I guai dei Tohono dell’Arizona

A cura di Ennio Caretto

Una nazione indiana dell’Arizona, Tohono O’odham, è ostaggio dei narcotrafficanti messicani. Situata lungo 120 km di confine tra il Messico e gli Stati uniti, è diventata il corridoio della marijuana. I narcotrafficanti pagano 5 mila dollari ai pellerossa che si incaricano del suo trasporto, e ricorrono alla violenza contro quelli che inizialmente si rifiutano di farlo. Numerosi sono i Tohono che cedono al facile guadagnano, o si abituano alla droga. Nel 2009, nel territorio della nazione l’Fbi e la Dea, la Polizia federale e l’antidroga, hanno arrestato centinaia di indiani e sequestrato 150 tonnellate di marijuana. Ha detto Ned Norris, il capo dei Tohono: «Il narcotraffico è per noi una piaga come l’alcool e la disoccupazione».
Per secoli i Tohono, 28 mila persone circa, di cui 1.500 in Messico, si erano mossi liberamente sui due versanti del confine, in una regione desertica non lontana da Phoenix, la capitale dell’Arizona.
Ma la strage delle Torri gemelle di Manhattan del 2001 indusse gli Stati uniti a erigere un muro di frontiera lungo i valichi più frequentati. Tra le zone più impervie e più difficili da presidiare vi è però il territorio della tribù: «I narcotrafficanti – spiega Ned Norris – ne hanno approfittato. Ora vi trascorrono giorni, a volte settimane, in attesa del momento propizio per mandare la marijuana nelle metropoli più a nord. Lo stesso fanno l’Fbi e la Dea nell’intento di fermarli. La nostra nazione è praticamente occupata, e noi siamo nel mezzo».


la mappa degli insediamenti dei Tohono

Il New York Times, che ha inviato nella riserva Tohono un giornalista, la descrive come una zona militarizzata, dove si combatte la guerra della droga. I narcotrafficanti, guidati dal Cartello Sinaloa, dispongono di visori notturni, comunicano in codice, mappano il territorio e sorvegliano da lontano i movimenti delle forze americane per muoversi a colpo sicuro. Il sergente David Cray della polizia Tohono ha ammesso al giornale che «è una quotidiana e sfibrante caccia all’uomo» con scontri armati frequenti. La posta in palio è alta, ha aggiunto, perché un chilo di marijuana all’ingrosso viene venduto ad oltre mille dollari e perché il suo traffico è accompagnato da quelli dell’eroina e della cocaina, sia pure in quantità molto minori, e da quello dell’immigrazione clandestina. La portavoce dei Tohono Marla Henry lamenta che la tribù corra il rischio di disfarsi. «La maggioranza di noi è con la forze dell’ordine e si oppone al narcotraffico» dichiara «ma la nostra povertà e la nostra paura dei cartelli della droga, che in Messico hanno già ucciso migliaia di persone, sono tali che intere famiglie finiscono per fare i muli per i narcotrafficanti.


I Tohono in una foto del 1910

Ci sono bambini con entrambi i genitori in carcere che vengono allevati dai nonni o altri parenti. E le famiglie che resistono si espongono a pestaggi ricatti e sequestri». Secondo la Henry, sarebbe più facile chiudere il corridoio della marijuana se ci fossero posti di lavoro legittimi per tutti e valide infrastrutture sociali, e se lo smercio della droga nelle metropoli diminuisse.

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