando uno degli inservienti, Henry Kellerman, gli si buttò addosso bloccandolo e impedendogli così di uccidere Billy Allen. Questi, collassato sul pavimento, perdeva molto sangue dal momento che il proiettile gli aveva reciso un’arteria del braccio.
Cyrus Allen, prontamente accorso, prestò i primi soccorsi. Aiutato dai presenti, sollevò il suo uomo e lo trasportò con un calesse presso l’ambulatorio medico dove gli venne bloccata l’emorragia.
Intanto all’interno del saloon, il capitano Bradbury, tra la comprensibile confusione del momento, intimò a Doc di consegnargli la pistola, cosa che Holliday fece senza opporre resistenza.


Un’altra immagine di Leadville

La notizia della sparatoria si sparse subito in città e immediatamente la domanda che tutti si posero era se Billy Allen portasse o no la pistola nel momento in cui era entrato nel locale di Hyman. Il reporter del “Democrat” di Leadville, nell’intervista con Holliday, gli chiese come considerava il fatto che nessuna pistola era stata trovata nella tasca della giacca di Billy Allen.
Holliday sembrò stupito della cosa e prontamente rispose che l’arma con tutta probabilità sarebbe stata fatta sparire per opera dei suoi amici. Dal canto suo, Allen, ripresosi dallo shock, confermò che non aveva nessuna arma con se al momento dello sparo di Holliday e che il suo proposito era solo quello di discutere del debito dei cinque dollari. Doc invece insistette nel dire che quello era solo un pretesto per provocarlo e per ucciderlo. Holliday venne naturalmente arrestato e la cauzione venne fissata sulla base di 5.000 dollari. L’udienza preliminare venne fissata per il giorno di lunedì 25 agosto 1884.
Il procuratore distrettuale William Kellogg e l’avvocato C.A. Franklin rappresentarono l’accusa, mentre gli avvocati M. L. Rice e Charles L. Fishback patrocinarono Holliday.
Al processo il capitano Bradbury disse di aver più volte diffidato Billy Allen dall’entrare nel locale di Hyman e affermò anche di aver visto Holliday, attraverso la finestra del saloon, sparare dopo che Allen era entrato. Henry Kellerman, il barista del locale che aveva fermato Holliday, affermò che questi gli aveva confidato il timore di essere ucciso da Billy Allen e che Holliday aveva a più riprese chiesto la protezione delle forze dell’ordine. La difesa chiamò a deporre molti testimoni e tutti furono concordi nell’affermare di aver sentito più volte Billy Allen minacciare Holliday.
Pat Sweeney, per esempio, affermò di aver sentito Allen dire che avrebbe fatto saltare il cervello di Holliday se questi non avesse pagato il debito. Frank Lomeister, un altro testimone, affermò di aver avvisato Holliday che Allen quel giorno girava con una pistola in tasca e che lo stava cercando con insistenza. Anche Jim Ryan, un giocatore di professione, testimoniò affermando che Allen aveva minacciato Holliday nei giorni precedenti la sparatoria e un altro, Blackie Lorden, disse di aver sentito Cyrus Allen tentare più volte di persuadere Billy a non entrare nel locale di Hyman.


Il Glenwood Hotel a Glenwood Springs (Colorado) dove Holliday morì nel 1887

Anche Holliday venne chiamato a deporre. Doc fece presente alla corte gli screzi con la cricca di Johnny Tyler della quale faceva parte anche Billy Allen. Egli naturalmente ammise di aver sparato, ma di averlo fatto, disse, solo per legittima difesa. “Se non mi fossi comportato così, Allen mi avrebbe sopraffatto. Come potete constatare, disse rivolgendosi alla corte, io sono molto più fragile di Billy Allen, la malattia di cui soffro ha debilitato il mio fisico nel tempo e recentemente ho anche avuto due o tre attacchi di polmonite. Qualcuno mi aveva detto che Allen portava una pistola e nel momento in cui è entrato nel locale con la mano in tasca come a impugnare qualcosa, io non potevo sapere se nascondesse un’arma oppure no”. Venne poi chiamato a testimoniare Cyrus Allen, il padrone del locale dove lavorava Billy Allen. Egli naturalmente negò che questi portasse una pistola e contemporaneamente affermò che il suo uomo cercava Holliday solo per parlargli e non per minacciarlo. Gli avvocati Fishback e M. L. Rice che rappresentavano Holliday, fecero un’arringa puntando sul diritto di un uomo di salvaguardare la propria vita. Il procuratore Kellogg, al contrario, puntò sul fatto della premeditazione di Holliday, cosa che escludeva la legittima difesa. Il giudice Old, che conduceva l’inchiesta, si convinse delle tesi degli avvocati di Billy Allen e , purtroppo per Holliday, aumentò la cauzione a 8.000 dollari. A due giorni dall’apertura dell’inchiesta Doc non aveva ancora un garante per la cauzione e questo lo obbligava a rimanere relegato in prigione, una condizione che non aiutava certo il suo stato di salute.
Fortunatamente, il 6 di settembre, la faccenda della cauzione sembrò risolversi in quanto alcune persone tra le quali John Morgan, John H. Hillary e L. H. Carland si resero garanti della stessa per cui Holliday venne rimesso in libertà. Il processo venne fissato per il mese di novembre, ma alla data stabilita la corte dovette posticipare l’udienza per il semplice fatto che nel mese in questione non si trovarono giorni liberi per l’istruttoria. Il 15 dicembre il giudice Goldtwaite stabilì che il processo a carico di John Henry Holliday, schedato col n° 258, si sarebbe tenuto il giorno 18 di dicembre. Gli avvocati di Holliday chiesero una dilazione in considerazione del suo stato di salute per cui il giudice Goldtwaite stabilì la data d’inizio per la primavera del 1885.
Finalmente il, il 28 marzo 1885, il processo iniziò con la presenza di Holliday in aula. Sentite le deposizioni sotto giuramento di otto testimoni e visto che non venne fatta nessuna deposizione da parte di Billy Allen, la giuria si ritirò per deliberare. Il verdetto all’unanimità stabilì che il Dr. John Henry Holliday, in considerazione del fatto di aver agito per legittima difesa non era colpevole, quindi non passibile di nessuna condanna. Questo voleva dire che Doc, dopo un’attesa di sette mesi tornava ad essere un uomo libero.


L’Hyman saloon come appare oggi a Leadville; nella foto: Omar Vicari

Verso la fine dell’anno Holliday lasciò Leadville a causa del freddo intenso preferendo passare l’inverno a Denver. In primavera si spostò a Silverton e poi, in estate, ancora a Denver. Il 3 agosto 1886, mentre Doc si trovava con alcuni amici fuori dal suo albergo, venne avvicinato da Michael B. Norket, un poliziotto, che li fermò con l’accusa di vagabondaggio. L’accusa non venne provata, ma quello era un chiaro segno che la presenza di Holliday non era gradita nella città di Denver.
Doc tornò allora a Leadville, ma l’inverno rigido e la salute ormai agli sgoccioli, lo spinsero verso Glenwood Springs nella speranza di trovare sollievo presso le sorgenti sulfuree della città.
Ormai alla fine, Doc scrisse a Kate Fisher, la sua compagna, pregandola di raggiungerlo. Insieme presero alloggio presso il Glenwood Hotel, all’angolo tra la Grand Avenue e l’ottava strada, un albergo moderno per quei tempi che vantava la luce elettrica, l’acqua calda e fredda in tutte le stanze. Doc era proprio alla fine, camminava, per quel poco che poteva, con passo incerto sulle sue deboli gambe; aveva solo 36 anni, ma sembrava un vecchio di 80 anni e più. La terza settimana di ottobre 1887 Doc cadde in delirio e il 7 di novembre smise di parlare. Alle 10 di mattina di martedì 8 novembre 1887 Doc Holliday morì dopo aver chiesto un bicchiere di whisky.
Johnny Tyler, che stranamente non proferì mai parola sulla vicenda Holliday-Allen, rimase a Leadville per qualche tempo. La sua fortuna iniziò a declinare e ai primi anni del nuovo secolo si crede fosse in Giappone dove si persero le sue tracce. Frank Lomeister, l’amico si Holliday, ai primi anni del novecento era ancora dietro il bancone dell’Hyman saloon e qualche anno dopo venne nominato marshal di Leadville. Anche Billy Allen rimase a Leadville per qualche tempo dopo di che si impiegò come guida nella guerra del 1887 contro gli indiani Ute. In seguito visse per qualche tempo a Denver, poi a Pueblo, quindi a Chicago. Nel 1892 si spostò a Salt Lake City, nello Utah, quindi in Oklahoma e poi ancora in Colorado a Cripple Creek dove venne nominato capo del dipartimento dei vigili del fuoco. Nel giugno 1898 Billy Allen si diresse verso il Klondike, dove a Nome si impiegò, come a Cripple Creek, nel corpo dei vigili del fuoco. Un anno dopo venne nominato anche marshal della città e come tale gli capitò di arrestare anche il vecchio amico di Holliday, Wyatt Earp, che a Nome gestiva il “Dexter” saloon. Billy Allen rimase per un po’ in Alaska, quindi si spostò a Seattle (Washington) dove venne nominato vice sceriffo. Ormai anziano, nel 1930 entrò a Orting (Washington) nella casa di riposo”Old Soldiers Home”dove morì il 21 marzo 1941 sopravvivendo a Doc Holliday di ben 54 anni. Con la morte di Billy Allen se ne andava l’uomo al quale Doc aveva sparato il suo ultimo colpo.

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Commenti

Una risposta a “L’ultimo colpo di Doc Holliday”

  1. vittorio, il 24 aprile 2012 00:56

    ciao a tutti mi presento sono vittorio vorrei partecipare ai commenti e discussioni sulla storia del west

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